Emilia Romagna nella post democrazia

Emilia Romagna nella post democrazia

Ce l’hanno fatta.

Ce l’hanno fatta a disgustare più del 60% dei cittadini rispetto alla partecipazione alla politica tramite il voto. Un vero capolavoro politico, avviato da tempo, con la fine della “diversità positiva, con la regione trasformata in un centro distribuzione risorse ai vari potenti del territorio, associazioni datoriali, lobbies . La Regione era divenuta una specie di prefettura senza un progetto di governo del territorio. Il culmine di questo processo entropico l’ha concluso i PdR, un partito che si tiene lontano dalla partecipazione, dai lavoratori che mettendo in opera la più grande spoliazione dei diritti dei lavoratori ha l’impudenza di chiamarla “riforma di sinistra”. Jobs Act  più che una riforma del lavoro di sinistra è una operazione sinistra …. I politici da Bonaccini a tutti gli altri non diano la colpa  ad altri che a se stessi. Il PD ha insultato per ,mesi i lavoratori e i loro sindacati. Cosa s’aspettavano i Bonaccini un lancio di bon bon dalla mongolfiera ? Questa sconfitta della democrazia va presa sul serio. Le istituzioni sono per davvero in pericolo di essere delegittimate dalla mancanza di consenso.

Un presidente eletto con il 48 % del 38% degli aventi diritto al voto ha un consenso concreto del 18,24% , il resto sono bubbole. Quindi si riparte con Presidente della Regione  azzoppato…

A domani

 

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