Vai al contenuto

Un libro. Fascismo Tropicale – Il Brasile tra estrema destra e Covid-19 di Claudiléia Lemes Dias

Fonte : la bottega del Barbieri 

Nel settembre 2018, un mese prima che Jair Bolsonaro divenisse il nuovo, scomodo, inquilino del Planalto, a Rio de Janeiro andò a fuoco il Museo nazionale del Brasile. Tra ciò che venne arso dalle fiamme vi furono la collezione delle lingue indigene, le registrazioni dei canti degli indios e dei quilombolas e la mappa etnico-storico-linguistica originale che localizzava tutti i gruppi etnici. Si trattò di un «tragico annuncio del progetto bolsonarista per il Brasile», ha scritto Claudiléia Lemes Dias nel suo libro Fascismo tropicale. Il Brasile tra estrema destra e Covid-19, che racconta nel dettaglio come la macchina di propaganda del presidente abbia preso possesso militarmente del più grande paese dell’America latina.

Sono bastati pochi anni per far tornare il Brasile indietro di decenni. Bolsonaro è riuscito a tirar fuori il peggio di una parte della società brasiliana grazie ad un abile discorso manipolatore e allo sdoganamento quotidiano del razzismo, apertamente messo in pratica tramite una serie di negazioni storiche e di fake news ripetute e amplificate ossessivamente sui social network fino a farle passare come vere.

In Brasile, osserva Claudiléia Lemes Dias citando l’Atlas da Violȇncia dell’Instituto de Pesquisa Economica Aplicada, il 75,5% delle vittime di omicidio ha la pelle nera (gli ultimi dati sono riferiti al 2019), eppure, grazie ad un abile rovesciamento della realtà e ad una altrettanto astuta distorsione delle notizie, la parte dell’elettorato nero di Bolsonaro «si convinse che il manifesto razzismo del candidato non era poi tanto rilevante, rispetto a una buona risposta alle loro aspettative di maggior benessere, sicurezza e, perché no, arricchimento». È approfittando di questo aspetto che è stato nominato presidente della Fundação Cultural Palmares il giornalista nero Sérgio Nascimento Camargo, uno che non si è mai fatto alcun problema nel dichiarare di provare «vergogna e schifo nei confronti dei ‘negri’ militanti».

Grazie ad una politica che si nutre costantemente dello scontro, della provocazione e di una inquietante soddisfazione che il presidente prova in tutte le circostanze in cui deride e umilia pesantemente gli avversari («Lei non merita nemmeno di essere stuprata» ebbe a dire una volta Bolsonaro a Maria do Rosario, ex ministra dei diritti umani del governo Lula), il mondo della cultura, i politici di sinistra, le comunità indigene e lgbt, gli ambientalisti e gli afrobrasiliani sono entrati automaticamente nel mirino dell’ultradestra e di quella parte di comunità evangeliche sempre più potenti, aggressive e intolleranti, ma a rimanere spiazzata è stata anche la destra tradizionale dei tucanos insieme mondo conservatore, come dimostrato dai rapporti deteriorati del Messia nero con l’impero mediatico Globo o la rivista Veja, certamente non progressisti.

È così che la gestione dei fondi destinati al cinema è stata assegnata al pastore evangelico Edilásio Barra, il quale ha precluso a prescindere finanziamenti a film sulla violenza di genere e sulla discriminazione nei confronti del mondo lgbt per deviarli verso eventi religiosi ed è nello stesso modo che si è sviluppata la campagna per promuovere la clorochina come rimedio miracoloso contro il Covid-19, attraverso una militarizzazione delle istituzioni pubbliche volta a trasformare prestigiosi enti e strutture di ricerca in organi di propaganda del bolsonarismo.

Il colmo è stato raggiunto con la cacciata dalle favelas dei medici cubani, rimpiazzati dalla presenza dei Doutores da Verdad, medici di destra inviati nei quartieri più poveri delle metropoli brasiliane per distribuire gratuitamente la clorochina. Il risultato del negazionismo di Bolsonaro, sotto gli occhi di tutti, è che il Brasile figura tra i paesi dove maggiore è il numero dei morti causati dalla pandemia.

A questo proposito, Claudiléia Lemes Dias cita un’intervista rilasciata dallo storico argentino Federico Finchelstein alla giornalista Rosana Pinheiro Machado pubblicata il 7 luglio 2020 su The Intercept Brasil: «Bolsonaro nega la scienza e la malattia. Parlare di una “piccola influenza”, dire che proteggere le persone o adottare misure sanitarie adeguate non è necessario ha una sua chiara conseguenza. Quindi possiamo affermare che si tratta di un genocida soltanto metaforicamente, nel senso che molti brasiliani moriranno, in particolare i poveri».

Il piano del ministro dell’Ambiente Ricardo Salles, «far passare la mandria», per incentivare e sostenere il disboscamento illegale dell’Amazzonia senza alcun clamore mediatico approfittando del mondo intero travolto dalla pandemia, è stato applicato ad ogni ambito della vita pubblica. Gli ambientalisti, compreso l’attore Leonardo Di Caprio, sono stati tacciati di essere «piromani ed ecoterroristi», i torturatori della dittatura militare elevati al rango di eroi nazionali, l’attivista lgbt e deputato del Partido Socialismo e Liberdade Jean Wyllys costretto ad abbandonare il paese a seguito di una violenta campagna governativa scatenata contro di lui e la propaganda sulle questioni di genere affidate alla militante di estrema destra Sara Winter.

Darwin Pastorin, nel suo Adesso abbracciami, Brasile! (Elliot, 2014), raccontava le mille storie del Brasile più intimo, della gente umile, degli artisti, dei calciatori più popolari e di coloro che vi erano emigrati. Oggi è difficile abbracciare questo Brasile, dove la cultura dell’odio e del disprezzo, nonostante i mille rivoli delle tante forma di resistenza, sembra prevalere a causa del bolsonarismo.

Fascismo tropicale. Il Brasile tra estrema destra e Covid-19

di Claudiléia Lemes Dias

Dissensi Edizioni, 2020

Pagg. 207