LA TRAGEDIA MECNAVI SI RIPETE NEL PORTO DI MESSINA: TRE LAVORATORI MORTI IN UNA CISTERNA DEL TRAGHETTO SANSOVINO



LA NOTIZIA

Gravissimo incidente sul lavoro su una nave della Caronte & Tourist, ex Siremar, nel porto di Messina. Tre marinai sono morti e un altro è rimasto gravemente intossicato durante i lavori di manutenzione di una cisterna del traghetto Sansovino, mentre era attraccato al molo San Raineri. Uno dei marinai è morto sulla banchina, gli altri due all’ospedale Papardo e al Policlinico. Il quarto marittimo è stato ricoverato in condizioni disperate. Le tre vittime sono Gaetano D’Ambra, secondo ufficiale di coperta di Lipari, Christian Micalizzi, primo ufficiale di Messina; Santo Parisi, operaio di Terrasini. Il marittimo ricoverato in gravi condizioni si chiama Ferdinando Puccio. fonte repubblica.it

Una prima riflessione

Molti anni fa il 13 marzo 1987  13 lavoratori morirono nella stiva della motonave Elisabetta Montanari nel Porto di Ravenna. Lavoro irregolare allora , senza una gestione della sicurezza per il lavoro in ambienti confinati.
Ancora una volta la tragedia si ripete oggi  nel porto di Messina. Il lavoro in ambienti confinati richiede precise metodologie di gestione dei rischi, in particolare per le esalazioni da sostanze chimiche. 
Si può dire sin d’ora che qualcosa non ha funzionato nella valutazione preventiva e gestione dei rischi specifici di quella lavorazione svolta in ambiente confinato.Le conoscenze tecnico operative e i DPI appropriati  attuali a disposizione di qualsiasi azienda consentono, se forniti e applicati correttamente, di lavorare in sicurezza in qualsiasi tipologia di lavoro in ambiente confinato. Altro non vogliamo dire, in attesa delle indagini delle autorità preposte . Oltre al cordoglio e alle condoglianze per le famiglie delle vittime una profonda amarezza: trent’anni dalla tragedia Mecnavi e siamo ancora di nuovo al grado zero nella valutazione e gestione dei rischi negli ambienti di lavoro confinati?

Gino Rubini, editor di diario prevenzione