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Jair Bolsonaro: come le élite finanziarie lo hanno aiutato a prendere potere in Brasile – e perché potrebbero pentirsene

Fonte Alfabeta2

Heike DoeringCardiff UniversityGlenn MorganUniversity of Bristol, e Marcus GomesUniversity of Exeter

 Il Brasile ha appena vissuto una delle elezioni più importanti e divisivedalla fine della dittatura militare del paese dal 1964 al 1985. Le prime elezioni presidenziali dall’impeachment di Dilma Roussef nel 2016 hanno avuto luogo in uno scenario di instabilità politica ed economica. E questo si è rivelato terreno fertile per il vincitore – il conservatore populista di estrema destra, Jair Bolsonaro.

Molto è stato detto della retorica trumpiana anti-establishment di Bolsonaro e del palese disprezzo verso i diritti delle minoranze, che hanno avuto risonanza tra la popolazione sempre più disillusa dalla politica. Ma Bolsonaro ha anche vinto il sostegno dell’élite finanziaria del Brasile, che ha una lunga storia di influenza nella politica del paese.

Abbiamo esaminato come l’élite finanziaria del paese abbia cercato di influenzare la politica brasiliana dal 2002, fino al suo recente appoggio a Bolsonaro. E le nostre scoperte vanno in qualche modo a spiegare come il paese abbia oscillato dall’estrema sinistra all’estrema destra in poco meno di un decennio.

Quando Luiz Inácio “Lula” da Silva del Partito dei Lavoratori (PT) è stato eletto presidente nel 2002, la prospettiva di un governo di sinistra ha scioccato l’élite finanziaria del Brasile e i suoi sostenitori internazionali. L’élite finanziaria ha inizialmente ritirato il suo supporto dall’economia brasiliana attraverso una riluttanza a investire, portando al crollo della borsa, al collasso della valuta e all’aumento degli interessi passivi del governo. Di conseguenza, Lula è stato costretto a promettere il rialzo della stabilità macroeconomica, per controllare l’inflazione e per arrivare all’equilibrio fiscale.

Questo riconoscimento degli interessi dell’economia è stato la base di un'alleanza forse sorprendente  fra l’amministrazione di sinistra di Lula e le potenti organizzazioni economiche. Il programma sociale ed economico di Lula, soprannominato “Novo desenvolvimentismo”, mirava a supportare lo sviluppo delle multinazionali brasiliane assicurando bassi interessi sui prestiti dalla banca di stato, BNDES. Alcuni commentatori hanno perfino chiamato questa politica economica la “FIESP agenda” (come la più potente organizzazione economica, la Federazione di Industrie di São Paulo), dimostrando quanto era stretto il legame tra la grande industria e il governo PT per la maggior parte degli anni 2000.

Nonostante la stretta relazione del suo governo con l’economia, Lula ha anche lanciato politiche di redistribuzione come la “bolsa familia”, la quale ricompensava finanziariamente le famiglie povere che decidevano di tenere i propri figli nei programmi scolastici e sanitari. In uno scenario di aumento del prezzo delle materie prime, di crescita dei redditi, di espansione della classe media, le diseguaglianza sono diminuite – e numerose compagnie brasiliane si sono espanse all’estero e sul crescente mercato nazionale.

La fine dei bei tempi

Successivamente, però, la relazione tra il governo di sinistra e la grande industria si è inasprita. Dal 2012 in poi, il governo PT, ora sotto Rousseff, ha affrontato un’economia internazionale meno favorevole, ostacolata dalla crisi globale del costo delle materie prime, che ha danneggiato le esportazioni brasiliane. In Brasile questo ha condotto a un crescente gap tra entrate e uscite di stato, insieme a un alto livello di prestiti e alla minaccia dell’aumento delle tasse. La scarsa qualità dei servizi pubblici e dei progetti di infrastrutture – inclusi i Mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016 – e le prove crescenti di corruzione su larga scala tra i politici di tutti i partiti, ha condotto a proteste di massa nel giugno 2013.

La nostra ricerca evidenzia come FIESP e i suoi alleati nei media e nella legislatura, abbiano incanalato queste proteste in una narrazione che focalizzava la colpa sull’ipotetica corruzione del PT e sulla sua cattiva gestione dell’economia. FIESP, quindi, è diventata un punto di forza dietro le crescenti proteste contro Rousseff (e la loro mascotte, un gigantesco papero giallo gonfiabile).

Il papero simbolizza il proverbio brasiliano “pagar o pato” (pagare il papero). Il detto si riferisce al pagare ingiustamente per gli sbagli di qualcun altro – in questo caso, gli sbagli del governo PT.

Per correggere gli evidenti errori del PT, il nuovo programma di FIESP si  è focalizzato sul ridurre il “custo Brazil”, l’elevato costo della vita e della burocrazia in Brasile. Questo richiederebbe il taglio delle tasse, il diritto alle pensioni e altre spese per il benessere sociale, come anche il cambio di una serie di regolamentazioni sull’ambiente e sul lavoro. Ciò ha attratto varie fasce della popolazione. Questa propaganda nelle strade ha portato all’impeachment di Dilma Rousseff e alla sua sostituzione con Michel Temer che ha iniziato ad applicare alcuni aspetti della nuova politica di FIESP.

La crescita di Bolsonaro

Bolsonaro è emerso da una relativa oscurità. Usando tattiche simili a quelle di Donald Trump, ha fatto commenti oltraggiosi, amplificati dai social media, per alimentare le paure riguardo alla violenza urbana, alla distruzione dei valori morali “tradizionali” e della famiglia, e all’endemica corruzione dell’establishment brasiliano.

Durante i suoi 27 anni nel Congresso, Bolsonaro ha una storia di supporto del protezionismo e di liberalità nel settore pubblico. Così, nel diretto tentativo di rassicurare le grandi imprese, ha nominato come consigliere economico il ben noto neoliberale della scuola di Chicago Paulo Guedes – e ha cominciato a esporre sempre più idee pro-mercato. Di conseguenza, i membri dell’élite finanziaria, incluso il presidente della FIESP, Pauol Skaf, hanno dichiarato il loro supporto per Bolsonaro credendo che potrà eseguire i loro programmi economici.

Ma questa è una strategia ad alto rischio, come tutta l’élite finanziaria del mondo ha scoperto quando ha dovuto fare i conti con populisti di destra come Trump, Rodrigo Duterte nelle Filippine, Viktor Orban in Ungheria, Recep Tayyip Erdogan in Turchia e i pro-Brexit in Inghilterra. Questi leader hanno in comune la disponibilità a rischiare una grande instabilità minando istituzioni sia domestiche sia internazionali attraverso l’uso simbolico di gesti che attraggono superficialmente, ma che potenzialmente possono danneggiare l’economia.

Quindi come può evolversi la presidenza di Bolsonaro, visto che cerca di combinare una politica neoliberale di deregolamentazione con la sua mobilitazione populista di odio verso la politica sui social media? Se Bolsonaro iniziasse a dimostrare verso i mercati lo stesso grado di disprezzo che ha dimostrato verso tanti altri gruppi in Brasile, l’élite finanziaria potrebbe pentirsi del suo supporto. Come dice la Bibbia, uno dei libri preferiti del famoso cristiano Bolsonaro: “Chi semina vento, raccoglie tempesta”.

Questo articolo è uscito su The Conversation il 29 ottobre 2018 / This article is republished from The Conversation under a Creative Commons license. Read the original article

Traduzione di Francesca Mambelli