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FONTE SBILANCIAMOCI

Non solo i dati delle pubbliche amministrazioni, ma anche quelli che produciamo spesso senza saperlo e perdendone subito il controllo hanno un enorme potenziale per la collettività e per i singoli cittadini. Ma il loro valore pubblico è ancora misconosciuto. Eppure si tratta del nostro diritto digitale alla città, come recita il titolo di una raccolta di 8 brevi saggi e un glossario sui temi delle trasformazioni digitali in atto nella vita quotidiana e privata di tutti, al punto da diventare materia comune. Oggetto di rilevanza pubblica.

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Ada Colau Sindaca di Barcellona

 

FONTE PRESSENZA.COM

A furia di parlare di scontro tra treni al condizionale ci siamo arrivati, si fa fatica a pensare che sia successo oggi.

Un decennio di negligenze del Partito Popolare nei confronti della Catalogna culmina oggi con l’approvazione in Senato dell’articolo 155.

Rajoy lo ha presentato in mezzo agli applausi dei suoi, facendo vegognare tutti coloro, come noi, che rispettano la dignità e la democrazia. Applaudivano il loro fallimento?

Coloro che sono stati incapaci di proporre qualunque soluzione, incapaci di ascoltare e di governare per tutti, consumano oggi il colpo di stato alla democrazia con l’annichilamento dell’autogoverno catalano.

Sulla stessa rotaia ma in direzione contraria c’è un treno più piccolo, quello dei partiti indipendentisti, a tutta velocità, con piglio kamikaze, dietro una lettura sbagliata delle elezioni del 27 Settembre. Una velocità imposta da interessi partitici, in una fuga in avanti che si consuma oggi con una Dichiarazione d’Indipendenza fatta in nome dell Catalogna, ma che non ha l’appoggio della maggioranza dei catalani.

Non ci stancheremo di ripeterlo: è un errore rinunciare all’80% a favore di un referendum concordato prendendosi un 48% a favore dell’indipendenza.

Molti, moltissimi, sono anni che mettiamo in guardia sul pericolo e, nelle ultime settimane, che lavoriamo pubblicamente e privatamente per evitare questo scontro. Siamo la maggioranza, in Catalogna e in Spagna, noi che vogliamo che le macchine si fermino, che si imponga il dialogo, il buon senso e una soluzione concordata.

Siamo sempre in tempo a tornare al dialogo. Succeda quel che succeda, non smetteremo di chiederlo. Ma ora ci tocca difendere le istituzioni catalane, lottare per preservare la coesione sociale e il benessere di Barcellona e della Catalogna. Staremo con la gente, lottando affinché non si tocchino i loro diritti. Curando le ferite che tutto questo sta causando e chiedendo alla gente del resto dello stato di lottare uniti perché questa democrazia è anche la loro. Nemmeno smetteremo di chiedere al Partito Socialista che cessi di appoggiare coloro che oggi applaudono; se no sarà impossibile che siano parte di un’alternativa credibile e che dia speranza.

Ho chiaro dove starò: coinvolta nella costruzione di nuovi scenari di autogoverno che ci diano più democrazia, non certo meno. Questo comprende cacciare il Partito Popolare che oggi, con i suoi applausi crudeli, fa festa del dolore di tutto un popolo. Ma anche, e sopratutto, lavorare per rendere femminile la politica, per ottenere che l’empatia sia una pratica abituale che permetta di costruire grandi consensi in cui la nostra diversità sia il nostro maggior tesoro.

Non in mio nome: né 155 né dichiarazione d”Indipendenza.

Ada Colau

Traduzione originale di Pressenza

di Alessandro Villari

Marta Fana, Non è lavoro, è sfruttamento, Tempi Nuovi Laterza, 2017, pp. 173, € 14,00.

Ho iniziato a scrivere queste note a margine del libro di Marta Fana a bordo di un volo Ryanair. La vertenza (internazionale) sulle condizioni di lavoro inaccettabili imposte dalla compagnia a piloti e hostess, che in Italia hanno proclamato il loro primo sciopero nazionale per il prossimo 26 ottobre, è scoppiata quando il volume probabilmente era già in stampa. Non è perciò citata direttamente, ma se ne trova ugualmente una descrizione piuttosto accurata nel passaggio in cui l’autrice spiega come “dietro la frenesia del risparmio, della ricerca della spedizione gratuita su cui una commessa si concentra per assolvere alla sua funzione di consumatore si annidano sia l’impoverimento del lavoratore-consumatore sia lo sfruttamento del lavoro nella logistica”. Basta sostituire spedizione gratuita con volo più economico e logistica con trasporto aereo e il gioco è fatto.

Lo spostamento dell’“inquadratura” operato dalla narrazione dominante, dai diritti dei lavoratori ai diritti dei consumatori, è appunto uno dei dispositivi più penetranti ed efficaci per isolare i settori più combattivi del mondo del lavoro, in particolare quelli della logistica e dei trasporti, e depotenziarne le lotte. L’autrice lo spiega con chiarezza, insieme agli altri strumenti fondamentali dell’armamentario ideologico padronale: la “meritocrazia”, brandita come un’accetta per tagliare i diritti fondamentali (all’istruzione, alla salute, alla casa) e imporre all’ingresso una selezione di classe; la “flessibilità”, che da vent’anni a questa parte avrebbe dovuto garantire più opportunità di lavoro per le giovani generazioni ma al contrario ha significato per tutti minori tutele e condizioni di lavoro peggiori e più incerte; strettamente connesso ai primi, l’individualismo, il principio per cui ci si deve “fare da sé” in una competizione al ribasso in cui a essere premiato è chi è disposto a farsi sfruttare di più, fino al lavoro gratuito spacciato come imperdibile opportunità nelle settimane di Expo, oppure imposto agli studenti medi con l’alternanza scuola-lavoro. ...continua a leggere "Non è lavoro, è sfruttamento"

fonte PAGINA12
La CIDH remarcó que la cautelar sigue vigente y debe ser cumplida
“El Estado es responsable de la salud física, psíquica y moral de Sala”
Luego de una semana de sesiones en Montevideo, la Comisión Interamericana de Derechos Humanos se pronunció sobre el incumplimiento de la cautelar que ordenó garantizar la salud y la vida de Milagro Sala. El titular del organismo recordó que la medida sigue vigente y que es de cumplimiento obligatorio.

Durante el cierre de su 165º audiencia que este año tuvo sede en Uruguay, la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) advirtió al gobierno argentino de su “responsabilidad” sobre “la vida e integridad” de la dirigente detenida en Jujuy Milagro Sala, y lo instó a garantizar “que no se realicen actos que puedan ponerla en riesgo”. Además, lamentó la revocatoria de la prisión domiciliaria dictada contra la líder de la organización Tupac Amaru y ratificó que la medida cautelar que recomienda que no continúe en el Penal de Alto Comedero “es obligatoria”.

Las definiciones del organismo de cuyo sistema de legislación la Argentina es parte asociada fueron emitidas durante una conferencia de prensa en donde la cúpula de ese organismo internacional transmitió sus principales conclusiones sobre los casos debatidos desde el lunes pasado en la capital uruguaya.

Al ser consultados sobre la situación de Sala, el titular de la CIDH, Francisco Eguiguren, recordó que “sigue vigente” la medida cautelar que en julio pasado había conminado al Estado argentino a mejorar las condiciones de detención de la dirigente, ya sea mediante su liberación del penal en que está privada de su libertad o a través del otorgamiento de prisión domiciliaria o libertad monitoreada.

Esta medida se cumplió en los primeros días de agosto pasado, cuando Sala fue llevada a una vivienda del barrio La Ciénaga, hasta que la Cámara de Apelaciones de Jujuy revirtió esa medida a principios de este mes. “Hay un incumplimiento actual” de esa cautelar “y esperamos que no sea definitivo, porque las cautelares son mandatorias, es decir obligatorias”, sumó Eguiguren y subrayó: “Nosotros seguimos en la lucha”.

El presidente de la CIDH reiteró que “todo Estado es responsable por la seguridad de la persona privada de su libertad” y puntualizó que, en ese sentido, el gobierno nacional responsabilidad en la vida e integridad “de la salud física, psíquica y moral de Sala”. “Tiene que protegerla”, subrayó.

Luego, durante una entrevista con la periodista Cynthia García, Francisco Eguiguren expresó que desde el organismo que encabeza “tenemos la esperanza de que se cumpla” nuevamente con la recomendación sobre la prisión domiciliaria para Sala. Esa medida “afortunadamente fue acatada” en agosto pasado “pero se encuentra incumplida” en la actualidad.

“Si bien cuenta con autonomía, la Argentina es parte del sistema interamericano de derechos humanos y está sometida a las decisiones de la comisión. Y lo que la comisión dispone es de cumplimiento obligatorio”, definió.