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di Alessandra Daniele

C’è una regola aurea che vale sia in amore che in politica: chi ti dà sempre ragione vuole fotterti.
Sia che venga da destra, dal centro, dalla sinistra (o presunta tale) da una Chiesa, dalla Rete, dai movimenti reali o virtuali, chi ti dà sempre ragione, anche (e soprattutto) quando palesemente hai torto, vuole fotterti.
Chi ti dice che il tuo è il paese più bello del mondo, che hai tutto il diritto di odiare i profughi (africani) perché il tuo padroncino (brianzolo) sfrutta te (e loro), chi ti applaude sia quando fai la raccolta differenziata che quando bruci i cassonetti, chi dà sempre a qualcun altro – gli stranieri, i banchieri, i tappezzieri – la colpa delle cazzate che combini, vuole fotterti.
Salirti sulla testa, e usarti come gradino per arrivare al successo, al denaro, al potere.
Chi ti blandisce, ti adula, ti istiga, ti giustifica, alimenta i tuoi istinti più bassi e le tue speranze più assurde, chi ti dice sempre quello che vuoi sentire, scrive sempre quello che vuoi leggere, e sostiene sempre tutte le stronzate che preferisci credere, sta cercando di fotterti.
Si dice che i sovranisti siano invisi al capitale.
È una stronzata.
Il capitale adora i sovranisti, perché dirottano la rabbia popolare su capri espiatori e bersagli simbolici, e mantengono comunque le masse all’interno del recinto dell’economia di mercato che è la vera causa della loro miseria.
Inoltre uno spezzatino di nazioni isolate e litigiose è la preda ideale per l’imperialismo politico-economico delle grandi potenze.
Come s’è visto, il talento dei grillini negli affari coll’estero è credibile quanto il loro antifascismo.
Di Maio che s’accorge improvvisamente delle inclinazioni fasciste di Salvini è credibile quanto quelle mogli che sostengono di non essersi mai accorte di nulla mentre il marito abusava sistematicamente dei loro figli. Di solito il magistrato non se la beve.
Si dice che la famiglia tradizionale sia invisa al capitale.
È una stronzata.
Il capitale adora la famiglia – di qualsiasi tipo – perché consuma più dei single. Chi ha famiglia compra pannolini, vestitini, libri scolastici, giocattoli, compra più elettrodomestici, più mobili, più cellulari, chi ha famiglia compra appartamenti e automobili familiari.
Chi ha figli da mantenere è più disponibile a farsi sfruttare.
Tutti gli spot pubblicitari ritraggono famiglie felici e numerose. Il familismo non è solo un veicolo per vendere prodotti, è il primo prodotto che viene venduto.
Se non hai ancora i soldi per mettere su famiglia non è perché il capitale ti voglia single, ma perché sa che pur di guadagnarli lavorerai ancora di più, e rinuncerai anche a quei pochi diritti che ti sono rimasti.
Chi ti dice che hai ragione a credere alle stronzate altrui, sta cercando di farti credere anche alle sue.
Che sia un filosofo (o presunto tale), un trapper, un influencer, o un ministro (o presunto tale) la regola non ha eccezioni. Chi ti dà sempre ragione vuole fotterti.

19.08.2018 - Redazione Italia

Migranti sulla nave Diciotti, appello di Eleonora Forenza
(Foto di https://www.facebook.com/ForumLampedusaSolidale/)

L’europarlamentare di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza, che tra fine giugno e inizio luglio ha seguito in prima persona la vicenda dei migranti a bordo delle navi Astral e Open Arms, della ong spagnola Proactiva Open Arms, lancia dalla sua pagina Facebook un appello a intervenire sulla vicenda della nave Diciotti,  ancora bloccata al largo di Lampedusa.

“E così, mentre noi discutiamo di applausi e fischi, il Ministro degli Interni minaccia di rimpatriare in Libia le oltre 170 persone a bordo della nave #Diciotti, da quattro giorni nel Mediterraneo. Trattasi di fatto della minaccia di violare le convenzioni internazionali in materia di diritti umani, dato che la Libia non è un paese sicuro.

Chiedo, dunque, al Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani di prendere parola e a ciascun/a parlamentare europea/o di attivarsi”.

 Fonte Dinamopress

Continua lo sciopero francese con adesioni e numeri di piazza altissimi. Questa mattina il governo Macron ha lanciato la sua durissima controffensiva sgomberando la sede universitaria di Tolbiac

In Francia prosegue la lotta su più fronti contro il governo e le politiche di Macron che ha lanciato un’offensiva a 360 gradi contro tutto il settore pubblico, dai trasporti della SNFC all’Università, dalla loi asile et immigration al tentativo di sgombero della ZAD. Macron ha rivelato il suo vero volto neoliberale che unisce privatizzazione selvaggia e conservatorismo estremo –peggio di Le Pen, si dice nelle piazze. Ecco di quale “guerra civile europea” sta parlando.

...continua a leggere "Francia: Ieri un’altra grande giornata di sciopero in Francia. Oggi la polizia sgombera Tolbiac"

 FONTE :  PRESSENZA.COM

13.12.2017 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Argentina: United Colors of Murder

da Observatorio Argentino

In Argentina, il governo di Mauricio Macri, in combutta con i grandi gruppi petroliferi, minerari e agroindustriali, ha scatenato una violenza feroce e omicida contro le comunità indigene dell’intero paese, con la complicità del sistema giudiziario e l’appoggio dei principali gruppi di informazione. La comunità globale e le istituzioni internazionali devono agire ora prima che il massacro raggiunga proporzioni ancora maggiori.

Uno stato razzista ha bisogno di costruire un nemico violento e bestiale dalla cui eliminazione dipende il bene comune. Ciò che permetterà di vivere alla comunità, alla “gente” è la morte dell’altro — ebreo, mussulmano, indigeno- che viene così stigmatizzato: questa è la logica implacabile dei moderni razzismi. Il 25 novembre, poco prima che il summit del G20 si spostasse nella città patagonica di Bariloche, è stato assassinato con un tiro alle spalle il giovane muratore Rafael Nahuel, 22 anni, durante un’operazione della Prefettura contro la comunità mapuche Lafken Winkul, comunità che reclama i propri diritti ancestrali sui territori. L’operazione era stata decisa dal giudice federale di Bariloche, Gustavo Villanueva; allo stesso Villanueva è stata poi affidata l’inchiesta sul caso, definito di “morte sospetta”, nonostante il calibro del proiettile coincida esattamente con quello delle mitragliatrici usate dalle forze di polizia. Pochi mesi prima, durante un’altra operazione contro la comunità mapuche Lof Cushamen, coordinata dal Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni, Pablo Noceti, dall’estanciadi Luciano Benetton -che i mapuche accusano di aver loro rubato le terre — è desaparecido il giovane Santiago Maldonado; il corpo senza vita del giovane è stato ritrovato nel fiume alcuni mesi dopo, in circostanze oscure. Nessuno dal Governo riesce a spiegare perché Maldonado, che non sapeva nuotare, si sia buttato “di propria volontà” nel fiume, proprio quando la Gendarmeria stava reprimendo la protesta. ...continua a leggere "Argentina: United Colors of Murder"

Ringraziamo Wu Ming 1 per questo lavoro di riflessione e di proposta di un punto di vista non banale sui fenomeni della emersione di manifestazioni fasciste o nazi sempre più frequenti. 

antifascismo

[Un’anticipazione del capitolo 6 di Predappio Toxic Waste Blues. Fa parte della terza e ultima puntata, che uscirà mercoledì 15 novembre, ma è leggibile autonomamente. Le prime due puntate sono qui. Buona lettura.]

di Wu Ming 1

È orribile doversi occupare dei fascisti, di chi li sdogana, di chi li corteggia, di chi ci beve lo spritz assieme. Si vivrebbe meglio, senza tutti costoro, senza doverne scrivere. Negli anni scorsi, in effetti, molti hanno proposto di ignorarli: non ragioniam di lor ma guarda e passa, «non abbassiamoci al loro livello», «se li contesti gli fai pubblicità» ecc. Una fallacia logica dietro l’altra, per una linea di condotta nefasta.

«Non mi abbasso al loro livello». Come i bimbi che si coprono gli occhi e credono che, così facendo, il mondo intorno scompaia. Mentre non si ragionava di lor, i fascisti suonavano il piffero e si tiravano dietro la gente. Lasciando fare i fascisti  o addirittura isolando chi li contrastava, magari ripetendo, senza capirla minimamente, una frase di Pasolini sul «fascismo degli antifascisti»  si è permesso loro di allargarsi e conquistare spazi.

Quanto alla «pubblicità», non gliel’hanno fatta i contestatori. Al contrario, contestando i fascisti si è spesso riusciti a privarli di agibilità, tribune e riflettori, a far saltare iniziative, anche a spingerli verso grottesche figure di merda. Visibilità pure quella, certo, ma non quella che si erano auspicati.

Anfitrione di neofascistiNo, a far loro pubblicità, ad amplificarne i messaggi a dismisura, a renderli glamorous è stata la televisione, sono stati i talk show. Quelli di tutte le reti, ma soprattutto quelli de La 7, che negli ultimi anni è diventata un bivacco di manipoli. Bivacco diurno e serale, ospitale e confortevole. A stendere il tappeto sono stati i conduttori criptofascisti, ma anche quelli «democratici», che hanno accolto nei loro salotti duci e ducetti dell’ultradestra, capicenturia del razzismo «civico» organizzato, führer del fascioleghismo, “dialogando” con loro, e mentre “dialogavano”, ogni loro gesto, ogni mossetta, ogni espressione diceva: «Ammiratemi, guardate come sono aperto e liberale, guardate fin dove mi spingo nel confronto democratico», e al tempo stesso: «Non cambiate canale, guardate che razza di freak vi sto mostrando, tra poco dirà qualcosa di oltraggioso, s’alzerà un polverone, stasera faccio uno share della madonna, per commentare usate il solito hashtag».

Ma col tempo i freak sembrano sempre più «normali», e i polveroni non s’alzano più ma gravano sui discorsi e non vanno via, sono perenni, come cappe di smog. Ospitare fascisti diviene consueto, la loro presenza si adagia nella sfera dell’ordinario e così anche i loro discorsi sono potenzialmente accettabili. Ovvero: criticabili, ma legittimi.

Dumini, il capo della squadraccia che uccise Giacomo Matteotti.

E no, questo lugubre spettacolo non può difendersi invocando il «diritto di cronaca», o l’«inchiesta». Se fossero esistiti i talk-show nei giorni del delitto Matteotti, avrebbero invitato Dumini e diviso gli ospiti tra pro e “contro” l’omicidio. Non è «diritto di cronaca», non è giornalismo, è (absit iniuria) teatro. E, da che mondo è mondo, quando a teatro lo spettacolo fa schifo, si lanciano i pomodori. O peggio.

Intanto, fuori da quei salotti, i camerati aggrediscono, accoltellano, talvolta uccidono. Centinaia di aggressioni negli ultimi anni, e sono solo quelle denunciate, quelle che hanno meritato perlomeno un trafiletto, un titolo di giornale locale. Storie che nei talk-show non ci arrivano, e se arrivano, passano fugacemente, in un “servizio”, poi si dà di nuovo la parola al ducetto di turno, assiso in studio, per consentirgli di svicolare, cambiare argomento, imporre la sua agenda.

Non contrastare i fascisti; lasciarli parlare; citare una frase di Voltaire che Voltaire non ha mai scritto… Una linea non solo nefasta, ma gretta, perché da privilegiati, da inabili alla solidarietà: molte persone, infatti, non possono permettersi di «ignorare» il fascismo, perché è il fascismo a non ignorarle, le va a cercare, le colpisce. Soprattutto lorovivrebbero meglio, senza i fascisti e i loro reggimoccolo.

È orribile, è schifoso doversi occupare dei fascisti. Non conosco nessuno che lo faccia volentieri. Se non ci fossero i fascisti, avremmo più tempo, più concentrazione per affrontare altre urgenze. Urgenze enormi, mondiali: lo sconvolgimento climatico già in corso, le siccità e carestie, la crisi idrica globale, l’esaurimento delle risorse, la devastazione del territorio, le guerre e gli esodi che tutto questo provocherà… Tutti disastri causati dal capitalismo, il modo di produzione più cieco, predatorio e di corto respiro che sia mai esistito sul pianeta. ...continua a leggere "Antifascismo e anticapitalismo nell’Italia di oggi. Note sul conflitto surrogato e quello vero"

FONTE MICROMEGA

"Non si tratta di fondare l’ennesimo partito ma di costruire ciò che ci è sempre sfuggito: una vera forza politica europea". Lorenzo Marsili – 32enne fondatore della ong European Alternatives – ha le idee chiare per DiEM25. Le votazioni sul sito del movimento si sono appena concluse. Il 92% ha scelto di andare avanti sul cammino elettorale. Ha vinto dunque l'opzione caldeggiata insieme al frontman Yanis Varoufakis: "Vogliamo costruire un’alleanza capace di portare una lotta senza quartiere tanto contro l’establishment quanto contro la deriva nazionalista, DiEM25 è pronta per la sfida elettorale”. segue  >>> intervista a Lorenzo Marsili di Giacomo Russo Spena

FONTE EQUALTIME

 

A campaign poster in support of the ruling SDPK party candidate Sooronbay Jeenbekov on the streets of Bishkek, ahead of the 15 October polling day.

(Naubet Bisenov)

Cette semaine, alors que la campagne électorale présidentielle kirghize – qualifiée d’« élection la plus transparente de l’histoire » de l’Asie centrale par le Financial Times – entre dans sa dernière ligne droite, un favori ne s’est pas encore dégagé. Mais indépendamment du vainqueur de l’élection présidentielle du 15 octobre, les syndicats locaux promettent de défendre avec fermeté les droits des travailleurs, et ce, malgré l’érosion des droits civiques et syndicaux.

Treize candidats se disputent le poste aux élections de dimanche. Le président sortant, Almazbek Atambaïev, ne peut pas se représenter pour un second mandat, car l’actuelle constitution kirghize (qui a été modifiée en 2010 à la suite des révolutions de 2005 et 2010) empêche le président d’assumer plus d’un sexennat.

Sur les treize candidats en lice, la plupart des analystes politiques s’accordent à dire que seuls quatre d’entre eux ont une réelle possibilité de décrocher la présidence : Le protégé d’Atambaïev, Sooronbay Jeenbekov, du Parti social-démocrate du Kirghizstan (SDPK), qui occupait le poste de Premier ministre jusqu’en août dernier, Temir Sariyev, qui fut Premier ministre du gouvernement d’Atambaïev entre 2015 et 2016, Omurbek Babanov, un autre ancien Premier ministre du cabinet d’Atambaïev et le moins connu Adakchan Madumarov, un ancien fonctionnaire du gouvernement.

Les plateformes électorales des différents candidats diffèrent peu les unes des autres, promettant toutes d’améliorer la situation socio-économique des électeurs sans leur donner de détails sur la façon d’y parvenir.

« Le Kirghizstan est un pays unique en Asie centrale, » déclare Rysgul Babayeva, présidente par intérim de la Fédération des syndicats du Kirghizistan (KFTU). Elle le décrit comme « la démocratie la plus avancée d’Asie centrale et même de la CEI (Communauté des États indépendants). Nous ne pouvons pas prédire qui sera élu président, » déclare-t-elle à Equal Times, en référence à la nature relativement libre des prochaines élections, ce qui signifie que le résultat n’est en aucun cas une fatalité. Cette situation tranche nettement avec les pays voisins comme le Kazakhstan, le Tadjikistan et le Turkménistan, où il n’est pas rare que les gagnants obtiennent plus de 90 % des voix.

Cependant, les mérites démocratiques de la campagne ont été entachés par une série de violations des droits, notamment en ce qui concerne l’indépendance du pouvoir judiciaire et la liberté d’expression. Ce mois-ci, un éminent journaliste, Kabai Karabekov, a été condamné par un tribunal de Bichkek à verser près de 72.000 dollars US en dommages et intérêts à Jeenbekov pour avoir associé ses frères (qui ne sont pas candidats à la présidence) à des organisations islamistes radicales étrangères.

Restriction systématique des droits du travail

Le Kirghizstan est l’un des pays les plus pauvres de la région. Malgré un taux de chômage officiel qui avoisine les 8 %, on estime que plus d’un million de ressortissants kirghizes travaillent à l’étranger, en particulier en Russie et au Kazakhstan voisin, où les salaires sont supérieurs au salaire mensuel moyen de 200 dollars américains. Dans le même temps, le travail informel est endémique au Kirghizstan : les syndicats estiment que plus de 70 % des travailleurs kirghizes sont des travailleurs informels, ce qui est synonyme de bas salaires et d’une faible protection de la part des syndicats et du droit du travail.

Au Kirghizstan, les droits des travailleurs ont été restreints de manière systématique depuis l’éclatement de l’Union soviétique en 1991. « Ils [le gouvernement] ont toujours voulu élaguer le Code du travail, » qui a été adopté pour la première fois en 1997 et modifié en 2004, affirme Vyacheslav Breyvo, avocat de la KFTU.

« Ils ont suggéré la suppression de normes législatives protégeant les droits des travailleurs, notamment la proposition de rémunérer davantage les heures supplémentaires et les jours fériés, de verser des indemnités décentes aux travailleurs licenciés, etc., » déclare-t-il. « Ils voulaient également annuler toutes les normes régissant le recrutement des femmes, des mineurs, des travailleurs à temps partiel et des personnes handicapées. »

Babayeva affirme que le gouvernement risque d’emboîter le pas à la Géorgie, un pays qui a été décrit par la Confédération syndicale internationale (CSI) comme « l’un des pires cas en Europe en matière de droits des travailleurs. »

Le Code du travail géorgien adopté en 2006 impose de lourdes restrictions excessives sur le droit de grève, les droits des travailleuses mères de famille et le droit des travailleurs à être indemnisés pour les heures supplémentaires. Le code a été amendé en 2013 avec plusieurs améliorations notables, y compris des garanties concernant l’affiliation syndicale des travailleurs et l’interdiction de licencier les femmes enceintes, mais la Géorgie est toujours l’un des rares pays au monde à ne pas avoir d’inspecteurs du travail de l’État.

Gouvernement du côté des employeurs

Breyvo affirme que le dialogue social au Kirghizstan s’est considérablement détérioré ces dernières années, le gouvernement s’efforçant de protéger les intérêts des employeurs. Il fait remarquer qu’auparavant, les employeurs pouvaient invoquer huit ou dix raisons pour licencier leurs employés, toutes soumises à l’examen des syndicats. Toutefois, les modifications apportées au Code du travail en 2004 ont porté à 30 le nombre de raisons pour lesquelles les employeurs peuvent licencier leurs employés et les syndicats ne peuvent intervenir que dans quatre de ces cas.

En 2015, les autorités ont suggéré la suppression des garanties législatives relatives aux heures supplémentaires et aux jours fériés, la simplification des procédures de licenciement et le basculement de tous les travailleurs vers des contrats de courte durée, indépendamment de leur ancienneté dans leur poste. Selon les syndicats, si ces modifications avaient été adoptées, elles auraient touché 90 % de la population active.

L’administration d’Atambaïev a suggéré, selon des responsables syndicaux, que la rémunération des heures supplémentaires soit décidée par chaque employeur, pas par l’État.

« Ces attaques reprennent de plus belle et ils [le gouvernement] veulent changer le Code du travail au profit des employeurs, mais nous ne céderons pas, » déclare Babayeva. « La KFTU est une présence formidable que l’on ne peut pas ignorer dans une démocratie. »

Breyvo déclare que, quel que soit le vainqueur des élections de cette semaine, tous les travailleurs se préparent à de nouvelles attaques contre leurs droits. « Les attaques contre la législation du travail ne cesseront jamais étant donné que les députés et les présidents sont élus au sein de l’oligarchie qui représente la majeure partie du capital privé. Ce sont donc eux les employeurs, » déplore l’avocat.

Cependant, Babayeva affirme que la confédération est déterminée à entretenir des relations professionnelles et constructives avec la nouvelle administration. « Nous reconnaîtrons la personne élue parce qu’en tant que syndicats, nous ne faisons pas de politique, » déclare-t-elle. « Mais ils doivent aussi comprendre que sans les syndicats, le développement d’une société démocratique s’avère impossible. »

Ci è voluto un episodio in apparenza “piccolo” ma più vistoso ed emblematico di altri. Un episodio di grande densità simbolica.

Forza Nuova e l’associazione Nuove Sintesi – parte del network di Lealtà Azione – organizzano un evento nella sala comunale «Salvador Allende» di Nereto, provincia di Teramo, paesino amministrato dal Partito Democratico. Si tratta di una serata “a tema storico” sulla Repubblica di Salò, con fascio littorio in bella evidenza. Commentatori fascisti ci scherzano sopra sui social, parlano di «karma», dileggiano il presidente socialista cileno ucciso dai golpisti di Pinochet.

Il cortocircuito di riferimenti è tale da fulminare l’impianto elettrico del PD.

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Eg. Presidente Boeri,
leggo dalla Agenzia di Stampa Estera dell´incontro da lei tenuto con il Comitato Italiani nel mondo e Sistema Paese della Camera che il suo principale interesse, invece che per le annose problematiche che dovrebbero essere risolte dall´INPS, e´rivolto ai pensionati residenti all´estero, che godrebbero, a suo parere, di privilegi ingiustificati.
Gia´da tempo e con cadenza piuttosto regolare, lei conduce una campagna (non saprei come chiamarla diversamente) patriottico-giustizialista contro i pensionati che emigrano all´estero, forse per sostenere la sua idea di ricalcolo di tutte le pensioni su base contributiva, visto che i due argomenti sono sempre, strumentalmente e argutamente, appaiati.
Campagna che, lei lo sa e per questo motivo la conduce, ha facile presa su una opinione pubblica abituata ormai a vedere il nemico e il privilegiato nel proprio simile, sia esso profugo, lavoratore, pensionato e via discorrendo.
A tale proposito le invio, in allegato, una nota, dedicata alla mia rete relazionale, nella quale esterno la mia opinione.
Le scrivo perche´sono una delle incolpevoli vittime di questa campagna dissennata.
Sono un pensionato INPS trasferitosi per ricongiungimento familiare a Berlin, PAGO LE TASSE IN ITALIA (con trattenuta alla fonte dell´ente che lei presiede), posseggo un solo appartamento in Cento (FE), peraltro gravato ancora da mutuo ipotecario, dove risiedono ancora due dei miei quattro figli. Come lei sa, la L. 80/2014, all´ Art. 9 bis prevede che l´unico appartamento posseduto da pensionati italiani emigrati, sia classificato come seconda casa, facendo scattare immediatamente
- l´IMU seconda casa dovuta al comune
- l´impossibilita´di esentare dalla denuncia IRPEF gli interessi sul mutuo ipotecario
- l´impossibilita´di ottenere in sede fiscale i benefici per le ristrutturazioni dell´alloggio.
Questa assurda penalizzazione dei pensionati emigrati e´stata formulata dal Parlamento non solo sotto l´egida di valutazioni superficiali (con con l´allegato cerco di smontare) ma con tale rigidita´ e cinismo che si sono colpiti non solo i pochi che lei definirebbe antipatriottici approfittatori, ma anche tutti coloro che continuano ad essere fiscalmente fedeli alla patria.
Infatti, posto il quesito sulla ratio del provvedimento, dal Ministero delle Finanze fino alla amministrazione comunale di Cento, nessuno degli uffici e delle istituzioni competenti e´stato in grado di darmene ragione e hanno sostenuto che sono vittima di una ingiustizia, ma che lex, dura lex, sed lex.
Mi risulta, dall´unico parlamentare che ha avuto la gentilezza di rispondermi, che gli stessi che hanno votato la L. 80/2014 hanno ritenuto di dover avanzare una proposta di legge (n. 3619 del 18.2.2016) per modificare, seppure in modo non del tutto soddisfacente, l´Art. 9 bis, che non si sa quando verra´preso in considerazione.
Tutto cio´, mentre un pensionato che percepisce la pensione estera, indipendentemente dal patrimonio e dal reddito di cui dispone, viene esonerato dall´IMU.
Tre iniquita´in una sola legge:
- trattare tutti i pensionati emigrati allo stesso modo, indipendentemente dalle loro condizioni economiche
- trattare tutti i pensionati italiani emigrati come altrettanti furfanti
- trattare chi paga le tasse in Italia come chi non le paga, siano essi approfittatori o pensionati con pensione estera.
Sarebbe un capolavoro di stupidita´se non fosse che io credo poco al caso e molto meno alla neutralita´dell´ignoranza, mentre credo molto all´uso strumentale di questa normativa.
L´imbarazzo di gran parte delle istituzioni (a partire dalle Commissioni Finanze e Bilancio della Camera e del Senato), di fronte al mio quesito e´comprensibile, visto che dovrebbero difendere l´indifendibile, e rafforza la mia convinzione.
Per questa ragione mi interessa la sua opinione sui casi analoghi al mio che, emigrando, si sono sottoposti non solo ad una perdita di diritti notevole, ma a disagi, problemi e difficolta´ che chi non e´stato costretto all´emigrazione probabilmente ignora.
A proposito della sua battaglia contro la „revisione“ del principio di esportabilita´delle prestazioni non contributive, che non e´un problema ragionieristico, come lei ben sa, pur ponendolo come tale per motivi strumentali, la informo che, pur pagando le tasse in Italia, il sottoscritto mantiene solo il diritto ai servizi sanitari, mentre perde tutti i diritti socio assistenziali legati alla residenza. Altro che revisione del principio di esportabilita´!!!
Come sa meglio di me, questo e´un problema di carattere europeo, che non si puo´discutere come lei sta facendo, ma con tutte le sue complessita´, anche per evitare che la lotta contro il „turismo sociale“ si trasformi in barriere elevate per l´accesso ai diritti, che danneggiano, come sempre, i piu´ deboli.

...continua a leggere "Lettera aperta a Tito Boeri Presidente INPS sui pensionati residenti all’estero da Franco Di Giangirolamo…."

Lo potete scaricare qui:
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n88-s.pdf

In questo numero:

È giunta l’ora di un processo democratico per il nuovo centrosinistra
di Enrico Rossi

A sinistra del Pd: una questione di pratiche
di Alessandro Giglioli

Scheda: Che cos’è il “sistema tedesco”

Bivio Europeo
di Luigi Vinci

Voucher: non basta cambiare nome
Volantino di Art1

Buona lettura e diffondete!

FONTE NUOVATLANTIDE.ORG

di Alfredo Morganti – 22 maggio 2017

Chi parla di tre poli in Italia non ha capito niente. Che lo facciano i sondaggisti, poco importa. Ma che il ‘tripolarismo’ sia ritenuto verbo tra politici e addetti ai lavori è persino demoralizzante. In realtà la politica italiana andrebbe sostanzialmente ridisegnata attorno a un ‘centro’ (più topografico che ideologico, più luogo geometrico che politico) composto da Renzi e Berlusconi e dai raggruppamenti che essi rappresentano, ossia: il centro del vecchio centro-sinistra e i moderati del vecchio centrodestra. Già questo dimostra che quelle due parole (centrosinistra e centrodestra) oggi stanno andando fuori corso come lo saranno le monete da 1 e 2 cent in futuro. L’arco politico si completa, poi, con Salvini e i sovranisti a destra di quel centro e con le formazioni come Articolo 1 e SI a sinistra. I grillini si mantengono in posizione ‘laterale’, occupando una sorta di centro ‘eccentrico’, e si muovono su un binario parallelo, che lambisce il sistema politico vero e proprio, con incursioni al suo interno di tanto in tanto.

...continua a leggere "Forza PD. Il tripolarismo che non c’è."

di Vincenzo Vita

fonte ilmanifestobologna.it

Si è celebrata la giornata mondiale per la libertà di stampa, promossa dalle Nazioni unite nel 1993. Si grida all’effimero successo in Italia, perché si è passati dal 77° al 52° posto nella classifica annuale di “Reporters Sans Frontières”, ma il quadro delle concentrazioni editoriali (da Mondazzoli, a Gedi: il super gruppo Repubblica, Stampa, Secolo XIX, al controllo governativo sulla Rai, al vecchio trust Mediaset, all’affare Vivendi) e del precariato dilagante non fa ben sperare. Interferenze, interventi a gamba tesa divengono regola e non eccezione. Qui lo scontro per lo meno si ferma alle parole e agli editti censori. In numerose aree del mappamondo testate indipendenti, giornalisti ed operatori dell’informazione sono a rischio anche fisico e il carcere è la pratica consueta e crudele dell’amputazione di un diritto fondamentale: a parole in cima alle convenzioni internazionali e alle Costituzioni, nei fatti negato.

...continua a leggere "La libertà di stampa e il morbo della censura"

FONTE ATLANTIDE.ORG

Il Rapporto Annuale Istat ricostruisce le classi sociali: disgregate le vecchie classi sociali, le differenze sono acuite da una distribuzione dei redditi che penalizza gli stranieri e le famiglie con figli. Pesa anche la scomparsa delle professioni intermedie, cresce soprattutto l’occupazione a bassa qualificazione. In stato di povertà assoluta 1,6 milioni di famiglie, il 28,7% a rischio di povertà o esclusione sociale. Il 70% degli under35 vive ancora con i genitori

di ROSARIA AMATO – 17 maggio 2017

ROMA – Non esiste più la classe operaia, si fa fatica a rintracciare il ceto medio, e sempre di più nelle famiglie italiane la “persona di riferimento” è un anziano, magari pensionato. Nel Rapporto Annuale 2017 l’Istat prova a ricostruire la società italiana e a tracciare i connotati delle nuove classi sociali: molto è cambiato ma molto si è cristallizzato. La disuguaglianza aumenta e non è legata a ragioni antiche, al censo, ai beni ereditati, ma in gran parte ai redditi, e in buona parte anche alle pensioni. Da opportunità nascono opportunità: i figli della classe dirigente diventano classe dirigente, i figli dei laureati diventano laureati, gli altri lasciano la scuola giovani. La classe impiegatizia si arricchisce con le attività culturali, le famiglie a basso reddito guardano la tv. Il lavoro si polarizza: scompaiono le professioni intermedie, aumenta l’occupazione nelle professioni non qualificate, si riducono operai e artigiani. E nella classe media impiegatizia le donne giocano un ruolo importante: nonostante nel complesso il tasso di occupazione femminile sia più basso di 18 punti rispetto a quello maschile, in 4 casi su 10 le donne sono i principali percettori di reddito, e dunque con una quota maggiore rispetto agli altri gruppi della popolazione.

Le nuove classi sociali. “La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia”, osserva l’Istat. L’istituto però non si limita a prendere atto della disgregazione dei gruppi tradizionali della società italiana, ma ne propone una ricostruzione originale, che suddivide la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi: i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia; le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia; un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati; e infine le pensioni d’argento e la classe dirigente. In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito. Il gruppo sociale più povero, quello delle famiglie con stranieri, si ferma a una spesa media di 1.697 euro; si arriva poi agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d’argento fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.

Disuguaglianze sempre più cristallizzate. Una divisione nuova della società italiana farebbe pensare a cambiamenti rivoluzionari. In realtà di rivoluzionario in Italia al momento non c’è niente: è una società che cristallizza le differenze, e che da tempo ha bloccato qualunque tipo di ascensore sociale. In effetti funziona quello verso il basso, ma i piani alti sono sempre meno accessibili. Tra le famiglie con minori disponibilità economiche pesano di più le spese destinate al soddisfacimento dei bisogni primari (alimentari e abitazione), mentre in quelle più abbienti, che sono poi anche quelle con un maggiore livello d’istruzione, sale l’incidenza di spese importanti per l’inclusione e la partecipazione sociale, destinate a servizi ricreativi, spettacoli e cultura e a servizi ricettivi e di ristorazione. L’Istat ordina le famiglie per “quinti” di spesa, e il risultato è che gli ultimi due quinti spendono il 62,2% del totale contro poco più del 20% dei primi due.
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FONTE CONTROLACRISI.ORG

La Grecia scende di nuovo in piazza contro le nuove misure di austerity che il governo guidato da Alexis Tspiras ha concordato con i creditori dell’ex Troika. Domani il voto del Parlamento su un pacchetto di misure piuttosto pesanti. L’ok in Parlamento dovrebbe far sì che l’Eurogruppo possa annunciare il taglio al debito ellenico e sbloccare gli aiuti per 7,4 milioni necessari per pagare i prestiti in scadenza a luglio.

Si tratta dell’ennesima ”ricetta” depressiva dell’economia della Grecia che dal 2010 ha devastato il tessuto sociale e ha portato la disoccupazione a oltre il 24%. Così i sindacati del settore pubblico e privato hanno indetto per la giornata di oggi 24 ore di sciopero generale. Trasporti in bilico con metro, bus, tram a singhiozzo per tutta la giornata di oggi, collegamenti marittimi fra le isole a singhiozzo, molti voli annullati, ma anche scuole, edifici pubblici e privati oggi son chiusi.

La Grecia è tornata in recessione nel primo trimestre di quest'anno, e quasi un quarto di lavoratori sono ora disoccupati. Più della metà dei giovani lavoratori greci non hanno alcun lavoro. 
Sharan Burrow, segretario generale dell'ITUC (sindacato internazionale), ha dichiarato: "L'economia greca è stata fortemente indebolita dall'ideologia dei creditori internazionali e la sofferenza del popolo greco sta peggiorando giorno per giorno. La Grecia è di fatto amministrata dalle istituzioni dell'FMI e delle istituzioni dell'UE, che hanno imposto una politica disastrosa e distruttiva senza mai guardare i potenziali punti di forza dell'economia del paese e tracciare un modo positivo della crisi. Il governo ha capitolato ai creditori, inclusa l'ulteriore erosione dei diritti del lavoro e i sindacati sono l'unica voce efficace e credibile di un futuro positivo per la Grecia ".

Domani infatti in parlamento Tspiras presenterà il pacchetto di misure concordato con i creditori che prevedono un’imponente riforma previdenziale nel 2019 con il taglio di 2,49 miliardi di spesa e più tasse per 1,9 miliardi nel 2020 e tagli anche alla sanità pubblica. 

Inoltre, sono previsti 600 milioni di incentivi per la prima casa per i più poveri, 450 milioni per le mense e l’istruzione e un taglio fiscale per redditi più bassi e aziende. Un modo come un altro per attenuare, con scarsi mezzi, gli effetti devastanti dei tagli.
Intanto, i sondaggi danno Alexis Tspiras in affanno: sta guadagnando terreno il centrodestra di Nea Demokratia con un distacco di oltre 10 punti. 

FONTE PRIMAONLINE.IT

 

I giornalisti de l’Unità, con il sostegno di Federazione nazionale della stampa italiana e Associazione Stampa Romana ricorreranno in tribunale contro l’editore per comportamento antisindacale e accompagneranno l’azione legale con lo sciopero ad oltranza a partire da domani, martedì 16 maggio. Lo ha annunciato il Comitato di redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, nel corso della conferenza stampa che si è svolta oggi nella sede della Fnsi.

“Da domani i giornalisti dell’Unità saranno in sciopero ad oltranza – ha detto Umberto De Giovannangeli, membro del cdr - una cosa che non ha precedenti nella nostra storia. Nel momento in cui ci troviamo uno sciopero pesa su di noi in maniera incredibile ma la dignità e i diritti non hanno prezzo”.

“Quello che sta accadendo all’Unità non ha niente a che vedere con logiche aziendali o una dialettica sindacale, si è andati oltre – ha spiegato Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi -. Di fronte ad una richiesta del cdr riguardo i tempi di pagamento degli stipendi la risposta dell’editore è stata che sarebbero stati pagati dopo che ‘direte ai colleghi di ritirare le azioni di pignoramento’. Si vuole imporre alla rappresentanza sindacale dei giornalisti di fare pressione su chi legittimamente si è rivolto alla magistratura per tutelare i propri diritti. Per questo abbiamo dato mandato ai nostri legali per avviare un’azione legale per comportamento antisindacale. Riteniamo ci siano i margini per intervenire”.

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L’accordo tecnico raggiunto tra il govero greco e i creditori il 2 maggio porta a compimento il processo di accordo politico intrapreso dal premier Alexis Tsipras fin dal vertice di Malta

L’accordo tecnico raggiunto tra il govero greco e i creditori il 2 maggio porta a compimento il processo di accordo politico intrapreso dal premier Alexis Tsipras fin dal vertice di Malta: usando la consueta strategia di rifiutare sempre ogni concezione “tecnica” e “puramente economica” delle strategia imposta al paese, Tsipras aveva sollecitato la cancelliera Merkel e i massimi responsabili dell’UE a mettere freno al pericoloso gioco che portava avanti il FMI con la complicità del ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schauble. Il risultato è stato un compromesso, doloroso per Atene, ma necessario per portare avanti lo scottante problema del debito.

Si può dare per scontata la conclusione favorevole della seconda valutazione, che era in sospeso fin dalla fine di novembre, alla prossima riunione dell’Eurogruppo. Obiettivo importante per Atene, non tanto per la tranche di quasi 8 miliardi che saranno versati per il pagamento di varie scadenze del debito. L’importanza consiste nel fatto che la Grecia può ragionevolente sperare di potere oramai entrare nel programma Quantitative Easing della BCE.

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Ospedali e sanità

di Ivan Cavicchi

Al dottor Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute Spa, che, su Qs del 21 aprile, senza mai nominarmi apertamente, mi ha rivolto un sacco di critiche, desidero rispondere come si dice “per le rime”, cioè lealmente e direttamente, eliminando i sottintesi, le ellissi e soprattutto l’indicativo generico tipo “qualcuno dice” o “si dice”.

Caro dottor Vecchietti lasciamo perdere i giochetti e le tecnicalità, i nominalismi, e soprattutto la smetta di mostrarsi come l’uomo buono e giusto che vuole salvare il mondo, mostrando gli altri che contrastano i suoi interessi finanziari, come dei rottami ideologici del passato. Pensa davvero che non conosca la differenza tra le diverse specie di mutue? Se parlo genericamente di “mutue” sappia prima di tutto che lo faccio per farmi capire nel modo più semplice e per far capire che gli interessi che lei legittimamente rappresenta stanno mettendo in pericolo i diritti che, come avrà capito, altrettanto legittimamente io difendo. Per cui, se crede, facciamo una discussione seria ma a carte scoperte.

L’ideale della giustizia

Comincerei con una domanda: quando parliamo di sanità, di mutue, di seconda gamba, di universalismo, qual è il l’ideale regolativo di partenza? Lo scopo dello scopo?

Per me è la giustizia che, per me, funziona come la verità rispetto ad un pensiero, l’interesse rispetto all’economia, il valore morale rispetto all’etica. J. Rawls, che non è un marxista e neanche l’ideologo del movimento 5 stelle e men che mai l’ispiratore della Leopolda (magari fosse), è un filosofo liberale probabilmente, a sentire Amartya Sen, il più lucido critico dell’utilitarismo (concezione filosofica che pone la ricerca dell’utile individuale come motivo fondamentale dell’agire umano). Egli è l’autore della teoria sicuramente più citata negli ultimi 40 anni quella della “giustizia come equità”.

Egli sostiene una cosa che, quando penso alle mutue del dottor Vecchietti, mi viene sempre in mente: le cose (leggi, istituzioni, mutue, incentivi, ecc.) se sono ingiuste, anche se fornissero un certo grado di benessere alla società o a parti di essa nel suo complesso, andrebbero cambiate.

E scrive “ogni persona possiede un’inviolabilità fondata sulla giustizia su cui neppure il benessere della società nel suo complesso può prevalere. Per questa ragione la giustizia nega che la perdita della libertà per qualcuno possa essere giustificata da maggiori benefici goduti da altri”, (Una teoria della giustizia, 1971).

Questa tesi ritiene quindi che, prima del valore degli interessi (utilitarismo), viene quello della giustizia (egualitarismo). Una società che pensasse ad esempio con le mutue, di poter controbilanciare i sacrifici imposti ai più deboli con una maggiore quantità di vantaggi goduti dai più forti, per Rawls, sarebbe una società ingiusta. E io, se penso alle mutue, sono d’accordo con lui.

Per “egualitarismo” si intende una concezione politico-sociale tendente a realizzare un’uguaglianza di fatto, fondata sull’equa ripartizione dei beni e delle ricchezze tra tutti i membri della collettività. La salute è un bene solo se è giusta. Il diritto alla salute senza giustizia diventa un privilegio di qualcuno contro qualcun altro. Le mutue alla fine sono tutele privilegiate. Ecco perché difendo e difenderò sempre l’universalismo.

Una sanità “bene-ordinata” (come la chiamerebbe Rawls) non è solo quella che promuove il bene salute, ma soprattutto è quella che redistribuisce questo bene in modo egualitario. Seguendo l’insegnamento di Rawls le mutue sarebbero giuste solo se producessero benefici maggiori in particolare per i membri meno avvantaggiati della società.

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Lo potete scaricare qui:
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n84-s.pdf

In questo numero:

Il più grande sciopero nella storia del Brasile
a cura di Teresa Isenburg

Enrico Rossi sulle primarie: “Il Pd s’è perso la sinistra, a quel popolo che non ha più una casa dico: Vi aspettiamo”
Intervista di Gabriella Cerami

“La sinistra torni a fare la sinistra, sto con Articolo Uno”
di Jonathan Rimicci, operaio

Il giornale prima di tutto Il ricordo di Valentino Parlato.
di Luciana Castellina

Buona lettura e diffondete!

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E' uscito il numero 2 della RIVISTA di Punto Rosso - Lavoro 21

http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-rivista-numero2-s.pdf

fonte pressenza.com

01.05.2017 - Olivier Turquet

Leggi, etica o pragmatismo?
(Foto di HRC)

Ogni giorno assistiamo a uno strano fenomeno, in intensificazione: ciò che erano incontrovertibili certezze, capisaldi della morale, della legislazione internazionale, perfino del semplice buon senso perdono improvvisamente di valore.

Ci aspettavamo, per esempio, reazioni indignate degli stati all’insensato bombardamento della base militare siriana, credevamo ovvio una presa di distanza della Comunità Europea sulla pretesa di risolvere problemi lanciando la “madre di tutte le bombe”, attendevamo una ferma protesta e un ritiro di ambasciatori nel protrarsi dell’illegale detenzione di Gabriele del Grande in Turchia…

Aspettavamo invano.

Siamo cresciuti in un mondo dove Leggi e Convenzioni avevano il massimo rispetto; non sempre ci siamo trovati d’accordo con quelle leggi e quelle convenzioni ma lo stesso atto di contestarle era un atto di riconoscimento delle medesime. Le leggi, le convenzioni e il buon senso sono state il cemento di un certo mondo di cui stiamo sempre più perdendo le tracce.

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 fonte ILMANIFESTOBOLOGNA.IT

Dal 2013 al 2016 il grande affresco Occupy Mordor, dipinto da Blu sulla parete di Xm24, ha messo in scena una battaglia per la città: le truppe del sindaco Sauron – armate di ruspe, mortadelle e sfollagente – si scontravano con un popolo che suonava, ballava, pedalava, leggeva, hackerava, coltivava e lanciava angurie con le catapulte.

Oggi l’affresco non c’è più, ma la battaglia è in pieno svolgimento. Proprio come in quella raffigurazione, la città ufficiale ha la forza dei partner economici per imporsi ai suoi avversari, ha la forza poliziesca per reprimerli, e ha mezzi enormi – infinitamente più grandi di un muro – per mettersi in scena e magnificarsi.

La Bologna ufficiale è una città boriosa, soffocante, sempre più allergica ai poveri e a marginali. Una città che sogna di sterilizzarsi dai germi del dissenso, e una di queste mattine potrebbe risvegliarsi sterile.

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L’appalto degli snack ha ucciso l’Alitalia

di Giorgio Meletti, da Il Fatto quotidiano, 25 aprile 2017

fonte MICROMEGA

A tutti questi salvatori dell’Alitalia in servizio permanente effettivo (ministri, sindacalisti, manager, capitani coraggiosi, consulenti a gettone e figli di papà con lo stipendione) dei posti di lavoro non gliene frega niente. Salvare l’Alitalia è il business preferito di una classe dirigente (non solo politica) irresponsabile e corrotta dai suoi pensieri ignobili, non dalle tangenti. Nessuno dei medici pietosi che si sono avvicendati al capezzale della “compagnia di bandiera” (titolo abusivo e abusato per dare parvenze vitali a un cadavere) ha il coraggio di dire chi è stato. Chi ha spinto l’Alitalia sempre più in basso, succhiando miliardi di euro pubblici e proclamando che il problema era in via di soluzione? Nessuno lo dice perché l’hanno fatto tutti insieme, per anni, dandosi il turno tra chi faceva e chi fingeva di non vedere.

Sappiano allora i dipendenti Alitalia che stanno per perdere il lavoro che la loro sorte è segnata da 30 anni. Da quando lo scenario del trasporto aereo cambiò radicalmente: dai mercati protetti si passò alla competizione aperta. E nessuno in Italia si pose il problema.

Ci provò Romano Prodi, per la verità. Nel 1988, da presidente dell’Iri, silurò il potentissimo numero uno Umberto Nordio, accusandolo di non aver fatto niente per posizionare l’Alitalia nel nuovo scenario competitivo internazionale. Il plenipotenziario andreottiano Paolo Cirino fulminò Prodi con l’indimenticabile “è finita la stagione dei professori”. Prodi ci riprovò 20 anni dopo, da presidente del Consiglio. Stava per vendere l’Alitalia all’Air France. Ma c’erano le elezioni alle porte, Silvio Berlusconi annunciò le barricate contro lo straniero, e lo straniero disse a Prodi “arrivederci e grazie”.

FONTE CARMILLAONLINE.INFO 

Pubblicato il · in Controinformazione ·

di Alexik

missili-siriaNessun bambino dovrebbe soffrire come hanno sofferto quelli siriani !

Con queste parole Donald Trump ha esternato, il 5 aprile scorso, la sua incontenibile indignazione davanti alle immagini dei bambini di Idlib. Esternazione seguita dal rituale lancio di missili contro il mostruoso assassino, e dalla corale piaggeria degli alleati europei, estasiati dal tuonar delle cannoniere.
Dalla Merkel alla May, da Hollande all’ex pacifista Gentiloni, tutti si sono affannati a dimostrare a Trump il proprio incondizionato consenso, pronti a spergiurare che dietro tanto amore per l’infanzia non si celi alcun secondo fine e che, questa volta, la faccenda del sarin di Assad non sia un’altra montatura.

Del resto non si può certo affermare che gli USA e i loro alleati non facciano di tutto per evitare ai bambini inutili sofferenze.
Al contrario delle armi chimiche, infatti, le bombe convenzionali lanciate sul Siraq dalla Coalizione a guida americana (CJTF-OIR) sortiscono spesso l’effetto di ucciderli sul colpo, risparmiandogli l’orribile agonia.

Come nella cittadina irachena di Tal Afar (l’areoporto di Mosul), bombardata dalla Coalizione giusto il 4 aprile, il giorno prima che l’inquilino della Casa Bianca si accorasse per le stragi degli innocenti.
A Tal Afar fonti locali hanno denunciato la morte sotto le bombe di 20 civili, bambini compresi, mentre i portavoce della Coalizione recitavano la classica versione di circostanza: “Near Tal Afar, one strike engaged an ISIS tactical unit and destroyed an ISIS-held building”.1

Al Tafar1

4 aprile 2017: Tal Afar, dopo il bombardamento.(Fonte: Iraqi Spring Media Center)

Chi avesse sperato, a Mosul, che tanto interesse presidenziale per la salvaguardia degli infanti fosse il segnale di una svolta umanitaria nella politica statunitense, è certo andato incontro ad una cocente delusione: proprio il 5 aprile – più o meno in contemporanea alle dichiarazioni di Trump – nel quartiere Rifai, la famiglia del barbiere Nizar Mahdi veniva annientata da un bombardamento della Coalizione, con un bilancio di due genitori uccisi assieme ai due figli piccoli.

Stesso giorno e stessa sorte per 16 civili, tutti membri della stessa famiglia, ad Al Shafa, un altro quartiere di Mosul ovest, e per 40 civili del villaggio di Mayouf, a nordovest della città, che si erano riuniti nelle loro case in attesa di poter fuggire. Il 6 aprile è stato il turno di una madre e due bambini, uccisi in casa propria nel quartiere di Zanjili.2

Tutti avevano obbedito ai volantini, lanciati a migliaia dagli aerei, che invitavano gli abitanti di Mosul ovest e dintorni a rimanere chiusi in casa, allontanandosi unicamente dai centri di comando del Daesh. ‘Solo quelli‘ – si annunciava – ‘sarebbero stati bombardati3Per questo intere famiglie sono morte tutte insieme nella distruzione delle loro case.

14 aprile 2017. Mosul, bombardamento del quartiere di Mahatta. (Foto: Jérémy André)

14 aprile 2017. Mosul, bombardamento del quartiere di Mahatta. (Foto: Jérémy André)

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Diritti Umani: dall’Italia un ponte verso l’Argentina

fonte PRESSENZA.OM

20.04.2017 - Federico Palumbo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Diritti Umani: dall’Italia un ponte verso l’Argentina
(Foto di Manuela Pita)

Parte il corso di formazione per Osservatori dei Diritti Umani

A seguito dell’aggravarsi della situazione dei Diritti Umani in Argentina, con l’arresto di militanti dell’organizzazione Tupac Amaru a Mendoza e le ulteriori accuse rivolte alla loro leader indigena Milagro Sala, partirà a Roma un corso di formazione per osservatori di Diritti Umani con il fine di formare un gruppo di lavoro e dar vita ad alcune missioni in Argentina coordinando il lavoro con le organizzazioni locali impegnate sul fronte dei Diritti Umani.

L’iniziativa è sorta durante le riprese del documentario sulla Tupac Amaru “Welcome to the Cantri” girate lo scorso febbraio in Argentina per opera di un gruppo di attivisti del Nuovo Umanesimo.

I realizzatori, insieme al Comitato italiano per la Liberazione di Milagro Sala, promuovono così un corso aperto a tutti gli interessati che si svolgerà ogni lunedì dalle 18 alle 20 in Via degli Equi 45 (San Lorenzo, Roma), presso la sede di Energia per i Diritti Umani.

Durante il corso sono previsti interventi di esperti e giornalisti per i Diritti Umani e la collaborazione dell’agenzia stampa internazionale Pressenza. Verrà presentato il contesto argentino e la sua critica situazione in merito al rispetto dei diritti. Ci saranno anche delle lezioni e degli approfondimenti sulla lingua spagnola e anche della formazione ai partecipanti per muoversi in situazione di conflitto sociale.

L’invio di osservatori dei Diritti Umani in Argentina è quanto mai urgente considerando che organizzazioni come Amnesty International, Human Right Watch e anche il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’ONU sono intervenute ripetutamente sulla questione.

Per partecipare: fedepalu2@gmail.com – Tel. 3891494050 – Facebook: welcometothecantri

“I Diritti Umani non appartengono al passato, stanno nel futuro attraendo l’intenzionalità, alimentando una lotta che si ravviva ad ogni nuova violazione del destino dell’essere umano. Pertanto, qualunque rivendicazione di tali diritti è sempre valida giacché mostra che gli attuali poteri non sono onnipotenti e che non controllano il futuro…”  (Silo)

fonte controlacrisi.org

Autore Giacomo Pellini

La stampa a li chiama ‘killer robot’. Sono i droni militari. Per ora usati a scopo civile, ma presto potrebbero essere impiegati anche nel militare. Il tutto in segreto e nonostante la contrarietà dell’opinione pubblica

Quindici anni fa, il 4 febbraio del 2002, nei pressi della città di Khost in Afghanistan, un drone americano lanciava un missile Helfire contro tre uomini, uccidendoli. Si tratta del primo attacco effettuato da un velivolo a pilotaggio remoto. Il drone era sulle tracce di Bin Laden, ma con ogni probabilità le vittime non erano terroristi, ma uomini intenti a recuperare metallo.

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E' uscito il numero 82 del Settimanale di Punto Rosso-Lavoro21

Lo potete scaricare qui:
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n82-s.pdf

In questo numero:

Giorni di festa ma non per tutti. L’illusione del commercio senza limiti
di Enrico Rossi

Pensioni in Brasile
a cura di Teresa Isenburg

“Il mondo al tempo dei quanti”. Perché il futuro non è più quello di una volta
Recensione del libro di Mario Agostinelli e Debora Rizzuto di Luigi Mosca,
direttore laboratorio Fisica delle Particelle di Modane (France)

fonte SBILANCIAMOCI
Autore: Giovanni Balcet
Il neo-mercantilismo di Trump segna la fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni. È il sintomo più profondo del declino della potenza americana in campo economico
La politica protezionista annunciata il 31 marzo da Donald Trump fa seguito a una lunga serie di misure puntuali di ritorsione commerciale, e non è immediatamente operativa: è tuttavia un messaggio politico molto chiaro e molto grave, e rappresenta una svolta sostanziale. Annuncia la fine di un’epoca, quella degli Stati Uniti motore del liberoscambio, iniziata ai tempi di Franklin Delano Roosevelt e sviluppatasi durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, fino al nuovo secolo. In tutti questi decenni, l’opzione a favore della liberalizzazione del commercio internazionale ha accompagnato costantemente l’ascesa degli Stati Uniti come superpotenza mondiale, economica e politica. Il cambiamento di rotta è tale da non poter essere in alcun modo sottovalutato.

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Nel mese di gennaio, funzionari delle autorità locali e la direzione della società per servizi petroliferi, OCC, hanno cercato di soffocare una pacifica protesta di massa dei lavoratori. Questa società fa parte della KazMunaiGas, la più grande società petrolifera e di gas del Kazakhstan.

Hanno arrestato due dirigenti sindacali Amin Yeleusinov e Nurbek Kushakbayev. Sono stati accusati in base al codice penale repressivo di aver indetto uno sciopero.

Agli inizi di aprile,  Kushakbayev è stato condannato a due anni e mezzo di lavori correttivi in una colonia.

Il giudice ha, inoltre, sostenuto la richiesta di indennizzo della società per un valore di circa 80.000 dollari per presunti danni.

L’OCC ha avviato licenziamenti di massa dei lavoratori che hanno partecipato alle proteste.

Questo è scandaloso e dobbiamo denunciarlo.

Insieme alla Confederazione Internazionale dei Sindacati e al sindacato globale, IndustriaALL, abbiamo lanciato una campagna online con la quale chiediamo che la società ritiri le sue richieste di indennizzo, fermi la repressione e avvii il dialogo con i lavoratori.

Per favore, dimostrate il vostro sostegno cliccando qui:

https://www.labourstartcampaigns.net/show_campaign.cgi?c=3425

Per favore, condividete questa campagna con i vostri amici, parenti e colleghi del sindacato.

Grazie

Eric Lee

Il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha commentato i piani della Serbia di comprare dalla Russia i sistemi missilistici S-300; ha dichiarato che il tema della cooperazione tecnico-militare (VCO) appare nell'agenda delle comunicazioni di alto livello.

"Il tema della cooperazione tecnico-militare è legato ad una serie di questioni molto sensibili. Certamente esso si trova all'ordine del giorno nelle comunicazioni di alto livello" ha risposto Peskov alla domanda se la questione delle consegne degli S-300 sia stata discussa con il presidente serbo.

La scorsa domenica il Premier serbo Aleksandr Vucic ha dichiarato che Belgrado ha bisogno di due divisioni di sistemi missilistici antiaerei S-300 e un reggimento di comando, e il loro acquisto è in corso di valutazione con la Russia e la Bielorussia. Il presidente serbo ha personalmente parlato con il presidente russo Vladimir Putin e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko.
FONTE SPUTNIK

Commento di Editor
Inquietante questa volontà del governo serbo di acquistare missili S-300 russi. Chi sono nell'immaginario del governo serbo i nemici da cui difendersi con questo sistema d'arma ?
Sulle concrete motivazioni per un acquisto importante di un sistema d'arma così potente da un paese economicamente modesto sarebbe opportuno avere maggiori conoscenze. Cosa dice in merito  la rappresentante dell'Europa Mogherini ? La crescita delle tensioni proprio nell'area balcanica, zona faglia tra occidente e medio oriente è motivo di seria preoccupazione. 

Alcune caratteristiche di questo sistema d'arma.

...continua a leggere "Geopolitica : le intenzioni della Serbia di acquistare S-300"

fonte ANSA.IT

LA SCRITTRICE ASLI ERDOGAN: ‘LA TURCHIA? UN REGIME KAFKIANO’

136 giorni passati nelle prigioni della Turchia per "terrorismo". Colpi sparati? Zero: del resto, si dichiara anti-militarista e professa l'obiezione di coscienza, vietatissima da queste parti. Azioni clandestine? Nessuna, secondo i suoi stessi accusatori. Parole? Di quelle, a fiumi: come si conviene a una scrittrice. Asli Erdogan, cinquant'anni appena compiuti, autrice pluripremiata e tradotta in 17 lingue (in Italia con Il mandarino meraviglioso, ed. Keller), è diventata il simbolo delle centinaia di intellettuali colpiti dalla repressione nella Turchia post-golpe. “Un paradosso per una scrittrice esistenzialista”, come si definisce in un'intervista all'ANSA. Parla senza quasi mai smettere di gesticolare, agitando spesso la sigaretta spenta, tra pile di libri ammucchiati all’ultimo piano di un’importane casa editrice nel centro di Istanbul: "Non mi considero una figura politica. Ma adesso non mi tiro indietro. Non posso tacere, perché la mia esposizione serve a parlare di tutti gli oppressi".

Al presidente Erdogan, la lega solo un'omonimia. Non potrebbero essere più diversi. "So di rappresentare tutto quello da cui è ossessionato: provengo dalle cosiddette élites laiche, sono una donna indipendente, e soprattutto una turca che si batte per i diritti di tutti, anche dei curdi, pur non essendo curda. Per questo mi considerano ancora più pericolosa".

Per i magistrati che l’accusano, e per lei chiedono l’ergastolo, il corpo del reato di Asli Erdogan è il suo nome stampato sulla gerenza e sugli articoli di Ozgur Gundem, quotidiano filo-curdo chiuso dopo il golpe, di cui è stata per anni tra i consulenti. Su questa base, le rimproverano legami con i "terroristi" del Pkk. "Il giornale era sotto pressione, così è stata avviata una campagna di solidarietà per la libertà di stampa. Molti intellettuali hanno fatto simbolicamente il direttore per un giorno. Anche loro ne hanno pagato le conseguenze. In quel caso è stato un abuso della legge, ma nel mio una punizione totalmente illegittima: tutti gli avvocati mi hanno assicurato che un semplice consulente non può essere considerato legalmente responsabile”.

Un mese dopo il putsch andato a vuoto il 15 luglio, Asli Erdogan è finita in manette: “Hanno fatto irruzione in casa mia e mi hanno arrestata con la più grave delle accuse: quella di far parte di un’organizzazione terroristica”. Da lì, è iniziato il suo incubo. “Mi hanno lasciata in una cella di isolamento per 5 giorni. La prigione di Bakirkoy, dove ero detenuta, ospita per lo più prigioniere comuni. Ma io potevo solo decidere se stare nella sezione delle detenute del Pkk o con quella di estrema sinistra”. Ha scelto le prime.

Giorno dopo giorno, è stata costretta a fare i conti con la nuova vita in carcere. La sua casa è diventata la cella numero 16, condivisa con una giovane militante curda. Quella stessa stanza di pochi metri quadrati, prima di lei l’aveva occupata Esra Mungan, nota docente di psicologia cognitiva alla prestigiosa università del Bosforo di Istanbul, arrestata perché promotrice dell’appello degli ‘Accademici per la Pace’, che chiedevano la fine delle operazioni militari contro il Pkk. Il presidente Erdogan li aveva definiti “traditori della patria”, invocando per loro una dura punizione. E la professoressa, puntualmente, è finita in prigione. In quella cella è rimasta per oltre un mese, prima di poter riabbracciare – letteralmente – i suoi studenti, che l’aspettavano emozionati fuori dal carcere. Da lei, Asli ha ereditato uno di quei rituali che sembrano dare un senso alle lunghe giornate in prigione: “Oltre le sbarre della finestra, c’era un piccione a cui dava da mangiare ogni giorno. Era così abituato alla sua presenza che continuava a tornare anche quando non c’era più. Allora me ne sono presa cura io”.

Come si vive oggi in un carcere turco, “neppure tra i più duri”, Asli Erdogan lo racconta nel dettaglio: “Prima dello stato d’emergenza si potevano avere 3 visitatori esterni, ora è permesso solo ai familiari più stretti, e io ho solo mia madre. Ti permettono di fare una telefonata di 10 minuti a una sola persona ogni 2 settimane. Puoi avere al massimo 15 libri. Io ho dovuto abbandonarne molti che la gente mi mandava. La carta per scrivere? Quella potevamo comprarla al negozio della prigione, ma io spendevo quasi tutto in sigarette”, ammette sorridendo.

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fonte PRESSENZA.COM

10.04.2017 - Riccardo Petrella

All’erta: stanno criminalizzando i diritti

La criminalizzazione dei migranti, degli impoveriti ed esclusi, dei cittadini manifestanti è la fine della giustizia, della democrazia della libertà.

Alcuni giorni fa, a Ventimiglia, diverse persone sono state condannate per aver dato del cibo agli immigranti. In certi comuni italiani, agire con carità è diventato un atto criminale. Gli immigranti sono persone non grate. Da anni anche la criminalizzazione degli impoveriti, degli esclusi, della “gente di viaggio” (specie i Rom) è un fenomeno diffuso, non solo nel nostro paese. I “senza casa”, per esempio,  sono sistematicamente rigettati dal “soggiorno” in luoghi pubblici accusati di insudiciare il decoro delle nostre città. Infine, ora, la semplice intenzione, di partecipare ad una manifestazione pubblica autorizzata può, addirittura, “giustificare” l’interdizione di manifestare in pubblico e l’ingiunzione di un ritorno obbligatorio (il foglio di via) al proprio luogo di residenza. Incredibile, eppure ciò è accaduto il 25 marzo scorso in occasione delle manifestazioni per il 60° anniversario dei trattati di Roma. Tre pullman di manifestanti sono stati fermati per controlli di polizia e successivamente condotti presso il centro di Tor Cervara dove i manifestanti sono stati trattenuti per ore inibendo cosi loro la partecipazione al corteo. Nel corso delle perquisizioni sarebbe stato rinvenuto un coltellino da formaggio. A ventitre “manifestanti intenzionali” trattenuti erano stati preventivamente notificati fogli di via per il periodo di 3 anni; trattasi di persone incensurate a cui non è stato contestato alcun comportamento illegale.

Lo stesso sta accadendo in queste settimane ai cittadini del Salento che manifestano, insieme ai loro sindaci, contro la costruzione del gasdotto TAP (Trans-Adriatic Pipeline). Questa prevede lo sradicamento di centinaia di ulivi secolari e la perforazione del terreno lungo spiagge non ancora devastate e in zone agricole, con grave pregiudizio per il patrimonio paesaggistico e naturale e le attività turistiche ed agricole del salentino.

Opporsi ad una decisione governativa, usando il diritto di libertà di pensiero e di opinione non per rigettare gli altri, non per far violenza contro i più deboli, i più fragili, non per praticare l’odio e la guerra economica competitiva fra i popoli, ma per difendere i diritti umani e della natura, la giustizia e la democrazia, è considerato oramai un atto criminale. Come nel caso delle manifestazioni anti-TAV, i cittadini che manifestano rispettando la democrazia e i diritti sono minacciati di condanne per atti “sovversivi” contro lo stato in nome del denaro, dietro l’alibi mistificatore dello “sviluppo” e del “benessere economico” (dei pochi e per i potenti).

I tre fenomeni di criminalizzazione descritti sono una dimostrazione gravissima della violenza sempre più senza limiti operata contro i cittadini dalle oligarchie che hanno preso il potere in Italia ed in Europa nel corso degli ultimi trent’anni. È urgente lottare affinché i nostri giovani non debbano gridare fra alcuni anni, come dovette fare il popolo francese nel 1792 contro gli oppressori interni ed esterni, “Aux armes citoyens”. La rivolta armata, la guerra civile, non sono il nostro futuro né debbono diventarlo.