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In Polonia le donne tornano in piazza per l’aborto legale

Dopo le pressioni della chiesa polacca, il partito di maggioranza conservatore ha messo in calendario l’estensione del divieto all’interruzione della gravidanza. Le donne polacche hanno ripreso la mobilitazione in tutto il paese e lanciato l’appello al movimento femminista globale

In Polonia torna la protesta delle “grucce”. Dopo la black monday protest che paralizzò il paese lo scorso 3 ottobre del 2016 con il primo sciopero delle donne contro il divieto di aborto si diede il via ad una lunga serie di mobilitazioni e scioperi che di fatto bloccò qualsiasi iniziativa restrittiva agita da parte della maggioranza governativa di estrema destra. Lo scorso 14 marzo la Conferenza Episcopale ha riaperto lo scontro, esortando ufficialmente i legislatori polacchi a procedere immediatamente verso il divieto di aborto nei casi di gravi malformazioni fetali.

il Pis, partito di maggioranza di ispirazione fortemente conservatrice e clericale, ha immediatamente dato seguito all’ordine dei vescovi calendarizzando la discussione della misura per oggi stesso, lunedi 19 marzo, mentre l’approvazione dovrebbe essere prevista già per venerdi 23 marzo.

il Polish Women’s Strike e altre organizzazioni femministe hanno immediatamente chiamato alla mobilitazione nella giornata di ieri con un #sundaysermon action davanti alle 14 arcidiocesi e 27 diocesi sul territorio polacco, individuate come le sedi di una cultura politica misogina e moralista fondata sul disprezzo e sulla violenza contro le donne. Le mobilitazioni hanno riportato in piazza le grucce appendiabiti con lo slogan #hangerforabishop, simbolo delle mobilitazioni del 2016 e del rinnovato pericolo di tornare all’aborto illegale e insicuro.

In Polonia l’aborto non è consentito tranne che in 3 casi: quando la gravidanza è conseguenza di uno stupro o di incesto, quando mette a rischio la vita e la salute della donna e quando il feto è malformato o malato. In ogni caso, l’ obiezione di coscienza che pone le credenze religiose personali al di sopra dei doveri professionali del medico, rende molto duro accedere legalmente all’aborto già adesso. Alle condizioni attuali, il disegno di legge in via di approvazione di fatto renderebbe illegale l’aborto per il 100% dei casi.

 

 

Le donne polacche hanno lanciato l’appello internazionale a sostenere la loro lotta chiedendo di condividere informazioni, e a far circolare immagini e selfie con gli hashtags:

#SolidarityWithPolishWomen #StopTheBan

Molte le similitudini con l’Italia, in cui l’accesso all’aborto è sabotato non per via legislativa ma attraverso il controllo cattolico sulla sanità pubblica e il conseguente aumento del tasso di medici obiettori (70% la media nazionale). E mentre in Italia Non Una Di Meno si prepara a riaprire battaglia per l’autodeterminazione e la salute sessuale e riproduttiva delle donne in occasione dei 40 anni della legge 194/1978, in Polonia, in Argentina e in Irlanda le donne sono in marcia per l’aborto libero, sicuro e garantito. Il respiro globale del movimento femminista si ritrova dopo lo sciopero dell’8 marzo in una delle sue principali e più dure battaglie.