«Le vostre soluzioni sono il problema»

«Le vostre soluzioni sono il problema»

In una Roma blindata, i potenti della Terra discuteranno la gestione della pandemia e il contrasto al riscaldamento globale, mentre i movimenti sociali, guidati dal fronte ecologista, scenderanno in strada per ribadire la necessità di un cambio di paradigma strutturale

Mentre assistiamo alle devastazioni provocate dall’uragano che si sta abbattendo sul Sud Italia, a Roma si incontrano i leader delle nazioni più ricche del mondo: l’occasione è il G20 a presidenza italiana, che si terrà alla Nuvola di Fuksas.

Nell’agenda del forum, i temi più importanti su cui i potenti della Terra saranno chiamati a discutere rappresentano le due assolute priorità del momento: la gestione della pandemia e il contrasto al riscaldamento globale, in vista dell’imminente Cop26 di Glasgow.

Nello specifico, sono stati delineati tre pilastri che rientrano nell’acronimo PPP, People, Planet e Prosperity. Da una parte le questioni del welfare, con Biden che guida il fronte della Global Tax per le big-tech e del salario minimo, rinvigorito dalla vittoria del Nobel per l’economia di David Card; dall’altra la transizione ecologica e digitale e il debito delle nazioni del Sud del mondo. A queste si aggiune il disastro afghano con la questione Taiwan a mo’ di spada di Damocle.

Tanta carne al fuoco, insomma, di cui si discuterà in un Eur completamente blindato, con tanto di no-fly zone, droni e cecchini appostati come i migliori camperoni su Call Of Duty.

Si temono, infatti, i cortei no Green Pass, con partecipanti che arriveranno da tutta Europa, e il fronte ecologista, altrettanto folto e internazionale. Il déjà-vu è immediato: venti anni dopo quel maledetto luglio 2001 si sono aggiunti 12 capi di Stato e le priorità sono cambiate, ma il modus operandi repressivo no.

Non è cambiato però neanche il bagliore negli occhi di chi lotta, dai tempi dei movimenti della Warren County, per costruire un’alternativa dal basso al mondo imposto dalle zone rosse. Ispirat* dal messaggio di speranza della carovana Zapatista e unit* dalla ferita dell’assalto alla CGIL, il 30 ottobre scenderanno in piazza un corteo composto da Fridays For Future, tutti i sindacati di base, tutte le reti studentesche, il collettivo di lavoratrici e lavoratori GKN, la Società della Cura e soprattutto il pericolosissimo Climate Camp della Rete Ecosistemica Roma.

La manifestazione partirà alle 15 da piazzale Ostiense (fermata della metro “Piramide”) e arriverà a piazza Bocca della Verità, lasciando una scia di antifascismo su via Marmorata e il Lungotevere.

Le rivendicazioni sono molteplici. Si parte dalla rinegoziazione del debito dei Paesi del Sud del mondo nei confronti delle potenze coloniali (Thomas Sankara et Vanessa Nakate docunt), arrivando all’abolizione dei brevetti sui vaccini (su questo Greta docet), misura in grado di rendere indipendenti le stesse nazioni dalle insufficienti donazioni del programma CoVax.

Insufficienti sono anche i fondi per la mitigazione e l’adattamento per i Most Affected People and Areas, erogati sotto forma di prestito di cento miliardi l’anno che però arriverà solo nel 2023, in barba agli accordi di Copenhagen. La piazza richiede che questi finanziamenti siano dati a fondo perduto visto che, nonostante queste nazioni abbiano il ruolo minore nelle emissioni globali, sono quelle che ne subiscono più le tragiche conseguenze.

Invece, per quanto riguarda la nostra transizione energetica, i movimenti bocciano l’estensione dei mercati del carbonio ai settori dell’agricoltura e dei trasporti. La liberalizzazione delle emissioni, infatti, si è dimostrata un fallimento al soldo delle multinazionali, come testimonia tra gli altri anche un report della Corte dei Conti Europea. Questa però è la linea emersa dal G20 di Napoli, che ha dettato anche lo stop al carbone, ma includendo il gas come fonte di transizione, al fine di accontentare gli interessi tedeschi nel gasdotto Nord Stream 2 dalla Russia.

In due parole: false soluzioni.

Esattamente come il Carbon Capture Storage. Una tecnologia, ancora immatura e non efficiente, che mira ad assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera, ingolosendo i grandi inquinatori nell’ambito delle emissioni nette. Fa parte della famiglia delle strategie depistatrici anche la combustione delle biomasse, che deteriora la qualità dell’aria con benefici minimi.

Il collettivo di lavoratrici e lavoratori GKN, infine, aggiunge alle istanze la lotta alla delocalizzazione selvaggia e dunque il tema della giustizia sociale.

Ce n’è per tutti i gusti insomma, non ci sono scuse per non venire.

Tutte le foto di Lorenzo Barutta.

 

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