Macron vieta gli sguardi sulla polizia francese

Fonte Il Manifestoinrete

La legge sulla «sécurité globale» appena approvata oltralpe punisce chi riprende le violenze poliziesche. Una reazione repressiva delle pratiche dei Gilet gialli e dei giovani delle banlieue che hanno eroso il consenso per le forze dell’ordine

Le piazze francesi tornano a riempirsi mentre si approva il 24 Novembre il progetto di legge sulla «sécurité globale»: un testo fortemente voluto dal governo e dai sindacati di polizia che, tra le altre cose, punisce con una sanzione di 45mila euro e un anno di prigione la diffusione dell’«immagine del viso o di ogni altro elemento di identificazione» di un poliziotto o gendarme in servizio con lo scopo di «attentare alla sua integrità fisica o psichica».

Secondo Gerald Darmanin, Ministro dell’Interno e mandante del progetto di legge, questa limitazione del diritto di informazione è una tutela per le  forze dell’ordine, che riceverebbero costantemente  minacce e ritorsioni. Al di là del fatto che non esistono prove riconosciute e nemmeno cifre ufficiali in proposito e che da un punto di vista giuridico sono già previste sanzioni in materia, è evidente che il bersaglio del provvedimento è la possibilità per i cittadini di denunciare in tempo reale gli abusi polizieschi, una pratica che si è largamente diffusa prima nei quartieri popolari e poi con il movimento dei Gilet Gialli. L’annuncio del progetto prevedeva la necessità di accreditarsi come giornalisti presso la prefettura per poter coprire le manifestazioni. Gli articoli di legge ormai approvati all’Assemblea Nazionale non vietano espressamente di filmare (un emendamento decorativo garantisce il «diritto di informare»), ma attribuiscono agli agenti la facoltà di mettere in stato di fermo (garde à vue) chi filma, sulla base del sospetto che possa diffonderlo non per esercitare un diritto di informazione bensì per istigare a un delitto contro l’agente in questione. Certo sarà il tribunale a giudicare se questo è il caso o meno, ma intanto il fermo è effettivo e svolge una funzione «dissuasiva». Continua a leggere “Macron vieta gli sguardi sulla polizia francese”

Un’arma potenziale uccide oltre 1,5 milioni in tutto il mondo, senza che venga sparato un solo colpo

Fonte Ipsnews 

NAZIONI UNITE, 20 novembre 2020 (IPS) – Le maggiori potenze militari del mondo esercitano il loro dominio principalmente a causa dei loro enormi arsenali di armi, inclusi sofisticati aerei da combattimento, droni, missili balistici, navi da guerra, carri armati, artiglieria pesante e armi nucleari di distruzione di massa (WMD).

Ma l’improvviso aumento della pandemia di coronavirus la scorsa settimana, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, ha fatto risorgere la domanda persistente che grida una risposta: la potenza di fuoco travolgente e le armi di distruzione di massa diventeranno obsolete se le armi biologiche, attualmente vietate da una convenzione delle Nazioni Unite, saranno utilizzato nelle guerre in un lontano futuro?

Secondo gli ultimi dati di Cable News Network (CNN), le tristi statistiche della pandemia di coronavirus includono 56,4 milioni di infezioni e 1,5 milioni di morti in tutto il mondo.

A partire dalla scorsa settimana, solo gli Stati Uniti hanno stabilito record: oltre 11,5 milioni di casi di pandemia e oltre 250.500 morti dallo scorso marzo, con più di 193.000 infezioni ogni giorno.

Il New York Times ha citato esperti anonimi che prevedono che gli Stati Uniti presto riferiranno oltre 2.000 morti al giorno e che nei prossimi mesi potrebbero morire da 100.000 a 200.000 americani in più. Una previsione prevedeva un numero di morti negli Stati Uniti di 471.000 entro marzo prossimo, in assenza di un vaccino efficace.

La pandemia ha anche destabilizzato l’economia globale con la povertà e la fame nel mondo che sono salite alle stelle a nuovi massimi. E tutto questo, senza sparare un solo colpo in una guerra di otto mesi contro un virus in diffusione.

La dott.ssa Natalie J. Goldring, ricercatrice senior e professore ordinario a contratto con il programma di studi sulla sicurezza presso la Edmund A. Walsh School of Foreign Service della Georgetown University, ha detto all’IPS che il mondo deve affrontare molteplici crisi “con il potenziale di devastare le nostre comunità, comprese la minaccia del cambiamento climatico e il rischio di una guerra nucleare ”

E il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha detto, ha avvertito di un’altra potenziale crisi, ovvero che i terroristi potrebbero usare armi biologiche per produrre risultati disastrosi. Ha sottolineato che questo tipo di utilizzo di armi potrebbe essere ancora più dannoso del COVID-19.

“Se un gruppo terroristico fosse in grado di svolgere i complessi compiti di creazione e utilizzo di armi biologiche, il rilascio intenzionale di un’arma biologica potrebbe essere ancora più mortale di COVID-19”, ha affermato il dottor Goldring, che è anche professore ospite della pratica nel programma Washington DC della Duke University e rappresenta l’Istituto Acronimo presso le Nazioni Unite sulle questioni relative alle armi convenzionali e al commercio di armi.

Ha detto che Guterres sottolinea il punto importante che “dobbiamo concentrarci immediatamente sulla prevenzione di questo tipo di sviluppo. Dobbiamo anche aumentare notevolmente la capacità delle nostre comunità di rispondere alle malattie infettive “.

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Colpi di Stato permanenti di Quentin Hardy

Fonte Terrestres 

Abbiamo tratto questo articolo dalla Rivista Terrestres: riteniamo che le riflessioni contenute nell’articolo ci riguardino …..editor ( traduzione automatica google )

 

Cosa ci sta succedendo politicamente? Soffia un brutto vento e giorni felici non tornano. All’orizzonte, le promesse di autogoverno, di miglioramento della vita quotidiana, di emancipazione dal dominio, di godimento del presente svaniscono nella nebbia. Dopo il tempo dell’indignazione, della rabbia, ecco quello della paura. Ma inevitabilmente tornerà il tempo della rabbia politica.

 

 

Tre eventi significativi si sono verificati recentemente in tre paesi dell’Europa orientale. La Polonia ha votato con urgenza una legge che punisce l’occupazione delle università con 3 anni e una multa di 5.000 euro, attaccando duramente le libertà accademiche. Il potere della polizia in Bielorussia reprime ferocemente una rivolta estremamente popolare nel Paese: in quattro mesi, 24 feriti, 5 mani strappate e 2.500 feriti. In Ucraina, un doppio attacco islamista ha scosso profondamente il Paese; lo shock nell’opinione pubblica è stato seguito da un’offensiva senza precedenti dei media e del governo che ha aperto la strada a misure fasciste. In questi tre paesi, tre decenni di neoliberismo hanno amplificato le disuguaglianze e brutalizzato la società.

Dove sta andando questa parte del continente, a forza di approfondimenti autoritari e misure eccezionali? La valanga di leggi liberticide, le coperture date alla polizia e la circolazione accelerata dei discorsi marziali producono una nuova normalità politica. Come qualificare questo stato sociale e questo regime di esistenza che non sappiamo ancora nominare, se non con quello del liberalismo autoritario1 – un termine che a sua volta può sembrare impotente per spiegare la specificità dell’attuale sequenza politica? L’osservatore onesto deve ammettere questa prova: con questo nuovo irrigidimento, questi paesi si stanno allontanando ulteriormente dallo stato di diritto nell’Europa occidentale e stanno senza dubbio sprofondando nelle società pre-fasciste.

In realtà, queste tre situazioni sono concentrate all’interno di un altro Paese, in forma esagonale e con il motto repubblicano libertà-uguaglianza-fraternità. I fatti riportati si sono verificati tutti nel prossimo passato sul nostro suolo repubblicano2 .

Abbiamo saputo da Montesquieu e dalle sue Lettere persiane (1721) che ciò che più fuorvia il nostro giudizio politico è la falsa familiarità con la nostra condizione e l’abitudine che indebolisce tutto. Interpretando un viaggiatore straniero a Parigi per descrivere la società francese nel XVIII secolo, il filosofo offre uno sguardo distante che porta verità politiche. Rendendo l’ordinario esotico, riuscì a un sottile attacco al sistema monarchico denunciando in particolare la concentrazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) nella persona del re.

VIVERE SOTTO IL TRIPLO DOMINIO

Trecento anni dopo, il regime politico è cambiato così come le principali istituzioni. Ma, sotto il nostro cielo repubblicano, le nostre esistenze rimangono poste sotto una triplice dipendenza macro-strutturale: potere della polizia di stato, potere tecnologico-digitale, potere del capitale.

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Riforme costituzionali tese relazioni governo-legislativo in Cile

Santiago del Cile, 18 nov. (Prensa Latina) La Commissione Costituzionale del Senato del Cile invierà oggi alla plenaria una riforma costituzionale per un secondo ritiro dei fondi pensione che mantiene sempre più tesi i rapporti con il governo.

Il giorno prima quella Commissione, che analizza la proposta già approvata a forte maggioranza alla Camera dei deputati, ha ascoltato il parere di rappresentanti di importanti organizzazioni dei lavoratori che chiedevano che l’iniziativa fosse approvata in tempi brevi e senza “scritte in piccolo”.

Al termine di quella seduta, il senatore socialista Alfonso de Urresti, presidente di quel gruppo, ha detto che questo mercoledì proseguirà il dibattito fino a quando la proposta non sarà completamente spedita, la cui approvazione il governo cerca di impedire con ogni mezzo. Continua a leggere “Riforme costituzionali tese relazioni governo-legislativo in Cile”

BRASILE: DEMOCRAZIA O BARBARIE

Fonte : La Bottega del Barbieri che ringraziamo 

Il 15 novembre nel più grande paese latinoamericano si vota per le municipali. Per le sinistre si tratta di una prova del fuoco: vincere significherebbe mettere un freno al fascismo bolsonarista. In molte città del paese è stato creato un fronte comune tra Partido dos Trabalhadores (Pt) Partido Socialismo e Liberdade (Psol) e partiti comunisti per arginare l’ultradestra

di David Lifodi

In Brasile il 15 novembre si terranno delle elezioni municipali che rappresentano, per le sinistre, la prima occasione per ridimensionare il bolsonarismo. È per questo motivo che intellettuali, docenti universitari, ex ministri sotto Lula e Dilma Rousseff e movimenti sociali hanno lanciato un appello a tutto l’universo progressista brasiliano invitandolo all’unità allo scopo di “cacciare l’ultradestra fascista dal governo”.

Prendendo atto della gestione irresponsabile e sconsiderata dell’emergenza sanitaria, che vede il Brasile tra i paesi più colpiti dal Covid-19, dell’impoverimento di ampi settori del paese dovuto alla crescente disoccupazione, del dilagare del paramilitarismo e dell’oscurantismo religioso (sono diverse centinaia i candidati evangelici in corsa per le municipali, in gran parte nelle file della destra bolsonarista), le forze di sinistra non possono permettersi ulteriori passi falsi: una nuova sconfitta nelle urne spalancherebbe ancora di più le porte alla pericolosa regressione già in corso sul fronte dei diritti civili, sociali e politici.

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Il neoliberismo radicale è nato e morirà in Cile 07.11.2020 – Patricio Zamorano – Pressenza IPA

FONTE PRESSENZA.COM

 

In Bolivia un’ondata di indigeni che sostenevano la candidatura presidenziale di Luis Arce e David Choquehuanca ha sconfitto il principale candidato di destra, Carlos Mesa, per 20 punti, ripristinando la democrazia nel paese, nonostante il fatto che le forze di destra fossero sostenute dagli Stati Uniti e dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Pochi giorni dopo circa l’80% degli elettori cileni ha deciso con un referendum di rifondare la propria nazione con una nuova Costituzione. Questi eventi epocali rappresentano due vittorie gemelle per l’indipendenza latinoamericana, il rifiuto del neoliberismo radicale, il desiderio di riforme socio-economiche e l’insistenza sull’autodeterminazione dal basso.

Nel caso cileno, gli indicatori storici sono ovunque. In Bolivia, un’elezione democratica ha ripristinato il protagonismo politico dei leader indigeni dopo un colpo di Stato che ha cercato di invertire il “processo di cambiamento”. Si è trattato di un evento storico. Il risultato del plebiscito in Cile significa che, per la prima volta nella storia del paese, una Costituzione sarà redatta da rappresentanti eletti direttamente con voto popolare. I 155 delegati costituzionali che saranno eletti entro l’aprile del 2021 dovranno rappresentare l’ampia diversità delle organizzazioni di base, le opinioni politiche, i diritti settoriali e gli interessi legittimi dei gruppi al di là delle élite tradizionali. Domenica 25 ottobre centinaia di migliaia di cileni provenienti da tutte le parti dello spettro politico si sono riuniti nel centro di Santiago intorno all’attuale “Plaza de la Dignidad” (Piazza della Dignità) per festeggiare pacificamente, per tutta la notte, con musica, balli e canti di speranza. Con quasi 7,6 milioni di elettori, è la più grande affluenza alle urne dai tempi del ritorno della democrazia nel 1989.

Gradualmente l’idea di elaborare una nuova Costituzione ha guadagnato terreno tra le migliaia di partecipanti alle proteste spontanee di piazza. I manifestanti hanno subito una brutale repressione da parte della polizia che, tra migliaia di violazioni dei diritti umani, ha accecato centinaia di persone sparando proiettili di gomma.

Decenni di acuto deterioramento delle condizioni di vita nel cosiddetto “miracolo neoliberista dell’America Latina” hanno frantumato il racconto dell’establishment e avviato il processo che si è concretizzato in questo storico 25 ottobre.

Poiché l’origine bolivariana-chavista di questo movimento per riscrivere la Costituzione non piaceva all’establishment politico conservatore, nella versione finale del voto hanno modificato l’espressione “Assemblea Costituente” in “Convenzione Costituzionale”. Non importa. Il Cile, uno degli ultimi baluardi del neoliberismo radicale, ha finalmente risposto a quel desiderio di riforme di vasta portata che ha portato i popoli dell’Ecuador (2007), della Bolivia (2006) e del Venezuela (1999) a riscrivere le loro Costituzioni.

La fine dell’economia neoliberista

L’effetto simbolico e concreto più importante della decisione popolare di domenica è che il neoliberismo radicale è iniziato e finito in Cile, esattamente 40 anni dopo che la Costituzione del 1980 è stata forgiata sotto una dittatura che ha imposto un coprifuoco militare e una repressione diffusa. L’ultra nazionalista Pinochet scelse, ironia della sorte, un’ideologia straniera per inquadrare il suo regno del terrore. A Santiago vennero accolti i Chicago Boys, reclutati dai leader religiosi conservatori che davano il loro sostegno ideologico alla dittatura.

Le teorie di Milton Friedman furono poi applicate in Cile in un esperimento sociale incontrollato imposto dal governo militare: decine di migliaia di cileni furono torturati, scomparvero, vennero gettati nell’Oceano Pacifico con il ventre aperto, esiliati ed espulsi dai posti di governo. In questo contesto sanguinoso, l’ideologia neoliberista dei Chicago Boys venne infusa nella Costituzione, privatizzando aspetti fondamentali della vita dei cileni. Questa Costituzione ha insinuato i principi del profitto e dell’investimento di capitale in settori chiave e sensibili come l’istruzione, la sanità, le pensioni, la regolamentazione del lavoro e altre aree socialmente vitali dell’economia. Il contratto tra lo Stato e la cittadinanza è stato completamente privatizzato.

L’esperimento sociale continuò ad avere un impatto drammatico sulla vita dei cileni anche dopo la fine della dittatura di Pinochet, soprattutto a causa della lunga ombra della Costituzione del 1980. Il suo rigido meccanismo per gli emendamenti e la trappola elettorale creata dagli avvocati di destra e dai costituzionalisti conservatori richiedevano super maggioranze per allontanare il paese dal sistema creato dai Chicago Boys e da Pinochet. Ecco perché anche le cosiddette “amministrazioni socialiste” (Lagos e due mandati della Bachelet) sono state incapaci di realizzare una riforma significativa.

Il voto di domenica scorsa e le massicce proteste di piazza che hanno invaso il paese per diversi anni (gli studenti avevano guidato un’ondata di ampie mobilitazioni prima del 2019) hanno finalmente liberato la nazione da queste pastoie politiche.

 

 

 

Claudia Aranda

Il rifiuto di 40 anni di crudele neoliberismo in Cile non è una sorpresa. L’andamento macroeconomico apparentemente sano del paese non nasconde la realtà di ciò che la popolazione ha sopportato durante la dittatura e fino al presente. Oggi, metà della popolazione sopravvive con meno di 500 dollari al mese. Circa il 70% guadagna meno di 700 dollari.

Come ha riferito il COHA (Council on Hemispheric Affairs) qualche mese fa, circa la metà dei 9 milioni di lavoratori cileni [1] è indebitata [2]. Uno studio del giugno 2017 ha dimostrato che il 31% dei lavoratori indebitati ha un onere finanziario superiore al 40% del suo reddito e il 22% ha un onere finanziario superiore al 50%. Inoltre, il 43% dei debitori ha un reddito mensile inferiore a 500.000 pesos, equivalente a poco meno di 700 dollari secondo i tassi di cambio attuali [3]. È semplicemente impossibile sbarcare il lunario in tutta tranquillità.

I livelli di disuguaglianza di oggi sono difficili da credere. Il Cile è oggi uno degli esempi più drammatici di disuguaglianza sociale ed economica del pianeta:

Tutto porta alla disuguaglianza. Secondo un rapporto del 2019 della CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi), l’1% più ricco dei cileni detiene il 26% della ricchezza della nazione [4] e il Cile è al settimo posto tra i paesi più disuguali del pianeta, come riportato dalla Banca Mondiale nel 2018 [5].

Ora la sfida per i movimenti sociali progressisti in Cile è di assicurarsi che la nuova Convenzione Costituzionale non venga cooptata dai politici conservatori ricchi e dai loro benefattori corporativi. I loro candidati riempiranno i programmi televisivi e le pubblicità sui giornali. L’assemblea dei rappresentanti, che rifonderà il paese scrivendo una nuova Costituzione, deve essere all’altezza delle aspettative di tante generazioni di cileni che hanno cercato di creare un paese che protegga e si prenda cura di tutti i suoi abitanti, invece che di pochi privilegiati.

Il risultato del voto del 25 ottobre avrà senza dubbio deluso le forze favorevoli al mercato nelle Americhe. La “storia di successo” neoliberista non è andata come previsto. Ci vorranno anni perché il paese e la sua popolazione si riprendano dall’esperimento dei Chicago Boys, importato da quella terra lontana, gli Stati Uniti, politiche che nemmeno la più ardente nazione capitalista ha osato applicare in patria.

Speriamo che il Cile cessi presto di essere famoso come una delle nazioni più disuguali e venga riconosciuto come terra di equità, di pari opportunità e anche di pari diritti. Forse il sogno del presidente Salvador Allende, condiviso attraverso un drammatico messaggio radio dal Palazzo della Moneda mentre veniva consumato dalle fiamme dei bombardieri dell’Aeronautica Militare quel fatidico 11 settembre 1973, si avvererà finalmente 40 anni dopo il suo sacrificio: “Hanno il potere, potranno dominarci, ma i processi sociali non possono essere fermati né dal crimine né dalla forza (…) Ho fiducia nel Cile e nel suo destino (…) Molto presto si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore”.

Domenica 25 ottobre 2020, parte di quel sogno è diventata una realtà piena di speranza.

Patricio Zamorano è analista politico, accademico e co-direttore del COHA.

Jill Clark-Gollub e Fred Mills hanno collaborato come redattori di questo articolo.

[Tutte le foto, da Pressenza News Agency, licenza aperta]

Fonti:

[1] Banca Mondiale. https://datos.bancomundial.org/indicator/SL.TLF.TOTL.IN

[2] “Raggi X SBIF del debito in Cile”, https://www.sbif.cl/sbifweb/servlet/Noticia?indice=2.1&idContenido=11889

[3] “Raggi X SBIF del debito in Cile”, https://www.sbif.cl/sbifweb/servlet/Noticia?indice=2.1&idContenido=11889

[4] “Cepal descrive il Cile come un paese disuguale: L’1% concentra il 26,5% della ricchezza”, https://www.cnnchile.com/pais/cepal-describe-a-chile-como-un -país-desigual-un-1-concentra-el-265-de-la-riqueza_20190116 /

5] “Il Cile appare: questi sono i 10 paesi più disuguali del mondo”, https://www.biobiochile.cl/noticias/nacional/chile/2018/07/04/aparece-chile-estos-son-los- 10-paises-mas-desiguales-del-mundo.shtml

Una giornata storica in foto

Traduzione dall’inglese di Thomas Schmid

Revisione di Anna Polo