Nello specchio del nazismo che ritorna

fonte inchiestaonline.info

| 5 dicembre 2017 | Comments (0)

Perché il fascismo ha vinto di nuovo

Riguardiamo questo filmato

Tutti i giornali ne parlano, tutti lo condannano, molti dicono: mettiamo in galera i naziskin. Ma sì, mettiamoli in galera così si moltiplicano. Vietiamo l’apologia di fascismo così l’apologia del fascismo dilagherà dovunque. Oppure diamoci una calmata e ascoltiamo il testo dalla sintassi incerta che è stato letto dal pelato che a Como è entrato con altri dodici pelati vestiti come lui per leggere ai volontari di Como Senza Frontiere un testo molto ma molto interessante. Lo riporto qua sotto parola per parola, perché i benpensanti dell’antifascismo di regime non hanno generalmente il coraggio di riportarlo, neppure Il Manifesto tanto per intenderci ha ritenuto utile riportarlo, sbagliando enormemente. Dice il pelato (le prime parole sono perdute nella registrazione):

“….dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori e invece appoggiano una logica schiavista causando, d’amore e d’accordo coi loro padroni  una una spietata gara al ribasso, soloni dell’emigrazionismo a tutti i costi, incapaci di vedere che la loro logica malata sacrifica i popoli di tutto il mondo sull’altare di un turbo capitalismo alienante il tutto amplificato da un megafono propagandistico di pseudo clericali irretiti dalla retorica mondialista.

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Rapporto europeo settimanale sui prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori

Rapid Alert System is the EU system for all dangerous consumer products, with the exception of food, pharmaceuticals and medical devices. The report includes detailed information on the products concerned, the risks, the notifying Member State, and the measures adopted in response. The Rapid Alert System enables quick exchange of information between 31 European countries and the European Commission about dangerous non-food products posing a risk to health and safety of consumers. Each week, an update of the latest alerts sent by Member States is published on the website. This message service allows subscribers to be informed on these Alerts on a weekly basis

CSI : l’annonce de Trump concernant Jérusalem est inconsidérée et facteur de division

Fonte : Confédération Syndicale Internationale

L’annonce par le président des États-Unis, Donald Trump, de la décision de reconnaître Jérusalem comme la capitale d’Israël est un acte inconsidéré, représentant un facteur de division qui compromet sérieusement la recherche de la paix entre Israël et la Palestine.

« L’unique base acceptable pour résoudre le conflit et mettre fin à l’occupation israélienne est une solution prévoyant deux États, et il est communément admis au sein de la communauté internationale que le statut de Jérusalem devra être défini dans le cadre du processus de négociation. L’annonce par le président Trump, définissant ce statut préventivement et unilatéralement, n’est pas seulement un affront aux Palestiniens, en particulier à ceux qui vivent à Jérusalem et qui sont confrontés à l’empiètement des colonies de peuplement sur leur territoire, mais porte également un réel préjudice aux perspectives de négociations pacifiques pour instaurer la paix et rechercher une solution prévoyant deux États sur la base des frontières de 1967 et conformément aux Résolutions 242 et 338 du Conseil de sécurité de l’ONU », a déclaré Sharan Burrow, secrétaire générale de la CSI.

Pour de plus amples informations, veuillez contacter le département de la presse de la CSI au +32 2 224 03 52 ou par courriel press@ituc-csi.org

Fondazione Di Vittorio-Cgil. L’occupazione è anche una questione di qualità

Fonte: il manifesto Autore: Roberto Ciccarelli

Jobs Act, più professioni dequalificate nel terziario povero

Venerdì 8 dicembre Matteo Renzi ha inviato ai suoi affezionati una mail esilarante. La enews della settimana contiene un grafico – con tanto di simbolo del Pd – che rappresenta il tasso di occupazione in Italia. Sottotesto: da quando ci sono i governi del piddì l’«occupazione» cresce. Dal 2013 a oggi il tasso di occupazione è cresciuto dal 55,5% al 58,1%. Prima, ovvero dal dicembre 2008 al 2013 – quando al governo c’era Berlusconi – è diminuito dal 58,1% al 55,5%.

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4 dicembre: quel referendum quasi dimenticato

fonte PRESSENZA.COM

05.12.2017 Rocco Artifoni

4 dicembre: quel referendum quasi dimenticato
(Foto di Niccolò Caranti – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25357447)

Il 4 dicembre di un anno fa la riforma costituzionale voluta da Renzi & Boschi è stata pesantemente sconfitta nelle urne referendarie. È stato un evento importante, anche soltanto perché Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio dei Ministri e di conseguenza è nato il governo Gentiloni. In realtà Renzi – in caso di sconfitta al referendum – aveva promesso di ritirarsi dalla politica attiva e invece è ancora il segretario del Partito Democratico. Anche Maria Elena Boschi, che aveva dichiarato di seguire l’iter di Matteo Renzi, dopo il voto ha soltanto cambiato poltrona, ricoprendo il rilevante ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Al di là di queste note relative ai percorsi politici dei protagonisti, è evidente che la data del 4 dicembre ha rappresentato una svolta nella politica italiana. Da allora il gradimento di Renzi & Boschi è in continuo declino e lo scenario è radicalmente cambiato. La composita area alla sinistra del Partito Democratico si sta riorganizzando e tutto il centrodestra si sta ricompattando. Consapevole che in questo scenario il treno del Partito Democratico rischia di finire su un binario morto, Matteo Renzi ha lanciato qualche segnale di apertura agli ex compagni e alleati di sinistra. Ma sembra davvero una mossa tardiva.
La recente approvazione della nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, di fatto serve ad evitare che alle prossime elezioni ci sia un chiaro vincitore. Tutte le simulazioni mostrano come, dopo il voto della prossima primavera, nessun partito e/o coalizione disporrà della maggioranza dei seggi nei due rami del Parlamento. In Italia molto probabilmente si creerà una situazione simile a quella in cui oggi si trova la Germania, con gravi difficoltà per realizzare alleanze tra forze politiche concorrenziali.
Tutto ciò si sarebbe potuto evitare, se il clamoroso risultato elettorale del PD (il famoso 40%) alle elezioni europee del 2014 non avesse fatto “montare la testa” al leader del partito e ai suoi fedelissimi. Quando un partito pensa di essere autosufficiente, lì comincia il declino. Questo è oggi il rischio che corre anche il Movimento 5 Stelle.
Oltre a ciò si è visto che chi vuole forzare la mano, volendo cambiare unilateralmente le regole del gioco (la Costituzione), finisce per scottarsela: è accaduto al centrodestra nel 2006 e al Partito Democratico nel 2016. Per tacere sugli interessi di parte e del momento che di solito guidano la riscrittura delle leggi elettorali, ignorando sfacciatamente alcuni caposaldi costituzionali (e dopo la sconfessione della Consulta non c’è mai nessuno che si scusi e si dimetta!).
Per uscire da questa “palude” bisognerebbe riandare alle fonti, recuperando la cultura politica che ha consentito all’Assemblea Costituente di scrivere quel capolavoro giuridico e programmatico che è il nostro Patto di cittadinanza. Per questa ragione la data del 4 dicembre 2016 (come anche quella del 25 e 26 giugno 2006 in cui si è svolto il precedente referendum costituzionale) sarebbe da ricordare. Non per celebrare una vittoria o per sottolineare una sconfitta altrui, ma per richiamare tutti allo spirito costituzionale, di cui l’Italia oggi ha estremamente bisogno. Il fatto che il 4 dicembre sia passato quasi come se nulla fosse accaduto, senza memoria e senza autocritica, non è un buon segno per il prossimo futuro.