Numerus clausus

Autore : Jean Olivier Mallet

Ho letto con una certa sorpresa che il Senato accademico della Statale di Milano di fronte ai tagli finanziari ministeriali e nonostante i continui aumenti delle rette universitarie (ma nel rispetto dell’autonomia accademica?) ha appena instaurato il numero chiuso anche per le materia umanistiche come storia e filosofia.
Rimango perplesso: sarà una idea da seguire in un Paese dove il tasso di laureati è già tra i più bassi d’Europa? Di più, molti giovani Italiani emigrano dopo la laurea in mancanza di prospettive attraenti…
E’ anche un problema largo: l’Università di Parigi1 Sorbonne ha appena introdotto un numero chiuso a filosofia. A Milano la decisione è stata dell’Università di fronte a dubbi ministeriali, mentre a Parigi è il Ministero che imporrebbe il numero chiuso all’Università.
All’università di Pisa come altrove, costretti dai tagli finanziari ad accogliere sempre più studenti (nonostante l’aumento delle tasse universitarie), molti docenti di Corsi di Laurea umanistici ancora senza numero chiuso accettano l’idea di introdurlo magari per migliorare la qualità della didattica.
Cosi in tutta l’Europa, 50 anni fa, c’è chi denunciava l’Università dei baroni (mandarins , in francese) e che oggi si ritrova con l’Università- azienda (o pseudo-azienda) dalla missione sempre meno culturale (studenti come cittadini) e sempre più professionalizzante (studenti come consumatori). Allora, dobbiamo chiederci se queste due missioni non devono essere ricercate alla pari, particolarmente, quando si tratta di materie umanistiche, utili alla cultura di tutti, magari in indirizzi complementari a formazioni professionalizzante.
Da Francese, sono ancora più dubbioso: in Francia, una parte dell’Università le “grandes écoles” pubbliche o private sono iperselettive. La selezione si legittima della “meritocrazia”: borse di studio ieri (les boursiers de la République) e prestiti bancari oggi (all’americana) non garantiscono una uguale opportunità sociale di accesso, ma soprattutto il titolo di studio selettivo come ticket de mantenimento (o d’ingresso) nei ceti medi-alti della gerarchia sociale è un fattore di riproduzione della società oligarchica contemporanea. Progressivamente i risultati di una intensa selezione universitari diventano deludenti, fino a produrre élites mostruose: autoreferenziali, arroganti e mediocri, ma decisamente rapaci Ci servirebbero meno élites e più cultura diffusa in vari ceti sociali. Di più, come anche l’insegna la Francia, il numerus clausus è difficile da programmare nella durata: gli studi medici e le “quote” (come il latte) agli studi infermieristici stanno provocando mancanze di professioni. Oggi e ancora di più domani scarseggiano i medici di diverse specializzazioni rimpiazzati da medici del Sud del mondo e vengono importate infermiere spagnole o dell’Est. Chiusura delle élites e mancanza di professionisti: non sempre il malthusiano numero chiuso dà buoni risultati!
JOM31Pisa

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