Vai al contenuto

 

I greci si sono stufati di fare le cavie da laboratorio dell'Europa

Autore: Argiris Panagopoulos
fonte area7.ch
Con una storica vittoria il leader della sinistra radicale greca Alexis Tsipras è diventato in Europa il primo Primo ministro contro l’austerità, la Troika – l’organismo di controllo informale costituito da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale – e i Memorandum nel paese che è stato usato come cavia di laboratorio dalla Germania e il neoliberismo per travolgere gli equilibri sociali postbellici nel vecchio continente. Tsipras ad Atene punta su nuove alleanze aspettando la vittoria di Podemos in Spagna e di Sinn Fein in Irlanda mentre dalla parte della socialdemocrazia europea e dai paesi governati da socialisti e democratici, come la Francia e l’Italia, alcuni di loro pensano di salire nel carro del vincitore.

Intanto Tsipras aspetta di incontrare Matteo Renzi nella riunione del prossimo Consiglio Europeo, dopo che l’Italia e la Grecia avranno eletto rispettivamente il loro nuovo presidente della Repubblica, e punta al sostegno del leader italiano nella battaglia contro l’austerità.
I greci hanno licenziato il governo di Antonis Samaras e Evangelos Venizelos, i leader del partito di centrodestra Nuova Democrazia e dei socialisti di Pasok, lasciando però Tsipras a due passi dalla maggioranza assoluta, visto che Syriza ha avuto 149 sui 300 seggi del parlamento greco.
La formazione del nuovo governo con il sostegno dei moderati Greci Indipendenti di Panagiotis Kammenos non ha sorpreso nessuno in Grecia. I Greci Indipendenti provengono da una scissione della Nuova Democrazia quando Samaras ha sposato le tesi dell’austerità imposta da Angela Merkel.
Tsipras fino all’ultimo giorno della campagna elettorale aveva dichiarato che non andava a governare con partiti o persone che avevano collaborato con la Troika e che voleva la maggioranza assoluta. Con coerenza ha seguito questa linea anche dopo il voto declinando le voci delle sirene che volevano vederlo governare con il Pasok o con i populisti di Potami (Fiume). Tsipras e Syriza hanno cercato, come hanno fatto anche prima delle elezioni, la collaborazione del Partito Comunista ortodosso Kke, che ha dichiarato però che voterà tutte le leggi che non saranno antipopolari.
Il leader della sinistra greca ha fatto il primo strappo con un giuramento laico, abbandonando la tradizionale Bibbia che in Grecia simboleggia per tanti la sottomissione dello stato alla chiesa ortodossa e il nazionalismo greco. Esempio che ha seguito il giorno dopo la maggior parte del suo governo, esclusi quattro ministri e i rappresentanti dei Greci Indipendenti, che con Kammenos come ministro della Difesa hanno avuto solo cinque incarichi tra ministri, viceministri e sottosegretari.
La verità è che il governo di Tsipras è fortemente un governo di sinistra, che va dal vicepresidente del governo, l’economista Giannis Dragasakis, fino ai “ragazzi della generazione di Genova”, dallo stesso Tsipras o dal portavoce del governo Gabriil Sakelaridis e il braccio destro del leader greco, Nikos Pappas.
Le aspettative dal governo di Tsipras in Grecia sono tante, come dimostra il quasi 10 per cento in più che ha avuto il suo partito rispetto alle elezioni per il Parlamento europeo del maggio scorso. Ci si aspetta che con le prime decisioni di Tsipras e dei suoi ministri che occupano i ministeri del Lavoro e dello Stato Sociale partirà una raffica di leggi che ripristinerà: il salario minimo a 751 euro (i livelli prima della crisi), i contratti collettivi e la contrattazione collettiva (abolita dalla Troika), l’entrata nel sistema sanitario nazionale di quasi un terzo della popolazione, che grazie ai Memorandum non ha diritto ad un medico e alle medicine.
Ma la partita più importante si giocherà con la Commissione Europea, la Troika e naturalmente Merkel. Il “partito dell’austerità”, con la cancelliera tedesca in testa, avvisa Tsipras che non ci saranno concessioni e si dovranno rispettare le firme e gli accordi con i precedenti governi.
Il chiaro messaggio dei cittadini greci contro l’austerità offre a Tsipras e Syriza la forza di insistere sui loro tre obiettivi più importanti per ricostruire il loro paese: una Conferenza Europea per il Debito, con la cancellazione della maggior parte dello stesso, l’abolizione del Patto di Stabilità e un New Deal europeo per la creazione dei posti di lavoro fisso attraverso gli interventi pubblici per far ripartire un’economia ecosostenibile.
Da parte sua Tsipras la lasciato un chiaro messaggio dopo il suo giuramento e prima di insediarsi nella residenza del primo ministro visitando il campo di tiro di Kaisariani a due passi dal centro di Atene lasciando dei fiori in memoria dei centinaia di partigiani e comunisti fucilati dai nazisti durante l’occupazione tedesca.

fonte area7.ch

 


Intervista al Dott. Rinaldo Ghersi sul tema dell'invecchiamento e lavoro. L'innalzamento delle aspettative di vita e le modifiche delle norme previdenziali costringono al lavoro centinaia di migliaia di persone in condizioni lavorative pesanti che richiedono spesso performances che sono adatte a persone più giovani.

Dal lavoratore edile ultrasessantenne che deve ancora salire sui ponteggi, all'infermiera anziana che deve fare i turni di notte, al macchinista maturo che deve portare con concentrazione un treno a più di 200 chilometri all'ora, all'operaia metalmeccanica alla linea di montaggio.... Potremmo continuare con molti altri esempi di lavori che per lavoratori e lavoratrici anziani divengono ogni giorno sempre più penosi e diviene sempre più difficile per loro  fare fronte alle richieste di performaces che divengono insostenibili.

Il problema dell'invecchiamento dei lavoratori non è solo italiano, è una criticità presente in tutta Europa e da tempo è oggetto di studi e di programmi per consentire la permanenza al lavoro dei lavoratori anziani utilizzando in modo intelligente  e umano le "residual capabilities".
Per realizzare un vero  cambiamento occorrerà ripensare l'organizzazione del lavoro, l'organizzazione sociale e nuove forme di ammortizzatori sociali, un percorso comunque abbastanza lungo per affrontare problemi di penosità del lavoro che già vengono vissuti con sofferenza oggi....
In questa intervista il Dott. Rinaldo Ghersi, coordinatore del Gruppo di Lavoro su Invecchiamento e Lavoro costituito presso la Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione, fa il punto sullo stato dell'arte dei lavori e sulle iniziative che si stanno mettendo in cantiere per orientare un approccio corretto a questo tema.
Il coinvolgimento nei lavoro di ricerca e studio  di una pluralità di soggetti e di professionisti dovrebbe permettere un sostanziale passo in avanti nelle modalità di gestione di questa problematica.
I documenti, le relazioni e i report sui lavori del Gruppo sono consultabili sul sito della C.I.I.P

L'INTERVISTA AUDIO A RINALDO GHERSI 
( 33 MINUTI - formato wav )

Documentazione

Invecchiamento e lavoro, aggiornamenti 2014

Ciip, Consulta interassociativa italiana per la Prevenzione presenta nel convegno aggiornamenti di esperti in medicina del lavoro e previdenza con gli elaborati del proprio gruppo di lavoro sul tema, ormai attuale e di rilevanza crescente. Si promuove un confronto tra esperienze e punti di vista di lavoratori, RLS, imprenditori, addetti alla sicurezza, medici ed igienisti del lavoro, ergonomi, esperti di assistenza e previdenza su bisogni e soluzioni per fronteggiare i nodi e le risorse dell’invecchiamento della popolazione lavorativa, tenendo conto di proposte e modifiche legislative sulle pensioni.

LE RELAZIONI AL CONVEGNO

La tortura. Il tradimento dell’etica medica
Autore:  Angelo Stefanini

fonte saluteinternazionale.info

Waterboarding, alimentazione rettale, catene ai piedi, privazione del sonno.È inconcepibile che un essere umano possa sottoporre un’altra persona a tortura. Ancora più scioccante è che professionisti della salute abbiano effettivamente progettato e partecipato al programma segreto di torture della CIA.

Dal 2009 al 2014 il Senate Select Committee on Intelligence (SSCI) degli Stati Uniti ha condotto una valutazione completa del Programma di interrogatori e detenzione della CIA (Central Intelligence Service) negli anni successivi all’attacco del 11/9/2001. Salutata come una delle più importanti nella storia del Senato, si tratta della prima analisi indipendente del programma e dei suoi pretesi successi sulla base delle effettive informazioni raccolte dalla CIA. Composta di oltre 6.000 pagine e frutto di cinque anni di lavoro, è costata 40 milioni di dollari. Il 9 dicembre 2014, otto mesi dopo la decisione di divulgarne alcune parti, la SSCI ha autorizzato la diffusione di un Executive Summary di 525 pagine[1]. Il resto della relazione rimane secretato.

Il documento fornisce i dettagli raccapriccianti degli abusi che hanno avuto luogo in diversi black-sites (siti neri) di detenzione del governo USA come waterboarding[2], confinamento in una cassa a forma di bara, minacce contro i familiari, nudità forzata, esposizione a temperature di congelamento, alimentazione rettale, posizioni stressanti, uso prolungato di pannoloni a scopo umiliante, privazione del sonno per giorni interi, e altro ancora. La relazione afferma inoltre che le cosiddette “tecniche potenziate d’interrogatorio” si sono rivelate inutili a ottenere le informazioni attese, che la CIA ha travisato la loro efficacia e che il programma ha danneggiato la reputazione degli Stati Uniti in tutto il mondo.

L’obiettivo pubblicamente dichiarato del programma di interrogatori nelle strutture di detenzione USA era di ottenere informazioni che consentissero al governo degli Stati Uniti di identificare e bloccare eventuali attacchi terroristici. Le tradizionali linee guida per gli interrogatori utilizzate dall’FBI e dai militari escludono, anzi proibiscono, metodi che siano in violazione delle Convenzioni di Ginevra e della ‘Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti’, trattati che gli Stati Uniti, come firmatari, sono obbligati a rispettare. Funzionari ai più alti livelli del governo hanno tuttavia ricusato queste linee guida, affermando di ritenere che i metodi tradizionali d’interrogatorio richiedevano tempi troppo lunghi per potere prevenire attacchi imminenti. Di conseguenza, quasi immediatamente dopo l’attacco alle torri gemelle, il governo USA ha adottato metodi brutali d’interrogatorio sottoponendo i primi detenuti catturati in Afghanistan alla fine del 2001, in particolare nella base aerea di Bagram e a Kandahar, a violenze, esposizione al freddo estremo, sospensioni fisiche da catene, privazione del sonno, illuminazione continua, nudità forzata e altre forme di umiliazione e trattamento degradante.

Professionisti della… salute?

L’Executive Summary della SSCI conferma che gli Stati Uniti hanno sistematicamente torturato detenuti e che le pratiche erano molto più brutali di quanto in precedenza ammesso. Ciò che rende tutto ciò ancora più aberrante è che gli operatori sanitari, i “professionisti della salute”, hanno giocato un ruolo primario nel programma illegale di tortura sviluppando, attuando nella pratica e tentando di giustificare il programma stesso. Senza la loro partecipazione le torture avrebbero potuto essere evitate. Allo stesso tempo, funzionari dell’amministrazione Bush ponevano le basi giuridiche per una politica che abbandonasse le restrizioni legali in materia di tortura e di trattamenti crudeli, inumani, o degradanti richieste dai trattati internazionali e dal diritto penale statunitense. All’inizio del 2002, il Consiglio della Casa Bianca dichiarava che la Convenzione di Ginevra non era applicabile ai detenuti di Guantanamo.

Un rapporto dell’organizzazione medica per i diritti umani Physicians for Human Rights – PHR, dal titolo “Fare del male: il ruolo centrale dei professionisti sanitari nel programma di tortura della CIA”[3], analizza l’orrendo tradimento dell’etica medica e le violazioni della legislazione internazionale e nazionale compiute. Oltre a un’analisi completa del documento della SSCI, PHR ha anche prodotto una scheda, a uso di giornalisti e politici, sulla pratica dell’alimentazione rettale che sconfessa le rivendicazioni dei torturatori di avere condotto queste procedure ‘per ragioni mediche’. “L’organizzazione PHR ritiene che i professionisti sanitari coinvolti abbiano svolto un ruolo non solo centrale, bensì essenziale nel programma di tortura della CIA in una misura in precedenza non compresa”. PHR afferma che “la CIA si affidava a professionisti sanitari in ogni fase del programma per commettere e nascondere le brutali e sistematiche torture commesse sui detenuti” ed evidenzia otto ‘categorie di abusi’ commessi in violazione di trattati, leggi e codici etici. I professionisti sanitari al soldo della CIA hanno:

Concettualizzato e progettato le tecniche di tortura della CIA, prestando poi assistenza nell’attuazione del programma e ottenendo per questi servizi lauti guadagni economici.
Intenzionalmente inflitto e / o minacciato di infliggere danni e sofferenze gravi a detenuti in custodia della CIA.
Svolto il ruolo di complici dell’Ufficio del Dipartimento di Giustizia (DoJ) mettendo in grado i suoi avvocati di simulare interrogatori ‘sicuri, legali, ed efficaci’, nella falsa logica di legalizzare pratiche che non potevano essere considerate come tortura se non qualora certificate come tale da professionisti sanitari.
Condotto ricerche su soggetti umani allo scopo di fornire copertura legale alla tortura. (I sanitari impiegati nel programma raccoglievano e analizzavano dati ottenuti dall’applicazione di tecniche di tortura allo scopo di legittimarla. Funzionari dell’Office of Medical Services della CIA hanno espresso il timore che queste pratiche potrebbero costituire ricerca illegale su soggetti umani, equivalente a un crimine contro l’umanità).
Monitorato la tortura inflitta ai detenuti e calibrato, valutato e documentato i livelli di dolore provocato intenzionalmente ai detenuti.
Visitato e medicato i detenuti prima, durante e dopo la tortura, al fine di consentire l’applicazione su di loro della tortura stessa.
Prestato ai detenuti assistenza medica subordinata al livello della loro collaborazione.
Omesso di documentare le pratiche della tortura fisica e / o psicologica inflitta ai detenuti.

Ruolo degli psicologi

Anche se pare che i metodi violenti d’interrogatorio siano stati inizialmente utilizzati ad hoc, è subito emersa la strategia psicologica utilizzata negli interrogatori allo scopo di indurre paura, ansia, depressione, dislocazione cognitiva, e disintegrazione della personalità nei detenuti per spezzare la loro resistenza. Su questa base teorica, gli agenti americani hanno sviluppato nuovi metodi di interrogatorio intesi a provocare ‘debilitazione, dipendenza e terrore’. L’Office of Medical Services della CIA riassumeva questi metodi come “cercare di dislocare psicologicamente il detenuto, massimizzare i suoi sentimenti di vulnerabilità e ridurre o eliminare la volontà di resistere ai nostri sforzi di ottenere informazioni critiche.”

Due nomi appaiono decine di volte nell’Executive Summary: Grayson Swigert e Hammond Dunbar. Sono gli pseudonimi di James Mitchell e Bruce Jessen, due psicologi a contratto che hanno svolto un ruolo centrale nella progettazione e nell’attuazione del programma di tortura della CIA. Ora sappiamo anche quanto la ‘società’ da loro costituita abbia incassato: oltre $80 milioni. Prima di lavorare per la CIA, Mitchell e Jessen erano stati impiegati come psicologi nel programma Sopravvivenza, Evasione, Resistenza e Fuga (SERE), inteso a formare i soldati a resistere a interrogatori coercitivi e maltrattamenti in caso di cattura. Pur in assenza di esperienza diretta nelle tecniche di interrogatorio, pur non conoscendo l’arabo ne’ avendo avuto mai a che fare con al-Qaeda, alla fine del 2001 Mitchell e Jessen vennero assunti dalla CIA per capovolgere i principi del SERE e trasformarli in nuove e più aggressive pratiche di interrogatorio. Una delle loro principali vittime fu il palestinese Abu Zubaydah, ritenuto un membro di alto rango di al-Qaeda. Zubaydah venne lasciato completamente nudo per quasi due mesi, permettendogli di indossare vestiti soltanto se collaborava. Fu privato del sonno per settimane incatenato a polsi e piedi. Nell’agosto del 2002 fu sottoposto a waterboarding almeno ottantatre volte.

Vario personale della CIA aveva espresso preoccupazione per i conflitti di interesse in cui si trovavano i due psicologi, i quali da una parte conducevano gli interrogatori e dall’altra offrivano consulenza psicologica su come condurli; valutavano l’efficacia degli interrogatori che essi stessi conducevano; e raccomandavano forme di interrogatorio da cui avrebbero beneficiato finanziariamente. L’’onorario’ giornaliero per tali attività era di $1.800[4].

L’esempio di Israele

In una bozza di memorandum preparato dall’Ufficio della Commissione Generale della CIA, l’’esempio di Israele’ viene citato come possibile giustificazione che “la tortura era necessaria per prevenire imminente e significativo danno fisico alle persone, dove non esista altro mezzo a disposizione per evitarlo”[5]. L’”esempio di Israele” si riferisce alle conclusioni della Commissione Landau[6] nel 1987 e le successive sentenze della Corte Suprema israeliana che vietano ai servizi di sicurezza di Israele di utilizzare la tortura negli interrogatori dei sospetti terroristi, ma consente l’utilizzo di “moderata pressione fisica” nei casi classificati come “bombe ad orologeria” (ticking bomb), ossia quando vi è un urgente bisogno di ottenere informazioni che potrebbero evitare un attacco terroristico imminente.

Secondo il Comitato Intelligence del Senato, l’avvocato della CIA che preparava la campagna “aveva descritto le somiglianze sorprendenti” tra il dibattito pubblico che circondava l’emendamento McCain (un atto congressuale approvato nel dicembre 2005 che regola i metodi di interrogatorio) e la situazione in Israele nel 1999, in cui la Corte Suprema israeliana stabiliva che “diverse … tecniche sono probabilmente lecite, ma richiedono una qualche forma di sanzione legislativa” e il governo israeliano alla fine si era limitato a legiferare su alcune di tali tecniche. Come conseguenza di questo approccio ‘soffice’ e grazie al supporto inequivocabile dalla Israeli Medical Association, i medici israeliani che lavorano nelle unità di interrogatorio hanno svolto per molti anni un ruolo analogo a sostegno dell’uso routinario della tortura come politica di stato, offrendo legittimità morale a chi conduce gli interrogatori. La documentazione prodotta da organizzazioni per i diritti umani a prova di questa pratica nel corso di molti anni in Israele è di gran lunga maggiore di quella che (anche se più recente) sta emergendo riguardo a Guantanamo, Bagram e altri ‘siti neri’ degli USA[7].

“Indossare una divisa” ha affermato il presidente dell’IMAP (Istitute on Medicine as a Profession) David Rothman “non può e non deve annullare i principi fondamentali della professione medica”. ‘Non fare del male’ e ‘mettere prima l’interesse paziente’ devono valere per tutti i medici, indipendentemente dal luogo in cui praticano la medicina”[8]. In tutto il mondo, il ruolo dei medici, degli operatori sanitari e delle loro organizzazioni professionali nella prevenzione della tortura è fondamentale sia nel sostenere i colleghi esposti a questa pratica sia nel denunciare i casi che giungono alla loro conoscenza[9]. Casi come quelli avvenuti nella caserma Bolzaneto nel 2001, la morte di Giuseppe Uva nel 2008 e Stefano Cucchi nel 2009 sono segnali che anche in Italia è necessario tenere alta l’attenzione.

Bibliografia

Senate Select Committee on Intelligence, Committee Study of the Central Intelligence Agency ‘s Detention and Interrogation Program. [PDF: 62 Mb]
Il waterboarding consiste in una forma di annegamento controllato, con l’acqua che invade le vie respiratorie senza che il soggetto possa controllarne il flusso né interromperlo o sottrarvisi, e quindi ritiene che la propria morte sia imminente.
Physicians for Human Rights, Doing Harm: Health Professionals’ Central Role in the CIA Torture Program, December 2014. [PDF: 388 Kb]
Ibid. P. 7.
CIA cited Israeli Supreme Court rulings to justify torture, Senate report says. Haaretz.com, 09.12.2014
Wikipedia: Landau Commission
Medici e tortura. Il caso di Israele. SaluteInternazionale.info, 10.03.2010
CIA made doctors torture suspected terrorists after 9/11, taskforce finds. The Guardian, 04.11.2013

fonte saluteinternazionale.info

Mario Agostinelli: Scenari energetici conseguenti la caduta del petrolio
Da Il fatto quotidiano del 2 gennaio 2015

La caduta del prezzo del greggio e il contemporaneo rifiuto degli arabi dell’OPEC di ridurne l’offerta, incide certamente sulla competizione nel mercato del petrolio, del gas e del carbone, ma probabilmente meno sul futuro energetico in Europa e nel mondo, più che mai conteso tra affermazione delle rinnovabili e ripresa del nucleare. L’obiettivo più evidente del tracollo sui mercati sembrerebbe l’attacco alla Russia di Putin, ma non va sottovalutata l’intenzione di mettere fuori gioco la concorrenza di parte dello shale gas americano – o almeno della produzione dai sedimenti meno remunerativi – così da farne emergere senza più l’alibi del prezzo tutti i rischi ambientali e la bolla speculativa che si porta alle spalle. E’ questione di cui da noi si parla pochissimo, ma che mette in ansia i grandi finanziatori delle fossili “non convenzionali”. Se la partita del petrolio – con il paradosso di una offerta superiore alla domanda – nonostante il superamento accertato del “picco di Hubbert” – sfugge al controllo del cartello dell’OPEC e si gioca in un mercato senza protezioni, abbiamo la conferma che stia finendo un’epoca caratterizzata da un sistema fortemente centralizzato, controllato da un intreccio di monopoli e stati produttori, retto su combustibili ad alta densità calorica e agevolmente trasportabili dopo estrazione.

L’eccesso di offerta di petrolio non è dovuto a previsioni sbagliate sul suo accertato esaurimento, ma agli enormi investimenti progettati più di un quinquennio fa, quando il prezzo del barile era a 110 $ e si andava a perforare nei luoghi più impervi. Le stime di consumo poi, non hanno tenuto conto del boom delle rinnovabili e del carattere strutturale della crisi: si pensi che solo nel 2014 la IEA ha rivisto al ribasso le stime della domanda mondiale ben sei volte!

Non facciamoci quindi impressionare dai colpi di coda di un sistema che dovrà comunque fare conti inesorabili e non procrastinabili con il riscaldamento globale e la diffusione sempre più imprevedibile di conflitti armati per il controllo dei giacimenti. Hermann Scheer nel 2005 sosteneva che la sfida energetica del XXI secolo si sarebbe giocata tra atomo e sole, in un anticipo ridotto all’essenziale dello scenario entro cui la geopolitica deve far i conti con la sfida per la sopravvivenza della biosfera. E’ questo scenario che vorrei attualizzare, anche a fronte delle manovre, pur rilevanti, sui prezzi del greggio.

La mia opinione è che non si stia affatto allontanando l’opportunità di scenari alternativi ai fossili e nemmeno che il crollo dei prezzi del combustibile possa prolungare oltremodo il sistema attuale, in quanto la connessione tra clima e combustioni dei fossili comporta danni non stimabili per la vita e costi economici altissimi per la riparazione dell’ambiente, ancorché costantemente occultati, ma sempre più avvertiti dall’esperienza comune.

Nei fatti e nelle statistiche degli ultimi dieci anni, si può constatare il progresso continuo di decisioni locali, non certo assunte ai vertici per il clima, per accelerare il passaggio ad un sistema energetico decentrato, fondato sulle rinnovabili e sulla riduzione dei consumi. A riprova, in una interessante intervista del 26 Novembre il nuovo presidente dell’ENEL Francesco Starace parla di reti intelligenti, crescita delle rinnovabili e riassetto organizzativo, con un approccio così innovativo e sensato per l’Ente nazionale, da mettere a disagio gli interlocutori del Sole 24 Ore.

Anche per i sacerdoti del sistema energetico attuale (la IEA), entro il 2040 la fornitura mondiale di energia sarebbe scompaginata e divisa in quattro parti quasi uguali: fonti a basso tenore di carbonio (nucleare e rinnovabili), petrolio, gas naturale e carbone. Le energie rinnovabili diventerebbero il numero uno al mondo come fonte di produzione di energia elettrica, superando il carbone, mentre la crescita della domanda mondiale di petrolio rallenterebbe fino quasi a fermarsi, con un calo rilevante anche dello shale gas.

La discesa dei prezzi del combustibile è in definitiva vista come fase di transizione, di durata imprecisata, ma che influirà ancora per un breve periodo sulla fornitura di calore e sulle soluzioni alternative per la mobilità, anche se ormai il binomio petrolio+auto individuale sembra in progressiva consunzione. La “rivoluzione shale”, è parte anch’essa della transizione. Attualmente fornisce agli USA un vantaggio competitivo che si riflette nel rilancio della manifattura, ma che potrebbe nel medio periodo rivelarsi strategicamente non risolutivo, dato che i vincoli climatici e finanziari potrebbero risultare per questa tecnologia esiziali nel tempo.

Per contestualizzare la sfida atomo-sole, aggiungo che, mentre la tecnologia nucleare mostra limiti insormontabili, soprattutto per l’eredità delle scorie e per l’eventualità insopprimibile di incidenti catastrofici, le fonti rinnovabili decentrate, pur limitate da una relativa discontinuità, sono sfruttabili direttamente in pressoché ogni angolo del mondo e stanno raggiungendo la “grid parity” a ritmi fino ad un decennio fa impensabili.

La continuità di chi vuole mantenere un sistema centralizzato, è in realtà affidata alle chance di un nucleare “di nuova generazione” (!?), sostitutivo dei fossili, che contrasti a infrastrutture in larga parte invariate la diffusione capillare di impianti alimentati da fonti naturali. Il nucleare rimane l’opzione che il sistema elettrico delle grandi utilities si riserva anche oltre la metà del secolo. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha emesso un prestito garanzia per 12,5 miliardi di dollari per progetti di reattori innovativi. La US Energy Information Administration ha recentemente riferito che quasi tutte le centrali nucleari degli Stati Uniti dovrebbero ottenere un prolungamento della vita oltre i 60 anni per operare dopo il 2050. La Cina ha avviato il nuovo programma nucleare con la realizzazione di 31 reattori e la presa in considerazione di ulteriori 110. La Russia assicura impianti chiavi in mano e manutenzione per i Paesi con ridotte risorse tecnologiche.

Le rinnovabili però continuano a crescere a ritmi sorprendenti, con il vantaggio di una parity grid ormai raggiunta anche senza particolari incentivi. Nei primi tre trimestri del 2014, la Cina ha speso 175 miliardi dollari in progetti di energia pulita e il paese installerà 14 GW di capacità solare nel solo 2014. Secondo il National Renewable Energy Laboratory (NREL), il costo di pannelli solari su una tipica casa americana è sceso di circa il 70 per cento negli ultimi dieci anni e mezzo. In Europa la convenienza è ormai accertata e migliorerà con investimenti in reti intelligenti e accumuli appropriati.

Purtroppo il Governo Italiano si pone in Europa in una posizione di retroguardia, dato che prevede 45 miliardi per infrastrutture fossili (30 miliardi per rigassificatori+ 15 miliardi per la quota italiana di gasdotti), senza una seria riflessione sui costi in alternativa di una infrastrutturazione rinnovabile con stoccaggi diffusi. E sarebbe interessante conoscere chi spinge Federica Mogherini, ministro degli esteri della UE voluta da Renzi, a premere sul segretario di Stato americano John Kerry per l’inserimento di un capitolo sull’energia (cioè carbone, petrolio e gas di scisto) nel Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP), nonostante le motivate critiche degli ambientalisti, preoccupati dell’abbassamento degli standard ambientali dell’UE. E, dopo le accuse agli affetti da NIMBY e il pretenzioso Sbloccaitalia, solo un Governo ineffabile ha potuto pensare di trivellare fuori tempo massimo e di mandare la polizia a caricare manifestanti che si rivelano non solo attenti all’ambiente ma ben competenti in economia e finanza!

Il futuro dell’energia è uscito ormai dai confini della geopolitica e della finanza tradizionali e l’interesse della collettività si fa spazio, entrando in conflitto con il computo economico che si vorrebbe imporre a qualsiasi costo.

About Mario Agostinelli: Mario Agostinelli (1945) ha lavorato come ricercatore chimico-fisico per l’ENEA presso il CCR di Ispra. Dal 1995 al 2002 è stato Segretario generale della Cgil Lombardia e nel 2004 ha dato vita al movimento Unaltralombardia, con l’obiettivo prioritario di rinnovare dal basso le forme della rappresentanza. Ha ricoperto un incarico istituzionale come Consigliere regionale in Lombardia, eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista, e nel 2009 ha aderito a Sinistra Ecologia Libertà. Sul piano internazionale si è contraddistinto per un intenso impegno nel Forum Mondiale delle Alternative e nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre.

Il Jobs Act è incostituzionale, noi non ci stiamo

Si chiama Legge 183 del 10 dicembre 2014, ma tutti la conoscono come Jobs Act. Quindici articoli che hanno lo scopo di fornire delle linee guida da essere ampliate con Decreti Legislativi, infatti vengono dati pieni poteri al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenza di cura, di vita e di lavoro. Dalle linee guida emerge chiaramente la posizione del legislatore: privare i lavoratori dei loro diritti per i quali sono state fatte tante battaglie sindacali. È vero che le cose cambiano, che le esigenze degli anni ’70 non sono quelle del 2015, ma il lavoro è sempre l’unica fonte di sostentamento dei cittadini, ancora non viene inventato un modo per non pagare il mutuo, per non pagare i libri ai figli, per non pagare le bollette e tutte le altre spese a cui ogni individuo deve far fronte.
Il Jobs Act discrimina i lavoratori.

Tutti coloro che vengono assunti o che perdono i lavoro oggi hanno la sfortuna di essere arrivati tardi. Tutele crescenti in base all’anzianità contributiva, ammortizzatori (Naspi) in base alla storia contributiva dei lavoratori significano non essere più possessori di diritti uguali per tutti. L’articolo 3 della Costituzione italiana viene di fatto stracciato, così come viene stracciato l’articolo 2, lo Stato ci sta privando dei diritti inviolabili: di fatto si impedisce ai lavoratori di avere una vita, di formare una famiglia, di progettare il proprio futuro. Sappiamo perfettamente che oggi non vengono concessi mutui con contratti a tempo indeterminato perché non forniscono sufficienti garanzie, figuriamoci con un nuovo contratto che in caso di perdita di lavoro o di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, dopo soli due anni, dà diritto a briciole. Stessa cosa per gli ammortizzatori sociali il requisito di 13 settimane contributive negli ultimi quattro anni o di 18 giorni lavorativi nell’ultimo anno danno diritto a briciole.

Con il Jobs Act si vuole mettere le mani anche sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori. L’articolo 4 non lascia spazio a dubbi poiché vengono utilizzate le parole di razionalizzazione e semplificazione per gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese. L’osservatorio indipendente di Bologna chiude l’anno con 660 infortuni mortali e se vengono contatigli incidenti stradali e in itinere si arriva a 1350. Semplificare la sicurezza, rivedere il regime di sanzioni non ha mai portato nulla di buono, l’unico investimento da fare è sulla prevenzione.
Siamo arrivati a 10 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà, decine e decine di italiani si sono tolti la vita perché non riescono a trovare un lavoro o perché lo hanno perso, tanti cervelli che fuggono perché qui non hanno nessuna possibilità. Con il Jobs act si finisce di affossare la dignità dei lavoratori. Siamo dei cittadini che non ci stanno, che non vogliono essere privati dei loro diritti e che non vogliono che sia tolto il futuro alle nuove generazioni. Il Jobs Act è incostituzionale e se questo è ancora un Paese democratico non sono i diritti dei lavoratori a dover esser stracciati, ma il Jobs Act. L’unica possibilità che abbiamo è un intervento della Corte Costituzionale per tanto sindacati, partiti, devono ascoltare il nostro appello per presentare un ricorso.

Samanta Di Persio- scrittrice, L'Aquila.
Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico, Firenze

P.S Chiunque voglia aderire all'appello, invii un'email con qualifica, azienda e città a: marco.bazzoni01@libero.it