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Podcast Notizie Ambiente Lavoro Salute di Diario Prevenzione - 21 gennaio 2016 - n° 34
a cura di Gino Rubini

In questo numero parliamo di

- Un clima pesante per chi vive del proprio lavoro, Jobs Act e dintorni

- LA SEMPLIFICAZIONE RICHIEDE INTELLIGENZA. L'ABROGAZIONE DEL REGISTRO INFORTUNI, UNA SEMPLIFICAZIONE FATTA SENZA TESTA

- Tecnostress: il punto di vista del sindacato

- LAVORO AGILE, TANTO "AGILE" DA ESSERE VOLATILE E INSICURO PER LA SALUTE E SICUREZZA

- Bruno Maggi: Il "vero paziente è il lavoro "

 

 

Abbondano i disegni di legge per dare una parvenza di "legalità" alle forme di lavoro "precario" con la sostituzione delle parole che lo definiscono.
Da "precario" il lavoro diviene "agile", e in alcune accezzioni diviene addirittura "smart" dove di "smart" per il lavoratore vi è molto poco.
Tutto diviene indefinito, la cosìdetta cornice costruita per dare una parvenza di "legalità" per alcuni elementi diviene risibile rispetto, ad esempio, alle norme per la gestione della sicurezza sul lavoro.

Abbiamo tra le mani un ibrido che sta tra il regolamento aziendale tipo e e un contratto commerciale ove il lavoratore è un fornitore in una relazione di potere sbilanciata. L'aspetto della prestazione è affidato al contratto individuale tra lavoratore e impresa, in una condizione di totale subalternità del lavoratore.

Orari, tempi di lavoro, aspetti gestionali sono consegnati alla trattativa individuale tra lavoratore e impresa. Abusi, truffe e compensi non pagati in ragione di contestazione della qualità della prestazione erogata dal lavoratore saranno possibili e numerosi in quanto le clausole contro gli abusi riguardano solo gli aspetti formali del contratto. Il dominus è l'azienda committente versus il lavoratore che è monade isolata e debole. Non esiste nessun accenno che richiami l'ergonomicità delle attrezzature fornite dal committente o proprie del lavoratore. Per fare un esempio i lavoratori agili del call center potranno operare con cuffie da tre soldi, apparecchiature di bassa qualità...
Non parliamo poi della prevenzione dello stress lavoro correlato totalmente ignorata in quanto il lavoro "agile" non sarebbe stressante per definizione. 🙂

I commi 2 e 3 dell'articolo 6 sono emblematici dell'assenza di tutela della salute di questi lavoratori.
Il Parlamento dovrà discutere seriamente prima di licenziare questo pericoloso pastrocchio ove di "agile" vi è solo l'amabile disinvoltura ad evitare di affrontare la complessità dei problemi che questa tipologia di lavoro produrrà nel mercato del lavoro.
La  pericolosità sta nella diffusione di un rapporto di lavoro di natura altamente subordinata spacciato come rapporto di lavoro autonomo "leggero" e senza rischi per la salute . La sua "pericolosità sociale" è pari solo a quella generata dai Voucher.

Art. 6. Sicurezza sul lavoro.

1. Il datore di lavoro deve garantire la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore che svolge la propria prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile.

2. Al fine di dare attuazione all’obbligazione di sicurezza, e tenuto conto dell'impossibilità di
controllare i luoghi di svolgimento della prestazione lavorativa, il datore di lavoro deve
consegnare una informativa periodica, con cadenza almeno annuale, nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alle modalità di svolgimento della prestazione.

3. Il lavoratore che svolge la propria prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile, per i
periodi nei quali si trova al di fuori dei locali aziendali, deve cooperare all'attuazione delle
misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro.

LA BOZZA DEL DDL SUL LAVORO AGILE

 

Un clima pesante nei luoghi di lavoro. Il capolavoro di Renzi è realizzato: con il JOBS ACT i padroni sanno di avere mano libera per trattare i lavoratori come servi.
Nessuno deve fiatare, credere obbedire e fare finta di produrre. Si, fare finta di lavorare bene perchè non si può dire nulla neanche quando il capetto da istruzioni sballate su come fare una certa cosa. Comunicazione monodirezionale top bottom, dal vertice all'ultimo lavoratore, pochi feed back e in quelle aziende in cui c'è qualche disponibilità  all'ascolto bocche cucite per non rischiare di parlare male del capetto che non sa dirigere e fa cavolate.
Queste sono le prime suggestioni che ci vengono in via diretta dai lavoratori di diverse aziende. Continueremo a raccogliere testimonianze e a fare inchieste sui climi cupi che si vivono nelle realtà di lavoro. Ruvidus

Intervista a Luca Fiorini

Perché sto con Luca Fiorini
Stiamo vivendo un'epoca di rottura o , usando un termine diffuso, di disrupting dei diritti costituzionali in nome di un pragmatismo ottuso che pone l'efficienza, gli interessi e il comando dell'impresa come unico valore di riferimento per l'agire quotidiano.Tutto il mondo circostante deve essere al servizio e piegarsi alle esigenze dell'impresa.
Un nuovo dogmatismo autoritario è alla base di questa ideologia che sta avvelenando le relazioni tra lavoratori e impresa: tutto ciò che fa bene all'impresa coincide con il bene comune. I diritti dei lavoratori alla dignità sul lavoro rappresenterebbero , secondo questa ideologia, un ostacolo al pieno dispiegarsi degli obiettivi dell'impresa e quindi vanno ridimensionati se non annullati. Questa ideologia neo autoritaria si manifesta in modo clamoroso nei comportamenti spregiudicati dei manager che ne sono portatori. Innumerevoli sono gli episodi di licenziamenti mascherati nella fattispecie del licenziamento per ragioni economiche per eliminare i lavoratori che hanno sollevato obiezioni sulla qualità della gestione delle relazioni con i lavoratori nell'azienda. Il caso recente più clamoroso riguarda il licenziamento di un delegato della Rsu del Petrolchimico di Ferrara, Luca Fiorini, con il pretesto di un banale alterco nel corso di una trattativa. Tante volte chi scrive è stato testimone in corso di trattative sindacali di reazioni verbali sopra le righe ( da entrambe le parti ) che venivano archiviate con una pausa caffè . Una multinazionale che ha avuto moltissimo dai lavoratori, dalle istituzioni elettive che governano quel territorio per risanare e rimettere in piedi gli stabilimenti, ora si pone come una potenza coloniale che , con questo licenziamento, manda il segnale a tutti i soggetti sociali e istituzionali:il sistema di relazioni è cambiato. Il messaggio che pare provenire da questo episodio suona più o meno così :" D'ora innanzi si cambia registro, noi abbiamo il potere di decidere sia all'interno dell'azienda sia nel territorio senza che ci vengano frapposti ostacoli. Chiunque cerchi di rappresentare un altro punto di vista o altri interessi sia pure legittimi è fuori."
La fitta trama di relazioni tra lavoratori, sindacato e pubbliche istituzioni con l'azienda che hanno consentito negli anni una governance dei problemi complessi, ambientali, d'innovazione industriale e occupazionali appare come polverizzata da questo atto.
Il comportamento di questi manager non va letto come un rigurgito del passato ma come una strategia tesa a ridisegnare le relazioni complessive tra l'azienda, i lavoratori e le istituzioni locali per redifinire i rapporti di potere e di forza sia nell'azienda sia nel territorio.
Comune di Ferrara, Regione sono state avvisate: non ci saranno più mediazioni praticabili.
Per questi motivi bisogna essere più che mai con Luca Fiorini, perché venga revocato il licenziamento e vi sia un pieno rispetto dei rappresentanti che i lavoratori si sono liberamente scelti.

Gino Rubini, editor del Blog Onde Corte