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Fonte FiomNotizieBologna

 

 

E’ una serata qualsiasi al circolo Arci RitmoLento.  Sono le dieci e mezza e le attività del circolo sono finite. La maggior parte dei frequentatori inizia ad andare verso il letto. Non è raro che vi siano serate in cui il RitmoLento si riempa di riders. Ma chi sono i riders? I riders sono i tradizionali fattorini inquadrati nel nuovo settore del “food-delivery” (consegna del cibo). Quando termina il turno capita che si riuniscano per conoscersi e confrontarsi.

Dall’autunno scorso i riders della città hanno cominciato a incontrarsi periodicamente e organizzarsi sotto il nome di Riders Union Bologna. L’obiettivo? Rivendicare condizioni contrattuali migliori, ottenere diritti e tutele oggi assenti, divenire un punto di riferimento e di mutuo aiuto per i fattorini della gig economy. L’ultima iniziativa è stata lo sciopero inter-piattaforma di venerdì 23 febbraio, mentre era in corso una pesante nevicata. Nemmeno il freddo e il gelo sono riusciti a impedire il corteo in bicicletta per le vie del centro.

Per comprendere bene in quale contesto si inserisca questo sciopero, quali siano le condizioni dei lavoratori del food delivery e la situazione bolognese, è però necessario fare qualche passo indietro. Fin dall’ inizio del 2016 il settore del food delivery a Bologna era interamente occupato da un’unica piattaforma online che copriva la stragrande maggioranza dei ristoratori bolognesi, PizzaBo, e la cui unica funzione era quella di offrire uno spazio virtuale di incontro tra domanda e offerta. Ogni pizzeria gestiva la consegna degli ordini autonomamente, tramite i propri fattorini. Nel 2016 PizzaBo è stata venduta a Justeat, un colosso mondiale del food delivery. Da quel momento abbiamo assistito a una progressiva invasione di altre compagnie internazionali del settore; una invasione che si è accompagnata a una proliferazione di ristoranti e pizzerie, tanto che Bologna è ormai definita “city of food”(città del cibo).

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fonte Pressenza.com

27.03.2018 - Rete Italiana per il Disarmo

Il nuovo Parlamento sospenda l’invio di armi che alimentano il conflitto in Yemen
(Foto di Pressenza London)

A tre anni esatti dall’inizio della conflitto, richiediamo con fermezza alle istituzioni italiane, ai Paesi membri ed all’Unione Europea di sospendere l’invio di armamenti alle parti in conflitto in Yemen e di sollecitare una iniziativa di pace a guida ONU

Non possiamo più chiudere gli occhi davanti alla catastrofe umanitaria che da tre anni si sta perpetrando in Yemen anche con armi italiane. Per questo chiediamo che la prima iniziativa del Parlamento italiano sia quella di conformarsi alle risoluzioni, votate ad ampia maggioranza nel Parlamento europeo, che chiedono di promuovere un embargo di armamenti verso l’Arabia Saudita e i suoi alleati in considerazione del coinvolgimento nelle gravi violazioni del diritto umanitario in Yemen accertate dalle autorità competenti delle Nazioni Unite. Chiediamo inoltre al prossimo Governo di farsi promotore della medesima istanza in sede di Consiglio europeo e di avviare un’iniziativa multilaterale per promuovere la fine del conflitto e il processo di pace in Yemen.

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Fonte LavoroeSalute

Pubblicato da

 Cosa abbiamo da perdere?

Hanno salvato 218 vite esposte a due alternative: la morte in mare su gommoni alla deriva o finire catturati dalla sedicente Guardia costiera libica, finanziata dall’UE, per essere riportati nelle mani di aguzzini usi a chiedere un riscatto, a torturare, a stuprare a rinchiudere in centri di detenzione.

In un mondo normale sarebbero stati chiamati “eroi”, oggi invece come ormai noto perché anche la stampa mainstream ha sussultato, sono accusati di “associazione a delinquere” e la loro imbarcazione è stata sequestrata con un atto di vera e propria pirateria giuridica.

In una affollata conferenza stampa ieri pomeriggio Oscar Camps, fondatore dell’Ong spagnola Proactiva Open Arms, che dal 2016 con 3 imbarcazioni ha tratto in salvo circa 25 mila persone, Riccardo Gatti, (Coordinatore in Italia dell’Ong), l’ormai ex senatore Luigi Manconi e l’avvocato Alessandro Gamberini, hanno raccontato di una vicenda assurda che potrebbe divenire normalità fino a quando verranno tollerati i comportamenti di governi e procure simili.

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FONTE nuovAtlantide.org

 

di Franco Cardini – 18 marzo 2018

All right, Mister Trump! Chapeau, Monsieur Macron! Ausgezeichnet, Frau Merkel! La vostra tempestiva e coraggiosa discesa in campo al fianco della premier britannica contro il nuovo tiranno del Cremlino ha sortito il massimo successo. E difatti lui, Zar Vladimir, vi ha cavallerescamente presentato le armi ringraziandovi all’indomani del voto in Russia. Siete stati i suoi più efficaci agenti elettorali. Prolungando l’assurdo e insensato embargo antirusso, non farete altro che rafforzare la sua popolarità. Evidentemente, la reazione degli italiani alle “inique sanzioni” del ’35-’36 non vi ha insegnato nulla. Mala cosa, non saper un po’ di storia…

Non che nel nostro stesso paese, a proposito di Putin, ci siamo fatti mancar nulla, per carità! Alla vigilia, con qualche flebile e minoritaria eccezione, crucifige preelettorali, finissime previsioni d’insuccesso (alle urne non sarebbe andato quasi nessuno…) e ferme denunzie contro il despota moscovita erano moneta corrente nei nostri media. Valga l’autorevole e illustre esempio del “Corriere della Sera” di sabato 8 marzo scorso: dove a p. 1 Franco Venturini prevedeva che Putin “non avrà domani il coraggio politico di affrontare nelle urne una nascente opposizione” e che “i russi potrebbero decidere di punirlo, con un’affluenza tanto bassa da render fragile la sua scontata rielezione”; a p. 10 si mettevano alla gogna i “putiniani d’Italia”, banda trasversale da Salvini alla Meloni a Giulietto Chiesa (candidato alle nostre elezioni, si ricordava generosamente, con Ingroia, che ora sta passando i guai suoi a causa d’un’accusa di peculato), mentre Luigi Ippolito ribadiva che il ministro degli esteri britannico Johnson (che per ironia della sorte inalbera un arcirusso nome di battesimo, Boris) è certo che all’origine del pasticciaccio di Salisbury vi sia proprio lui, il despota…, e a p. 11 si tessevano le lodi della bella, brava, intelligente Ksenya Sobchak, ex vedette televisiva e concorrente del cattivo di turno.

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Fonte: Sbilanciamoci

L’Italia del dopovoto/ La sinistra è stata sconfitta nelle urne perché non è stata credibile. LeU è progetto sconfitto, ma resta l’esigenza della costruzione di una forza unitaria di sinistra.

Alle elezioni del 4 marzo il 60% degli operai ha votato per la Lega e i Cinque Stelle, così come le zone del paese –tra tutte il Sud– che vivono condizioni di povertà, esclusione e disagio sociale. Il 90% di chi ha lasciato il Pd, si è rivolto ai Cinque Stelle e non a Liberi e Uguali. Le elezioni del 4 marzo ci consegnano una maggioranza: anti-establishment.

 Un paese, assediato dalla povertà e dalla paura – come ricorda Mario Pianta – ha scelto il cambiamento, che non è stato rappresentato dalla sinistra ma dalla Lega populista e da una nebulosa ambigua come i Cinque Stelle che mescolano messaggi di destra e di sinistra, di radicale innovazione e di rincorsa rancorosa dell’Italietta strapaese, di partecipazione dal basso e manipolazione dall’alto.
 
Il Mezzogiorno è da anni abbandonato a sé stesso e si è vendicato. Idem i giovani, e così gli operai. In un paese dove non ci sono più corpi intermedi capaci di avere antenne nella società e produrre consenso elettorale (e sociale) significativo – mentre i partiti sono comitati elettorali senza radici (partiti senza società direbbe Diamanti) – tutto diventa complicato.

Fonte Effimera.org

Il Brasile dopo l’omicidio di Marielle Franco – Intervista a Giuseppe Cocco

Ringraziamo Giuseppe Orlandini per la traduzione dal portoghese.

Cosa significa in termini politici l’esecuzione della consigliera di Rio de Janeiro Marielle Franco?

In base a ciò che è stato scoperto dalle prime investigazioni, ci sono sufficienti elementi per dire che non è stata solo “una” esecuzione, ma una esecuzione politica, un attentato. Si tratta di una esecuzione la cui dimensione politica ha almeno tre elementi: il primo è che Marielle era una militante del PSOL (Partito Socialismo e Libertá, una dissidenza di sinistra del PT, creato nel 2004), in particolare del PSOL di Rio; il secondo è che Marielle era espressione di una generazione di “giovani poveri, neri e nere di favela” che hanno cominciato a fare politica in prima persona, autonomamente; il terzo è che l’omicidio avviene nell’ambito dell’intervento federale a Rio, decretato dal presidente Temer.

Com’è ovvio, ci sono molti altri elementi, ma per un primo approccio penso sia necessario ordinarli a partire da qui.

1)     Marielle era del PSOL di Rio de Janeiro. Il PSOL di Rio è stato capace di uscire dal ghetto nel quale si trova il PSOL nazionale e costituirsi come una forza elettorale con peso e consistenza. É importante comprendere come il PSOL di Rio abbia ottenuto questo ruolo da protagonista, in termini sia di attivismo che elettorali. Senza pretendere di essere esaustivo, credo ci siano tre principali spiegazioni: il PSOL a Rio è diventata l’unica opposizione al consorzio politico-mafioso comandato a livello federale dal PT e a livello fluminense e carioca dai compari del PMDB: se a livello nazionale il marketing lulista riusciva a non rendere esplicite le negoziazioni infami alle quali si associava (quando non le promuoveva), a Rio tutto questo è evidente perlomeno dal 2010.

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Fonte Comune.Info

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di Lorenzo Guadagnucci*

Parafrasando un aforisma del compianto Roberto Freak Antoni potremmo dire, pensando alla bufera mediatica esplosa attorno a Enrico Zucca, che non c’è gusto in Italia a dire la verità. Invece d’essere ascoltato e ringraziato, il magistrato è stato additato come una minaccia da buona parte della nomenclatura istituzionale, con il chiaro obiettivo di non discutere le questioni da lui sollevate.

Enrico Zucca, che fu pm nel processo Diaz (il cui esito non è mai stato digerito ai vari piani del Palazzo), durante un convegno a Genova ha messo in fila alcune evidenze processuali degli ultimi anni.

Ha detto che la tutela dei diritti fondamentali è diventata più difficile dopo l’11 settembre e l’avvio della cosiddetta guerra al terrorismo, tanto che la ragion di stato, in più casi, ha prevalso sulle regole scritte nelle Convenzioni sui diritti umani.

Ha detto che l’Italia ha violato più volte queste convenzioni, ad esempio nel caso Abu Omar (l’imam rapito a Milano dalla Cia e consegnato all’Egitto dove è stato torturato), subendo così una condanna davanti alla Corte europea per i diritti umani, e anche nelle vicende riguardanti il G8 di Genova, quando il nostro paese ha disatteso l’impegno a sospendere e rimuovere i funzionari condannati per le torture alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. ...continua a leggere "Le scomode verità di Enrico Zucca"

FONTE MILEX

Pubblicato su La Nuova Ecologia il 23 marzo 2018

Nel 2018 il ministero dello Sviluppo economico “investirà” 3,5 miliardi di euro per l’acquisto di armamenti, il 5% in più rispetto al 2017. Tra distorsioni e paradossi

Più che la guerra, l’Italia ripudia il buon senso. È sorprendente scoprire fra i dati contenuti negli stati di previsione allegati alla legge di bilancio che nel 2018 il ministero dello Sviluppo economico sganci 3,5 miliardi di euro per l’acquisto di armamenti militari (+ 5% rispetto al 2017). E ancora più sorprendente è realizzare che questo fiume di denaro è pari al 71,5% dell’intero budget dedicato alla competitività e allo sviluppo delle imprese italiane. Una quota sproporzionata di investimento per un settore che contribuisce allo 0,8% del Pil, mentre a quelle piccole e medie imprese tanto amate e difese in ogni campagna elettorale, che sul prodotto interno lordo pesano per il 50%, restano le briciole.

Non si tratta di numeri sparati a caso per fare propaganda a basso costo. A svelarli è l’Osservatorio sulle spese militari italiane nel secondo “Rapporto Mil€x”. Un progetto lanciato nel 2016 dal giornalista Enrico Piovesana e da Francesco Vignarca della Rete italiana per il disarmo. Senza questo strumento di monitoraggio indipendente sarebbe stato più difficile venire a sapere che nel suo complesso la spesa militare italiana per l’anno in corso ammonta a 25 miliardi di euro: l’1,4% del Pil, il 4% in più rispetto al 2017. Un trend di crescita avviato dal governo Renzi (+ 8,6% rispetto al 2015) che non sembra volersi arrestare. Nel 2018 cresce infatti il bilancio del ministero della Difesa (21 miliardi, + 3,4% rispetto al 2017) come continuano ad aumentare le spese per gli armamenti: 5,7 miliardi, l’88% in più rispetto a tre legislature fa. E si conferma la distorsione per cui queste spese sono possibili solo grazie ai contributi del ministero dello Sviluppo economico. ...continua a leggere "Riarmo di Stato"

Redazione 22 marzo 2018 9:1
Comunicato 22 marzo 2018 di solidarietà nei confronti del dr. Enrico Zucca oggetto di attacchi per le opinioni espresse in un pubblico convegno.
I Giuristi Democratici esprimono piena solidarietà al Dr. Enrico Zucca, già Pubblico Ministero nel processo Diaz, nei confronti del quale il Procuratore generale della Cassazione avrebbe avviato “accertamenti preliminari” per aver dichiarato, riguardo alle vicende del G8 di Genova, che “Le nostre forze di polizia non ci hanno consegnato alcun torturatore, e chi ha coperto quegli ignoti torturatori è oggi ai vertici delle forze di polizia. E allora noi, con questa Storia e con questa voce, chiediamo all'Egitto di consegnarci dei torturatori: la possibilità che questa indagine approdi a qualcosa è fortemente minata dalla Storia che abbiamo, e dalla incapacità che abbiamo”.
Le affermazioni del Dr. Zucca trovano obiettivo riscontro, oltre che nelle promozioni accordate ad alcuni dei funzionari condannati all’esito del processo Diaz (come Gilberto Caldarozzi, attuale vice-capo della DIA), anche nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo, che in relazione a detta vicenda ha condannato l’Italia per aver violato il principio in base al quale “laddove un agente statale sia incriminato per torture o maltrattamenti, questi dovrà essere sospeso dalle sue funzioni durante l'istruttoria e il processo e, qualora sia condannato in via definitiva, rimosso” (sentenza Cestaro c/ Italia, 7 aprile 2015, par. 210).
I Giuristi Democratici, che hanno avuto modo di apprezzare il rigore morale e professionale del Dr. Zucca nonché il prezioso apporto critico da lui fornito –fra l’altro– al dibattito pubblico sul reato di tortura, ricordano innanzitutto che la Repubblica assicura libertà di opinione ed intervento anche ai magistrati e, nello specifico, condividono l’idea che la credibilità e l’autorevolezza internazionale delle istituzioni si fondino sul rispetto, anche e soprattutto da parte di queste ultime, dei principi che presiedono alla civile convivenza democratica e garantiscono l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge; ribadiscono pertanto il proprio convinto sostegno al Dr. Zucca, cui esprimono stima e gratitudine per il suo costante impegno a favore della verità e della giustizia.
22 marzo 2018
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

I Giuristi democratici nel gruppo di supporto legale alle ed ai manifestanti del Global forum di Genova '01
 

FONTE MELTINGPOT.ORG

di Ilaria Papa, MigrAzioni - 21 marzo 2018

Racconta Liliana Segre, nel suo libro "Sopravvissuta ad Auschwitz" (2005), un fatto che cambiò il corso della sua vita: quando, bambina, il 7 dicembre del 1943, tenendo per mano suo padre, passò il confine italo-svizzero attraverso un buco della rete di recinzione. La gioia di trovarsi sul suolo svizzero – una terra neutrale che avrebbe potuto offrire salvezza a quel piccolo gruppo che, come altri gruppi di ebrei, antifascisti, renitenti alla leva, cercava scampo in quel periodo tra i sentieri di montagna – fu presto interrotta dalle guardie di confine svizzere. Scrive Liliana:

Infatti, al comando di polizia, dopo una lunga attesa - senza dirci una parola, senza darci un bicchiere d’acqua né un pezzo di pane - l’ufficiale di turno ci condannò a morte. Ci trattò con disprezzo estremo, disse che eravamo degli imbroglioni, che la Svizzera era piccola e non c’era posto per noi. Ci rimandava indietro.

Delle quattro persone che costituivano quel gruppetto - Liliana, di tredici anni, suo padre e due cugini, finiti in campo di concentramento nazista per essere stati "rimandati indietro" da quel comandante rimasto senza nome e poi arrestati dai finanzieri italiani - solo Liliana sopravvisse. Io non morii, solo per caso, scrive .

...continua a leggere "“La scelta è nostra”. L’Europa, le sue radici e i suoi confini: dalle persecuzioni nazi-fasciste alle stragi in mare"

FONTE COMUNE.INFO

“Di crema, di limone o di vainiglia, il gelato, che meraviglia!…”: da una poesia di Gianni Rodari

 

di Matteo Saudino*

Gentile Nadia Mohammedi, ti scrivo queste poche righe per ringraziarti per quanto hai fatto. Grazie, grazie perché quel semplice gesto, bello e rivoluzionario come solo l’ingenuo coraggio sa esserlo, di non voler servire un cono gelato a Salvini, ci dice che a vent’anni è ancora possibile ribellarsi e indignarsi.

Il conformismo dilagante dei tempi in cui ci è dato vivere, ti sta condannando senza appello, etichettandoti come maleducata, indegna o stupida. Il gotha decadente degli intellettuali di questo Paese, in gran parte figli di un sessantotto rovesciato e rinnegato, si sta prodigando nel farti una morale stucchevole e paternalistica, ricorrendo addirittura a parole e concetti quali etica, educazione e rispetto.

...continua a leggere "Il gelato di Salvini"

«I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori? L’11 settembre 2001 e il G8  hanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali. Lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche». Queste le dichiarazioni del sostituto procuratore di Genova  Zucca, nell’ambito di un dibattito sul caso Regeni. Frasi che da un paio di giorni sono al centro dell’ennesima, faziosa, polemica sul g8 di Genova dettata dall’intransigente rifiuto, ancora oggi dopo quasi vent’anni, delle istituzioni di fare i conti con quella che è stata definita «la più grave sospensione dei diritti democratici in Europa dopo la seconda guerra mondiale» 

Nel nostro paese, ogni volta che vengono effettuate dichiarazioni sui fatti di Genova, si solleva un polverone. Questa volta a innescare la polemica sono state due frasi pronunciate da Enrico Zucca, oggi sostituto procuratore generale di Genova, allora pubblico ministero responsabile dell’istruttoria contro le forze dell’ordine nel processo per la macelleria messicana compiuta alla Diaz. Zucca non è nuovo a prese di posizione molto dure in relazione all’atteggiamento dei vertici della Polizia nei confronti delle vicende giudiziarie riguardanti i propri funzionari. Già in passato aveva infatti duramente criticato l’operato della Polizia parlando di «totale rimozione» dei fatti di Genova e del rifiuto delle forze dell’ordine di riconoscere le proprie responsabilita’ in merito a tali eventi. Nelle frasi pronunciate qualche giorno fa, Zucca torna sull’argomento, sottolineando un altro aspetto vergognoso della gestione post G8 da parte del Ministero dell’Interno e, in particolare, del Dipartimento di Pubblica Sicurezza: le promozioni, le carriere folgoranti e, in alcuni casi il reintegro, dei funzionari condannati in via definitiva dalla Cassazione nel 2012 per la vicenda della scuola Diaz. Nel farlo, il magistrato fa un parallelismo con il brutale assassinio di Giulio Regeni, altra vicenda di torture rimaste impunite. Non è un caso. è bene infatti ricordare che, oltre all’impunita’ assicurata alla quasi totalita’ degli agenti coinvolti nelle vicende del luglio genovese, secondo la legge contro la tortura recentemente approvata dal Parlamento i fatti della Diaz e di Bolzaneto non sarebbero perseguibili («la tortura deve essere reiterata»…). ...continua a leggere "Accuse infamanti? Ecco le carriere dei condannati per la Diaz"

fonte pressenza.com

Autore Alberto Cacopardi 
Oggi, 21 marzo 2018, equinozio di primavera, il capo della Polizia della Repubblica Italiana ha pronunciato una flagrante menzogna davanti alla stampa, ai media e a tutto il popolo italiano.
Franco Gabrielli stava manifestando la sua alta indignazione per le parole del sostituto procuratore generale di Genova Enrico Zucca, già pubblico ministero al processo per le torture della scuola Diaz, il quale, davanti alla madre di Giulio Regeni, aveva osato sostenere che è difficile pretendere che l'Egitto ci consegni i suoi torturatori, quando noi teniamo i nostri torturatori ai vertici della polizia.
Zucca si riferiva al fatto che diversi responsabili di quei tristi e indimenticabili episodi, pur essendo stati riconosciuti colpevoli e condannati per i loro misfatti, sono stati reintegrati nelle loro funzioni e addirittura promossi a posizioni di alto livello nella Polizia di Stato, non appena scaduti i termini dell'interdizione dai pubblici uffici conseguente alle condanne penali.

Fonte Meltingpot.org

La Colau offre il ’supporto giuridico’ di Barcellona e ’tutto quanto possa essere utile per aiutare

- Link all’articolo originale (ESP) su ElPlural.com del 19 marzo 2018

Traduzione a cura di: Anna Latino, Angela Ciavolella

Il fondatore e direttore dell’ONG Pro Activa Open Arms, Oscar Camps, ha affermato oggi che i tre membri dell’equipaggio accusati in Italia per aver soccorso i migranti “rischiano tra i 4 e i 7 anni di prigione”, pertanto ha sottolineato che ora la priorità è quella di “lottare affinché non vengano incarcerati”.

La procura di Catania ha disposto questa domenica il sequestro dell’imbarcazione spagnola “Open Arms” e l’apertura di un’indagine per il possibile reato di “favoreggiamento dell’immigrazione illegale” ai danni dell’Italia.

I capi d’imputazione contro l’equipaggio attraccato in Italia sono un pretesto; l‘obiettivo è quello di “bloccare l’intervento delle organizzazioni umanitarie" nel Mediterraneo, ha affermato Camps.

In conferenza stampa ha spiegato che per la prima volta l’organizzazione ha dovuto chiedere aiuto al governo spagnolo per poter attraccare in un porto.

Più concretamente, il fondatore dell’ONG ha spiegato che l’organizzazione si è messa in contatto con il console spagnolo in Sicilia, ed è stato il governo a negoziare con l’esecutivo italiano affinché l’imbarcazione potesse attraccare nel porto di Pozzallo.

Camps ha spiegato che “la ragione addotta è la questione meno rilevante”, e che “avrebbero potuto accusarli di insubordinazione o di qualsiasi altra cosa”, con l’unico obiettivo di bloccare le attività delle organizzazioni nel Mediterraneo.

La ragione addotta è la cosa meno rilevante e sarà molto difficile per la Procura italiana dimostrare ciò che afferma; sappiamo che tutto questo va molto più in là della decisione di un singolo Procuratore, e che alla fine dietro a tutto questo c’è l’Unione Europea”, ha affermato Camps.

Secondo la ONG, “i tre membri dell’equipaggio sotto indagine rischiano dai 4 ai 7 anni di prigione, e tra le ragioni addotte c’è quella di aver agevolato il traffico di esseri umani”; la priorità è quella di “lottare affinché non siano incarcerati”, ha affermato Camps, che ha sottolineato anche che, “per il momento”, i membri dell’equipaggio resteranno in Italia.

Siamo passati dall’essere vittime di un’aggressione all’essere accusati dalla Procura di Catania, e stiamo aspettando che il giudice confermi i capi d’accusa”, ha sottolineato Camps, il quale ha assicurato che il caso sarà portato “tanto lontano quanto sarà necessario”.

Il direttore dell’Open Arms si è detto convinto che la misura cautelare che mantiene l’imbarcazione dell’ONG sotto sequestro “sarà sicuramente definitiva, visto che la scorsa estate un’altra associazione si è trovata nella medesima situazione e la sua imbarcazione è tuttora bloccata in un porto italiano”.

Il fondatore dell’ONG ha aggiunto che la sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha contattato il Ministro degli Affari Esteri, Alfonso Dastis, e che l’organizzazione si è messa in contatto con il console spagnolo in Sicilia, precisando che è stato il governo spagnolo a negoziare con l’esecutivo italiano affinché l’imbarcazione potesse attraccare nel porto italiano di Pozzallo.

Nello specifico, la Colau ha annunciato che Barcellona “farà tutto quanto possa essere utile per aiutare” e che offrirà “supporto giuridico”: “se verrà avviato un processo faremo sapere che la Open Arms non è sola”, ha dichiarato.

Se si tratta di un’imbarcazione che batte bandiera spagnola, il Governo deve fare tutto il possibile affinché le persone siano rilasciate”, ha sottolineato la Sindaca, la quale ha aggiunto che si tratta di “quanto di più grave stia accadendo in Europa in questo momento”.

La Pro Activa Open Arms ha denunciato la “campagna di diffamazione che le organizzazioni che operano nel Mediterraneo stanno subendo dal 2016”: Camps ha sottolineato che da allora “le difficoltà sono andate via via crescendo e i toni si sono alzati”, e che ora addirittura “si è passati direttamente all’attacco militare”.

Ad ogni modo, il fondatore dell’ONG ha assicurato che, nonostante la situazione in cui si trova oggi, l’organizzazione non smetterà di operare nel Mediterraneo; ha inoltre difeso l’equipaggio, perché “ha fatto ciò che bisognava fare”.

Se il sequestro della nave dovesse prolungarsi, Camps non esclude di inviare altre imbarcazioni poiché sostiene che la missione “è quella di salvare le persone che si trovano in pericolo in mare”.

La sindaca di Barcellona ha esortato gli Stati europei “ad adempiere ai propri obblighi legali ed accogliere chi fugge dalla guerra”.

Non ci prendiamo in giro: chi scappa continuerà ad arrivare, indipendentemente da quante barriere o da quanti mari ci siano di mezzo”, ha affermato la Colau.

Dopo le pressioni della chiesa polacca, il partito di maggioranza conservatore ha messo in calendario l’estensione del divieto all’interruzione della gravidanza. Le donne polacche hanno ripreso la mobilitazione in tutto il paese e lanciato l’appello al movimento femminista globale

In Polonia torna la protesta delle “grucce”. Dopo la black monday protest che paralizzò il paese lo scorso 3 ottobre del 2016 con il primo sciopero delle donne contro il divieto di aborto si diede il via ad una lunga serie di mobilitazioni e scioperi che di fatto bloccò qualsiasi iniziativa restrittiva agita da parte della maggioranza governativa di estrema destra. Lo scorso 14 marzo la Conferenza Episcopale ha riaperto lo scontro, esortando ufficialmente i legislatori polacchi a procedere immediatamente verso il divieto di aborto nei casi di gravi malformazioni fetali.

...continua a leggere "In Polonia le donne tornano in piazza per l’aborto legale"

FONTE FAMIGLIACRISTIANA

 

 

 

Un verbale della riunione dell’ Organizzazione mondiale del mare del 30 ottobre scorso svela la contrarietà di creare un coordinamento libico dei salvataggi nel Mediterraneo. Ma giovedì scorso la nave della Ong spagnola Open Arms è stata affidata proprio alle motovedette di Tripoli come ha spiegato anche la Guardia Costiera italiana. Ora cominciano i respingimenti collettivi per conto terzi?

 

Torna il Caos Mediterraneo, tornano le accuse alle Ong impegnate nel salvataggio dei migranti nelle acque tra la Libia e l’ Italia. E tornano veleni, narrazioni tossiche, post sui social carichi di razzismo. Giovedì 15 marzo, primo pomeriggio. A 73 miglia dalle coste libiche – ovvero in acque internazionali – la nave dell’ organizzazione spagnola Open Arms interviene su un naufragio che coinvolge più di 200 profughi. Il gommone era stato avvistato dai mezzi aerei italiani, che a loro volta avevano passato l’ informazione all’ IMRCC, il centro di coordinamento delle operazioni di Search and Rescue (ricerca e salvataggio, in sigla SAR) gestito dal comando generale della Guardia costiera italiana. La nave della Ong, quando arriva sul punto del naufragio, si trova davanti una motovedetta della Guardia costiera libica: «Allarme! A 73 miglia dalla costa le guardie costiere libiche minacciano la nave con bandiera spagnola di sparare per uccidere se non consegniamo le donne e i bambini che abbiamo salvato», scrive alle 16.14 Oscar Camps, direttore di Open Arms, su Twitter. La tensione sale velocemente. Gli spagnoli decidono di recuperare lo stesso in mare i profughi, ignorando le minacce dei libici. Dopo ore di braccio di ferro la nave di soccorso riparte e chiede a IMRCC di Roma dove poter sbarcare, annunciando di avere anche situazioni mediche difficili a bordo. Per ore non arriverà nessuna risposta.

...continua a leggere "Migranti, affidarne i soccorsi alla Libia significa respingerli"

FONTE PRESSENZA.COM

18.03.2018 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Gas nervino… di un tipo sviluppato da bugiardi
(Foto di Wikimedia Commons)

di Craig Murray, 16/3/18
L’articolo originale si trova qui

Ho appena ricevuto conferma da una fonte ben piazzata  nel FCO (Foreign and Commonwealth Office – il Ministero degli Esteri Inglese – NdT) che gli scienziati di Porton Down (la sede centrale dei laboratori militari inglesi – NdT) non sono in grado di stabilire se l’agente nervino (usato per l’attentato a Skripal – NdT) sia di fabbricazione russa, e sono irritati per le pressioni che hanno avuto di affermare il falso. Porton Down ha accettato solo la formulazione: “di un tipo sviluppato dalla Russia” dopo un incontro alquanto difficile in cui questa formulazione è stata concordata come compromesso. Si presume che i russi stessero ricercando, nel programma ‘Novichok’, una generazione di agenti nervini che potessero essere prodotti da precursori disponibili in commercio come insetticidi e fertilizzanti.
In tal senso questa sostanza (quella usata nel presunto attentato a Skripal – NdT) è un ‘Novichok’, è di quel tipo. Proprio come io sto scrivendo su un laptop ‘di un tipo sviluppato dagli Stati Uniti’, anche se questo qui è stato fatto in Cina.

...continua a leggere "Gas nervino… di un tipo sviluppato da bugiardi"

Fonte Primaonline

Riccardo Luna sta indagando su chi in Italia ha usato i servizi dì Cambridge Analytica e dice di essere “vicino alla soluzione”. Intanto ha fatto interessanti ricostruzioni su vecchi e nuovi protagonisti degli studi delle
Dinamiche Comportamentali che hanno l’obiettivo di studiare il funzionamento dei comportamenti di massa e come manipolarli.
Pubblichiamo qui di seguito il pezzo di Riccardo Luna uscito sull’Agi, di cui è direttore.

Il 17 marzo  Facebook ha deciso di oscurare sulla sua piattaforma Cambridge Analytica , la società dati britannica che ha aiutato il presidente Donald Trump durante le elezioni del 2016. La decisione e’ stata presa dopo gli articoli pubblicati sul New York Times e sul Guardian che raccontano della piu grande fuga di dati nella storia di Facebook che ha permesso a  Cambridge Analytica di sviluppare tecniche che hanno costituito la base del suo lavoro sulla campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE PRIMAONLINE

fonte Pressenza.com

16.03.2018 - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Rio: assassinata la consigliera che doveva monitorare l’intervento militare

 

Se l’assassinio di leader indigeni nell’Amazzonia brasiliana è direttamente collegato alla polizia, a Rio de Janeiro, uno Stato sotto intervento militare, l’assassinio della consigliera municipale Marielle Franco congela il sangue.

La dirigente del  PSOL (piccolo partito di sinistra particolarmente impegnato sui diritti umani, N.d.T.), 38 anni, stava lavorando nelle favelas e aveva denunciato l’escalation di violenza in quei territori, sostenendo che sarebbe diventata più complicata con l’intervento militare.

Nelle prime ore del mattino si sono moltiplicati gli appelli a manifestare l’indignazione per il crimine e denunciare il “genocidio nero” di cui è vittima la popolazione più povera del Brasile. Azioni di protesta sono previste anche a Belo Horizonte e San Paolo.

Franco era entrata nel Consiglio comunale di Rio alle elezioni del 2016 come quinto consigliere comunale più votato, con 46.000 voti. Le bande di narcotrafficanti e le milizie di vigilantes avevano ammazzato circa 20 candidati a sindaco o consigliere a Rio prima delle elezioni di quell’anno.

La città aveva vissuto un’escalation di corruzione e violenza legata all’organizzazione dei Mondiali di calcio e poi delle Olimpiadi. Questo è stato fatto con  il violento spostamento di interi quartieri poveri finalizzato alla liberazione di spazi commerciali per i ricchi e i vips.

Due settimane fa, Marielle Franco aveva assunto il ruolo di relatrice della commissione della Camera dei consiglieri di Rio, che doveva monitorare le azioni delle truppe incaricate dell’intervento militare decretato da Temer, una misura senza precedenti dal ritorno alla democrazia nel 1985.

“Le operazioni di polizia nelle favelas e nelle aree emarginate generalmente causano aumenti significativi di sparatorie e morti”, nota un rapporto di Amnesty International, che a sua volta elenca le uccisioni della polizia nelle favelas nel 2017.

Amnesty denuncia inoltre il sovraffollamento delle carceri, le loro condizioni “subumane” e una chiara discriminazione, poiché il 64% dei detenuti è di origine africana.

Marielle Franco aveva postato su Twitter un commento sull’omicidio di un giovane mentre usciva chiesa di Jacarezinho: “Quanti altri dovranno morire perché questa guerra finisca?”.

Traduzione dallo spagnolo: traduttori Pressenza

FONTE MILEX.ORG

Articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano l’11 marzo 2018DI ENRICO PIOVESANA

Pochi giorni fa l’Aeronautica Militare ha annunciato con orgoglio l’entrata in servizio del primo F-35 tricolore. Peccato che il nuovo cacciabombardiere, pagato la bellezza di 150 milioni di euro, così com’è non serva praticamente a nulla: vola e basta. Almeno di non spendere altre decine di milioni per aggiornare il suo computer di bordo. Lo stesso discorso vale per tutti gli F-35 pre-serie comprati dall’Italia: dieci già consegnati e un paio in arrivo. ...continua a leggere "Mezzo miliardo di dollari per aggiornare gli F-35 già acquistati dall’Italia"

Dietro la modesta ripresa economica interrotta dal susseguirsi di flash crash dei mercati finanziari, si nasconde l’incapacità dei modelli economici dominanti di leggere la realtà. Sullo sfondo, la svolta autoritaria del neoliberismo

Dopo un lungo periodo di relativa stabilità dei mercati finanziari a inizio febbraio si sono manifestate delle nuove turbolenze. Sono state fornite diverse spiegazioni contrastanti sull’origine di questo flash crash. I più pessimisti parlano dell’inizio di una nuova ondata di crisi, altri dicono che è il risultato di una ‘eccesiva autonomia’ degli algoritmi che controllano oltre il 60% delle transazioni nelle borse mondiali e sono capaci di determinare vere e proprie profezie auto-avveranti, altri analisti invece – e questo è il dato più interessante – spiegano la volatilità dei mercati con la ripresa dei salari in Usa e con l’accordo salariale che l’IG Metal ha raggiunto in Germania. Ne abbiamo parlato con Christian Marazzi, economista, docente presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. ...continua a leggere "“Gli economisti non sanno più contare”: intervista a Christian Marazzi"

E adesso, che si fa? Aspettiamo il prossimo giro: tanto una volta l’anno si va a votare. A Venaria per avere 1 consigliere, 2 se ci va di culo...
Avete in mente un criceto. È un animaletto grazioso ma (forse) anche un po’ stupidello. Mettetelo all’interno di un “girello” e lui correrà come un matto, pur rimanendo sempre nello stesso posto.
A me sembra che la sedicente sinistra radicale sia un po' come il criceto nel girello. Corre sempre (ad ogni appuntamento elettorale) ed è sempre ferma, inchiodata lì sul 3%, e questo da quel dì: dal 2008 (Lista Arcobaleno).
Essendo però affare di umani si potrebbe declinare tale comportamento utilizzando alcune categorie che ci può prestare la psicanalisi: “la coazione a ripetere”.
Epperò: essendo degli umani provvisti di cervello, memoria, cultura potremmo decidere di uscire fuori dal “girello” e guardarsi intorno per guardare alle cose, agli uomini e ai loro modelli culturali (accorgendosi che se non è già cambiato, questo mondo sta’ cambiando) e non avere sempre la “fissa” di riempire la testa dei nostri interlocutori delle nostre idee, quasi che queste teste siano delle “vasche vuote” in attesa di essere riempite con il nostro verbo di “sapienti”. Non è così. Le teste sono piene, magari di cazzate, ma occorre farci i conti con un salutare “corpo a corpo”.
Sapendo che (forse) la democrazia rappresentativa ha “esaurito la sua spinta propulsiva” dopo essere stata per un secolo un formidabile ascensore sociale specie per le classi meno abbienti. Può essere questo uno degli effetti della “globalizzazione” che ha messo in mano a tecnici e burocrati le sorti di milioni e milioni di persone il cui destino almeno nel breve periodo è di essere governati dai “piloti automatici” e/o da gabellieri eletti/nominati (gli attuali rappresentanti nei vari gradi delle assemblee elettive). Tutta gente che manco sappiamo dove abitano, dove non sappiamo più dove sono le loro finestre a cui lanciare le nostre sassate.
...continua a leggere "“Inchiesta, ricerca, studio. Dalla ruota del criceto si può uscire”. Intervento di Gianni Marchetto"

ARTICOLO TRATTO DA EDDIBURG

di Mario Pianta

La mappa dell’Italia che ha votato ritrae soprattutto due fenomeni: paura e povertà. Il centro-nord (Lazio compreso) si è affidato a un nuovo Centrodestra a egemonia leghista: nel nord della Lombardia e del Veneto è oltre il 50%, con la Lega che arriva a punte tra il 33 e il 38% nelle sue zone di insediamento tradizionale; nel Piemonte lontano da Torino il Centrodestra è vicino al 50%, con la Lega meno forte; nel resto del Nord è quasi ovunque oltre il 40%; in Emilia, Toscana e Umbria la percentuale è oltre il 35%; nel Lazio che esclude Roma è al 40%.

Il centro-sud (Marche comprese) vede dilagare i Cinque stelle: sfiorano il 50% in Sicilia e nel nord della Campania, sono oltre il 40% in Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Sardegna. Più articolata è solo la fotografia dei collegi uninominali delle grandi città. Il Centrodestra ha vittorie in collegi a Torino, Milano, Venezia, Palermo. I Cinque stelle conquistano alcuni collegi a Torino, Genova, Palermo, Roma e hanno Napoli. Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma lasciano qualche circoscrizione al Pd. ...continua a leggere "Paura e povertà: l’Italia del dopo-voto"

FONTE PRIMA COMUNICAZIONE
13/03/2018 | 10:54

 

 

 

C’è troppo potere nelle mani di Google e Facebook, il web si può trasformare in “un’arma”, serve “un intervento giuridico e normativo”. E’ questo il messaggio contenuto in una lettera aperta dal papà del World Wide Web Tim Berners Lee pubblicata dal Guardian in occasione del ventinovesimo compleanno della sua creatura.

“E’ un anno importante perché per la prima volta più della metà della popolazione mondiale è connessa” ha scritto Berners Lee, riflettendo sul fatto che “il web di qualche anno fa non è quello che i nuovi utenti trovano oggi” poiché all’inizio c’era “ricca selezione di blog e siti”, ora “compressa sotto il grande peso di poche piattaforme dominanti”.

Una concentrazione che permette a poche società “di controllare quali idee e opinioni vengono viste e condivise” e di “trasformare il web in un’arma”.

“Le società lo sanno e stanno mettendo in campo sforzi per risolvere il problema”, ha spiegato il professore del Mit, sottolineando che la soluzione non può venire però dalle stesse aziende che cercano di massimizzare i loro profitti e che i tempi sono maturi per “un intervento normativo e giuridico”.

Infine, una riflessione sulla concentrazione di potere anche nell’innovazione e nell’evoluzione delle tecnologie, poiché “le piattaforme dominanti” avendo mezzi per acquisire startup e i migliori talenti creano “barriere per i concorrenti”.

Di questo passo, ha concluso, “i prossimi 20 anni saranno molto meno innovativi degli ultimi 20”.

FONTE INCHIESTAONLINE.IT

 

Diffondiamo da il manifesto bologna in rete del 9 maarzo 2018

La Waterloo elettorale del 4 marzo che ha travolto la sinistra italiana nel suo insieme apre la strada a scenari politici inediti e inquietanti. Per la prima volta dal dopoguerra non esiste in parlamento e nemmeno nel Paese una forza politica dichiaratamente di sinistra, in grado di esprimere alcuna rilevante influenza sulle scelte fondamentali. Gramsci coniò il termine “egemonia” per indicare quel processo fatto di lotta e di cultura che doveva portare “l’intellettuale collettivo” ovvero il Partito alla presa del potere.

Oggi assistiamo al suo opposto, alla disfatta identitaria: quel che ha smarrito la sinistra in capacità d’interpretazione e rappresentazione della realtà è perfino peggio dei milioni di voti persi. La sconfitta viene da lontano e non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa e il mondo occidentale, nel nostro Paese però ha assunto i caratteri di una ritirata generale: la sinistra è prima scomparsa dai luoghi di lavoro, poi da quelli di cultura, dai suoi insediamenti tradizionali, dalle vecchie e nuove periferie, si è trincerata nei talk show e nei salotti della borghesia e della finanza fintanto che la finzione ha retto, ora il re è nudo e non c’è alibi che tenga.

I risultati elettorali suonano come una campana a morto, senza differenze nemmeno tra cosiddetti moderati e radicali. Il PD che non si definiva nemmeno più di sinistra, si riduce a giocare come terzo in parlamento tra M5S e Coalizione di destra, dovendo obtorto collo ingoiare, Renzi o non Renzi, il boccone amaro di reggere con i suoi voti per responsabilità verso il Paese il raggruppamento cui verrà conferito l’incarico di governo, pena elezioni anticipate.

Come paiono lontani i giorni dell’avvento del ragazzo di Firenze che doveva rottamare tutto il vecchio della politica a sinistra: come l’apprendista stregone, fagocitato dalla sua bramosia di potere, ha distrutto l’intera impalcatura su cui era poggiato e sopra di lui ora sono solo rovine.

Le altre compagini di sinistra animate dell’intento di costruire un’alternativa sono state bocciate dalle urne perché risultanti poco credibili, di fronte alla vera fame di cambiamento dell’elettorato, cosicché delle falangi in lotta non resta che un cumulo di macerie fumanti. Ora si tratta di compiere se possibile, chi ne avrà la capacità(?), un’approfondita analisi dei fatti, vestirsi dei panni autentici dell’umiltà e ricominciare se ci sarà la dignità, a lavorare veramente dal basso per ricostruire una tram.

Sembra impossibile perché un vuoto abnorme s’è aperto davanti alla sinistra, il vuoto della mancanza assoluta di riferimenti sociali, prima ancora che politici. Occorrerebbero dei Francesco, inteso come il papa, che riescano a riaprire un dialogo autentico, che vadano a vivere vicino dove la gente soffre e a occuparsi di loro, e poi studiare, cercare di capire cosa sta accadendo nel mondo per impossessarsi di un linguaggio autentico che non può essere più quello semplicisticamente mutuato dai social network con cui ha pensato di abbindolare il Paese l’autocrate fiorentino.

Insomma è sinistra anno zero, come il titolo dell’incontro promosso dal manifesto in rete a Bologna, lunedì 12 marzo al centro sociale Giorgio Costa, alle 20.45, con la partecipazione di Nadia Urbinati, eminente politologa e altri compagni per un primo confronto a più voci sul presente e sui difficili scenari del futuro.

FONTE EQUALTIMES.ORG

 

Pendant 14 jours répartis sur quatre semaines de février à mars, de nombreuses universités parmi les plus prestigieuses du Royaume-Uni sont au point mort à cause de la grève organisée par les professeurs pour protester un nouveau régime de retraite qui réduirait leurs pensions de 10.000 livres sterling (11.200 euros ou 13.900 dollars US) par an.

...continua a leggere "Grèves sans précédent dans les universités britanniques : les retraites ne sont que la partie émergée de l’iceberg"

fonte fiom.cgil.it

Guido Reil è un minatore come suo padre e suo nonno prima di lui. E' entrato nel sindacato a 18 anni e nel partito socialdemocratico a 20. Parlatore rapido, è stato rappresentante sindacale da più di 10 anni. Ma due anni fa, dopo l'arrivo in Germania di centinaia di migliaia di rifugiati, Reil ha scelto il partito di strema destra Alternativa per la Germania. Partecipando per la prima volta come candidato alle elezioni del suo distretto nel maggio scorso, il partito ha ottenuto il 20% dei voti e socialdemocratici sono scivolati di 16 punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti. "Quelli sono i miei ex compagni" ha detto Reil. Sono venuti con me".
Come fa un partito di estrema destra ad attirare elettori dal mondo del lavoro, un bastione tradizionale della sinistra? La domanda non è accademica. Va direttamente al cuore della emergente minaccia che AfD rappresenta per l'establishment politico tedesco, compresa la cancelliera Angela Merkel.

...continua a leggere "I neonazisti tedeschi alla conquista dei lavoratori"

Ancora miliardi spesi per sistemi d'arma .

Fonte Milex.org

A inizio febbraio il ministro della Difesa uscente Roberta Pinotti – ricandidata in Liguria – ha annunciato davanti agli operai del cantiere navale Fincantieri di Riva Trigoso una nuova commessa per altri due sommergibili U-212 del valore di un miliardo di euro.
Un annuncio sorprendente, dato che questa decisione non è mai stata sottoposta al parere del Parlamento, all'oscuro della decisione della Marina Militare di acquistare altri due battelli sottomarini oltre ai quattro già autorizzati dalle Camere (la prima coppia nel 1995 e altri due nel 2008). Non risponde dunque al vero quanto dichiarato dalla Pinotti: “Il programma prevedeva sei sommergibili, quattro li abbiamo già consegnati, due li abbiamo deliberati nel bilancio 2018”. Nessuno ha mai deliberato l’acquisto della terza coppia. Il riferimento al bilancio 2018 indica solo il rifinanziamento da 36 miliardi del fondo investimenti quindicennale destinato alle opere pubbliche (rete ferroviaria, prevenzione antisismica, dissesto idrogeologico, edilizia scolastica e sanitaria, riqualificazione periferie, ecc.) di cui la Difesa aspira ad accaparrarsi almeno 7 miliardi, oltre ai 13 già incassati l’anno scorso (8 per nuovi armamenti). La ripartizione del fondo deve essere decretata dal presidente del consiglio Gentiloni prima delle elezioni. L’acquisto dei due nuovi sommergibili (in versione potenziata per missioni a lunghissimo raggio) prosegue l’ambizioso programma di rinnovamento della flotta da guerra italiana avviato nel 2014 con la Legge Navale (5,4 miliardi di commesse) con cui la Pinotti ha rilanciato il gruppo industriale pubblico, come ha ricordato con riconoscenza l’ad Giuseppe Bono: “Senza la Legge navale Fincantieri non avrebbe potuto quotarsi in Borsa. Voglio ringraziare il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per la vicinanza che ci ha dimostrato e che speriamo possa continuare a garantirci anche in futuro”.
Pochi giorni fa il ministro uscente Pinotti ha sottoposto al dissolto Parlamento un decreto ministeriale per ottenere entro fine marzo il via libera delle commissioni competenti all’acquisto da parte dell’Aeronautica Militare di venti droni P2HH della Piaggio Aerospace per 766 milioni di euro, cifra che comprende dieci stazioni terrestri di comando oltre al sostegno logistico (qui il documento presentato dalla Difesa). Una commessa che consentirà all’azienda aeronautica di Villanova di Albenga (dal 2014 di proprietà degli Emirati Arabi) di evitare il fallimento (è in perdita di 247 milioni con debiti per 336 milioni) e il licenziamento di 1.300 dipendenti. L’operazione, da finanziare anche in questo caso con le risorse del già citato fondo investimenti, non risponde evidentemente a esigenze strategiche di difesa nazionale (l’Aeronautica possiede già 7 droni ricognitori Predator appena aggiornati e 6 droni armati Reaper) bensì a logiche di sostegno all’industria, anche in chiave di “prospettive di export” che, si legge nel decreto firmato Pinotti, sono “legate principalmente al ritorno di immagine conseguente all’impiego dei mezzi in attività dal forte impatto mediatico sia in territorio nazionale che all’estero”. Difficile distinguere tra campagna elettorale e campagna commerciale.

 
Fonte Pagina12
El organismo encargado de las estadísticas presentó el Registro Unico de Casos de Violencia contra las Mujeres. Fue armado a partir de situaciones reportadas por más de 260.000 mujeres y contiene información útil para el desarrollo de políticas de Estado.
Imagen: AFP

 

Más de 260.000 mujeres reportaron situaciones de violencia de género entre el 2013 y el 2017. Los datos surgen de un registro de violencia de género abierto y difundido ayer por el Indec. Se denomina Rucvm (Registro Unico de Casos de Violencia contra las Mujeres) y es el primero que habilita datos duros para ser utilizados por políticas de Estado.

La data que recibe el Indec llega desde diversos niveles de organismos estatales, de diferentes áreas además (salud, seguridad, justicia, municipal, provincial, nacional), que a su vez reciben la información en forma directa de parte de las propias víctimas de violencia de género, o en forma indirecta, a través de la data recibida en investigaciones. En ningún caso se abren los datos personales de las denunciantes y víctimas.

Los recibidos para incorporar al Rucvm no pueden ser utilizados para hacer proyecciones y calcular cifras totales, ya que no son homogéneos: cada jurisdicción tiene sus particularidades; no todas las jurisdicciones envían data de todos los niveles; hay provincias que aportan más data de municipalidades que otras; las denunciantes tampoco vuelcan información homogénea. Los datos sirven para lo que dicen que son. Su articulación o la información que provea deberá servir para elaborar políticas de Estado.

Entre la información provista, el Rucvm informa que el 71,3 por ciento de los casos de violencia de género corresponden a quienes pidieron asesoramiento, orientación y asistencia en organismos públicos.

Luego están las denuncias judiciales (16,9 por ciento) y, en proporciones menores, las presentaciones policiales y consultas realizadas para la atención de la salud de las víctimas, las que suman estos dos últimos rubros, el 5 por ciento de los casos.

fonte Carmillaoline.com

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di Alexik

Prison Break Project, Costruire evasioni. Sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico, Edizioni Bepress, 2017, pp. 277.

A volte si incontrano dei libri necessari.
Costruire evasioni. Sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico, è sicuramente uno di questi.
E’ un libro necessario perché finalmente qualcuno – un collettivo di ricercatori precari – si è assunto l’onere di fare il punto, in una prospettiva sia storica che attuale, sull’insieme dei dispositivi repressivi elaborati negli anni dai poteri costituiti contro i movimenti conflittuali.
E’ un libro necessario perché indaga la repressione nella sua complessità: non solo come strumento giudiziario e poliziesco, ma come frutto di ‘una deliberata scelta politica che coinvolge governanti, politici, magistrati, funzionari di polizia, giornalisti e cittadini democratici’.

Uno scontro che non utilizza solo gli armigeri, ma si gioca anche sul terreno dell’immaginario attraverso una narrazione della realtà che rende l’azione poliziesca e giudiziaria accettabile, auspicabile, desiderabile da parte di un’opinione pubblica appositamente costruita.

...continua a leggere "Il nemico interno/2 (articolo ripreso da Carmillaonline)"