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Lo potete scaricare qui: 
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n101-s.pdf

In questo numero:

La verità sul sindacato e sulle tessere
di Mimmo Carrieri

Besostri: “Anche il Rosatellum è incostituzionale. Il voto non è libero, uguale e personale"”
di Silvio Buzzanca

Rosatellum bis: la nuova legge elettorale. Ecco come funziona (la scheda)
di Alessio Sgherza

Intervista a Lee Carter. Il socialismo in America con Bernie Sanders
di Sara Ligutti

Buona lettura e diffondete!

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Sul SITO di PUNTO ROSSO
puoi scaricare il dibattito "Dove va il Brasile? E la sinistra brasiliana?"
con Armando Boito (Università di San Paolo) che si è svolto l'11 ottobre 2017
http://www.puntorosso.it/dibattiti.html

Bruno Giorgini | 14 giugno 2017 | Comments (0)

FONTE INCHIESTAONLINE

 

La rivoluzione di Macron.

 

Dal punto di vista della presa del potere con le recenti elezioni politiche si è compiuta. Dopo il potere presidenziale, Macron ha ottenuto anche il potere legislativo assicurandosi una ampia maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, il parlamento. Le forze che potevano prefigurare una opposizione significativa giacciono sbaragliate ai lati della strada che segna il percorso trionfale del neo Presidente della Republique. Il FN s’arrovella con un pugno di deputati possibili; i Repubblicani, che si volevano gli eredi di De Gaulle,  sono ridotti ben sotto il centinaio e paiono in piena depressione politico psicologica coi loro leader screditati che palesemente non contano nulla; i socialisti ripongono le gloriose bandiere negli armadi, apprestandosi a licenziare i loro funzionari e a cambiare sede, insomma smobilitano con qualche decina di deputati se va bene. Infine la sinistra sinistra di Mélenchon, la France Insoumise, dal 19% delle presidenziali  è tornata all’ 11% , il numero di consensi che l’estrema sinistra raccoglie ormai da un paio di decenni, punto più punto meno. Mentre il Parlamento viene invaso da  oltre quattrocento giovani leoni e leonesse dei REM, la Republique En Marche, il nuovo partito che fino a un anno fa non esisteva.

A spiegazione di un tale fulmineo successo, leggo e sento paragoni impropri con Renzi o Grillo, che non c’entrano nulla. Se Grillo è figlio della commedia dell’arte, mentre Renzi incarna alla perfezione il ganzismo toscano, Macron viene dritto dritto dall’illuminismo in versione cartesiana, e da intense frequentazioni filosofiche con Paul Ricoeur per un verso e di tecniche finanziarie con la Banca Rothschild per l’altro. Due maestri non di poco conto. Come spiega Toni Negri in  “Descartes Politico”, Cartesio fu il precursore dell’ideologia borghese rivoluzionaria, la “ragionevole ideologia”, mentre la commedia dell’arte rivoluzioni non ne ha mai prodotte nonostante la carica di rivolta e critica del potere che per esempio Dario Fo le attribuisce. Così Grillo sta rancoroso in panchina mentre i suoi si vestono da ragionieri col ditino alzato – Di Maio ne è il noioso prototipo, seppure Di Battista e Fico per dire un po’ si differenzino ma senza potere scantonare troppo se no il capo li sgrida – e Macron vola all’Eliseo scaravoltando l’intero sistema dei partiti. Non le istituzioni però, che almeno nelle forme la V Repubblica ancora vige sovrana. Per ora perchè il Presidente pare abbia l’intenzione di trasformare lo stato d’eccezione col suo corredo di superpoteri ai corpi di polizia e ai servizi di sicurezza, a detrimento dei diritti di libertà dei cittadini, da misura eccezionale appunto a permanente assetto costituzionale. Il che introduce il problema di che rivoluzione si tratti. Qualcuno riconoscendo la dinamica rivoluzionaria dell’ascesa macronista, ritiene però che, sull’onda della rivoluzione, avanzi al galoppo una ipotesi di restaurazione  quasi totalitaria del potere e del comando capitalista dentro le aziende sul lavoro – in linguaggio marxista: il comando del lavoro morto sul lavoro vivo – e nella società affermando  il dominio del capitale senza più alcuna autonomia politica economica civile dei cittadini, trasformati in pure appendici degli algoritmi che decidono e regolano i flussi finanziari. Gramsci docet: non sempre le rivoluzioni sono progressive. Al momento siamo agli inizi, anche se le cose procederanno svelte, ma la direzione ancora non è così netta e predeterminata. Personalmente mi fido dei vecchi amici, per esempio Dany il rosso, Daniel Cohn – Bendit che viene dritto dritto dal maggio francese, il quale dimostra stima e amicizia per Macron.

...continua a leggere "Bruno Giorgini: La rivoluzione di Macron. Il mare degli astenuti. Il disastro della sinistra"

FONTE ESSEREASINISTRA 

di Simone ZAGAROLO

1) Cosa succede se i seggi eventualmente conquistati nella parte uninominale da partiti che in quella proporzionale non superano la soglia del 5%? Questi seggi se li spartiscono i maggiori partiti in Italia.

2) Vi è la possibilità di candidature indipendenti nei collegi uninominali, non legate a liste presenti nella quota proporzionale? Questione irrisolta.

3) La chiamano legge “alla tedesca”, ma in Germania le candidature nei collegi uninominali avviene, attraverso il voto segreto degli iscritti ai partiti riuniti collegio per collegio in assemblea. In Italia le stesse candidature vengono decise dai segretari di partito

4) In Germania vige l’istituto della sfiducia costruttiva. Insomma: non si può far cadere un governo se non ne è già pronto un altro.

5) Intanto in Italia viene confermata l’impossibilità del voto disgiunto tra uninominale e proporzionale.

6) Ogni candidato, a discrezione assoluta del segretario del partito (colui che ha il potere di convalida sulle candidature) potrà candidarsi in un collegio uninominale e, per sicurezza, come capolista in tre circoscrizioni nel listino proporzionale.

…di questioni ce ne sarebbero mille altre ancora.

Insomma, in questo “accrocchio”, di tedesco e di costituzionale c’è solo il fascino discreto.

Autore Federico Quadrelli

fonte formiche.net che ringraziamo

 

In questi giorni tutti parlano di legge elettorale alla tedesca. Leggendo alcuni articoli, ascoltando alcune dichiarazioni di politici, da destra a sinistra, mi sembra di capire che nessuno sappia come funzioni il “modello tedesco”. A questo punto sarebbe bene chiarire come funziona in Germania, poi magari si può parlare di un “modello italiano che vorrebbe essere tedesco, ma non ce la fa…”

Il sistema elettorale tedesco prevede l’elezione dei rappresentanti in una sola camera, il Bundestag. Il Senato, o Bundesrat, infatti, è espressione dei governi territoriali (la Germania è una Repubblica federale, niente a che fare con il sistema delle regioni che abbiamo noi in Italia).

Elettrici ed elettori esprimono 2 voti.

Il primo voto è quello che viene dato a una candidata o a un candidato. Esistono 299 circoscrizioni in Germania e questo significa che con il primo voto elettrici ed elettori possono dare una preferenza a una persona, eleggendo così un “Direktkandidat”. Si tratta di un mandato diretto, che lega l’eletta/o con la propria circoscrizione.

Un esempio concreto per capirsi: Berlino ha 12 circoscrizioni, quindi possono essere elette/i max 12 deputati con il primo voto. I partiti si contendono quindi le circoscrizioni con dei candidati: ne può passare una/o sola/o.

espl

Nell’immagine che ho allegato, presa dal sito www.spd.berlin si vedono le foto delle candidate e dei candidati che si contenderanno, per la SPD ciascuna delle circoscrizioni in cui è suddivisa la città, contro gli altri partiti e i rispettivi candidati. Chiaro? Si tratta quindi di una componente importante uninominale. Vengono eletti così circa la metà dei rappresentanti.

Il secondo voto viene dato ai partiti che presentano per ogni Land una lista di candidate e candidati. Si tratta di unlistino bloccato: sono i singoli partiti che, nei processi democratici interni, individuano i nomi che comporranno la lista, con alternanza di genere e seguendo un rigido processo che si conclude con il voto dell’Assemblea nazionale (attenzione: ogni Land è uno Stato, quindi ogni partito ha, in ciascun Land, un’assemblea nazionale).

Posso testimoniare che il processo, almeno nella SPD, è stato lunghissimo: 6 mesi e più di discussioni, presentazioni e votazioni a vari livelli: 1) per le “nomine” dove ciascun circolo territoriale esprime, nella propria circoscrizione, un voto di preferenza per una candidata o un candidato e poi 2) per la definizione ufficiale della lista nel Landesparteitag, ossia l’Assemblea dei delegati di ciascun Land, che si riunisce e vota per ciascuna posizione un nome. Se ci sono più contendenti si fanno le presentazioni e poi si vota su ogni singolo nome. E così via fino a completamento del listino bloccato.

Il numero attuale dei membri al Bundestag è di 630, ma può variare per effetto della re-distribuzione proporzionale dei seggi: i partiti che non raggiungono il 5%, infatti, sono esclusi, e i seggi sono conteggiati su quelli rimanenti. Ci può essere quindi un numero, comunque limitato, di elette/i in più o in meno per ciascuna legislatura.

Bene. E’ di questo sistema che si sta discutendo in Italia ora?