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La  notte del 26 aprile 1986, all'una, 23 minuti e 58 secondi vi fu la prima di una serie di esplosioni che distrusse il reattore e il fabbricato della quarta unità della centrale elettronucleare di Chernobyl. Questo incidente è diventato il più grande disastro tecnologico del XX secolo.I media non hanno ricordato questa tragedia se non in alcuni scarni flash. Se chiediamo ad un ragazzo o ad una ragazza nati nel 2000 cosa sa di quello che è avvenuto Chernobyl è probabile che non lo sappia o che abbia dell'evento una conoscenza non chiara.
L'ondata di notizie false, le manipolazioni dell'opinione pubblica sovietica sono ben descritte nel libro della scrittrice Svetlana ALEKSIEVIC " PREGHIERA PER CHERNOBYL", un testo importante che fa chiarezza sul disastro tecnologico, sociale e umano del 1986, un trentesimo anniversario dimenticato.

 

La vicenda del referendum trivelle, comunque vada il quorum, rimarrà nella storia come esempio di scorrettezza istituzionale dei comportamenti del governo rispetto al tema della partecipazione dei cittadini a voto. Quando il Presidente del Consiglio invita i cittadini a disertare le urne rispetto ad un quesito referendario giudicato ammissibile da parte della Consulta siamo già di fronte ad uno sfregio istituzionale. Si tenga conto che il primo sfregio è stato fatto quando si è voluto scorporare dall'election day di giugno il referendum con un aggravio o meglio spreco di circa 300 milioni di euro,  anticipandolo al 17 aprile. Un leader modesto e fanfarone che fa di tutto per scansare il confronto sul merito e si affida agli escamotage tattici è la cifra di questa epoca della post democrazia. In rete vi è l'esercizio del gridare contro queste sconcezze ma le valanghe di insulti non rovesciano la tendenza ai restringimenti della democrazia. In ottobre lo stesso Renzi con un referendum confermativo, senza il rischio del quorum , chiamerà i cittadini a dare l'assenso alla  cosiddetta riforma della costituzione, ovvero allo smantellamento delle garanzie democratiche. Con il 20% dei voti sul l'universo degli aventi diritto al voto, o poco più , un partito vince le elezioni e si becca tutte le cariche istituzionali , anche quelle di garanzia. Questo è lo scenario dello slittamento nella post democrazia, saranno i poteri forti a scegliere i governanti alimentando con i mass media il consenso su leader fatti su misura e allevati nelle batterie dei thinks tanks di fondazioni foraggiate dalle multinazionali. Con il plauso dei clientes di turno e il mugugno impotente di masse plebeizzate  che si asterranno dal voto , che verranno invitate ad astenersi dal voto...Questo è lo scenario che piace anche all'ex Presidente della repubblica Napolitano che non perde occasione x manifestare il suo pensiero che viene da lontano,  dai tempi dell'autoritarismo ben mascherato dei miglioristi del  PCI . Andare a votare domenica ,oltre a problema di fermare le trivelle a mare  serve a fermare i rottamatori delle libertà costituzionali che puntano sulla non partecipazione per esercitare senza controllo sociale il loro potere e, in qualche caso, promuovere i  " propri affari".

Gino Rubini