BRASILE: DEMOCRAZIA O BARBARIE

Fonte : La Bottega del Barbieri che ringraziamo 

Il 15 novembre nel più grande paese latinoamericano si vota per le municipali. Per le sinistre si tratta di una prova del fuoco: vincere significherebbe mettere un freno al fascismo bolsonarista. In molte città del paese è stato creato un fronte comune tra Partido dos Trabalhadores (Pt) Partido Socialismo e Liberdade (Psol) e partiti comunisti per arginare l’ultradestra

di David Lifodi

In Brasile il 15 novembre si terranno delle elezioni municipali che rappresentano, per le sinistre, la prima occasione per ridimensionare il bolsonarismo. È per questo motivo che intellettuali, docenti universitari, ex ministri sotto Lula e Dilma Rousseff e movimenti sociali hanno lanciato un appello a tutto l’universo progressista brasiliano invitandolo all’unità allo scopo di “cacciare l’ultradestra fascista dal governo”.

Prendendo atto della gestione irresponsabile e sconsiderata dell’emergenza sanitaria, che vede il Brasile tra i paesi più colpiti dal Covid-19, dell’impoverimento di ampi settori del paese dovuto alla crescente disoccupazione, del dilagare del paramilitarismo e dell’oscurantismo religioso (sono diverse centinaia i candidati evangelici in corsa per le municipali, in gran parte nelle file della destra bolsonarista), le forze di sinistra non possono permettersi ulteriori passi falsi: una nuova sconfitta nelle urne spalancherebbe ancora di più le porte alla pericolosa regressione già in corso sul fronte dei diritti civili, sociali e politici.

L’appello è quindi rivolto a creare un fronte delle sinistre come già è avvenuto a Belém (Pará), dove la candidatura di Edmilson Rodrigues è sostenuta dal Partido dos Trabalhadores (Pt), dal Partido Socialismo e Liberdade (Psol) e dai due partiti comunisti del paese e a Porto Alegre (Rio Grande do Sul), la città nota per i Forum sociali e per il bilancio partecipativo che avrà come candidata a sindaco Manuela D’Avila, del Partido Comunista do Brasil, e il petista Miguel Rossetto in qualità di vice. Lo stesso è avvenuto anche in altre città da Florianópolis (Santa Catarina) a Recife (Pernambuco), da Manaus (Amazonas) a Campinas (San Paolo).

Imporre una nuova agenda sociale e politica, all’insegna della maggiore partecipazione popolare, delle imposte a crescere per i settori più ricchi della società brasiliana, dei diritti delle minoranze che devono tornare ad essere centrali, del potenziamento del trasporto pubblico, dell’accesso all’acqua e del diritto alla casa è ciò che propone il fronte delle sinistre in tutto il paese per promuovere uno sviluppo economico e sociale più equo di fronte alla crescente ondata neoliberista.

Tuttavia, il compito che aspetta il centrosinistra non sarà dei più semplici. Bolsonaro ha raggiunto il Planalto anche grazie al ruolo preponderante dei social media e, in mezzo al dilagare della pandemia, la campagna elettorale si è tenuta principalmente on line, ma le forze progressiste brasiliane sono intenzionate a vender cara la pelle per riconquistare le maggiori città del paese. A Río de Janeiro, la candidata del Partido Socialismo e Liberdade Renata Souza ha attaccato pesantemente il sindaco uscente, l’evangelico Marcelo Crivella, accusandolo di aver fatto perdere alla megalopoli carioca i finanziamenti pubblici a cui poteva accedere. Proveniente dalla favela di Maré (la stessa di Marielle Franco), dove è nata e cresciuta, Renata Souza vuol mettere fine al ciclo perverso dello stesso gruppo di potere che, da due decadi, amministra Río all’insegna del malgoverno e della corruzione.

Crivella ha utilizzato gli impiegati pubblici come se fossero uomini al suo esclusivo servizio, ha smantellato il servizio sanitario ed esponenti a lui vicini come Rafael Alves e Mauro Macedo sono stati a loro volta coinvolti in episodi di corruzione. Crivella, al pari di Bolsonaro, ha inoltre difeso le milizie che imperversano nella città e ha distrutto ciò che restava delle istituzioni preoccupandosi soltanto di personalizzarle ai suoi ordini. L’apertura ai movimenti di base e alla partecipazione popolare sono gli antidoti su cui scommettono le sinistre per mettere fine ad una deriva elitaria e violenta.

Sempre a sinistra, meritano attenzione altre due candidature. La prima è quella di Pai Ivon de Oyá, del terreiro Ilê Cultural Axé Oyá Egun, in corsa per un posto di consigliere e comunale a Olinda (stato del Pernambuco) sotto le insegne del Partido Comunista do Brasil, allo scopo perorare le cause dei popoli neri e indigeni.

La seconda riguarda invece Letícia Lanz, candidata trans a Curitiba (Paraná) per il Psol. Economista, sociologa e scrittrice, anche Letícia insiste sul tema del trasporto pubblico a “tariffa zero”, soprattutto per tutelare le aree periferiche della città.

In una città di orientamento conservatore, parlare dei diritti delle persone ed anteporli a quelli del grande capitale non è semplice, eppure la candidata del Psol scommette sul sostegno delle periferie povere ed emarginate della città e non si fa intimidire dall’epiteto con cui è apostrofata dai suoi avversari politici, “mulherzinha”, per via del suo essere trans.

Su una cosa concorda il fronte progressista brasiliano: ottenere dei buoni risultati alle municipali rappresenterebbe un primo tentativo per recuperare un paese finito nelle mani del bolsonarismo. Ritenuto alla stregua di un cancro che ha travolto il paese, Bolsonaro e il gruppo a lui vicino hanno rovesciato il concetto dell’economia, strumentalizzato la questione ambientale riducendola ad una stupidaggine di fronte all’opinione pubblica mondiale e svenduto la sovranità nazionale calpestando l’integrazionismo latinoamericano di cui era stato artefice Simón Bolívar.

È per questi motivi che il 15 novembre i brasiliani saranno chiamati a scegliere tra la democrazia e la barbarie.