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Maurizio Landini ha preso in mano la ultracentenaria Cgil con la forza di un tornado, ma la sua non è una forza distruttrice. Si potrebbe parlare di sindacato del cambiamento se non fosse che chi usa questo sostantivo in politica è un gattopardo che vuole cambiare tutto per non cambiare niente, come fa il governo gialloverde o giallonero che dir si voglia con le politiche economiche, liberiste erano e liberiste restano. Landini vuole bene alle persone che rappresenta, ha con loro una connessione sentimentale per dirla con Antonio Gramsci.

...continua a leggere "Loris Campetti: Landini segretario della Cgil in attesa del 9 febbraio"

 

Di fronte ai rischi nell'affrontare un processo per la vicenda della nave Diciotti il coraggioso Capitano se la da a gambe.
Meglio non rischiare, sarebbe difficile spiegare le ragioni del sequestro dei naufraghi per giorni sulla nave della Guardia Costiera italiana.
L'ultima trovata per trovare uno straccio di giustificazione riguarda la presunta presenza di terroristi islamici nascosti tra i naufraghi. I n questo caso, a maggior ragione, il ministro doveva sbarcare immediatamente  e identificare con precisione i naufraghi in modo da identificare gli eventuali terroristi o spacciatori…
Dopo le eroiche dichiarazioni di qualche giorno fa nelle quali  il Comandante ribadiva  di volere andare a tutti i costi a  processo, che non intendeva sottrarsi in alcun modo al giudizio della magistratura,   ieri ha cambiato  improvvisamente idea. I consigli di consulenti legali di fiducia l'hanno dissuaso a fare lo sbruffone, verosimilmente la preoccupazione di una eventuale condanna hanno indotto il dietrofront e la richiesta di solidarietà a tutto il governo.
Questa giravolta ha messo nei guai i M5S . Ora il giochetto è scoperto: devono condividere tutte le responsabilità del ministro. Non si possono più nascondere: hanno anche loro una responsabilità rispetto alle nefandezze compiute dal ministro degli interni.
Per gli elettori in buona fede del M5S è giunto il momento per una serie riflessione sul vicolo cieco in cui si sono infilati con il Contratto. Il "sequestro" dei naufraghi della nave Diciotti non era previsto … nel Contratto…

G.R.

FONTE NUJ 

29 gennaio 2019

La proficua legislazione volta a contrastare la criminalità all'estero creerà nuovi pericoli per i giornalisti e comprometterà la libertà di stampa, ha avvertito il NUJ.

Nonostante i ripetuti avvertimenti del sindacato sui pericoli contenuti nella legge sul crimine del governo (Overseas Production Orders), il governo ha insistito con il disegno di legge, che raggiungerà la sua fase di relazione in Parlamento domani, mercoledì 30 gennaio.

La legge sul crimine (Overseas Production Orders) consentirà al governo del Regno Unito di concludere accordi con i governi stranieri in modo che possano richiedere l'accesso alle informazioni archiviate nel Regno Unito. Questi nuovi poteri non saranno accompagnati da salvaguardie per i giornalisti che lavorano nel Regno Unito o per i giornalisti che vivono in esilio.

Da settembre il NUJ ha incontrato una serie di parlamentari che sottolineano come il progetto di legge non rispetti le salvaguardie di base contenute nel Police and Criminal Evidence Act (PACE) 1984 e le autorità hanno già ampi poteri di sorveglianza definiti nelle Potenze investigative Act (IPA) 2016. Questo nuovo disegno di legge consente alle autorità di accedere al contenuto delle comunicazioni elettroniche dei giornalisti e rappresenta un'ulteriore erosione dei diritti fondamentali alla privacy e alla libertà di espressione.

Michelle Stanistreet , segretario generale della NUJ, ha dichiarato:

"Questo governo conservatore ha ripetutamente dimostrato il suo disprezzo per il giornalismo e il disprezzo per la libertà di stampa, introducendo inesorabilmente nuove leggi e poteri che minano e compromettono la capacità dei giornalisti di svolgere il loro lavoro con integrità e sicurezza.Questo governo ha cercato di limitare la libertà esistente della legge sull'informazione, ha introdotto la legislazione sulla sorveglianza draconiana, ha cercato di rendere più facile perseguire i giornalisti riformando la legge sui segreti ufficiali e ora sta spingendo una legislazione che trascura le poche protezioni legali che ci sono per materiale e fonti giornalistiche. Ufficio per rinunciare al contenuto delle nostre comunicazioni elettroniche a governi stranieri.Quindi non dubitiamo - questo governo sta orchestrando un ambiente legale deliberatamente ostile per tutti i giornalisti ".

 

Lo scempio della nave SEA WATCH bloccata alla rada con 49 ostaggi-naufraghi a bordo, gli atti sempre più ossessivi del ministro degli interni sono la cifra di questa fine del mese di gennaio 2019.
Un argomento importante, la gestione dei flussi migratori,  per il momento non più prioritario, viene enfatizzato come fosse l'inizio e la fine di tutti i problemi di questo povero e disgraziato paese.
I dati dei flussi migratori sono crollati. Sulla enfatizzazione dei flussi migratori , " siamo invasi", si vuole continuare ad alimentare una tensione inautentica ed una polarizzazione dell'opinione pubblica utile per la campagna elettorale leghista per le elezioni europee del 26 maggio.
In questa rappresentazione delirante della realtà Salvini e Di Maio vorrebbero continuare fino maggio e forse oltre. Mentre si polarizza giustamente l'attenzione sullo scempio delle politiche del ministro dell'interno verso i migranti circa centomila ragazze e ragazzi se ne sono andate e andati dall'Italia per cercare opportunità di lavoro anche molto qualificate all'estero.
I provvedimenti del reddito di cittadinanza e quota 100 molto ridimensionati rispetto alle promesse elettorali saranno forse l'unico atto di governo nei prossimi mesi.
I cinque stelle perderanno molti consensi perchè la linea "governativa" di Di Maio ha svuotato l'impianto ideologico che in qualche misura aveva convinto fascie di elettorato non di destra a votarli, come atto di fiducioso "investimento".
Ora questo "investimento" si è volatilizzato per l'adattamento del M5S alle politiche salviniane.
Bisogna ricominciare a parlare dei problemi da risolvere nel breve e medio periodo.
Non voglio ripetere l'elenco: occupazione e nuovi lavori da sviluppare con investimenti strategici, riassetto ambientale, strategie di riorganizzazione del sistema dei pubblici servizi, ecc
L'imperativo è cominciare a rimettere in agenda queste priorità e mantenere al contempo una presenza forte per contrastare la deriva disumana delle politiche del ministro degli interni contro gli immigrati.

Gino Rubini, editor di Onde Corte

 

foto da Pressenza.com

 

Il livello di sostenibilità politica e democratica del ministro degli interni rispetto alla vicenda dei " porti chiusi" è ormai superato da tempo. Siamo di fronte ad un signore che emette direttive, a quanto pare, delle quali non sarebbe possibile trovare traccia documentale negli uffici a ciò dedicati del Viminale e delle Capitanerie di Porto…

Gli stessi divieti rispetto alle prerogative costituzionali di parlamentari del Parlamento italiano ad accedere per un ispezione sulla motonave SEA WATCH ove si trovano da oltre 10 giorni 49 naufraghi salvati, paiono essere privi di validità giuridica, nel caso in fattispecie.

Hanno fatto molto bene gli onorevoli che hanno deciso di non obbedire a norme di dubbia costituzionalità, per lo più circolari dirette ai prefetti (?)

Questa pagliacciata dei "porti chiusi" ci sta mettendo fuori gioco nelle relazioni internazionali per la molteplicità di trattati internazionali  violati e messi in discussione. La campagna elettorale del personaggio che ricopre il ruolo di ministro degli interni costerà agli italiani, tutti, non solo agli elettori del ministro degli interni, molto, tantissimo.
Questo sarà il risultato di questa ossessiva e ottusa  campagna venata di razzismo.

editor

FONTE ARTICOLO21

 

Nonostante il freddo intenso dell’inverno, il rischio per le condizioni del mare e I continui naufragi dall’inizio dell’anno 4.507 persone hanno già attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Di chi non è sopravvissuto si sa poco o nulla, tranne che, come nel caso del gommone con a bordo 200 persone, sprofondato al largo della Libia, non ci sia la testimonianza di chi è scampato alla morte.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che segue con crescente apprensione la situazione dei flussi migratori provenienti dalle coste libiche, lancia un appello dopo gli ultimi eventi dei giorni scorsi e i numerosi ‘incidenti’ legati a operazioni di soccorso, come quello del mercantile che ha ricondotto in Libia persone soccorse in mare e l’incapacità, o meglio la mancanza di volontà, delle Guardia Costiera libica di garanti interventi nell’area di ricerca e di soccorso (SAR) di propria competenza.

...continua a leggere "Soccorsi nel Mediterraneo, l’appello di Unhcr e l’ennesimo schiaffo di Salvini"

 

Comunicato stampa dell’ASGI

ASGI: Sui soccorsi in mare siamo tutti coinvolti.Vicini alle ONG ma serve un cambio di strategia e l’Unione Europea deve stare dalla parte dei diritti delle persone

Nei giorni in cui si moltiplicano le morti in mare e Sea Watch ha a bordo 47 persone che rischiavano il naufragio nel tentativo di fuggire dalla Libia, ASGI esprime forte preoccupazione per le politiche inerenti l’accesso a un porto sicuro nelle operazioni di soccorso in mare e invita la Commissione Europea ad assumersi le proprie responsabilità.

Nel corso degli ultimi mesi le operazioni di soccorso in mare sulla rotta libica, condotte dalle ONG, si sono concluse con faticose contrattazioni politiche con singoli paesi membri dell’UE e hanno condotto allo sbarco delle persone soccorse a Malta o in Spagna, con la promessa di altri stati membri di accogliere le stesse in applicazione di una sorta di relocation.

L’incapacità dei Governi di trovare un accordo sulla riforma del Regolamento Dublino, come invece fatto dal Parlamento europeo, determina continue tensioni tra gli stessi Governi e la necessità di trovare soluzioni ad hoc al momento basate solo sulla adesione volontaria degli Stati.

Appare necessario ricordare che l’obbligo degli Stati di garantire lo sbarco in un luogo sicuro delle persone soccorse in mare nel più breve tempo possibile, sancito dalla normativa internazionale e nazionale, non può in alcun caso essere condizionato dalla disponibilità di altri Stati ad accogliere successivamente le persone sbarcate.

Inoltre, ASGI invita le ONG che operano o si accingono a fare operazioni di soccorso in mare a ricorrere alle strade più prettamente legali e ad adire le Corti nazionali e internazionali per consentire formalmente l’esercizio dei diritti riconosciuti dagli ordinamenti europei a tutte le persone che si trovano in condizioni di pericolo in mare, a prescindere dalla loro condizione giuridica.
ASGI ritiene, infatti, che percorrere esclusivamente la via della contrattazione politica caso per caso, di fatto tenendo in ostaggio i migranti, oggi più che mai, non possa che condurre a soluzioni che si pongono in aperta violazione dei diritti delle persone soccorse contribuendo a rendere sistematico l’utilizzo di pratiche politiche che si pongono al di fuori del quadro normativo dell’Unione europea e del diritto internazionale in materia di soccorso in mare e diritto d’asilo, come accaduto per la “soluzione” trovata sotto il controllo della Commissione europea dopo ben 19 giorni di attesa in mare per chi si trovava a bordo della nave di Sea Watch.
ASGI incoraggia il fondamentale intervento di soccorso operato dalle ONG nel Mediterraneo lungo la rotta libica e invita queste ultime a favorire e promuovere l’esercizio del diritto all’accesso tempestivo a un porto sicuro a seguito dei salvataggi effettuati, anche tramite azioni giudiziarie, che in caso di esito positivo potrebbero meglio tutelare gli interessi dei soggetti coinvolti anche in ottica futura. Si tratta di azioni necessarie non solo per tutelare i diritti delle persone soccorse, ma anche, più in generale, per porre un freno alle sconsiderate politiche europee e dei singoli Governi che oggi più che mai sono responsabili delle morti nel Mediterraneo.

L’ASGI, infine, esprime una ferma disapprovazione nei confronti dell’azione della Commissione Europea che, nel corso del 2017 e del 2018, ha sistematicamente evitato di azionare gli strumenti giuridici previsti dall’ordinamento europeo (ad es. avviando procedure d’infrazione contro gli Stati che hanno violato la normativa europea) e di esercitare il suo ruolo politico sui Paesi membri sia al fine di rendere effettivo il rispetto dei loro obblighi, inclusi quelli di ricerca e soccorso in mare, sia non sostenendo con maggior forza la riforma del Regolamento Dublino che vincolerebbe ad un’equa distribuzione dei richiedenti protezione internazionale nei vari Stati europei, tenendo altresì conto dei legami significativi dei richiedenti stessi .
L’appiattimento sulle posizioni dei singoli Governi si è riflesso in questi anni nella approvazione di misure inidonee ad affrontare la complessità del fenomeno dell’immigrazione e dell’asilo e nella mancanza di strumenti concreti volti ad assicurare il rispetto degli obblighi di ricerca e soccorso in mare, del conseguente tempestivo accesso ad un porto sicuro in caso di salvataggio e della non criminalizzazione delle ONG.

L’effetto di queste azioni ed omissioni è stato una drammatica contrazione del numero delle persone soccorse lungo la rotta libica, così condannate a perdere la vita durante la traversata o a essere forzatamente ricondotte nelle spaventose carceri libiche.

 

FONTE PRESSENZA

20.01.2019 - Eva Marín, Barcellona Redacción Barcelona

Quest'articolo è disponibile anche in: SpagnoloFranceseCatalano

Centinaia di dimostranti a sostegno di Open Arms

Circa 500 persone, secondo la polizia (2.000 secondo gli organizzatori) hanno aderito alla manifestazione convocata ieri pomeriggio da parte dei volontari di Open Arms come forma di protesta riguardo il blocco da parte della Capitaneria Marittima (Ministero dello Sviluppo) circa la navigazione di Open Arms nel Mediterraneo centrale. Open Arms è un’organizzazione non governativa e senza scopo di lucro la cui missione principale è il salvataggio in mare di coloro che tentano di giungere in Europa sfuggendo a conflitti bellici, persecuzione o povertà. Di fronte all’ingresso della Delegación del Gobierno Español in calle Mallorca, luogo in cui, alle 16, ha avuto inizio la manifestazione, Òscar Camps, fondatore di Open Arms, ha dichiarato che“tali decisioni costano vite umane”.

Ogni giorno che passa nel Mediterraneo si perdono vite umane ...continua a leggere "Centinaia di dimostranti a sostegno di Open Arms"

 

Fonte Pressenza.com

Dopo aver rinviato l’inizio dell’udienza per più di dieci ore, il Tribunale Penale Orale 3 di Jujuy ha condannato la leader sociale Milagro Sala a 13 anni di carcere, giudicandola colpevole di crimini di associazione illecita, estorsione e frode allo Stato nella causa conosciuta come “Pibes Villeros” che è poi la principale tra le numerose istruite ad arte per impedire che la dirigente sociale si possa presentare alle elezioni contro l’attuale governatore Gerardo Morales, suo avversario politico da sempre.

La sentenza è giunta nonostante che il pubblico ministero non sia riuscito a fornire prove, se non le testimonianze di un ex affiliato della Tupac, arrestato proprio ieri per traffico di stupefacenti, e di sua madre, ex deputata eletta nella lista ispirata dall’organizzazione di quartiere, incarcerata in un primo momento e poi liberata quando ha cominciato a “collaborare con la giustizia”.

“Oggi voi, donne giudici, come donne e lavoratori, passerete alla storia per qualsiasi cosa decidiate, nel bene e nel male”, aveva detto Milagro prima della sentenza. Ed aveva aggiunto: “Tutti i miei compagni ed io siamo innocenti. Non abbiamo rubato nulla e non a caso le nostre opere sono riconosciute a livello internazionale; ci processano perché siamo poveri e coya (il nome con cui si designano gli originari della zona, n.d.r)”.

Il Collegio di difesa ha già presentato appello.

Fra pochi giorni si compiranno tre anni dall’incarcerazione preventiva di Milagro Sala dopo la pacifica protesta (un sit-in) di fronte alla sede del governatorato di Jujuy che generò una prima ridicola causa per disturbo della quiete pubblica e occupazione illecita di suolo pubblico. Contro questa incarcerazione eccessiva ed illecita si sono pronunciate istituzioni e associazioni internazionali e si è mobilitata l’opinione pubblica costituendo, in Argentina e in numerosi paesi del mondo, comitati per la liberazione di Milagro Sala e di tutti i prigionieri politici.

Fonte Pressenza

15.01.2019 Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: SpagnoloFrancese

Evo Morales denuncia la “ingiusta condanna” a Milagro Sala
(Foto di PRI)

Tra le numerose voci che si sono levate a livello internazionale  oggi quando è stata resa nota la condanna di Milagro Sala per la causa “Pibe Villeros” spicca quella di Evo Morales, Presidente della Bolivia che in un tweet dal suo account personale dice:

La nostra solidarietà a Milagro Sala, ingiustamente condannata a 13 anni di carcere per aver lottato per una vita migliore per i poveri e gli indigeni del suo paese. Speriamo che questa situazione si inverta e le auguriamo molta forza in questi tempi difficili.

Evo Morales era già stato vicino alla causa della dirigente della Tupac Amaru con cui condivide la linea generale di rivendicazione dell’Abya Yala cioé del nome che alcuni popoli indigeni davano e danno all’america nel senso del recuperare e rendere vive le tradizioni dei popoli originari.

NOTIZIE

 

La soluzione alla disinformazione nell'espansione e nel finanziamento di piattaforme nel controllo dei fatti ma, come sostengono alcuni esperti, nel sostegno più forte a un ecosistema dei media più sostenibile ea un giornalismo di qualità. Foto scattata nel 2016 dal Centro stampa del Consiglio dell'UE.

(Servizio audiovisivo CE / Mauro Bottaro)

Secondo un'analisi pubblicata dal Washington Post , il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto più di 30 false dichiarazioni al giorno, sei volte più del solito, durante la campagna elettorale a medio termine. Secondo questo quotidiano, l'imminenza delle elezioni ha provocato un'esplosione di entrambe le affermazioni infondate dei politici che la proliferazione di notizie false o "Infox" sui social network.

Questo è anche quello che è successo durante i due turni elettorali in Brasile, secondo le principali istituzioni incaricate di missioni di osservazione, come l'Organizzazione degli Stati americani (OAS). Quest'ultimo sottolinea, in un rapporto sulle elezioni, che fino ad ora non vi era mai stata una tale circolazione di informazioni di dubbia provenienza. È per questo che ha chiesto di indagare il Brasile dopo le lamentele che ha rivelato organizzate reti di creazione e diffusione di notizie false, finanziati da aziende private, al fine di diffamare il Partito dei Lavoratori (compresi i fatti rivelati da il quotidiano Folha de São Paulo ).

 

"Il Brasile è stato un avvertimento per noi perché attesta l'esistenza di questa massiccia disinformazione che, per la prima volta, si diffonde principalmente attraverso WhatsApp " ,afferma Myriam Redondo, specialista di verifica giornalistica. " C'è anche un'evoluzione nel formato delle notizie false: siamo passati da informazioni fuorvianti a una predominanza di" meme "e immagini che sono finte o fuori contesto. "

Messaggi duri, progettati per sfruttare le emozioni del destinatario, leggere immediatamente, adattati a tutti gli spettatori indipendentemente dal loro livello culturale e che, circolando su un social network chiuso come WhatsApp , sono più difficili da smascherare. Infatti, durante la campagna brasiliana, Cristina Tardáguila di Agencia Lupa(specializzata in fatto di controllo o " fact-checking " in inglese) ha chiesto, senza successo, a WhatsApp di limitare la possibilità di invio di massa. messaggi attraverso questa applicazione.

È in questo contesto complesso che i gruppi di ricerca di fatti (composti principalmente da giornalisti e analisti di dati) si stanno moltiplicando su scala globale senza disporre di un solido piano economico per garantirne la redditività. " La maggior parte delle piattaforme di audit si trova ad affrontare problemi di finanziamento. Solitamente, ottengono le loro entrate attraverso sovvenzioni, donazioni da sponsor, collaborazioni con i media o contributi da partner " , dice Clara Jiménez, co-fondatrice di Maldita.es , uno dei pionieri team di verifica spagnoli.

Queste tre fonti di finanziamento (specialmente nel caso di quest'ultimo, basato sulla creazione di una rete di supporto ai cittadini) richiedono un sacco di tempo e di sforzi che le piattaforme sono obbligate a " sacrificare " per combattere la disinformazione sul web. Questo trabocchetto sarebbe, almeno in teoria, più facile da superare con sussidi istituzionali, sia a livello nazionale che sovranazionale.

A partire da quest'anno, l'Unione europea aumenterà il suo sostegno annuale al sistema giornalistico da 8 milioni di euro concentrandosi su programmi che vanno dalla cultura digitale dei cittadini alla promozione della pluralità dei media.

È in questo contesto di maggiore coinvolgimento della comunità che potrebbero essere create le iniziative che sono state previste, come la creazione di un team europeo specializzato nel controllo dei fatti o un canale di finanziamento specifico per le piattaforme. forme attualmente dedicate a questo lavoro.

La decisione di accettare o meno queste iniezioni di fondi istituzionali ha scatenato un grande dibattito tra i professionisti della verifica dei dati in tutto il mondo. " Non possiamo lavorare su progetti con aiuti pubblici o accettare denaro da istituzioni come l'Unione europea. Se uno dei suoi loghi appare sulla nostra pagina web, perdiamo la nostra credibilità. Il pubblico euroscettico dubiterebbe della nostra indipendenza su questioni come Brexit, per esempio " , afferma Jiménez.

La giornalista Ana Pastor, fondatrice di Newtral , una piattaforma pioneristica in Spagna nel campo della verifica giornalistica, è nella stessa direzione. Questa piattaforma fa parte di questo lavoro in diretta sui social network e in televisione. " Ovviamente, abbiamo bisogno di soldi per svolgere il nostro lavoro, ma ci sono anche altre forme di collaborazione: ad esempio, un migliore accesso a dati, fonti, maggiore trasparenza e collaborazione continua. Tuttavia, dobbiamo sempre rispettare i principi fondamentali della libertà di espressione e il diritto di dare e ricevere informazioni ", afferma.

Controllo dei fatti: una regola più che un'eccezione

Per altri esperti, come Ricardo Gutiérrez, segretario generale della Federazione europea dei giornalisti, la soluzione al problema delle notizie false non riguarda solo la moltiplicazione e il finanziamento di piattaforme specializzate nella verifica dei dati. Tra le altre cose, si concentra sulla forza e sulla qualità del sistema giornalistico in generale e dei professionisti che lo compongono.

Tutti i giornalisti sono ispettori dei fatti. Non dobbiamo propagare l'idea (errata) che i giornalisti non controllino le informazioni; che ci sono solo i "superjournalists", i "fact-checkers" che li [verificano]. [Inoltre,] alcuni studi hanno dimostrato che i controllori dei fatti hanno poco impatto . La lotta contro la disinformazione sarebbe molto più efficace se si basasse sui 600.000 giornalisti professionisti in Europa ", insiste.

Ogni media e ogni giornalista deve assumersi la responsabilità di non amplificare le notizie false pubblicandole nel proprio spazio. E se ciò accade, devono rapidamente aiutarli a negarli " , afferma Redondo, esperto di controllo di rete.

Il lavoro quotidiano delle piattaforme di verifica dei dati, tuttavia, rivela che ci sono molte notizie false che non hanno bisogno di parassitare i media per diffondersi a livello globale. Secondo questi gruppi di revisori, la loro individuazione sarebbe molto complicata senza servizi specifici che svolgono un lavoro sistematico e che tendono a fare affidamento sulla collaborazione dei cittadini.

Ogni giorno, siamo alla ricerca di ciò che ci accade attraverso il nostro servizio di verifica di WhatsApp, che il team di Newtral ha installato per la prima volta in Spagna. Permette a qualsiasi cittadino di scriverci e farci domande su un titolo, un montaggio o una foto che sembrano sospetti. Studiamo i dati, facciamo telefonate, consultiamo esperti, seguiamo la storia virale su Internet ... E rispondiamo a ciascun utente con un messaggio personalizzato", afferma Lorena Baeza, giornalista di Newtral .

Legislato o censura: un equilibrio difficile

Fermare il flusso di queste bugie interessate che circolano in tutto il mondo attraverso i social network come Facebook e Twitter solleva un altro grande dibattito: la necessità o meno di legiferare per affrontarlo .

Una relazione congiunta Access Now , Civil Liberties Union per l'Europa e l'European Digital Rights sul ruolo che l'Unione europea deve svolgere nella lotta contro la disinformazione ( Informare il dibattito "disinformazione" ) sconsiglia cedere alla tentazione di sanzioni, come hanno già fatto la Germania, la Francia o l'Italia. " Nella Federazione europea dei giornalisti condividiamo questa opinione " , afferma Ricardo Gutiérrez. " In effetti, il 23% degli informatori europei è stato oggetto di minacce legali basate su leggi sulla diffamazione. Le nuove leggi contro le notizie false aumenteranno la pressione ", avverte.

La più grande paura è che un possibile quadro legislativo contro la disinformazione servirà come scusa per coloro che vogliono limitare la libertà di stampa e le voci di dissenso. Gruppi internazionali di comunicatori stanno già dando l'allarme su questo pericolo. "I regimi autoritari avrebbero usato tale legislazione contro i giornalisti e i media tradizionali. Siamo molto preoccupati per ciò che sta accadendo in Italia. E ancora di più della situazione in Ungheria, Polonia, ecc. Un recente studio del Consiglio d'Europa mostra che il 30% dei giornalisti europei pratica l'autocensura " , afferma Gutiérrez.

Il regolamento "ideale" è anche molto difficile da definire perché è un fenomeno di cui non si conosce ancora il pieno impatto. " Nessuno studio scientifico è stato ancora in grado di misurare l'influenza sociale e politica di questa disinformazione. Per ora, possiamo solo supporre alla sua gravità " , conclude la signora Redondo.

Questo articolo è stato tradotto dallo spagnolo.

FONTE CONTROLACRISI

Al primissimo giorno da presidente del Brasile, l’estremista di destra Jair Bolsonaro ha immediatamente fatto sparire dalla scrivania governativa tutte le questioni inerenti alla comunità LGBT, eliminandola dal novero di coloro di cui dovrà occuparsi il nuovo “Ministero delle donne, della Famiglia e dei Diritti Umani“. Il nuovo ministro per i diritti umani, l’ex pastore evangelico Damares Alves, ha affermato che “la famiglia brasiliana è minacciata” da politiche inclusive. All’interno del Ministero la sigla LGBT è stata così cancellata. I gay, i bisessuali, le lesbiche, le persone transessuali non saranno minimamente contemplati da questa amministrazione. Anzi, chiaramente osteggiati.

“Lo stato è laico, ma questo ministro è terribilmente cristiano”, ha tuonato Alves al suo primissimo discorso da ministro. “Le ragazze saranno principesse e i ragazzi saranno principi. Non ci sarà più indottrinamento ideologico per i bambini e gli adolescenti del Brasile“.

Da sempre dichiaratamente omofobo, Bolsonaro ha in passato confessato che preferirebbe avere un “figlio morto piuttosto che un figlio gay”. Nelle ultime settimane, prima che l’insediamento diventasse realtà, decine di coppie LGBT si sono sposate, temendo la cancellazione del matrimonio egualitario, entrato in vigore nel 2013.

Tra i ‘fan’ del neo presidente ci sono Donald Trump e l’ambasciatrice degli Stati Uniti delle Nazioni Unite, Nikki Haley, ma anche il segretario di stato americano Mike Pompeo e il nostro Matteo Salvini.

fonte Articolo21.org

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti esprimono piena solidarietà ai colleghi dell’Espresso Federico Marconi e Paolo Marchetti, aggrediti a Roma da aderenti ad Avanguardia Nazionale e Forza Nuova. Come ricostruisce sul sito web dell’Espresso Giovanni Tizian, il cronista e il fotografo si trovavano nelle vicinanze del cimitero monumentale del Verano per documentare la manifestazione in ricordo dei morti di Acca Larentia organizzata da Avanguardia nazionale. Un gruppo di neofascisti si è avvicinato a Marchetti e, con spinte e pesanti minacce, si è fatto consegnare la scheda di memoria della macchina fotografica. Altri militanti hanno quindi accerchiato il giornalista Federico Marconi e hanno iniziato a colpirlo con calci e schiaffi.

«Azioni che non sono degne di un Paese che si definisce civile e che rappresentano purtroppo solo l’ultimo episodio di violenza e intolleranza nei confronti di giornalisti ‘colpevoli’ solo di svolgere il proprio lavoro al servizio dei cittadini e del loro diritto a essere informati», affermano FNSI e Cnog.

«Siamo convinti – proseguono – che i colleghi aggrediti, così come tutta la redazione dell’Espresso, continueranno con ancora più forza e determinazione a ‘illuminare’ un fenomeno, quello del riaffermarsi di frange di estrema destra e gruppi neofascisti in tutto il Paese, rispetto al quale, oltre ad una presa di posizione del Viminale, auspichiamo un’azione più incisiva da parte delle istituzioni. Siamo e saremo al fianco di Federico Marconi e Paolo Marchetti in qualsiasi iniziativa riterranno di voler intraprendere in difesa delle loro persone e della loro professionalità e ci auguriamo che forze dell’ordine e magistratura facciano in fretta chiarezza sull’accaduto, anche in relazione al divieto di ricostituzione del partito fascista».

 

Pubblichiamo per favorirne la massima diffusione questo appello dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) che condividiamo . Editor 


L'APPELLO

” Lanciamo un appello di impegno civile a difesa della legalità a fronte di una politica senza più legge”

 

Il nuovo anno si apre con 32 persone che, ancora una volta, attendono da molti giorni (tredici, alla data di oggi) di poter sbarcare in un porto sicuro. Al caso della Sea Watch 3 si aggiunge quello della Sea Eye, con 17 persone raccolte lo scorso 29 dicembre.

Da giuristi non possiamo quindi che denunciare, ancora una volta, l’illegittimità di quanto sta, nuovamente, accadendo nel Mediterraneo: il diritto di sbarco in un porto sicuro viene posto in discussione in ogni singolo episodio di salvataggio, senza considerazione alcuna per le norme.
Sono solo gli ultimi casi di uno stillicidio ormai costante in spregio del diritto e fuori da ogni inesistente “invasione”, ammontando gli sbarchi nel 2018 a poco più di 20.000.

Come associazione ribadiamo che:

– il diritto internazionale del mare (Convenzione Sar sulla ricerca e il soccorso in mare ratificata dall’Italia nel 1989; Convenzione Solas sulla salvaguardia della vita umana in mare ratificata dall’Italia nel 1980 e la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, ratificata nel 1994, tra le altre) prevede chegli Stati e, quindi, anche le autorità italiane, abbiano l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro;

– il rifiuto di consentire lo sbarco, in particolare a persone vulnerabili (donne e bambini, anche piccolissimi) sfuggite a torture e violenze, che oggi si trovano in permanenza prolungata su una nave in condizioni di sovraffollamento e di promiscuità e con bisogno di accesso a cure mediche e a generi di prima necessità viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati, in particolare l’art.2 (diritto alla vita) e l’art.3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo, oltre che il principio di non refoulement e il diritto di accedere alla procedura di asilo sanciti dalla Convenzione di Ginevra, dal diritto comunitario e dall’art.10 c.3 della Costituzione italiana.

Ci riserviamo di supportare e promuovere ogni azione giudiziaria nelle sedi competenti per ingiungere il rispetto del diritto e sanzionare le violazioni in essere e l’indebita strumentalizzazione della situazione di persone vulnerabili al fine di porre in discussione le regole di ripartizione dei richiedenti asilo nell’Unione Europea al di fuori delle sedi proprie.

Pertanto come associazione invitiamo tutti i soggetti istituzionali, al di là della loro competenza, a far sentire la loro voce anche con atti di impegno civile a favore di coloro che sono ostaggio di una politica senza più legge.

 


Per adesioni all’appello, che proponiamo alla sottoscrizione di enti, associazioni e persone interessate, contattare info@asgi.it


 

 

Pubblicato il 3 gennaio 2019
Di Zaid Noorsumar

Fonte : Rankandfile.ca

Trentacinque organizzazioni in tutto il Canada si sono coalizzate per formare la rete per i diritti dei migranti il 18 dicembre, la Giornata internazionale dei migranti. L'alleanza mira a lottare per i diritti dei migranti e combattere l'ondata crescente di razzismo nel paese.

Unifor, Migrant Centre Resource Center Canada e No One is Illegal sono tra i membri della coalizione, che è composta prevalentemente da gruppi per i diritti dei migranti e organizzazioni sindacali.

Una piattaforma antirazzista e "educazione popolare"
Syed Hussan, coordinatore della Migrant Network Alliance for Change, ha detto che la rete lancerà una piattaforma in vista delle elezioni federali del 2019 sui principi dell'anticapitalismo, dell'antirazzismo e della giustizia dei migranti.

"Daremo un messaggio chiaro, coerente, forte ai partiti politici che non permetteremo loro di manipolare ulteriormente e dividerli come un modo per ottenere voti", ha detto Hussan, citando il tono sempre più nativista del partito conservatore e l'estrema destra

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fonte Meltingpot
Faras Ghani, Al Jazeera - 3 dicembre 2018

Una ricerca dimostra che un terzo delle donne migranti ha subito abusi durante il viaggio. Le sofferenze non finiscono quando le donne raggiungono il Marocco.

Traduzione a cura di: Francesca Castelli

 

Rabat, Marocco. Seduta fuori dall’ufficio di una ONG nella capitale marocchina Rabat, c’è la 18enne Juliet (non il suo vero nome), che guarda le macchine correre via.

Juliet ha negli occhi la disperazione e nessuna speranza. Ha capelli scompigliati, jeans sporchi e strappati, le unghie rotte. Il suo sguardo, assente, senza nemmeno mai spostarsi, racconta una storia buia e triste.

Juliet non parla con la sua famiglia in Nigeria da dicembre; dietro c’è una motivazione terribile.

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