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Maurizio Landini ha preso in mano la ultracentenaria Cgil con la forza di un tornado, ma la sua non è una forza distruttrice. Si potrebbe parlare di sindacato del cambiamento se non fosse che chi usa questo sostantivo in politica è un gattopardo che vuole cambiare tutto per non cambiare niente, come fa il governo gialloverde o giallonero che dir si voglia con le politiche economiche, liberiste erano e liberiste restano. Landini vuole bene alle persone che rappresenta, ha con loro una connessione sentimentale per dirla con Antonio Gramsci.

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Fonte Ituc 

 

 

Michael O'Leary è stato proclamato vincitore del peggior capo del mondo al 4 ° Congresso mondiale della Confederazione sindacale internazionale a Copenaghen. L'ITUC, che rappresenta 207 milioni di lavoratori, si riunisce a Copenaghen con oltre 1200 delegati provenienti da 132 paesi.

I dieci uomini che hanno riempito la shortlist del 2018 gestiscono aziende con modelli di business che sfruttano i lavoratori attraverso bassi salari, lavori precari che negano i diritti delle persone di formare e unirsi a un sindacato e di contrattare collettivamente. Invece di assumersi la responsabilità dei lavoratori sui quali fanno affidamento per i loro profitti, le aziende stanno esternalizzando i rischi del lavoro ai lavoratori stessi in falsi contratti di lavoro autonomo.

Sharan Burrow, Segretario Generale, Confederazione internazionale dei sindacati ha detto

"Stiamo prendendo la lotta per i diritti dei lavoratori per queste società una per una e stiamo vincendo. Aziende come Marriott che questa settimana hanno raggiunto un accordo provvisorio con Unite, ponendo fine al più grande sciopero degli hotel multi-città negli Stati Uniti. Aziende come Samsung che ora hanno aperto una conversazione con i sindacati. Stiamo notando che aziende come Amazon notano che continuando a trattare i lavoratori come i robot e negando ai loro sindacati i loro diritti sindacali, il loro potere monopolistico verrà spezzato.

"Il vincitore del 2018 va a un uomo che negli ultimi 30 anni ha detto" l'inferno si congelerebbe "prima che ci fossero sindacati nella sua compagnia. Un uomo che ha costruito la sua azienda su un modello economico a basso costo, a basso costo, che sfrutta i lavoratori. Chi dice che la flessibilità è la chiave del suo successo. Un uomo che ha licenziato i lavoratori che volevano organizzarsi in sindacato. Un uomo che ha affrontato i più grandi scioperi della sua storia quest'anno ".

Stephen Cotton, segretario generale della Federazione internazionale dei lavoratori dei trasporti ha detto

"Non sorprende che Michael O'Leary sia stato nominato il peggior capo del mondo nel 2018. Ha promosso pratiche di lavoro sleali dall'inizio di Ryanair. Ci sono stati nove scioperi in Europa, come hanno detto abbastanza gli uomini e le donne che lavorano per la compagnia aerea - non accettiamo più questo trattamento. Le persone vogliono dignità sul posto di lavoro e l'ITF farà tutto il possibile per lottare per il diritto dei lavoratori di Ryanair e per ottenere buoni accordi collettivi di contrattazione.

"Un anno fa Ryanair ha accettato di riconoscere i sindacati - e ora abbiamo il 50% di riconoscimento o dialogo. C'è il 50 percento da percorrere e non ci fermeremo finché ogni lavoratore avrà diritti, un lavoro dignitoso e condizioni di lavoro sicure. Con questo premio, il movimento sindacale globale sta inviando un messaggio a Michael O'Leary - stiamo arrivando per assicurarci che i tuoi lavoratori abbiano dignità, rispetto di sé, salute e sicurezza sul lavoro ".

Il sondaggio World Worst Boss del 2018 ha incluso: 
-  Jeff Bezos, CEO Amazon.com 
-  Vincent Bolloré, Presidente e CEO Bolloré 
-  Ivan Glasenberg, CEO Glencore 
-  Dara Khosrowshahi, CEO Uber 
-  Lee Kun-hee, Presidente Samsung Group 
-  Doug McMillon, Presidente e CEO Walmart Inc. 
-  Michael O'Leary, CEO Ryanair 
-  Will Shu, co-fondatore e CEO Deliveroo 
-  Arne Sorenson, presidente e CEO Marriott International 
-  Harvey Weinstein, ex CEO Weinstein Company e fondatore Miramax

Il congresso mondiale ITUC si conclude venerdì 7 dicembre 2018. Guardalo 
in diretta streaming https://congress2018.ituc-csi.org/ e segui su Twitter # ITUC18.

Fonte: Sbilanciamoci

“Ma come fanno gli operai” è il titolo del libro di Loris Campetti risultato di una lunga inchiesta operaia nelle fabbriche e nei cantieri del Nord Italia. Ne esce una imprescindibile radiografia dei rapporti con i sindacati, la rappresentanza, gli immigrati.

Loris Campetti ci porta in giro per l’Italia del Nord a colloquio con venti o trenta dei suoi amici e delle sue amiche. Sono tutti operai, tanto che il titolo del viaggio è “Ma come fanno gli operai”. L’editore del libro, Manni, riassume così: “Precarietà, solitudine, sfruttamento/ Reportage da una classe fantasma”.

Loris ha di certo un’ invidiabile capacità di mettere a proprio agio le persone; le fa parlare, si confidano con lui, sono convinte che lui capisca i loro problemi e sappia spiegarli: dunque, da Torino al Varesotto, dalle valli di Brescia alla Bergamasca, dal Veneto al mare di Trieste impariamo a conoscere i lavori e la speranze della classe fantasma. Le persone che ci raccontano della loro vita sono per lo più inserite nella produzione metalmeccanica, tranne gli occhialai del bellunese che lavorano naturalmente al “miracolo” Luxottica oltre ai “ragazzi” della gig economy e la gente delle cooperative, dalle parti di Reggio Emilia.

...continua a leggere "Il Nord che cambia, un’inchiesta operaia fresca di stampa"

fonte controlacrisi.org

orologio

Vogliamo andare in ordine sparso cedendo alla presunta caoticità di argomenti che solo un osservatore superficiale giudicherebbe tra loro scollegati.
Nei giorni scorsi, una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori pubblici e quelli privati di fronte alla gerarchia aziendale e a ordini di servizio anche illegittimi debbono rispondere nel medesimo modo: obbedire.
Credere, obbedire e servire al posto del credere, obbedire e combattere di epoca mussoliniana, il diritto del lavoro è ormai prono ai rapporti di forza che da 30 anni a questa parte sono decisamente a favore dei padroni.

...continua a leggere "I nuovi schiavi… degli algoritmi e delle gerarchie aziendali"

FONTE AREA7.CH

Le voci dei lavoratori traditi dalla sinistra 

di  Loris Campetti

È stato un viaggio istruttivo quello che a 50 anni dal “biennio rosso” ’68-’69 mi ha portato attraverso il Nord Italia, con tappe nelle storiche cattedrali del lavoro e nei nuovi luoghi dello sfruttamento. Ho incontrato operai, impiegati, tecnici, facchini, ciclofattorini, vecchi e giovani che mi hanno aiutato a trovare le prime risposte alle domande che mi avevano spinto a mettermi in viaggio:

1) Che resta della cultura operaia della solidarietà, della lotta per i diritti e di quell’idea antica che liberando se stessa la “classe” avrebbe liberato l’intera società?

2) Come è successo che i fari della sinistra accesi da mezzo secolo, alimentati dalla presenza operaia, si siano spenti e città come Torino, Monfalcone, Sesto San Giovanni, Genova, La Spezia, Livorno passassero alla destra, o ai 5 stelle?

3) Che effetto ha avuto nella soggettività e nei rapporti di potere l’alzo zero sulla legislazione del lavoro (allungamento dell’età lavorativa, massacro dello Statuto, jobs act e precarizzazione di massa)?

Con parole, esempi ed esperienze differenti, figure professionali diverse in aziende in crisi o floride hanno risposto quasi all’unisono. Risposte dolorose, di cui deve tener conto chi ha a cuore la sinistra e, dunque, sorte e ruolo di quella che fu la classe operaia. Gli intervistati ribaltano il luogo comune per cui gli operai avrebbero tradito la sinistra: “È vero il contrario”. Più che di tradimento parliamo di mutamento genetico, dentro una spettacolare eterogenesi dei fini. I lavoratori sono stati sostituiti nelle agende del centrosinistra dai consumatori; le loro forme storiche di rappresentanza, i sindacati, sono entrate nel mirino di Matteo Renzi (“è più utile Marchionne che la Cgil agli operai”); sulla base della bufala per cui i figli non avrebbero lavoro e diritti perché i padri ne hanno troppi e i “privilegi” (cioè i diritti) degli uni penalizzerebbero gli altri, s’è scatenata una guerra tra poveri che trasforma la lotta di classe tra il basso e l’alto in una lotta di classe orizzontale.

Ed ecco le conseguenze: “Renzi ha fatto contro di noi quel che non era riuscito neanche a Berlusconi? Non avrà più il nostro voto”. C’è chi (a Torino) racconta di aver scelto l’M5S come scopa per spazzar via Renzi e Fassino; qualcuno è passato in campo avverso (Salvini) ma, soprattutto, i lavoratori manifestano rabbia e distanza dalla politica (“sono tutti ladri”) disertando in massa le urne. A Monfalcone, grazie al crollo dei votanti ha vinto la Lega nonostante la destra abbia preso meno voti che alle elezioni precedenti in cui aveva perso. Qui la ex sindaca Pd ha accettato una mancia da Fincantieri per ritirare la costituzione di parte civile al processo sull’amianto.

Nella solitudine, il rischio che la solidarietà lasci il campo all’individualismo è forte e percepito dai delegati. Il nemico non è più chi sta sopra – il capo, il padrone – bensì chi sta sotto: l’immigrato che accetta i lavori e le condizioni peggiori, mentre le fabbriche, i cantieri, la logistica diventano una giungla sferzata dal dumping sociale. E nei nuovi lavori dove non c’è il sindacato, ognuno è solo di fronte al padrone. La crisi iniziata 10 anni fa ha frantumato il lavoro e fatto strame dei diritti, imponendo livelli di sfruttamento che retrocedono l’industria 4.0 e la logistica alle forme della prima rivoluzione industriale. Renzi, Gentiloni e l’intero Pd si scandalizzano se Amazon infila i braccialetti elettronici ai polsi dei suoi facchini per aumentare la produttività: ma chi è stato, se non loro, a cancellare nel 2015 con l’art.18 anche l’art.4 dello Statuto che vietava il controllo a distanza dei lavoratori?

Il libro nato dalla nostra inchiesta nella sofferenza operaia può aiutare a capire i processi in atto e a cercare gli antidoti necessari a fermare il riflusso. E forse persino a prevedere l’esito delle elezioni del 4 marzo.

Eccovi alcuni stralci significativi delle testimonianze contenute nel libro:

“La sinistra è una destra camuffata”

Daniela, operaia: “Sinistra? Quale sinistra? Io vedo solo una destra camuffata che ci ha rifilato le peggiori leggi sul lavoro. Una porcheria come il jobs act non ce l’aspettavamo dal Pd”.

Christian:“O si ricostruisce una sinistra degna di questo nome o non ci sarà futuro”. Matteo Renzi?: “Quelli come noi ce l’hanno con il Pd che non è più di sinistra, chi è a destra o sta con Grillo o crede che Renzi sia di sinistra perciò lo odia. Sia Grillo che Salvini hanno presa in fabbrica quando dicono: ‘Sono tutti ladri’”.

Beretta, Gardone Val Trompia

“Di politica neanche parlo”

Giunone, operaia, architetta e pugile: “In Luxottica non c’è conflitto. Domina l’individualismo, i dipendenti fissi se ne fottono di noi precari. Appena posso me ne vado, prima di diventare parte di questo sistema. Qui trovi intere famiglie al lavoro, il padre e il figlio, mentre il nipote vuole crescere in fretta per timbrare anche lui il cartellino. Come somministrata sono trattata peggio, il premio di produzione invece di 2.000 è di 800 euro ed è legato alla presenza, cioè non posso ammalarmi. Di politica neanche parlo, per non farmi il sangue amaro. Sull’immigrazione senti le solite litanie alla Salvini”.
Germano: “Persino gli operai romeni scimmiottano i bellunesi dicendo ‘vogliamo essere padroni a casa nostra’. Per gli operai i governi Pd non hanno fatto nulla di buono. Parafrasando il modo di dire dei greci verso gli italiani: Renzi-Berlusconi, una faccia una razza”.

Luxottica, Belluno

“Sul lavoro, nessuna differenza tra destra e Pd”

Guido Mora, segretario Cgil: “Nell’edilizia, le coop si sono trasformate in immobiliari: progettano, appaltano la produzione e commercializzano. È la nemesi di una storia secolare nata per garantire occupazione e tutelare bi lavoratori. Le cooperative non hanno più muratori e scimmiottano il modello privato, i dirigenti sono bocconiani”.

Vanni, socio operaio: “Io sono cresciuto dentro un modello che non c’è più. Non mi sono mai sentito padrone, faticavo con l’obiettivo di costruire lavoro futuro per i più giovani. Quando al centro, invece, vengono messi i soldi, cominci a pensare ‘ci metto i soldi e dunque sono padrone’. Oltre al capitalismo privato persino la malavita si è infilata. Parte di noi sta con il Pd fingendo che sia ancora il Pci ma molti sono disillusi. Alcuni stanno con il M5S che urla più forte, ma a prevalere è il non voto. Ora come ora annullerei la scheda. Mai voterei a destra”.

Caterina, facchina nella logistica: “Ci rompiamo presto con problemi alle spalle e alla schiena. Nessuno di noi sognava di fare il facchino, a fine giornata sei a pezzi, neppure il tg hai voglia di vedere, e la politica è sempre più lontana. E poi, sul lavoro non ci sono più differenze tra destra e Pd”.

Cooperative di Reggio Emilia

“Per fortuna c’è la Fiom”

Gustavo, argentino, operaio: “Cresce la paura per la concorrenza dell’Est, l’azienda vuole tagliarci salari, pause e aumentare i ritmi; ha fatto fuori i lavoratori non idonei, vogliono solo stalloni in officina e minacciano di trasferirsi in Polonia. Per fortuna c’è la Fiom, qui gli scioperi riescono”.

Trw, Zeppelin, Brescia

“Così vince la Lega”

Gianni, operaio alle navi da crociera: “Settori crescenti dello scafo sono appaltati a ditte che sfruttano lavoratori low cost. Una città piccola come la nostra è invasa da persone disposte ad accettare condizioni sempre peggiori. Nel carenaggio non c’è più un operaio nostro, idem in carpenteria. La città e il cantiere sono multietnici ma le diverse etnie non si parlano e Monfalcone non diventa multiculturale. Pochi giorni fa un operaio del Bangladesh dell’appalto è salito sul pullmino Fincantieri che porta i dipendenti dai paesi della cintura in fabbrica ma è stato costretto a scendere tra le proteste degli operai nostrani”.

Il capo Attilio: “Poco prima del processo per l’amianto la sindaca Pd ha accettato da Fincantieri una manciadi 140mila euro per ritirare la costituzione di parte civile del comune. Uno schiaffo in faccia a una città dove non c’è famiglia che non pianga un morto o un ammalato di mesotelioma pleurico”. Così, dopo mezzo secolo di sinistra il comune è stato consegnato alla Lega.

Fincantieri, Monfalcone

“Ho votato Appendino”

Canio, operaio in mobilità: “Quando Marchionne lanciò il referendum ‘lavoro in cambio di diritti’, Fassino dichiarò: ‘Se fossi un operaio Fiat voterei sì’. In quattro anni ai cancelli della fabbrica non l’ho mai visto, si occupava di tutto, tranne degli operai. Al ballottaggio tra lui e la grillina Appendino mi sono detto: mai per il Pd di Renzi e Fassino, mai per chi ha abbandonato il mondo del lavoro e ha fatto il jobs act; ho votato Appendino”.

Pininfarina, Torino

“Servirebbe un partito che stia con gli operai”

Fausto, ciclofattorino: “Siamo gestiti con un algoritmo e messi in moto da un’app. Sono uno di quelli che sfrecciano in bici per portarti la cena, che piova nevichi o splenda il sole, con slalom acrobatici tra vetture e rotaie del tram. Ci pagano a cottimo, quattro soldi a consegna. Abbiamo organizzato uno sciopero senza copertura di Cgil-Cisl-Uil e ci hanno licenziati tutti. Abbiamo tentato un confronto con la Cgil ma è stato un disastro, sono mosci, negano che il nostro sia lavoro subordinato. Servirebbe una legislazione adeguata per normare la gig economy garantendo i diritti. Io non mi riconosco nei partiti di governo, ma chi urla da fuori non è affidabile. Sono favorevole a un reddito di cittadinanza per evitare la schiavitù dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni impossibili, divisi tra loro. Ma il M5S non mi convince. Sono ancora residente in Sicilia e se anche avessi potuto non avrei votato Fassino né Appendino. Servirebbe un partito che non stia con Marchionne ma con gli operai: non era nata per questo la sinistra?”.

Foodora, Torino

di Mauro Chiodarelli

 

Se vuoi ancora sentire parlare i lavoratori, operai e non, devi aspettare un libro Loris Campetti. Implacabile, ci ricorda che esistono che stanno sempre peggio e sono sempre più soli. Solitudine causata da un sistema politico ed anche sindacale, che non solo non li tutela o non è più in grado di farlo, ma che spesso “volutamente” non li vede o non li vuole vedere.

Nel suo nuovo libro, Ma come fanno gli operai (Manni editore), si intrecciano diverse storie, dalla Luxottica, alla Fincantieri, ai “pedalatori” di Foodora, alle coop reggiane miseramente fallite in mano ai “bocconiani”, ed altre ancora.

Non c’è lieto fine, non c’è all’orizzonte il sol dell’avvenire, ma il senso forte di una resistenza e di una lotta quotidiana individuale che vuole sopravvivere alla fine della lotta di classe. Attraverso le parole e le esperienze dei lavoratori, operai e non, vecchi e giovani, “tutelati” e “atipici” (ma chi lo avrà inventato questo termine idiota, come se la fatica avesse sfumature diverse) comprendi il perché di una disfatta frutto di anni di incapacità elaborazione e di ripensamento di strategie sia politiche che sindacali.

E se le elezioni di marzo saranno l’ennesima disfatta anche oltre il PD, anche di chi si dice collocato alla sua sinistra, grumi di ex intenti a pararsi il culo che sanno dare il meglio nella guerra per le candidature, o di rivoluzionari elettorali, senza rivoluzione e popolo al seguito, in quelle pagine puoi capirne il motivo. (Non me ne vogliate ma alla fine uno si stufa del niente che avanza)

Se ancora cercate un senso all’essere non di sinistra, che ormai ha assunto un significato negativo, ma all’essere comunisti o socialisti o semplicemente riformisti (nel senso alto indicatoci da Federico Caffè), non potete non leggerlo e perdervi l’occasione di discuterne direttamente con Loris.

Lo potrete incontrare a Bologna, il 23 febbraio al Centro Costa di Via Azzo Gardino, alle ore 18.30, in una serata organizzata dall’Associazione il manifesto in rete e dalla Fondazione Sabattini, a cui hanno assicurato la presenza Gianni Rinaldini e Michele Bulgarelli, Segretario provinciale Fiom.

L'incontro tra i fattorini delle piattaforme di delivery e l'Amministrazione comunale

FONTE RADIOFUJIKO

di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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Un sit in di protesta dei riders bolognesi

I fattorini delle piattaforme di consegne a domicilio, riuniti sotto Riders Union Bologna, hanno incontrato il sindaco Virginio Merola e l'assessore Matteo Lepore, ai quali hanno chiesto di farsi parte attiva per un tavolo di confronto con le aziende per avere più tutele e impedire lo sfruttamento. Richiesta raccolta dall'Amministrazione, che punta anche a sensibilizzare i consumatori.

Il sindaco Virginio Merola e l’assessore all’Economia Matteo Lepore hanno incontrato una delegazione dell’organizzazione Riders Union Bologna, a seguito di una loro richiesta. L'incontro, spiega Palazzo D'Accursio in una nota, è servito a "verificare la fattibilità dell’apertura di un tavolo cittadino per la tutela del lavoro dei ciclofattorini e il miglioramento della mobilità ecologica e sostenibile".

...continua a leggere "I riders incontrano il sindaco: presto un tavolo con le piattaforme"

fonte radiofujico che ringraziamo

di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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I lavoratori della Castelfrigo di Modena protestano contro i licenziamenti e le storture degli appalti davanti a Fico. Caporalato e schiavismo sono problemi anche nella filiera della carne di alta qualità. Franciosi (Flai Cgil): "Dalle istituzioni vogliamo soluzioni a problemi generati dal Jobs Act. Dalle aziende vogliamo responsabilità sociale".

Ci sono buone ragioni se a Fico, inaugurato ieri a Bologna, la macellazione non viene riprodotta nella filiera simulata nel parco agroalimentare.
Nella "Disneyland del cibo", infatti, troviamo campi coltivati, stalle con veri animali, laboratori dove si fa il formaggio, si macina il grano, si fa l'olio, fino alla vendita, vero cuore di Eataly World.
I maiali, però, non vengono sgozzati: non sarebbe commercialmente producente. A questo, però, si aggiungono le condizioni di vero e proprio schiavismo che si registrano nel comparto della lavorazione delle carni.

Nel primo giorno di apertura, i lavoratori della Castelfrigo di Modena hanno tenuto un presidio proprio davanti a Fico. Da tempo, infatti, è aperta una vertenza contro il licenziamento collettivo di 127 lavoratori sulla carta. "In realtà l'obiettivo delle imprese appaltatrici - spiega Umberto Franciosi, segretario della Flai Cgil dell'Emilia Romagna - è quello di liberarsi di una cinquantina di lavoratori che, dal febbraio scorso, hanno alzato la testa, rivendicando diritti, perfino la possibilità di andare in bagno, e l'applicazione del contratto".

Il problema, come nel settore della logistica, risiede sempre nel sistema degli appalti, con cooperative spurie che sfruttano i lavoratori fino a ridurli in vera e propria schiavitù.
Turni fino a quattordici ore di lavoro al giorno, pause quasi inesistenti, movimenti ripetitivi e continuativi, al punto che dopo pochi anni i lavoratori manifestano malattia muscolo-scheletriche. A quel punto, l'azienda se ne disfa per assumere qualcun'altro.

Secondo Franciosi, queste situazioni sono state aggravate dal Jobs Act e dalle leggi dell'attuale governo: "Hanno abolito la somministrazione fraudolenta di manodopera e depenalizzato la somministrazione irregolare".
Proprio a politici e istituzioni, che in questi giorni si sono spesi in parole di sostegno e solidarietà ai lavoratori in lotta, ora gli stessi lavoratori chiedono atti concreti, interventi che portino ad una soluzione.

Non è solo la politica ad avere responsabilità o poter portare delle soluzioni. Il senso della manifestazione davanti a Fico risiede proprio in questo aspetto.
"I lavoratori della Castelfrigo - osserva il sindacalista - producono una serie di carni semi-lavorate che sono di fondamentale importanza per le eccellenze che qui vengono vendute. Bisogna che anche chi è proprietario di quei marchi si ponga il problema della responsabilità sociale. Non basta il rispetto delle regole solo nelle loro aziendine, occorre guardare anche se all'interno della propria filiera di fornitura le regole vengono rispettate".

In questo modo, dunque, Franciosi risponde direttamente a Oscar Farinetti, che ieri durante l'inaugurazione ha ringraziato i migranti per il loro contributo fondamentale in agricoltura.
Quegli stessi migranti che spesso vengono schiavizzati e sono vittime di caporalato. Fenomeno che la sola importante legge contro il caporalato non può risolvere. Occorre, appunto, l'impegno e la responsabilità sociale delle imprese.

ASCOLTA L'INTERVISTA AD UMBERTO FRANCIOSI:

FONTE SBILANCIAMOCI CHE RINGRAZIAMO

Il lavoro ha subito un processo di rimozione: al centro c’è l’impresa, i cui interessi vengono fatti coincidere con l’interesse generale. L’introduzione del libro ‘Gente di fabbrica. Metalmeccaniche e metalmeccanici nel nuovo millennio’

‘Il lavoro non esiste’. Questo titolo provocatorio nasce da un episodio che mi è capitato in una nota libreria del centro di Torino, dove ho chiesto all’addetto del reparto di saggistica in quale scaffale si trovassero i titoli sul lavoro: mi ha guardato stupito, indirizzandomi prima al reparto economia e management, e poi aggiungendo che qualcosa avrei forse trovato anche nel reparto sociologia. Come se il lavoro fosse solo un addendum di qualcos’altro…

La verità è che, al di là delle statistiche e delle polemiche politico-sindacali, il contenuto del lavoro è dato quasi sempre per scontato, prevalgono luoghi comuni e approssimazione.

In realtà il lavoro ha subito un processo di rimozione: al centro c’è l’impresa, i cui interessi vengono fatti coincidere con l’interesse generale.

Ma impresa e lavoro non sono la stessa cosa, possono avere obiettivi comuni, ma farli coincidere è sbagliato, ancorché strumentale, perché impedisce di vedere contraddizioni e conflitti, inevitabili in presenza di ruoli e interessi sociali differenti. E, soprattutto, impedisce di vedere come in questi ultimi decenni l’equilibrio si sia spostato verso l’impresa, in termini di potere e di distribuzione delle risorse.

La svalorizzazione del lavoro è nella sua scomparsa dal discorso pubblico.

Non sembri paradossale, ma le poche occasioni, tra quelle in cui sono stato coinvolto da sindacalista, dove, raccontando il lavoro, si sia andati oltre un’attenzione superficiale, sono state l’accordo imposto dalla Fiat a Mirafiori – con il tema delle pause in catena di montaggio, per esempio – e il processo per i morti di amianto all’Olivetti, l’impresa perfetta che in realtà non è mai esistita, dove i magistrati hanno dovuto ricostruire in dettaglio che cosa facevano le persone in fabbrica. Due pessime, anzi drammatiche occasioni, insomma, benché a loro modo emblematiche. Eppure, per restituire ai lavoratori la visibilità che meritano, occorre ripartire da loro stessi, da quello che fanno tutti i giorni, dalla qualità e intensità della loro prestazione e del loro impegno, dai problemi e dalle opportunità che ne derivano, dalle frustrazioni e dalle aspettative che si creano e che segnano la vita delle persone.

L’area torinese, ancora tra le più significative dal punto di vista industriale a livello europeo, ben rispecchia tendenze più generali. E la manifattura, che pure rappresenta solo una parte del mondo del lavoro, comprende mansioni e professionalità anche molto diverse, che nel tempo si sono profondamente modificate: dall’operaio al progettista, dall’impiegato amministrativo all’informatico. ...continua a leggere "Gente di fabbrica"

FONTE  CONTROLACRISI

Da tre mesi senza stipendio e con la buchetta delle lettere piena di ingiunzioni di pagamento dell'affitto pena lo sfratto o il pignoramento dei beni. E' la situazione in cui si trova una mamma (sola), con tre figli a carico, e alle dipendenze della  Mr.Goodliving, azienda di pulizie con appalti in vari uffici (dall'Universita' a quelli privati di Unifica, Allianz banc, Cipia). E non e' da sola: in tanti condividono il suo stesso dramma. L'azienda conta una ottantina di addetti e almeno "la meta'" si e' rivolta alla sindacato di base Sgb stufa di aspettare stipendi che non arrivano. Perche' gli addetti "pur continuando a lavorare nei servizi avuti in carico, non hanno percepito gli stipendi di aprile, maggio, giugno, ne' la 14esima mensilita'", segnala Valentina Delussu, di Sgb.

...continua a leggere "Bologna, da mesi senza stipendio: la lunga estate di lotta dei lavoratori della “Mr. Goodliving”"

fonte Sbilanciamoci

La sentenza dello scorso 13 luglio che ha riconosciuto il reato di riduzione in schiavitù a carico di alcuni imprenditori agricoli è il punto di arrivo di un cammino iniziato nel 2011, con lo sciopero dei braccianti alloggiati all’interno della masseria Boncuri a Nardò

In Italia ci sono uomini ridotti in schiavitù. Parte del lavoro agricolo stagionale del nostro paese, quello che fa crescere il nostro PIL, che permette l’esportazione e il consumo dei prodotti del made in Italy sulle tavole nostre e su quelle di mezza Europa, si basa anche su un lavoro “schiavile”. A sostenerlo non è uno dei tanti allarmi lanciati da qualche inchiesta giornalistica, non è la presa di posizione di una ONG o sigla sindacale. La riduzione in schiavitù è stata contestata come reato a 11 imputati dalla sentenza pronunciata il 13 luglio scorso dai giudici della Corte di Assise del Tribunale di Lecce nel processo nato dall’inchiesta Sabr, dal nome di uno dei caporali che organizzava buona parte del lavoro agricolo stagionale nel territorio di Nardò, in provincia di Lecce.

Lo sfruttamento lavorativo nel territorio di Nardò non è certo una novità: si registra ininterrottamente da oltre vent’anni, con un’intensità che nel tempo ha continuato a crescere, a seguito della modificazione di diversi fattori che hanno a che vedere tanto con la struttura produttiva, con le modificazioni delle colture agricole[1], quanto con elementi socio-economici più generali, vale a dire con le filiere produttive e distributive del settore, la crisi economica, che ha spinto verso l’agricoltura soggetti prima impiegati nel settore industriale e in quello dei servizi nelle città del centro-nord Italia, e le ricadute sociali delle politiche migratorie, con la conseguente riconfigurazione delle presenze migranti del territorio. Nelle campagne di Nardò, come nel resto del paese, è aumento in maniera consistente il numero di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di altre forme di protezione – alcuni ancora formalmente nel sistema di prima o seconda accoglienza italiana, altri che vi sono comunque transitati – impiegati nella raccolta stagionale. Era un rifugiato politico anche Abdullah Mohamed, morto il 20 luglio del 2015, a soli 47 anni, mentre raccoglieva pomodori in un campo di proprietà di uno degli imputati nel processo Sabr, ora condannati in primo grado. ...continua a leggere "Processo Sabr, in Italia esiste la schiavitù"

Il prezzo sociale ed economico del “low cost”
di Silvano Toppi

fonte AREA7.CH 

L’economia vive di modelli. Costruzioni matematiche con cui si semplifica la realtà rilevandone gli aspetti più importanti, sia per interpretare e rappresentare i fenomeni economici, sia per prevederne l’andamento futuro. Sono teorie, alle volte premiate con il Nobel, già origine di disastri perché la realtà risulterà un’altra. Ci sono però modelli economici, imposti e incarnati nella realtà quotidiana, dati per scontati o utili, all’origine invece di scelleratezze.

...continua a leggere "Il prezzo sociale ed economico del “low cost”"

fonte ILMANIFESTOBOLOGNA

Cooperazionedi Sergio Sinigaglia

Nel febbraio del 1988 Gad Lerner, allora giovane, ma già affermato giornalista trentatreenne dell’Espresso, pubblicò con Feltrinelli “Operai”. Si trattava di un ricco reportage che, partendo dalla Fiat, ci accompagnava in un viaggio “dentro la classe che non c’è più”, come si poteva leggere nel sottotitolo. Un’indagine che andava “oltre l’universo metallico delle grandi fabbriche automobilistiche per raccontare la vita nei casermoni di periferia, le metamorfosi avvenute nei paesini meridionali degli emigranti (i nostri…ndr), gli operai divisi tra robot e lavoro contadino”, cioè i cosiddetti metalmezzadri, ben conosciuti per esempio nel fabrianese, dove esisteva un altro impero, molto più piccolo di quello di sua Maestà Gianni Agnelli, ma comunque significativo. Ovviamente ci riferiamo alla famiglia Merloni.

Eravamo nel pieno della restaurazione conservatrice. Tre anni prima un referendum aveva sancito la sconfitta di chi voleva abrogare il decreto di San Valentino, voluto dal governo Craxi, provvedimento che cancellava quattro punti della scala mobile. Una prima picconata ad uno strumento fondamentale di difesa delle retribuzioni. La consultazione vide una clamorosa e significativa sconfitta del PCI e delle altre forze della sinistra che volevano abrogare la norma. Una debacle emblematica dei tempi che si stavano vivendo e annunciando. Nel 1992 ci penserà il governo Amato ad abolire definitivamente la scala mobile, con il beneplacito delle organizzazioni sindacali.

Più di trent’anni dopo quei fatti e 29 anni di distanza dalla pubblicazione del libro, Gad ci ha proposto un altro viaggio nel mondo del lavoro, andato in onda in sei puntate su Rai tre. Il titolo sempre uguale “Operai”, ma il contesto proposto è alquanto modificato. In peggio.

...continua a leggere "Operai, trent’anni dopo di Sergio Sinigaglia"

Tansform Europa, Punto Rosso, Fondazione C. Sabattini e Fiom Lombardia
organizzano

LE CONDIZIONI DEL LAVORO NELLE CATENE EUROPEE DI PRODUZIONE.
IL CASO DELL'AUTOMOTIVE

Milano Venerdì 9 giugno ore 9,30 - 14
CGIL Lombardia, via Palmanova 22 (MM2 Udine)

Saluti: Aimilia Koukouma (Transform Europa), Alessandro Pagano (FIOM Lombardia), CGIL Lombardia

Introduzione: Matteo Gaddi (Punto Rosso/Fondazione Claudio Sabattini)

Intervengono:

Michele De Palma (Responsabile Nazionale Automotive FIOM)

Delegati di fabbriche automotive del territorio

Romain Descottes (CGT Francia)

Carlos Chicano Sanchez (CC.OO. Catalogna)

Stratos Kapetanios (Sindacato dell'Acciaio Grecia)

Krzysztof Laszczak (OPZZ Polonia)

Roland Kulke (Fondazione Rosa Luxemburg Germania)

Tibor Mesman (Magyar Szakszervezetek Orszagos Szovetsege Ungheria)

Conclusioni: Francesco Garibaldo (Direttore Fondazione Claudio Sabattini)

Lingue: Italiano – Inglese (traduzione simultanea)
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