La violenza dell’ignoranza: il migrante tra mitologia e propaganda

Forse dovremmo chiederci cosa sta accadendo, all’Italia e non solo. La così detta crisi migratoria credo sia “solo” lo spaccato in cui più chiaramente, con più vigore e maggior trasparenza, si manifesta una dinamica di gran lunga più complessa. Una dinamica estesa di tipo sociale, culturale e antropologico, che finirà per produrre uno spartiacque forse epocale, per effetto di conseguenze di un’importanza e un impatto tale da divenire “storiche”.

L’Italia degli ultimi 20 anni ha vissuto cambiamenti quasi incredibili, ma che al contempo definirei palpabili, dirompenti e innegabili. La lenta elaborazione che nel secondo dopoguerra si fece degli orrori del conflitto, testimoniata dalle convenzioni internazionali e dalla carta dei diritti, che fu l’epilogo ma anche il rinnovato slancio di una riflessione profonda sui più alti valori dell’umano, sembrava avesse prodotto una società ormai definitivamente liberà dalle barbarie, mai più disposta a sottovalutare, normalizzare e propagandare le amenità razziste e nazi-fasciste. Negli anni ’60 e ’70, un ulteriore passo avanti sul piano della rivendicazione dei diritti è stato compiuto dalle lotte che hanno segnato a livello mondiale una stagione di opposizione alle costrizioni, all’ingiustizia sociale, e alle discriminazioni. L’Italia degli anni ’80 pare dunque esser stata ricca, emancipata e libera, infarcita di un’educazione tollerante e pacifista, o forse solo un po’ meno bigotta e moralista. Di fatto, alcuni concetti essenziali in ordine alla società e alla convivenza hanno avuto durante gli anni del mio diventar membro della società civile un’aurea di assolutezza, la sostanza paradigmatica di un a-priori, un’apparente ma convincente sembianza di eternità. Poi qualcosa è cambiato, il boom economico è cessato, la qualità dell’istruzione è implosa e il diritto al lavoro ha vacillato. L’incertezza è diventata il risvolto psicologico diffuso della flessibilità, la precarietà economica ha inaugurato la stagione dei suicidi, dell’esodo degli investimenti stranieri e dei progetti futuri dei connazionali. Responsabili non ce ne sono, la crisi non ha avuto mandanti ne esecutori pare. È successa. La guerra quotidiana per la sopravvivenza non ha nemici né amici, la si combatte soli una rinuncia dopo l’altra, fin quando agli sgoccioli delle rinunce possibili, è apparsa all’orizzonte l’occasione del riscatto. Continua a leggere “La violenza dell’ignoranza: il migrante tra mitologia e propaganda”

Argentina: nuovo attacco giudiziario alla Tupac Amaru

fonte Pressenza.com

10.06.2018 Mariano Quiroga

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Portoghese

Argentina: nuovo attacco giudiziario alla Tupac Amaru

 

 

Continuano le vessazioni nei confronti dell’organizzazione di quartiere Tupac Amaru, nella provincia argentina di Jujuy,, con nuovi capitoli di arbitrarietà. Oltre alle detenzioni illegali di diversi membri dell’organizzazione,  si è  aggiunta la perquisizione e il sequestro della sede centrale dell’associazione, nel centro della capitale Jujuy, San Salvador.

La leader Milagro Sala, agli arresti domiciliari, ha protestato per l’azione della polizia e della giustizia provinciale, oltre a denunciare che l’operazione di polizia è stata condotta senza mandato e da un emissario del governatore, Gerardo Morales.

“Vogliono portarsi via tutto ciò che è della Tupac. José Luis Estrada è colui che Morales ha incaricato di agire con la sua banda di polizia per intimidire tutti i nostri compagni”, ha detto Sala in un’intervista con i media della capitale argentina.

Estrada è stato nominato controllore della Tupac Amaru e, oltre ad espellere le persone che si trovavano nell’edificio, ha sequestrato il tomografo che l’istituzione ha acquistato e che è ancora l’unico della provincia.

“Lo scanner  era in funzione per tutti gli associati e per chiunque ne avesse bisogno con un contributo di tre pesos (circa 15 centesimi). Hanno preso tutta l’attrezzatura per fare i raggi X e gli ultrasuoni, tutto è stato acquistato con molto sacrificio, non c’erano argomenti per prenderli. Il giudice Pullen Llermanos è noto per essere un accaparratore, non gli importa nulla della salute delle persone”, ha detto Sala a Radio La Patriada.