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FONTE INCHIESTAONLINE

 

Guardo in diretta il comizio di Salvini con gli altri nazionalisti, nazional fascisti, sovranisti fino a quelli nazisti tout court, d’Europa, in Piazza Duomo a Milano. Da un palazzo si distende in tutta la sua altezza uno striscione: restiamo umani, e la figura di Zorro che svetta. Quindi la camera inquadra il fronte della contestazione.

Uomini delle forze di polizia schierati con caschi, manganelli e tutto l’ambaradan di rito contro le sommosse. Davanti molte persone, quasi tutte giovani e giovanissime che alzano cartelli casalinghi, a occhio le ragazze la fanno da padrone. Sono a contatto fisico con i marziani corazzati, ma non traspare alcuna paura e arroganza o atteggiamento di sfida, neppure di provocazione o beffardo. No stanno lì e sembrano inamovibili, per convinzione direi gioiosa di essere nel giusto: che Salvini non lo vogliono. Semplice semplice, e il Truce deve masticare amaro.

...continua a leggere "Bruno Giorgini: S’avanza la meglio gioventù"

FONTE AREAONLINE.CH 

di Loris Campetti

E sette. Dalle politiche dello scorso anno le sconfitte accumulate dal centrosinistra nelle regionali aumentano, senza alcun segnale in controtendenza.

Dopo aver perso Friuli, Abruzzo, Sardegna, le province autonome di Trento e Bolzano, Molise, l’ultimo schiaffo al Pd è arrivato dalle urne della Basilicata, una regione da sempre governata dal centrosinistra, passata anch’essa alla destra trainata dal solito Salvini. Come in Sardegna, al boom della Lega fa da contraltare il crollo verticale del M5S i cui voti in 13 mesi sono più che dimezzati ovunque si sia votato, ma Di Maio si dice contento perché è cresciuto rispetto alle ultime amministrative, quando il cielo sopra l’Italia era di tutt’altro colore. Anche un Pd in viaggio verso l’estinzione finge di essere soddisfatto, il nuovo segretario Zingaretti, che pure non sembra far uso di allucinogeni, vede segnali di ripresa. C’è chi, a sinistra, si interroga amaramente: avremmo forse gioito se in Basilicata, invece della destra avesse vinto il candidato del centrosinistra, ex fascista ed ex Forza Italia che continua a bearsi riascoltando all’infinito i comizi del suo beniamino, Giorgio Almirante?

L’altra Italia, invece, lasciata sola dalla politica continua a lanciare segnali di vita. Una grande manifestazione a Verona, promossa dal movimento femminista, da molte associazioni della società civile e dalla Cgil scesa in piazza schierando l’intera nuova segreteria, ha detto che i diritti delle donne non si toccano e le conquiste civili, il divorzio e l’aborto, sono insindacabili. È stata una risposta imponente alla kermesse internazionale pro-vita e per la “famiglia tradizionale” lanciata dall’estrema destra americana ed europea, sostenuta persino da Forza Nuova, tenuta a battesimo da Salvini e altri due ministri leghisti. Il gadget distribuito ai congressisti era un feto di plastica. La risposta democratica di massa, animata da giovani donne e uomini di ogni tendenza sessuale, ha costretto i pentastellati a prendere le distanze dalla provocazione internazionale imponendo il ritiro del patrocinio all’iniziativa medievale da parte di Palazzo Chigi e a promettere il blocco della legge Pillon che vorrebbe riconsegnare al maschio tutto il potere in famiglia. Fra gli striscioni più applauditi quello ironico che recitava “Le famiglie a Verona rompevano i coglioni anche ai tempi di Giulietta e Romeo”, con riferimento alla storia d’amore, cantata da Dante e messa in scena da Shakespeare, stroncata dalle famiglie rivali dei Montecchi e dei Capuleti.

Le due Italie sono divise su tutto, cioè sull’idea stessa di società e relazioni umane. Peccato che la prima abbia in mano tutte le leve del comando in quella che il vecchio socialista Pietro Nenni chiamava la stanza dei bottoni. C’è un governo a due punte, una aguzza e l’altra spuntata, basato sul litigio continuo e tenuto in vita dal fascino del potere da spartirsi, auto blu comprese, e non c’è un’opposizione politica. Quando Di Maio crolla nei sondaggi viene difeso da Salvini che così protegge il suo portatore d’acqua e di voti. Ogni tanto il cavallo ruffiano si scuote e, dopo aver fatto passare il Far West in nome della difesa della proprietà dal nemico straniero, blocca la castrazione chimica e poco d’altro.

L’altra Italia

L’altra Italia si prepara invece a una grande manifestazione per l’introduzione dello jus soli, cioè il diritto alla cittadinanza per un milione di italiani nati da genitori stranieri. Per Salvini e a seguire Di Maio solo gli eroi tra questi giovani hanno diritto alla cittadinanza, togliendola in cambio a chi si macchia di reati. Tutti gli altri per il nostro governo continuano ad avere il sangue infetto.

Recessione e povertà

Per la maggioranza degli italiani, per qualsiasi delle due Italie facciano il tifo, la qualità della vita peggiora dentro una crisi economica interminabile. Il Pil crolla per motivi esogeni (il rallentamento della Cina e i dazi di Trump) ed endogeni (le politiche liberiste del governo giallo-verde in continuità con quelle dei governi precedenti), il paese è in recessione, la povertà cresce così come la disoccupazione che sfiora l’11 per cento, mentre quella giovanile è al 33 per cento. Aumentano i falsi autonomi e crollano i contratti a tempo indeterminato. Ma di questo sembrano preoccuparsi in pochi al governo e all’opposizione, l’impegno maggiore è alla formazione delle liste per le elezioni europee di maggio.

Fonte: Sbilanciamoci

L’Italia del dopovoto/ La sinistra è stata sconfitta nelle urne perché non è stata credibile. LeU è progetto sconfitto, ma resta l’esigenza della costruzione di una forza unitaria di sinistra.

Alle elezioni del 4 marzo il 60% degli operai ha votato per la Lega e i Cinque Stelle, così come le zone del paese –tra tutte il Sud– che vivono condizioni di povertà, esclusione e disagio sociale. Il 90% di chi ha lasciato il Pd, si è rivolto ai Cinque Stelle e non a Liberi e Uguali. Le elezioni del 4 marzo ci consegnano una maggioranza: anti-establishment.

 Un paese, assediato dalla povertà e dalla paura – come ricorda Mario Pianta – ha scelto il cambiamento, che non è stato rappresentato dalla sinistra ma dalla Lega populista e da una nebulosa ambigua come i Cinque Stelle che mescolano messaggi di destra e di sinistra, di radicale innovazione e di rincorsa rancorosa dell’Italietta strapaese, di partecipazione dal basso e manipolazione dall’alto.
 
Il Mezzogiorno è da anni abbandonato a sé stesso e si è vendicato. Idem i giovani, e così gli operai. In un paese dove non ci sono più corpi intermedi capaci di avere antenne nella società e produrre consenso elettorale (e sociale) significativo – mentre i partiti sono comitati elettorali senza radici (partiti senza società direbbe Diamanti) – tutto diventa complicato.

FONTE INCHIESTAONLINE.IT

 

Diffondiamo da il manifesto bologna in rete del 9 maarzo 2018

La Waterloo elettorale del 4 marzo che ha travolto la sinistra italiana nel suo insieme apre la strada a scenari politici inediti e inquietanti. Per la prima volta dal dopoguerra non esiste in parlamento e nemmeno nel Paese una forza politica dichiaratamente di sinistra, in grado di esprimere alcuna rilevante influenza sulle scelte fondamentali. Gramsci coniò il termine “egemonia” per indicare quel processo fatto di lotta e di cultura che doveva portare “l’intellettuale collettivo” ovvero il Partito alla presa del potere.

Oggi assistiamo al suo opposto, alla disfatta identitaria: quel che ha smarrito la sinistra in capacità d’interpretazione e rappresentazione della realtà è perfino peggio dei milioni di voti persi. La sconfitta viene da lontano e non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa e il mondo occidentale, nel nostro Paese però ha assunto i caratteri di una ritirata generale: la sinistra è prima scomparsa dai luoghi di lavoro, poi da quelli di cultura, dai suoi insediamenti tradizionali, dalle vecchie e nuove periferie, si è trincerata nei talk show e nei salotti della borghesia e della finanza fintanto che la finzione ha retto, ora il re è nudo e non c’è alibi che tenga.

I risultati elettorali suonano come una campana a morto, senza differenze nemmeno tra cosiddetti moderati e radicali. Il PD che non si definiva nemmeno più di sinistra, si riduce a giocare come terzo in parlamento tra M5S e Coalizione di destra, dovendo obtorto collo ingoiare, Renzi o non Renzi, il boccone amaro di reggere con i suoi voti per responsabilità verso il Paese il raggruppamento cui verrà conferito l’incarico di governo, pena elezioni anticipate.

Come paiono lontani i giorni dell’avvento del ragazzo di Firenze che doveva rottamare tutto il vecchio della politica a sinistra: come l’apprendista stregone, fagocitato dalla sua bramosia di potere, ha distrutto l’intera impalcatura su cui era poggiato e sopra di lui ora sono solo rovine.

Le altre compagini di sinistra animate dell’intento di costruire un’alternativa sono state bocciate dalle urne perché risultanti poco credibili, di fronte alla vera fame di cambiamento dell’elettorato, cosicché delle falangi in lotta non resta che un cumulo di macerie fumanti. Ora si tratta di compiere se possibile, chi ne avrà la capacità(?), un’approfondita analisi dei fatti, vestirsi dei panni autentici dell’umiltà e ricominciare se ci sarà la dignità, a lavorare veramente dal basso per ricostruire una tram.

Sembra impossibile perché un vuoto abnorme s’è aperto davanti alla sinistra, il vuoto della mancanza assoluta di riferimenti sociali, prima ancora che politici. Occorrerebbero dei Francesco, inteso come il papa, che riescano a riaprire un dialogo autentico, che vadano a vivere vicino dove la gente soffre e a occuparsi di loro, e poi studiare, cercare di capire cosa sta accadendo nel mondo per impossessarsi di un linguaggio autentico che non può essere più quello semplicisticamente mutuato dai social network con cui ha pensato di abbindolare il Paese l’autocrate fiorentino.

Insomma è sinistra anno zero, come il titolo dell’incontro promosso dal manifesto in rete a Bologna, lunedì 12 marzo al centro sociale Giorgio Costa, alle 20.45, con la partecipazione di Nadia Urbinati, eminente politologa e altri compagni per un primo confronto a più voci sul presente e sui difficili scenari del futuro.

FONTE PRESSENZA.COM

La prima proposta, per ridurre addirittura di 22 punti percentuali il debito, è di bloccare “la spesa pubblica primaria nominale” al livello del 2017 per 5 anni.

Che cos’è la spesa pubblica primaria?
È la spesa pubblica al netto della spesa per interessi sul debito pubblico, cioè si tratta della spesa per far funzionare la macchina statale e distribuire servizi sociali e contributi alle famiglie. Che si tratti di spesa nominale vuol dire che non si considera l’aumento dovuto all’inflazione. In pratica, se blocco la mia spesa ai 100 euro del 2017, nel 2022 continuerò a spendere 100 euro, anche se con quella somma potrò comprare meno beni e servizi, perché nel frattempo il prezzo di acquisto è aumentato. È abbastanza semplice capire che, sebbene l’inflazione sia bassa, Bonino propone di diminuire l’importo reale della spesa, che già oggi è insufficiente a garantire adeguati servizi a tutti i cittadini, ad esempio nella sanità, nell’istruzione, nei trasporti, eccetera.
Ma c’è un’altra questione importante: la crescita del debito non dipende dalla spesa primaria.

...continua a leggere "Perché le proposte di Emma Bonino finirebbero per distruggere economia e diritti sociali"

FONTE AREA7.CH

di Loris Campetti

Sesto San Giovanni, Monfalcone, Torino, Genova. Sesto con la Breda, la Falk, la Marelli era la Stalingrado d’Italia, Monfalcone con i suoi cantierini era più rossa della Jugoslavia di Tito, Torino era la classe operaia italiana per eccellenza, nord e sud uniti nella lotta e la croce su falce e martello. Genova e i camalli del porto che indossano ancora le magliette a strisce della rivolta antifascista del 1960. Le roccheforti della sinistra sono crollate alle ultime elezioni come castelli di sabbia, senza essere bombardate, il nord è smottato, il campo viene occupato dal nemico.

...continua a leggere "La sinistra candidata alla sconfitta certa"

fonte striscia rossa.it

Il Pd ha scelto di condurre la campagna elettorale per il voto del 4 marzo puntando sostanzialmente su due messaggi. Il primo racconta che nel favoloso mondo italiano va tutto bene, c’è lavoro e c’è benessere, grazie al governo Renzi e a quello Gentiloni (Letta, in castigo): ce lo dicono ogni giorno i volti dem mandati in tv a commentare ogni piccolo dato economico che abbia il segno più.
Il secondo racconta invece che per non far vincere gli altri (ma come, con una legge elettorale così bislacca?) c’è bisogno di fare scelte chiare, di non disperdere i voti, e insomma bisogna votare per il partito più grande perché chi vota a sinistra del Pd favorisce di volta in volta Berlusconi o Salvini e Meloni oppure Di Maio.

Sul primo messaggio qualunque bravo appassionato di comunicazione può spiegare a Renzi e ai suoi che raccontare un paese che non c’è è un madornale errore che può avere l’effetto contrario di quello che si vorrebbe. Perché se è vero che le cose vanno un po’ meglio (e un po’lo dice, con la sua tranquillizzante flemma, persino il presidente del Consiglio) c’è però ancora tanto da fare. E, per chi vive ancora con seri problemi sulle spalle – basti pensare a quei giovani sfruttati che lavorano per qualche centinaio di euro al mese e finiscono in blocco nel milione di posti creati da Renzi – sentirsi dire che stiamo tutti bene non deve essere così piacevole e forse può provocare anche un po’ di irritazione.

...continua a leggere "Chi vota a sinistra aiuta la destra? Macché"

di Sergio Caserta

fonte ilmanifestobologna

Il ritiro dalla scena elettorale di Pisapia di “campo progressista”, tentennante fino dall’insorgere del suo “movimento” con le sembianze dell’anti leader che nel nostro paese non ha molta fortuna da una paio di decenni e più, segue quella altrettanto clamorosa dei due “costituenti” Anna Falcone e Tomaso Montanari, promotori “civici” della bella assemblea del Brancaccio, poi naufragata dopo incerta navigazione nell’arcipelago rosso della frammentata sinistra, irto di scogli e secche che metterebbe in difficoltà ben più esperti navigatori della politica nostrana. ...continua a leggere "La sinistra, la comparsa e scomparsa di formazioni: a che limite si è arrivati?"

di Giuseppe Civati – 9 novembre 2017

E così dopo mesi molto, troppo lunghi si è arrivati alla definizione del progetto della lista per la sinistra e per la Repubblica, che unisca tutti i soggetti presenti in Parlamento e che – cosa ancora più importante – si apra alla società. Quella civile, impegnata, e quella che riguarda la vita delle persone, la loro quotidianità.

...continua a leggere "Civati: Chiamiamola «Finalmente»"

FONTE CARMILLAONLINE

di Alessandra Daniele

PD.jpgDurante le funeree celebrazioni per il decennale del PD, Renzi ha respinto con tono indignato l’accusa di fascismo, protestando ancora una volta la natura democratica e addirittura progressista del suo partito, che è sempre stato il principale rappresentante italiano dell’oligarchia politico-finanziaria che sta trascinando il pianeta alla rovina.
Come dice anche la Bibbia, l’albero si riconosce dai frutti.
E il sedicente centrosinistra italiano è un albero che produce strani frutti da sempre. Dalla Prima Repubblica, col consociativismo spartitorio DC-PCI e la cosiddetta solidarietà nazionale antiterrorismo che produsse le leggi speciali, alla Seconda Repubblica della definitiva fusione fra i resti di PCI e DC.
Il primo governo Prodi fruttò la precarizzazione del lavoro con la legge Treu.
Il successivo governo D’Alema (colui che adesso si proclama l’ultimo strenuo difensore della sinistra) fruttò la criminale partecipazione dell’Italia alla guerra nella ex Jugoslavia, col bombardamento di Belgrado.
Negli ultimi sei anni nei quali è stato al governo con la destra berlusconiana, il PD ha proseguito l’operazione di sistematica cancellazione dei diritti dei lavoratori, tentando ripetutamente di smantellare la Costituzione antifascista, continuando a partecipare a tutte le guerre neocoloniali disponibili, e finanziando campi di concentramento per la Soluzione Finale del problema immigrazione.
Strani frutti. Gli stessi del pezzo blues di Billie Holiday Strange Fruit sulle vittime impiccate dei linciaggi razzisti.

Blood on the leaves and blood at the root
Black bodies swinging in the southern breeze

È questo il partito per il quale gli scissionisti da riporto dell’MDP si offrono di provare a recuperare una manciata di voti, in cambio d’una scodella sotto al tavolo dei vincitori.
Riverito ospite dalla Gruber, questa settimana Matteo Renzi ha insistito a definire il PD un partito di sinistra. Di tutte le cazzate che ha raccontato nella sua carriera, questa è la più grottesca.
Il Cazzaro ha fallito il compito che gli era stato affidato di liquidare la Costituzione, e ora lo stesso establishment che aveva orchestrato la sua ascesa sta cercando di sostituirlo col più efficiente duo Gentiloni-Minniti. La rissa in Viscoteca Bankitalia che imbarazza il governo è quindi uno scontro tutto interno al sistema di potere rappresentato dal PD, e chiunque lo vincerà a perdere saremo noi.
E continueremo a perdere, finché l’albero degli impiccati non sarà finalmente abbattuto.

 

Diffondiamo da ilmanifesto.it del 16 ottobre 2017

 

 

 

 

Autore Riccardo Petrella

fonte INCHIESTAONLINE.INFO

C’è vita a sinistra? C’è vita se  c’è capacità utopica, dove per utopia s’intende anche l’immaginazione di “luoghi di vita” buoni, desiderati, da realizzare. La sinistra – l’insieme delle forze sociali organizzate anche piano politico al servizio dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani rispetto a diritti e dignità – ha purtroppo sperimentato a sue spese la perdita di immaginazione e capacità utopica.

I gruppi dominanti sono riusciti, a partire dagli anni ’70, ad imporre nuovamente la loro narrazione della vita, della società e del mondo. E per due ragioni principali. Da un lato, ritornati al potere all’epoca di Reagan e Thatcher, hanno operato una massiccia de-costruzione ideologica e sociale dello Stato del welfare. Dall’altro, non avendo sviluppato una visione politica autonoma della scienza e della tecnologia, la sinistra non ha potuto giocare alcun ruolo innovatore influente sulle strategie di controllo ed uso delle nuove tecnologie del vivente, cognitive, dell’informazione e della comunicazione, energetiche e delle tecnologie dei materiali, sulla base delle quali l’economia mondiale e le società “sviluppate” sono state profondamente ristrutturate.

...continua a leggere "Riccardo Petrella: C’è vita a sinistra? Immaginazione e utopia lasciate all’avversario"

Lo potete scaricare qui:
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n95-s.pdf

In questo numero:

Le false illusioni del mercato del lavoro
di Ciccio De Sellero

Il capolavoro di Minniti
di Alessandro Giglioli

L’estate in cui l’Italia oltrepassò il Rubicone del razzismo
di Peppino Caldarola

Gli accordi di Parigi e la scomparsa dei cambiamenti climatici
di Raffaele Salinari

Venezuela, l’opposizione si spacca e fa arrabbiare El País
di Gennaro Carotenuto

Buona lettura e diffondete!

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Referendum "autonomista" in Lombardia, federalismo fiscale, regionalismo.
Milano 24 luglio 2017. Interessante seminario di Articolo 1 Lombardia con una introduzione di Onorio Rosati sull'iter del referendum, del prof. Alessandro Santoro sul cosiddetto federalismo fiscale e della prof.essa Maria Agostina Cabiddu sugli aspetti costituzionali e giuridici. Molto utile per orientarsi in vista della data del 22 ottobre quando in Lombardia e Veneto ci sarà il referendum...
http://www.puntorosso.it/seminari.html

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NUMERO 3 della RIVISTA di Punto Rosso-Lavoro21 - LUGLIO 2017
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-rivista-numero3-s.pdf

FONTE NUOVATLANTIDE

 

Anna Falcone ha risposto sulla propria pagina facebook all’editoriale di Norma Rangeri su Il Manifesto di oggi “Ultimo treno a sinistra”

Cara Norma, è proprio durante l’incontro promosso dal Manifesto che ho lanciato la proposta di una grande assemblea programmatica della Sinistra, quella che non c’è ancora e che avrebbe davanti a sé praterie di consensi, se solo si concentrasse su: attuazione della Costituzione, superamento delle diseguaglianze, lavoro, “golden rule” e piano di innovazione e riconversione energetica del Paese promosso dallo Stato, l’unico soggetto che può farci uscire dalla crisi investendo sulle risorse, il territorio, le eccellenze, il futuro dell’Italia. Passaggio essenziale ed ineliminabile anche per la ripresa degli investimenti privati. Su tale proposta attendiamo ancora risposta. Senza polemiche e senza pregiudizi. Credo che agli italiani importi solo questo: obiettivi e credibilità della proposta politica. È per questo che volutamente non entro e non entrerò in nessun dibattito che riguardi i presunti leader o le beghe personali o di partito che oscurino le vere priorità politiche del Paese: uscire dalla crisi con un “upgrade” della democrazia e dei diritti. Noi stiamo lavorando per questo. Le assemblee locali sono in corso e aperte a tutti coloro che intendano contribire con le loro idee e proposte. E sono sempre di più. Avanti con costruttività e senza personalismi. Grazie.

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L’articolo di Norma Rangeri su Il Manifesto del 27 luglio:

https://ilmanifesto.it/ultimo-treno-a-sinistra/

In questo momento vorrei non essere un’elettrice o un elettore di sinistra. Chi appartiene a questa «specie» tribolata – e anche temeraria – si trova nella scomoda e frustrante condizione di intravedere la propria estinzione politica. Qualunque altra categoria di elettori, al confronto, ha davanti a sé una prospettiva migliore.

Chi vota 5Stelle, con tutti gli alti e i bassi delle sindache star, con gli sbalzi d’umore del vecchio comico/politico, con le insondabili nuvole telematiche del giovane imprenditore Casaleggio, sa comunque di combattere, se non per governare, sicuramente per tentare di vincere la sfida delle urne.

...continua a leggere "Ultimo treno a sinistra: Anna Falcone risponde a Norma Rangeri"