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fonte Articolo21.org

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti esprimono piena solidarietà ai colleghi dell’Espresso Federico Marconi e Paolo Marchetti, aggrediti a Roma da aderenti ad Avanguardia Nazionale e Forza Nuova. Come ricostruisce sul sito web dell’Espresso Giovanni Tizian, il cronista e il fotografo si trovavano nelle vicinanze del cimitero monumentale del Verano per documentare la manifestazione in ricordo dei morti di Acca Larentia organizzata da Avanguardia nazionale. Un gruppo di neofascisti si è avvicinato a Marchetti e, con spinte e pesanti minacce, si è fatto consegnare la scheda di memoria della macchina fotografica. Altri militanti hanno quindi accerchiato il giornalista Federico Marconi e hanno iniziato a colpirlo con calci e schiaffi.

«Azioni che non sono degne di un Paese che si definisce civile e che rappresentano purtroppo solo l’ultimo episodio di violenza e intolleranza nei confronti di giornalisti ‘colpevoli’ solo di svolgere il proprio lavoro al servizio dei cittadini e del loro diritto a essere informati», affermano FNSI e Cnog.

«Siamo convinti – proseguono – che i colleghi aggrediti, così come tutta la redazione dell’Espresso, continueranno con ancora più forza e determinazione a ‘illuminare’ un fenomeno, quello del riaffermarsi di frange di estrema destra e gruppi neofascisti in tutto il Paese, rispetto al quale, oltre ad una presa di posizione del Viminale, auspichiamo un’azione più incisiva da parte delle istituzioni. Siamo e saremo al fianco di Federico Marconi e Paolo Marchetti in qualsiasi iniziativa riterranno di voler intraprendere in difesa delle loro persone e della loro professionalità e ci auguriamo che forze dell’ordine e magistratura facciano in fretta chiarezza sull’accaduto, anche in relazione al divieto di ricostituzione del partito fascista».

 

FONTE GREENREPORT CHE RINGRAZIAMO

Già in campagna elettorale la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 36%

«Abbiamo perso le elezioni ma non abbiamo perso la forza per continuare a lottare per un Brasile che sia uguale per tutti. Continueremo le nostre lotte, organizzandoci collettivamente. La collettività è la forma migliore per mantenerci fermi e conquistare diritti e uguaglianza. Non dobbiamo disanimarci»

[2 novembre 2018]

 

Brasile, 28/10/2018, ore 19.00, escono i risultati del 2° turno delle elezioni presidenziali: Jair Bolsonaro del Partido Social Liberal – PSL, ex militare, è eletto presidente del Brasile, con il 55,13% dei voti validi contro il 44,87% del suo avversario Fernando Haddad, del Partito dos Trabalhadores – PT, il partito di Lula, che per 14 anni è stato al potere.

Il telegiornale trasmette immagini del popolo brasiliano in festa, con la maglietta giallo-verde, quasi rivendicando le celebrazioni mancate degli ultimi due mondiali di calcio. A Salvador, invece, città del Nord-est e la più afro-discendente del Brasile, qualche macchina suonano il clacson e dalle finestre si sentono solamente poche urla di felicità. Nello stato di Bahia Haddad riceve il 70% dei voti, registrando uno dei suoi migliori risultati, purtroppo insufficiente dentro lo scenario nazionale. Un dato importante di queste elezioni è la percentuale del numero di astenuti, la più alta dal 1998: 31.370.371 (DatiTVBRASIL), corrispondente al 21,3% dell’elettorato che sommato al 2,14% di voti in bianco e 7,43% di voti nulli, arriva a un 30,87%, che forse avrebbe potuto cambiare l’esito del voto.

Difficile comprendere e commentare un risultato del genere, viste le contraddizioni che hanno caratterizzato la campagna politica del nuovo presidente che – anche se non apparso in dibattiti tanto quanto gli altri candidati – è sempre stato presente nelle reti social, rilasciando forti dichiarazioni, il più delle volte criticate dall’opposizione e, in alcuni casi, ritrattate da lui stesso.

Un’elezione caratterizzata più dall’odio nei confronti dell’avversario che da un’attenta analisi delle proposte del proprio candidato. Il rancore contro il PT e i suoi scandali legati alla corruzione ha avuto la meglio rispetto alla paura di avere come presidente una persona che troppe volte si è lasciata andare in dichiarazioni razziste, misogine, omofobiche e a favore della tortura.

È difficile poter prevedere quale sarà il nuovo scenario politico nazionale e internazionale. Il piano di governo del nuovo presidente eletto, registrato ufficialmente nel Supremo Tribunale Elettorale,critica il PT, dice quello che si dovrebbe risolvere ma non descrive come. Alcune questioni, come quella ambientale, sono poco dettagliate, mentre altre non vengono nemmeno citate.

Se Haddad, nel suo piano, parla di adozione di tecnologie verdi e energie pulite, di riforma fiscale verde per aumentare i costi dell’inquinamento e premiare investimenti e innovazioni a basso tenore di carbonio, sembrerebbe che la questione ambientale non sia prioritaria nel programma di Bolsonaro.

...continua a leggere "Il Brasile dopo le elezioni, spiegato da chi ci vive lottando per ambiente e diritti"

Ieri, a Berlin, commovente e interessantissima serata . L'associazione LAF (Lateinamerika-Forum Berlin), presieduta da Werner Wuertele, ha invitato FLAVIO TAVARES a presentare il suo libro "As tres mortes de Che Guevara", edito da L&PM Editores (per ora disponibile solo in portoghese). Tavares, che da giornalista e fotografo, accompagnò il Che in diverse missioni politiche, è stato Professore all'Università di Brasilia e ha partecipato alla resistenza armata contro la dittatura brasiliana, catturato ed esiliato dopo lo scambio, nel 1969, tra 15 guerriglieri fatti prigionieri e l'Ambasciatore degli USA in Brasile, sequestrato dalle forze della guerriglia. Dopo una lunga e cordiale chiacchierata con l'autore, che ci ha fatto omaggio della pubblicazione con la sua dedica, io e Gino Rubini, di cui ho il privilegio di essere amico da oltre mezzo secolo, abbiamo ripreso la strada di casa con l'animo pieno e leggero, rafforzati nella nostra convinzione che, anche per noi ultrasettantenni, la lotta continua.

Franco Di Giangirolamo

fonte fiom.cgil.it

Guido Reil è un minatore come suo padre e suo nonno prima di lui. E' entrato nel sindacato a 18 anni e nel partito socialdemocratico a 20. Parlatore rapido, è stato rappresentante sindacale da più di 10 anni. Ma due anni fa, dopo l'arrivo in Germania di centinaia di migliaia di rifugiati, Reil ha scelto il partito di strema destra Alternativa per la Germania. Partecipando per la prima volta come candidato alle elezioni del suo distretto nel maggio scorso, il partito ha ottenuto il 20% dei voti e socialdemocratici sono scivolati di 16 punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti. "Quelli sono i miei ex compagni" ha detto Reil. Sono venuti con me".
Come fa un partito di estrema destra ad attirare elettori dal mondo del lavoro, un bastione tradizionale della sinistra? La domanda non è accademica. Va direttamente al cuore della emergente minaccia che AfD rappresenta per l'establishment politico tedesco, compresa la cancelliera Angela Merkel.

...continua a leggere "I neonazisti tedeschi alla conquista dei lavoratori"

fonte Carmillaoline.com

Pubblicato il · in Recensioni ·

di Alexik

Prison Break Project, Costruire evasioni. Sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico, Edizioni Bepress, 2017, pp. 277.

A volte si incontrano dei libri necessari.
Costruire evasioni. Sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico, è sicuramente uno di questi.
E’ un libro necessario perché finalmente qualcuno – un collettivo di ricercatori precari – si è assunto l’onere di fare il punto, in una prospettiva sia storica che attuale, sull’insieme dei dispositivi repressivi elaborati negli anni dai poteri costituiti contro i movimenti conflittuali.
E’ un libro necessario perché indaga la repressione nella sua complessità: non solo come strumento giudiziario e poliziesco, ma come frutto di ‘una deliberata scelta politica che coinvolge governanti, politici, magistrati, funzionari di polizia, giornalisti e cittadini democratici’.

Uno scontro che non utilizza solo gli armigeri, ma si gioca anche sul terreno dell’immaginario attraverso una narrazione della realtà che rende l’azione poliziesca e giudiziaria accettabile, auspicabile, desiderabile da parte di un’opinione pubblica appositamente costruita.

...continua a leggere "Il nemico interno/2 (articolo ripreso da Carmillaonline)"

 FONTE :  PRESSENZA.COM

13.12.2017 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Argentina: United Colors of Murder

da Observatorio Argentino

In Argentina, il governo di Mauricio Macri, in combutta con i grandi gruppi petroliferi, minerari e agroindustriali, ha scatenato una violenza feroce e omicida contro le comunità indigene dell’intero paese, con la complicità del sistema giudiziario e l’appoggio dei principali gruppi di informazione. La comunità globale e le istituzioni internazionali devono agire ora prima che il massacro raggiunga proporzioni ancora maggiori.

Uno stato razzista ha bisogno di costruire un nemico violento e bestiale dalla cui eliminazione dipende il bene comune. Ciò che permetterà di vivere alla comunità, alla “gente” è la morte dell’altro — ebreo, mussulmano, indigeno- che viene così stigmatizzato: questa è la logica implacabile dei moderni razzismi. Il 25 novembre, poco prima che il summit del G20 si spostasse nella città patagonica di Bariloche, è stato assassinato con un tiro alle spalle il giovane muratore Rafael Nahuel, 22 anni, durante un’operazione della Prefettura contro la comunità mapuche Lafken Winkul, comunità che reclama i propri diritti ancestrali sui territori. L’operazione era stata decisa dal giudice federale di Bariloche, Gustavo Villanueva; allo stesso Villanueva è stata poi affidata l’inchiesta sul caso, definito di “morte sospetta”, nonostante il calibro del proiettile coincida esattamente con quello delle mitragliatrici usate dalle forze di polizia. Pochi mesi prima, durante un’altra operazione contro la comunità mapuche Lof Cushamen, coordinata dal Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni, Pablo Noceti, dall’estanciadi Luciano Benetton -che i mapuche accusano di aver loro rubato le terre — è desaparecido il giovane Santiago Maldonado; il corpo senza vita del giovane è stato ritrovato nel fiume alcuni mesi dopo, in circostanze oscure. Nessuno dal Governo riesce a spiegare perché Maldonado, che non sapeva nuotare, si sia buttato “di propria volontà” nel fiume, proprio quando la Gendarmeria stava reprimendo la protesta. ...continua a leggere "Argentina: United Colors of Murder"

fonte inchiestaonline.info

| 5 dicembre 2017 | Comments (0)

Perché il fascismo ha vinto di nuovo

Riguardiamo questo filmato

Tutti i giornali ne parlano, tutti lo condannano, molti dicono: mettiamo in galera i naziskin. Ma sì, mettiamoli in galera così si moltiplicano. Vietiamo l’apologia di fascismo così l’apologia del fascismo dilagherà dovunque. Oppure diamoci una calmata e ascoltiamo il testo dalla sintassi incerta che è stato letto dal pelato che a Como è entrato con altri dodici pelati vestiti come lui per leggere ai volontari di Como Senza Frontiere un testo molto ma molto interessante. Lo riporto qua sotto parola per parola, perché i benpensanti dell’antifascismo di regime non hanno generalmente il coraggio di riportarlo, neppure Il Manifesto tanto per intenderci ha ritenuto utile riportarlo, sbagliando enormemente. Dice il pelato (le prime parole sono perdute nella registrazione):

“….dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori e invece appoggiano una logica schiavista causando, d’amore e d’accordo coi loro padroni  una una spietata gara al ribasso, soloni dell’emigrazionismo a tutti i costi, incapaci di vedere che la loro logica malata sacrifica i popoli di tutto il mondo sull’altare di un turbo capitalismo alienante il tutto amplificato da un megafono propagandistico di pseudo clericali irretiti dalla retorica mondialista.

...continua a leggere "Nello specchio del nazismo che ritorna"

FONTE FIOM CGIL NAZIONALE
attacco fascista a Forlì

"È sempre più urgente una diffusa e costante risposta democratica al rinascere degli attacchi squadristi che prendono di mira i luoghi dell’informazione, della solidarietà e dell’impegno civile. Ieri Giovanni Cotugno, segretario della Fiom-Cgil di Forlì è stato colpito con un bastone dai picchiatori di Forza Nuova che hanno assalito il presidio antifascista.
Serve un impegno per contrastare e rimuovere le cause sociali e culturali che hanno determinato in Italia e in tutta Europa la riorganizzazione di forza xenofobe, razziste, neofasciste e naziste.
Forza Nuova è un'organizzazione fuori dalla Costituzione, che va subito sciolta. Serve un forte segnale da parte del Ministero dell'Interno e delle autorità competenti per fermare violenza e razzismo. La Fiom invita le lavoratrici e i lavoratori al massimo della vigilanza democratica insieme a tutte le organizzazioni antifasciste presenti sul territorio, e a questo scopo promuoverà una serie di iniziative concrete che verranno discusse nel Comitato Centrale del 14 dicembre".

Lo dichiara in una nota la segreteria nazionale della Fiom Cgil.

 

Fiom-Cgil nazionale/Ufficio stampa

Roma, 9 dicembre 2017

Bastoni di Forza Nuova a Forlì, Romagna Migrante: "La maschera è caduta"

 

 

L’aggressione ai danni del segretario Fiom Gianni Cotugno in piazzetta Misura a Forlì da parte di militanti di Forza Nuova rappresenta un fatto gravissimo che riguarda tutti noi. Riguarda anche Cesena, Savignano e Rimini, dove da tempo gli stessi neofascisti intervenuti a Forlì organizzano le cosiddette ronde “per la sicurezza”. E’ evidente che il loro concetto di sicurezza mette in pericolo tutti coloro (migranti, persone omosessuali e antifascisti, ma non solo) che sono al di fuori della visione piccola piccola che questi individui hanno del mondo. 

Quanto successo a Forlì venerdì 8 Dicembre non rappresenta un precedente. Non ci dice niente di nuovo sulle modalità dei militanti neofascisti: dalla sua fondazione (allora come adesso!) il fascismo è prepotenza; è soppressione di tutto ciò che rappresenta una diversità; è violento per sua stessa natura. La cronaca recente ne dà conferma. A Fermo nel Luglio 2016 un giovane nigeriano, Emmanuel Chidi Nnamdi, è stato ucciso da un neofascista. A Rimini, l’inverno scorso, un altro nostalgico del ventennio ha cercato di fare la stessa cosa ai danni di un altro africano residente in città… Non si dica che non ha senso, al giorno d’oggi, confrontarsi politicamente sui temi dell’antifascismo. Questo tipo di istanze è responsabile, da una parte, di un rigurgito di rivendicazioni neofasciste e di violenza ovunque nel nostro Paese;  dall’altra di aver indebolito gli anticorpi di tutti i cittadini nel riconoscere il fascismo per ripudiarlo. 

Piuttosto, bisogna riconoscere che il problema è più grave di quanto pensavano alcuni. Al di là dei neofascisti (la cui presenza è di per sé molto preoccupante), a noi di RomagnaMigrante preoccupa il processo di “fascistizzazione” della società che da tempo osserviamo, anche a Cesena. Non è un caso che i militanti di Forza Nuova abbiano calcato l’onda delle proteste contro l’arrivo dei profughi a Borello, nell’inverno 2016, quando hanno raccolto sodali tra alcuni giovanissimi della zona che, a distanza di un anno, si danno appuntamento il sabato mattina per sventolare le bandiere nere del loro partito nelle vie del centro cittadino. Ancora, non è un caso che i cesenati si stiano abituando a vedere in città banchetti tenuti dai neofascisti di Casa Pound con le loro proposte di legge sempre per gli Italiani e contro chi italiano non è. ‹‹Prima gli Italiani!››, come a intendere (in modo assurdo) che il bene del nostro popolo debba andare a discapito di altri popoli. Il processo di “fascistizzazione” cui assistiamo passa attraverso una nuova narrazione che i neofascisti fanno di loro stessi, con l’avvallo di alcuni mezzi di informazione. Loro si descrivono “civili” e “democratici”. Ebbene, questa maschera è caduta -ancora una volta- venerdì 8 Dicembre in Piazzetta Misura. 

Di cosa abbiamo bisogno ancora per indignarci di fronte all’esistenza delle formazioni neofasciste?! Qualcuno risponderà che la loro presenza a Cesena non è contraria alla legge…vero! Ma lo sono gli strascichi d’intolleranza e discriminazione che i neofascisti sempre si portano dietro. 

Parliamo chiaro: purtroppo non esiste nessun vaccino contro il fascismo. Non saremmo qui a scriverne a distanza di tanti anni da quel 1943 quando Cesena venne liberata (“Nessuna conquista è per sempre!”). RomagnaMigrante nutre dubbi sul fatto che lo si possa bandire definitivamente attraverso una legge. Tanto più perché il governo a marchio PD del DDL Fiano è lo stesso dei patti bilaterali con le tribù che in Libia investono il denaro italiano che arriva a fiumi per rinchiudere in veri e propri lager migliaia di uomini e donne migranti (e tantissimi minori) che viaggiano dai vari paesi africani verso nord, per raggiungere l’Europa. Gli anticorpi al neofascismo di oggi (che è tanto più subdolo quanto cerca di legittimarsi come un fenomeno “democratico”) si sviluppano nelle pratiche quotidiane contro ogni prepotenza, nelle pratiche di solidarietà dal basso, come quelle che noi di RomagnaMigrante cerchiamo di mettere in campo giorno dopo giorno. Si sviluppano, ancora, in una sacrosanta indignazione in primis contro la presenza dei neofascisti sempre più visibili nelle nostre strade e poi anche contro chi vorrebbe “sdoganarli”, includendoli nell’agone politico delle nostre città. In definitiva, gli anticorpi al neofascismo si sviluppano prendendo posizione, anzitutto, come cittadini. E’ tempo che tutte le anime veramente antifasciste della nostra città si facciano sentire!

Romagna Migrante
 

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 fonte remocontro che ringraziamo

Argentina e desaparecidos, condannati all’ergastolo i piloti dei “voli della morte”. Storica sentenza contro 48 ufficiali della dittatura.
Processo alla famigerata Escuela mecanica della Marina trasformata in un centro di tortura. Tra i condannati per sequestri, torture e omicidi c’è Alfredo Astiz, soprannominato l’«angelo della Morte». Nel 1977 si infiltrò tra le Madres di plaza de Mayo, le donne in cerca dei figli desaparecidos. Tre fondatrici dell’associazione, tra cui Esther Ballestrino, amica di Papa Francesco, due monache francesi e altri 7 attivisti vennero rapiti e uccisi.

La storia ieri

Ventiquattro marzo 1976. Tutto finì all’una di notte, quando il generale José Rogelio Villareal disse a Isabel Martínez de Perón: «Signora, le Forze armante hanno preso il controllo politico del Paese. Lei è in arresto».

Il controllo del Paese fu assunto da una triade di comandanti: il tenente generale Jorge Rafael Videla, l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera e il generale di brigata Orlando Agosti.
Fu il maggior genocidio nella storia del Paese: 30 mila desaparecidos e 500 bambini rubati, secondo le madri di Plaza de Mayo, 7/8 mila morti ammazzati secondo lo stesso Videla, che già nel 1977 aveva dichiarato: «In ogni guerra ci sono persone che sopravvivono, altre che rimangono invalide, altre che muoiono e altre che spariscono. L’Argentina è in guerra e la sparizione di alcune persone è una conseguenza non desiderata di questa guerra». ...continua a leggere "Dasaparecidos e i ‘voli della morte’, ergastoli alla dittatura argentina"

 

 

di Alessandra Daniele

“Abbiamo fatto anche cose buone” – Alessia Morani, renziana del Pd

Il Movimento 5 Stelle ha vinto il ballottaggio col Polipo delle Libertà a Ostia, il Trono di Spada. Il Pd non s’era neanche qualificato. È logico che proprio quest’anno il ministro dello Sport, Luca Lotti, sia un renziano. Che il Pd si proponga come “argine” al fascismo è grottesco, almeno quanto l’autodifesa di Minniti dalle accuse (tardive) dell’ONU sui campi di concentramento libici.

Il Pd ha sistematicamente sbancato tutti gli argini al fascismo, e adesso è logico paghi almeno le conseguenze elettorali della marea nera alla quale ha consegnato il paese. Il 40% preso alle elezioni europee meno di 4 anni fa sembra ormai lontano un quarantennio. Viene da chiedersi se sia davvero accaduto, o sia soltanto un falso ricordo stile Blade Runner. ...continua a leggere "Il più fascio del reame"

Franco Berardi Bifo

L’Unione europea è un blocco granitico se la guardiamo da un lato, mentre si sgretola come un castello di sabbia se la guardiamo dall’altro.

La governance finanziaria è di granito sia pure immateriale: implacabile essa persevera nel saccheggio delle risorse sociali, incurante delle conseguenze.

Le conseguenze sono lo sgretolarsi sociale, politico e psichico dell’Unione medesima.

La crisi catalana, come la Brexit, non hanno vie d’uscite ragionevoli, e sono solo i casi più evidenti di uno sgretolarsi d’Europa che coesiste con l’irrigidirsi della gabbia. Può la gabbia ingabbiare lo sgretolarsi?

Cos’è successo in Catalogna, e come andrà a finire?

La discussione si è finora concentrata sulla legalità o illegalità della secessione indipendentista, ma la legalità si giudica dal punto di vista della legittimità storica, e lo Stato Spagnolo non ha più alcuna legittimità agli occhi della maggioranza dei catalani. Né ha legittimità la monarchia borbonica, né il partito franchista di Rajoy.

Nè ha senso la questione se la Catalogna sia o no una nazione. Le nazioni non esistono, sono soltanto la proiezione dai nazionalisti, i quali creano le nazioni sulla base dell’illusione di un fondamento reale, ontologico, storico, se non addirittura spirituale della nazione, poi prendono lucciole per lanterne, e scambiano la loro proiezione per realtà. Quindi la nazione catalana esiste dal momento che i nazionalisti catalani la costruiscono nella loro immaginazione, e l’hanno formata attraverso politiche centrate soprattutto sulla lingua.

Ma queste sono questioni di lana caprina. Legalità non vuol dire niente quando una nuova soggettività emerge fuori e contro la legalità esistente. E fondare una nuova legalità sulla nazione non significa niente dal momento che la nazione non è che la proiezione di una legiferazione nazionalista.

Interessante invece è la genesi sociale e le prospettive che l’indipendentismo può produrre.

Gran Bretagna e Spagna, gli stati nazionali più antichi (insieme alla Francia) si destrutturano. Perché?

La spaccatura verticale del corpo elettorale britannico non è un evento che si risolverà nell’ambito dell’unità nazionale. Il 51% che ha votato exit e il 49% che ha votato remain non si conciliano in un futuro comune. Non si tratta più della vecchia opposizione di destra contro sinistra, fattore dinamico seppur conflittuale negli stati nazionali democratici. Si tratta di una divisione profonda tra ceti metropolitani bene o male integrati nel ciclo globale e ceti emarginati e impoveriti dalla globalizzazione.

La spaccatura che si è determinata in Spagna contrappone in modo irreversibile una parte (più della metà degli elettori catalani) allo stato nazionale. Il potere madrileno potrà anche sconfiggere gli indipendentisti, vincendo improbabilmente le elezioni del 21 dicembre, ma i catalani ora percepiscono la Spagna come una potenza occupante, così come metà dell’elettorato britannico considera l’Europa una potenza nemica.

Gli stati nazionali più antichi del continente si sfasciano, l’ordine europeo uscito dalla seconda guerra mondiale si sfascia. Perché?

Come si è potuti arrivare a questo punto?

...continua a leggere "Barcellona nello sgretolarsi d’Europa"

di Internazionale.it

“Zecca de merda, frocio”, gli urlano quelli di CasaPound quando lo incontrano fuori da qualche locale o sull’autobus. Si muovono sempre in gruppo, sono ragazzi del quartiere militanti di estrema destra e prendono di mira quelli impegnati nei collettivi scolastici di sinistra o nelle associazioni, soprattutto i ragazzi che si occupano di senza fissa dimora o migranti.

Raffaele Biondo è alto e magro, capelli ricci, maglione a collo alto: ha 19 anni ed è stato per lungo tempo il rappresentante degli studenti del liceo scientifico Antonio Labriola di Ostia. “C’era un periodo in cui ricevevo minacce quotidianamente per la mia attività politica a scuola”, racconta. Poi il 24 maggio 2016 ha subìto un’aggressione.

“Il coordinamento degli studenti del decimo municipio aveva organizzato una manifestazione contro la mafia e contro il fascismo, la giornata della cultura, a cui avevamo invitato tutte le scuole”, racconta Biondo. Durante l’evento il Blocco studentesco, la formazione giovanile del partito di estrema destra CasaPound, si è presentata e ha protestato perché non era stata invitata.

Una lunga lista

Il giorno successivo, Biondo è stato aggredito da un ragazzo di Blocco studentesco accompagnato da altri otto militanti all’uscita da un locale di Casal Palocco. “Sono uscito verso le otto dal bistrot Ciaocore dove stavo studiando con un mio amico”, racconta. “Nel parcheggio ho incontrato otto ragazzi di Blocco studentesco e abbiamo cominciato a discutere della giornata della cultura che si era svolta il giorno prima in piazza Anco Marzio in maniera abbastanza tranquilla”.

All’improvviso uno degli studenti di Blocco studentesco “ha chiesto se ero antifascista”. Quando Biondo ha detto di sì è arrivata la replica: “Allora sei un uomo di merda”, insieme a una testata sulla bocca. “Ho cominciato a vedere tanto sangue e piegato dal dolore non ho reagito”, racconta il ragazzo, mentre l’aggressore e gli altri sono scappati. Biondo è andato al pronto soccorso dove gli hanno dato sette giorni di prognosi. Se l’è cavata con un dente rotto che ha dovuto farsi ricostruire. Ha presentato un esposto alla polizia, ma continua a ricevere minacce e insulti. ...continua a leggere "La violenza di CasaPound a Ostia"

Ringraziamo Wu Ming 1 per questo lavoro di riflessione e di proposta di un punto di vista non banale sui fenomeni della emersione di manifestazioni fasciste o nazi sempre più frequenti. 

antifascismo

[Un’anticipazione del capitolo 6 di Predappio Toxic Waste Blues. Fa parte della terza e ultima puntata, che uscirà mercoledì 15 novembre, ma è leggibile autonomamente. Le prime due puntate sono qui. Buona lettura.]

di Wu Ming 1

È orribile doversi occupare dei fascisti, di chi li sdogana, di chi li corteggia, di chi ci beve lo spritz assieme. Si vivrebbe meglio, senza tutti costoro, senza doverne scrivere. Negli anni scorsi, in effetti, molti hanno proposto di ignorarli: non ragioniam di lor ma guarda e passa, «non abbassiamoci al loro livello», «se li contesti gli fai pubblicità» ecc. Una fallacia logica dietro l’altra, per una linea di condotta nefasta.

«Non mi abbasso al loro livello». Come i bimbi che si coprono gli occhi e credono che, così facendo, il mondo intorno scompaia. Mentre non si ragionava di lor, i fascisti suonavano il piffero e si tiravano dietro la gente. Lasciando fare i fascisti  o addirittura isolando chi li contrastava, magari ripetendo, senza capirla minimamente, una frase di Pasolini sul «fascismo degli antifascisti»  si è permesso loro di allargarsi e conquistare spazi.

Quanto alla «pubblicità», non gliel’hanno fatta i contestatori. Al contrario, contestando i fascisti si è spesso riusciti a privarli di agibilità, tribune e riflettori, a far saltare iniziative, anche a spingerli verso grottesche figure di merda. Visibilità pure quella, certo, ma non quella che si erano auspicati.

Anfitrione di neofascistiNo, a far loro pubblicità, ad amplificarne i messaggi a dismisura, a renderli glamorous è stata la televisione, sono stati i talk show. Quelli di tutte le reti, ma soprattutto quelli de La 7, che negli ultimi anni è diventata un bivacco di manipoli. Bivacco diurno e serale, ospitale e confortevole. A stendere il tappeto sono stati i conduttori criptofascisti, ma anche quelli «democratici», che hanno accolto nei loro salotti duci e ducetti dell’ultradestra, capicenturia del razzismo «civico» organizzato, führer del fascioleghismo, “dialogando” con loro, e mentre “dialogavano”, ogni loro gesto, ogni mossetta, ogni espressione diceva: «Ammiratemi, guardate come sono aperto e liberale, guardate fin dove mi spingo nel confronto democratico», e al tempo stesso: «Non cambiate canale, guardate che razza di freak vi sto mostrando, tra poco dirà qualcosa di oltraggioso, s’alzerà un polverone, stasera faccio uno share della madonna, per commentare usate il solito hashtag».

Ma col tempo i freak sembrano sempre più «normali», e i polveroni non s’alzano più ma gravano sui discorsi e non vanno via, sono perenni, come cappe di smog. Ospitare fascisti diviene consueto, la loro presenza si adagia nella sfera dell’ordinario e così anche i loro discorsi sono potenzialmente accettabili. Ovvero: criticabili, ma legittimi.

Dumini, il capo della squadraccia che uccise Giacomo Matteotti.

E no, questo lugubre spettacolo non può difendersi invocando il «diritto di cronaca», o l’«inchiesta». Se fossero esistiti i talk-show nei giorni del delitto Matteotti, avrebbero invitato Dumini e diviso gli ospiti tra pro e “contro” l’omicidio. Non è «diritto di cronaca», non è giornalismo, è (absit iniuria) teatro. E, da che mondo è mondo, quando a teatro lo spettacolo fa schifo, si lanciano i pomodori. O peggio.

Intanto, fuori da quei salotti, i camerati aggrediscono, accoltellano, talvolta uccidono. Centinaia di aggressioni negli ultimi anni, e sono solo quelle denunciate, quelle che hanno meritato perlomeno un trafiletto, un titolo di giornale locale. Storie che nei talk-show non ci arrivano, e se arrivano, passano fugacemente, in un “servizio”, poi si dà di nuovo la parola al ducetto di turno, assiso in studio, per consentirgli di svicolare, cambiare argomento, imporre la sua agenda.

Non contrastare i fascisti; lasciarli parlare; citare una frase di Voltaire che Voltaire non ha mai scritto… Una linea non solo nefasta, ma gretta, perché da privilegiati, da inabili alla solidarietà: molte persone, infatti, non possono permettersi di «ignorare» il fascismo, perché è il fascismo a non ignorarle, le va a cercare, le colpisce. Soprattutto lorovivrebbero meglio, senza i fascisti e i loro reggimoccolo.

È orribile, è schifoso doversi occupare dei fascisti. Non conosco nessuno che lo faccia volentieri. Se non ci fossero i fascisti, avremmo più tempo, più concentrazione per affrontare altre urgenze. Urgenze enormi, mondiali: lo sconvolgimento climatico già in corso, le siccità e carestie, la crisi idrica globale, l’esaurimento delle risorse, la devastazione del territorio, le guerre e gli esodi che tutto questo provocherà… Tutti disastri causati dal capitalismo, il modo di produzione più cieco, predatorio e di corto respiro che sia mai esistito sul pianeta. ...continua a leggere "Antifascismo e anticapitalismo nell’Italia di oggi. Note sul conflitto surrogato e quello vero"

FONTE   MovES

 

di Franco De Iacobis – MovES

 

Il voto di Ostia e quello siciliano vengono da lontano: sparare addosso alla politica, in quanto tale, è un gioco vecchio come il mondo e sortisce almeno due effetti sicuramente graditi al Potere.

Da un lato serve ad accentuare lo scollamento tra rappresentanti e rappresentati da una parte e SOPRATTUTTO DELEGITTIMARE, metodo tanto caro al neoliberismo che proprio a questo mirava ed è riuscito a centrare bene l’obiettivo.

Politica, argomenti, tesi, antitesi, sintesi: tutto mandato in malora da qualunquisti e destrorsi, uniti nel calunniare, vessare, insultare, in un tourbillon senza fine di chiacchiere da bar che hanno la sola funzione di distogliere l’attenzione dai problemi reali.
Infatti slogan come “basta immigrazione” o “meno tasse per tutti” ricordano Antonio Albanese in una sua parodia ben riuscita del politico colluso.

Mentre le disastrose politiche sul territorio, i tagli e l’incompetenza producono effetti tragici su ambiente ed occupazione, la politica si occupa di fabbricare slogan.

Ad Ostia, l’abbassamento del livello di guardia e vigilanza democratica ha prodotto effetti paradossali: l’anomalo bubbone di CasaPound rischia di esplodere tra le mano di chi ne ha consentito l’espandersi.

In tutto ciò, alla ricerca folle di una qualunque forma di governo, le varie forme di liberismo selvaggio si esercitano al redde rationem in una guerra tra bande che lascerà per terra solo i cadaveri degli aventi diritto al voto.

Con buona pace di chi non fa dell’antifascismo una discriminante, avremo guai peggiori di quelli affrontati finora. E le stelle (anzi, gli elettori) stanno a guardare.

 FONTE NIGRIZIA.IT

I media privati ??in Egitto sono sempre più dominati da uomini d'affari legati al governo e alle sue agenzie di intelligence. A denunciarlo è Reporters senza frontiere (Rsf), in un rapporto diffuso martedì.

"Il dominio del regime sui media continua a crescere e sta anche interessando i media pro-governativi" avverte l’organizzazione per la difesa della libertà della stampa, secondo la quale praticamente tutti i mezzi di comunicazione egiziani sono apertamente a sostegno del governo, che negli ultimi mesi ha bloccato centinaia di siti web, tra cui molti gestiti da giornalisti indipendenti e organizzazioni per i diritti umani. A partire da maggio, le autorità hanno bloccato l'accesso ad almeno 424 siti e ai portali dei servizi VPN, che consentono agli utenti di aggirare tali blocchi. Anche il sito di Reporters senza frontiere è stato bloccato a partire dalla metà di agosto.

Le autorità, inoltre, controllano il lavoro dei giornalisti criminalizzando chi denuncia "false notizie" e arrestando chi è considerato “non allineato”.
La soppressione dei media indipendenti fa parte di una più grande repressione del dissenso, lanciata dopo il golpe militare che ha rovesciato il presidente eletto, Mohamed Morsi, nel luglio 2013.

Il rapporto fa notare che la rete televisiva popolare ONTV e i giornali locali Youm al-Sabea e Sout al-Omma, sono tutti di proprietà di Ahmed Abu Hashima, un imprenditore pro-governativo. Poco dopo aver acquisito la rete nel 2016, le autorità hanno deportato Liliane Daoud, un presentatore televisivo britannico-libanese, critico nei confronti di alcune politiche governative.
Rsf cita anche i casi di Al-Asema TV, di proprietà di un ex portavoce militare, e di Al-Hayat TV, acquistata da una società di sicurezza egiziana. (News 24)

Ci è voluto un episodio in apparenza “piccolo” ma più vistoso ed emblematico di altri. Un episodio di grande densità simbolica.

Forza Nuova e l’associazione Nuove Sintesi – parte del network di Lealtà Azione – organizzano un evento nella sala comunale «Salvador Allende» di Nereto, provincia di Teramo, paesino amministrato dal Partito Democratico. Si tratta di una serata “a tema storico” sulla Repubblica di Salò, con fascio littorio in bella evidenza. Commentatori fascisti ci scherzano sopra sui social, parlano di «karma», dileggiano il presidente socialista cileno ucciso dai golpisti di Pinochet.

Il cortocircuito di riferimenti è tale da fulminare l’impianto elettrico del PD.

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