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Come si forma una classe dirigente ? Come si sedimenta il sistema di valori che divengono il punto di riferimento per il leader e per lo stato maggiore di una nuova classe dirigente ?
Questi interrogativi sono più che mai opportuni rispetto alla vicenda politica italiana. Come sta avvenendo il ricambio generazionale della classe dirigente e su quali valori si fonda la vision e le strategie di questa classe dirigente?
Per un osservatore esterno ai giochi di potere e , per quanto possibile, vaccinato rispetto alle nostalgie del tempo passato e senza ambizioni politiche personali , decifrare il profilo culturale e politico di questa nuova generazione e' una sfida utile e stimolante.
Il primo aspetto che emerge dai comportamenti e' l' energia vitale di questo personale politico giovane .
L'ascesa rapida non resistibile del leader e l'aggregazione di uno stato maggiore composto da giovani donne e uomini che usano linguaggi, rappresentazioni del mondo e di se' che sono una frattura con il sentire e la visione del mondo delle generazioni precedenti sono davanti agli occhi di tutti.
Per trovare una spiegazione su questa ascesa rapida e irresistibile di questa nuova elite oltre alle tradizionali chiavi interpretative ispirate alla sociologia ritengo utile utilizzare l'etologia, lo studio dei comportamenti degli animali.
Dopo anni di immobilismo e di palude berlusconiana, emerge una leadership tutta centrata sulla tecnica della conquista del potere, sul potere come elemento fondante ed esaustivo dell'agire politico.
Emerge il leader , in etologia il il capo branco, l'uomo che promette di sbloccare l'Italia, di garantire la governabilità.  Rottamazione di uomini e donne politici del secolo scorso e di formule e linguaggi della politica, queste sono le promesse mantenute  che smuovono a livello diffuso, tra le generazioni più giovani, il desiderio di cambiamento e e alimentano l'avidità di potere. In questo senso il leader capo branco ha uno straordinario istinto per interpretare la voglia di potere  dei componenti e dei candidati a fare parte del branco...

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Ce l'hanno fatta.

Ce l'hanno fatta a disgustare più del 60% dei cittadini rispetto alla partecipazione alla politica tramite il voto. Un vero capolavoro politico, avviato da tempo, con la fine della "diversità positiva, con la regione trasformata in un centro distribuzione risorse ai vari potenti del territorio, associazioni datoriali, lobbies . La Regione era divenuta una specie di prefettura senza un progetto di governo del territorio. Il culmine di questo processo entropico l'ha concluso i PdR, un partito che si tiene lontano dalla partecipazione, dai lavoratori che mettendo in opera la più grande spoliazione dei diritti dei lavoratori ha l'impudenza di chiamarla "riforma di sinistra". Jobs Act  più che una riforma del lavoro di sinistra è una operazione sinistra .... I politici da Bonaccini a tutti gli altri non diano la colpa  ad altri che a se stessi. Il PD ha insultato per ,mesi i lavoratori e i loro sindacati. Cosa s'aspettavano i Bonaccini un lancio di bon bon dalla mongolfiera ? Questa sconfitta della democrazia va presa sul serio. Le istituzioni sono per davvero in pericolo di essere delegittimate dalla mancanza di consenso.

Un presidente eletto con il 48 % del 38% degli aventi diritto al voto ha un consenso concreto del 18,24% , il resto sono bubbole. Quindi si riparte con Presidente della Regione  azzoppato...

A domani

 

Il lavoro di tutela dei lavoratori in una fase di crisi lunga

Invervista audio  a Ivano Pioppi dell'Ufficio tutela della CAMERA del LAVORO di Bologna

Con questa intervista ha inizio una ricerca sui lavori difficili, di coloro che sono  a contatto quotidiano con il dolore sociale di quest'epoca di crisi lunga. In questa puntata intervistiamo Ivano Pioppi dell'Ufficio Tutela dei lavoratori della Camera del Lavoro di Bologna.
E' il lavoro di operatori come Ivano Pioppi che da una risposta a persone, lavoratori e lavoratrici in grande difficoltà che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, persone che stanno male o che si sono ammalate a causa del lavoro.... lavoratori e lavoratrici che trovano una persona competente che li ascolta e costruisce assieme a loro un percorso per la soluzione dei loro problemi. Abbiamo rivolto a Ivano queste domande:

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ETERNIT: UNA SENTENZA IN NOME DELLA LEGGE CHE SOPPRIME L'IDEA DI GIUSTIZIA

   

Rabbia dolore e indignazione sono i sentimenti condivisi tra i famigliari delle migliaia di vittime dell'amianto per una sentenza quasi inaspettata che annulla la condanna a 18 anni al magnate svizzero Stephan Schmidheiny titolare della Eternit, già riconosciuto colpevole in due gradi di giudizio.

Rabbia e indignazione sono nello stato d'animo di chi scrive che come sindacalista ha conosciuto decine di persone, lavoratori delle OGR, delle Officine Casaralta che non ci sono più perchè uccisi dall'amianto.

E' necessario tuttavia non farsi travolgere dall'orgia di retorica dei media e mantenere la mente lucida per comprendere per davvero da dove ha origine questa sentenza della Corte di Cassazione.

Una sentenza quella della Corte di Cassazione che mette in luce le deboli fondamenta del sistema normativo in materia di reati ambientali.

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INGIUSTIZIA E' FATTA .
 
Annullata senza rinvio per intervenuta prescrizione la sentenza della Corte d'appello di Torino sulla strage dell'Eternit.
 
La Suprema Corte dopo appena due ore di camera di consiglio ha accolto la richiesta del procuratore generale, Francesco Iacoviello, nell'udienza del maxi processo Eternit che si è aperta questa mattina davanti alla prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Arturo Cortese. "Annullamento senza rinvio della condanna a 18 anni per Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti."
E' quel che aveva chiesto a sorpresa il pg di Cassazione. E poche ore dopo è arrivata la conferma. "Vergogna, vergogna" hanno urlato i tanti subito dopo la lettura del verdetto che cancella anchei il diritto a tutti i risarcimenti per i familiari delle vittime e le istituzioni.
 
Non ci sono parole. Centinaia di operai e cittadini morti tra sofferenze indescrivibili  sono stati uccisi una seconda volta. La "legalità  formale" forse è salva, la fiducia nel sistema giudiziario italiano esce invece distrutta da questo processo.

 

fonte AREA7.CH  che ringraziamoDietro il lusso griffato Gucci, ci sono persone in carne e ossa, la cui vita deve essere sempre a disposizione quando l’impresa ti chiama. O ti manda un messaggio.

Ore sette di mattina. Davanti al suo carrello elevatore, Giovanni si appresta a spostare parte dei 19 milioni di pezzi che ogni anno vengono spediti da quel magazzino. Lui e i suoi 150 colleghi spediscono mediamente 2.300 colli ogni ora. “Un gioiello della logistica”, è stato definito il nuovo stabilimento di Sant’Antonino della Luxury Goods International, volgarmente conosciuta come Gucci. Sarà, ma all’interno di quelle mura la vita ha ben poco di lussuoso.
Ogni movimento di Giovanni è sorvegliato da telecamere e da tre capi reparto. Nessun tempo morto è consentito.

 

Nei 20.000 metri quadrati del magazzino deve muoversi come un automa, in simbiosi col suo carrello elevatore. Al pari dei suoi colleghi che imballano e pongono le etichette, è vietato sgarrare.  Il lavoro alienante in salsa moderna è servito.
Giovanni quel giorno non doveva essere lì. Aveva già superato le ore settimanali previste dal contratto.  Ma la sera prima aveva ricevuto un sms: «Ciao, domani 9 settembre cominci alle ore 7 a Sant Antonino». Quell’sms non era una novità, era diventato una fastidiosa abitudine. Ne riceve uno quasi ogni sera, tra le sette e le otto. Anche di venerdì, per annunciargli se il sabato lavorerà oppure no. Ma ormai lo dà per scontato, visto che riposa un sabato su cinque. La sua vita è sempre a disposizione dell’impresa. La vita familiare o sociale passa in secondo piano, diventa un optional di lusso. «Dovresti essere onorato di lavorare per Gucci» gli avevano risposto una volta che aveva osato criticare l’organizzazione del lavoro.
Giovanni quella mattina dopo essersi svegliato di buon’ora, ha percorso parte della sua dose giornaliera di chilometri per raggiungere Sant’Antonino. E subito deve affrontare la prima grana. Per poter parcheggiare nel posteggio aziendale, i dipendenti devono arrivare almeno in due per auto. Altrimenti gli agenti di sicurezza ai cancelli non lo avrebbero fatto entrare. Lodevole iniziativa d’incoraggiamento alla mobilità condivisa, si dirà. Peccato che l’organizzazione dei turni via sms complichi non poco la possibilità di concordare il viaggio coi colleghi. Se poi non sai quando finisci, diventa cosa ardua. Alla fine, Giovanni, al pari della gran parte dei colleghi, decide di rischiare la multa parcheggiando dove non è consentito, giusto a lato delle inferiate dello stabilimento. Oppure ricorre ai posteggi del vicino negozio di mobili.
Rispetto a molti suoi colleghi, Giovanni avrebbe poco da lamentarsi.  Lavora per quell’impresa da cinque anni tramite agenzia interinale. Da un anno, ha fatto il salto. È diventato uno dei rari assunti. Come lui, hanno tutti contratti al 70 per cento per uno stipendio di 2.700 franchi lordi, tredicesima compresa. Il tempo pieno è un’esclusiva riservata ai capi, mentre la grande maggioranza dei suoi colleghi è giovane, interinale e frontaliere. Il 70% dei dipendenti fissi non è una casualità. Gli undici turni lavorativi previsti dall’azienda corrispondono tutti a sei ore e quindici minuti. Esattamente il 70 per cento quotidiano delle 42 ore settimanali a tempo pieno. Turni teorici.
Nella pratica, Giovanni conosce solo la sera prima quando il giorno dopo entrerà in quel magazzino, ma non quando ne uscirà. È l’applicazione materiale della filosofia industriale del “just in time”, introdotta negli anni Cinquanta dalla Toyota giapponese e oggi impostasi a livello globale. In parole povere, significa produrre giusto in tempo per vendere, eliminando i costi delle scorte. Costi trasferiti sulle spalle dei dipendenti, la cui vita è sacrificata nel nome della flessibilità della produzione just in time. Chi volesse approfondire questo modello di produzione e le sue ricadute sociali può leggere le numerose opere sul tema del professore della Supsi Christian Marazzi.
E poiché la legge consente di lavorare fino a 50 ore settimanali, per  le ore spalmate sui cinque giorni e mezzo lavorativi previsti negli stabilimenti logistici ticinesi, Giovanni non riceverà supplementi di paga. Da contratto della Luxury Goods, le ore straordinarie sono compensate alla pari in tempo libero, e se non consumato entro 12 mesi, sarà remunerato alla pari. «Il supplemento salariale diventa inderogabile quando l’entità delle ore straordinarie non compensate supera  di 50 ore entro l’anno civile la durata massima del lavoro settimanale stabilita per legge» recita il contratto.
Giovanni, si diceva, ha poco da lamentarsi. Non perché non ne abbia le ragioni, ma perché se lo facesse, si ritroverebbe “just in time” per strada. E con famiglia e mutuo a carico, preferisce ingoiare il rospo. La sera dunque aspetta l’sms che gli dica quando inizierà a lavorare. E dove. Eh sì, perché lo stabilimento dove si trova oggi, Sant’Antonino, è la terza sede della logistica del gruppo, dopo Bioggio e Stabio (la sede amministrativa si trova a Cadempino). È stato inaugurato meno di un anno fa in pompa magna, alla presenza del «gotha delle autorità locali», come ha scritto un portale ticinese.
Nell’imminenza dell’apertura, sui media circolò l’informazione che per quella sede la Luxury Goods avrebbe assunto 15 residenti su 150 dipendenti. In molti dedussero che a Sant’ Antonino venissero creati 150 nuovi posti di lavoro, di cui il 10 per cento riservato ai residenti. L’informazione non era propriamente corretta. In realtà, la Luxury Goods avrebbe fatto girare i suoi dipendenti tra i suoi stabilimenti logistici ticinesi, soprattutto da Bioggio. Questo spiega perché a Giovanni la sera prima via sms comunicano non solo l’ora, ma anche dove lavorerà il giorno dopo. L’impresa indennizza i dipendenti per il cambio di stabilimento aumentando il salario orario di 20 centesimi.
Per quanto concerne invece i nuovi assunti a Sant’Antonino, da quel che abbiamo potuto costatare la ditta ha attinto alle liste dell’Ufficio regionale di collocamento, la disoccupazione cantonale. Sui numeri però vige il massimo riserbo.
Infine una precisazione ai lettori: Giovanni non esiste. È un personaggio inventato, la cui storia personale è la somma delle testimonianze raccolte da chi ha lavorato o lavora all’interno degli stabilimenti ticinesi della Luxury Good Logistic. È una scelta di narrazione di storie individuali dai tratti comuni, dettata dal timore di perdere il posto, che per quanto poco invidiabile consente  di portare a casa la pagnotta.
«I diritti di cui parli non so cosa siano. Da quando lavoro, non ho conosciuto altro» risponde un giovane, interinale e frontaliere, al collega che lo incita a ribellarsi, rivolgendosi ai sindacati. Come dargli torto? Ha 25 anni e proviene dal paese che conta 44 forme di contratti precari diversi e un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle. L’assenza dei diritti dovuta alla ricattabilità estrema dello stato di bisogno è una realtà che ha investito un’intera generazione. E dei diritti conquistati dai loro nonni e genitori, questi giovani hanno solo sentito parlare. Non li hanno mai potuti sperimentare.

 

Una sola condanna in tutto il paese

In quali sanzioni incorre la ditta che ripetutamente viola le norme legali sulla mancata pianificazione dei turni o il tempo di riposo tra un turno e l’altro? La procedura prevede un primo richiamo dell’Ispettorato del lavoro, e dopo qualche tempo, un secondo richiamo con minaccia di denuncia penale. E se non ottempera entro un altro lasso di tempo, la denuncia può essere inoltrata. Nessuna multa è prevista. In Svizzera nel 2013 è stata emessa una sola condanna relativa ai tempi di lavoro (fonte Seco).

 

L’impresa informa

Contattata da area, l’azienda «non commenta ma sottolinea che sia Lgi (Luxury Goods International) che Lgl (Luxury Goods Logistics) sono assoggettate ad un contratto di lavoro che è quello di Ticinomoda siglato con l’Ocst.»

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E' online il Notiziario Audio Podcast  di Diario Prevenzione n° 21 del 17/11/2014
a cura di Gino Rubini
In questa puntata

- Piogge estreme, alluvioni, disastri ambientali e polemiche politiche sulle responsabilità. Sblocca Italia , una nuova colata di cemento ?

- Intervista al Dott. Giorgio Di Leone Presidente della SNOP - Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione

- Una sentenza importante sulle responsabilità aziendali per la tutela della sicurezza dei lavoratori all'estero

- Il Convegno Alcol e Lavoro Gli effetti della crisi sulla salute dei lavoratori. Immigrazione, precariato, stress lavoro correlato ed emarginazione : le azioni di prevenzione per il consumo delle bevande alcoliche

- Lo stato dei Servizi di Prevenzione

- Segnalazioni

IL NOTIZIARIO
( 32 minuti , fomato wav )

 

L’ira di Renzi sul maltempo:«20 anni di politiche da rottamare»
Il premier sul dissesto idrologico attacca le Regioni (anche di sinistra). Maroni: «Tutti hanno una responsabilità: «Renzi dia risposte concrete»

Ancora una volta il Presidente ha perso una buona occasione per tacere. Le regioni hanno responsabilità gravi sul dissesto idrogeologico, ma non sono tutte eguali. I disastri di questi giorni hanno origine da scelte fatte negli anni 50 e 60 di cementificazione del territorio. In  quegli anni le Regioni  non c'erano ancora....

Le liberatorie date da  almeno tre condoni in 30 anni hanno di fatto devastato il territorio. Su  questo ha ragione Burlando. Il capetto Renzi che è stato Presidente della Provincia di Firenze dovrebbe conoscere bene la storia delle politiche del territorio. Invece di sparare sugli altri sarebbe bene che il governo predisponesse il piano difesa del suolo da qui al 2020 coinvolgendo Regioni e Comuni capoluogo. Non si fa politica del territorio con le sbruffonate ma con un lavoro serio e con molte risorse .

Fare prevenzione vuol dire anche contrastare il processo di impoverimento e di plebeizzazione di milioni di uomini e donne che vivono del proprio lavoro.

Le turbolenze non solo climatiche e meteo che stanno percorrendo il nostro paese ci obbligano ancora una volta a fare il punto sulla situazione.
Nonostante  il  clima  generale di incertezze e di tensioni sociali rileviamo con piacere la tenacia di molti operatori che si occupano di prevenzione a perseverare con la continuità e l'impegno quotidiano nello sviluppare progetti, a elaborare proposte, a mantenere attivi Servizi di Prevenzione con risorse sempre più scarse.
Questo è un dato positivo, importante,  che fa bene sperare per il futuro, pure a fronte di una molteplicità di segnali negativi che indurrebbero molti a ritirare i remi in barca.

Come vedrete dalle notizie che riportiamo dalla newsletter nel corso di poche settimane si sono celebrati diversi eventi di rilevante importanza che mostrano che non vi è la resa rispetto ad un adattamento passivo e ad un ridimensionamento delle aspettative di una migliore qualità del lavoro, delle relazioni sociali, della vita.
Il Convegno monotematico Alcol e Lavoro che si è svolto a Bari si è caratterizzato per l'elevata qualità dei contributi dei relatori e per le elaborazioni e i programmi che ne sono scaturiti.

Diversi Seminari che si sono svolti nell'ambito del Salone Ambiente Lavoro hanno affrontato temi scottanti cercando di aggiornare metodologie e pratiche professionali di chi si occupa di prevenzione rispetto ai problemi di quest'epoca triste per chi vive del proprio lavoro.

Tra questi temi segnaliamo l'emergente problema dell'invecchiamento nel lavoro o meglio degli anziani costretti ancora a lavori pesanti e disagiati.

...continua a leggere "Fare prevenzione vuol dire anche contrastare il processo di impoverimento e di plebeizzazione di milioni di uomini e donne che vivono del proprio lavoro."

Le bombe d'acqua con alluvioni, allagamenti e fiumi di fango che invadono case , negozi , scuole e centri storici sono cronaca quotidiana. In Italia si muore per alluvioni. Non è un fatto nuovo ma è nuova la frequenza e la vastità dei territori colpiti. E' giusto in questi momenti essere solidali con le popolazioni colpite. Bravissimi i ragazzi che accorrono per dare una mano a liberare dal fango i piani bassi delle abitazioni.  Chi sono i responsabili di questo sfacelo del paese ? Sono solo i  sindaci di Massa Carrara o di Genova che giustamente dovranno  rispondere per quanto loro compete sui mancati di lavori di manutenzione o sui mancati allarmi o vi è una responsabilità diffusa di tutti i cittadini  che negli anni passati hanno chiesto varianti per costruire in aree golenali, in zone a rischio ? Occorre un esame di coscienza collettivo sulle responsabilità sia pure differenti che coinvolgono l'intero paese. Per anni vi è stata una pressione fortissima per cementificare ogni metro quadrato di territorio, per elevare costruzioni intubando torrenti, canali e recuperare spazi edificabili. Chi ha votato questi signori che poi come sindaci hanno dato permessi di costruzione anche dove non si doveva? Che dire poi dei finanziamenti bloccati per cui per anni non sono state fatte le manutenzioni ordinarie agli argini e tutti quei lavori necessari per garantire una ragionevole sicurezza del territorio.

Tra coloro che protestano giustamente perchè vittime delle alluvioni quanti si fanno un esame di coscienza  sulle sottovalutazioni dei rischi e sul fatto di non avere contrastato il consumo folle di territorio che ha reso vulnerabili tante aree del paese ?

Certo i gradi di responsabilità sono differenti ma sono pochi quelli che sono per davvero "innocenti" . Assumiamo tutti il concetto che siamo responsabili rispetto al governo ambientale del territorio e che non dobbiamo delegare a terzi un ruolo di controllo sociale su ciò che accade nell'ambiente in cui viviamo. Le occupazioni dei comuni, le aggressioni ai politici locali sono una valvola di sfogo temporanea, un urlo di rabbia impotente che va superato con una partecipazione consapevole a richiedere nuove politiche di gestione dei rischi ambientali a livello locale e nazionale. E non dimentichiamo un fatto: le politiche di gestione dei rischi ambientali non sono delegabili a terzi ma ciascuno di noi deve fare la sua parte.

 

editor

 

 

 

 

L'intervista audio al Dott. Giorgio Di Leone, medico del lavoro e Presidente della SNOP - Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione su questi temi

- stato dell'arte e prospettive  della prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro in questa crisi prolungata che ha messo in difficoltà imprese e istituzioni;

- le linee del Governo in materia di lavoro quali effetti avranno sia sul sistema istituzionale di prevenzione sia nei luoghi di lavoro;

- quali iniziative e progetti ha in cantiere la Snop per la continuità  dei Servizi di prevenzione delle Asl .

L'INTERVISTA AUDIO ( 33 minuti  audio wav )

Gli effetti della crisi sulla salute dei lavoratori. Immigrazione, precariato, stress lavoro correlato ed emarginazione : le azioni di prevenzione per il consumo delle bevande alcoliche.
La lotta all'alcolismo tra i lavoratori risale alla fine '800. Le prime leghe sindacali nella fase costituente incontrarono tra gli ostacoli l'abitudine dei lavoratori all'alcol, il loro dissipare il salario nelle osterie.
La prima grande opera di prevenzione fu quella del sorgere delle coalizioni di lavoratori che rivendicavano autonomia e dignità del lavoro. La prima grande opera di contrasto all'abuso dell'alcol, in quell'epoca, fu fatta dai movimenti caratterizzati da un forte protagonismo femminile che individuarono nella lotta all'alcolismo di cui erano vittime i bredwinners una priorità per salvaguardare condizioni di esistenza tollerabili nelle famiglie.

E' da questo aspetto che scelgo di partire per sviluppare una serie di riflessioni sul tema.
Come sindacalista ho maturato un'esperienza lunga di situazioni di crisi, di gruppi di persone che da un certo momento vivono la destrutturazione del loro essere sociale, della loro identità e autostima derivante dalla perdita del lavoro sia al livello di gruppo sia a livello individuale.

In quest'epoca di crisi prolungata , di trasformazione della società e del lavoro, si moltiplicano le situazioni di vulnerabilità, migliaia di persone che avevano raggiunto un certo equilibrio e una condizione di vita decorosa si trovano, finita la CIG e i pochi altri strumenti di protezione sociale all'improvviso proiettate nel “vuoto” dell'incertezza rispetto al loro futuro, senza un paracadute.

Questo avviene peraltro in una società che in larga parte ha interiorizzato e accettato la cultura della rottamazione non solo degli oggetti ma anche degli umani non adatti o non più adatti in nome dell'efficienza del sistema azienda e del ricambio generazionale che si sta realizzando senza la mediazione di un patto di alleanza tra le generazioni.

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