Orban si prende i pieni poteri

FONTE ARTICOLO21

 

Sapevamo sarebbe accaduto, era prevedibile, Dopo aver incassato l’approvazione della legge che gli ha assegnato pieni poteri, il premier Viktor Orban ha usato le misure ‘antiallarmismo’ per far arrestare gli oppositori e tacitare l’opinione pubblica.
E l’Europa che fa? Cosa dice di fronte a questa spirale autoritaria? Per ora si accontenta dell’annuncio del primo ministro, arrivato in serata, di aspettarsi che il governo “possa restituire al Parlamento i poteri speciali ricevuti a causa della pandemia alla fine del mese di maggio”
Si vedrà, per ora  la svolta autoritaria ungherese appare irreversibile nel silenzio colpevole di un’Unione Europea intimorita da Orban.
In queste ore, i fatti confermano i nostri timori. La cosiddetta ‘legge antiallarmismo’ fatta approvare da Orban viene usata per intimidire l’opinione pubblica qualificata, i media, l’opposizione politica e dissuaderli dal criticare l’operato del governo sulla gestione della crisi sanitaria ed economica e più in generale l’azione di Orban tout court. Persino parlamentari vengono arrestati, interrogati con l’evidente scopo di tacitare il dissenso.
Un bavaglio che soffoca ogni vice libera e critica in Ungheria.

In Ungheria, la deregolamentazione degli straordinari scatena una protesta sociale

FONTE EQUALTIMES.ORG

” Tutti gridiamo insieme,” non saremo schiavi! ” ” Non abbiamo paura di dirglielo, non saremo schiavi!” “. freddo polare, ma ambiente caldo, Sabato 5 gennaio, a Budapest, capitale ungherese, dove una grande parata corteo di circa 10.000 persone, da Piazza degli Eroi al parlamento neogotico monumentale si affaccia sul Danubio. Per la terza volta da metà dicembre, i sindacati, i partiti politici e le organizzazioni civili che dimostra in attacchino insieme contro il governo nazionalista del primo ministro Viktor Orbán al comando d’Ungheria dal 2010.

” Andiamo in fabbrica, loro al castello “. Questo slogan scritto su un cartello brandito nella processione è esplicito: la folla protesta sia contro una legge di ” flessibilizzazione ” straordinarie che contro il crescente autoritarismo del potere. Dopo una terza vittoria consecutiva alle elezioni legislative dell’aprile 2018, è stato in grado di rinnovare la ” super maggioranza ” dei due terzi che gli ha permesso di governare senza ostacoli dal 2010 e di rilanciare il suo controverso disegno di legge al quale aveva rinunciato un anno e mezzo fa sotto la pressione sindacale. Continua a leggere “In Ungheria, la deregolamentazione degli straordinari scatena una protesta sociale”

UNGHERIA: Come distruggere una democrazia in 7 semplici mosse

FONTE PRESSENZA

14.11.2018 – Dublino – Gian Marco Moisé – East Journal

UNGHERIA: Come distruggere una democrazia in 7 semplici mosse

Durante la prima conferenza dei giovani ricercatori d’Irlanda (IPRC 2018) tenutasi il 9 novembre alla Dublin City University, è intervenuta la parlamentare europea dei verdi Judith Sargentini, che nei mesi scorsi ha presentato il report sullo stato di diritto in Ungheria poi votato dalla maggioranza del Parlamento Europeo.

Le 7 mosse

La deputata olandese ha iniziato il suo intervento soffermandosi sulla pericolosità del populismo, che: “Suggerisce soluzioni molto semplici per problemi estremamente complessi”. I destini di un numero crescente di paesi risiedono nelle mani di uomini forti: dal presidente americano Donald Trump al neoeletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro fino al premier ungherese Viktor Orbán. Tuttavia, prosegue Sargentini: “Sebbene il popolo aspiri a un cambiamento, non è detto che questo cambiamento debba passare per la soppressione di diritti fondamentali, la fine del pluralismo informativo e della libertà di ricerca accademica”.

Ripercorrendo le misure più preoccupanti dei governi Orbán in Ungheria dal 2010 a oggi, Sargentini ha elencato le 7 semplici mosse con cui è possibile uccidere una democrazia:

  1. Cambiare gli arbitri. Qui Sargentini ha fatto riferimento alla norma che ha richiesto il pensionamento forzato dei giudici costituzionali non in linea con la maggioranza di governo, pratica promossa recentemente anche dal governo polacco.
  2. Prendere il controllo dei media: non è difficile farlo se hai un amico d’infanzia con i mezzi finanziari per comprare i principali giornali del paese, come nel caso di Lajos Simicska.
  3. Presentare una storia attraente, come quella di una nazione oppressa bisognosa di rivincita.
  4. Creare un nemico: che siano Bruxelles, Soros o i migranti, i nemici impediscono alla nazione di esprimersi al suo massimo potenziale.
  5. Cambiare la legge elettorale, come accaduto nel 2012.
  6. Trovare attori istituzionali che sostengano la tua azione. 
  7. Essere veloce: dal 2010 al 2018, Orbán ha trasformato l’Ungheria da democrazia europea a stato plebiscitario vicino all’autoritarismo.

Libertà accademica

Infine, ha concluso Sargentini, per fare in modo di restare al potere più a lungo possibile bisogna assicurarsi che non ci sia una possibile alternativa. Naturalmente, l’alternativa passa anche attraverso la libertà di ricerca universitaria. L’eurodeputata olandese ha spiegato come l’Ungheria abbia introdotto le figure di manager finanziari da affiancare ai rettori delle università per direzionare gli investimenti in ricerca negli ambiti più graditi al governo. Nella scrittura del suo report, Sargentini ha incontrato diversi professori dalle università ungheresi, ma non appena il suo report è stato reso noto, alcuni rettori le hanno inviato lettere in cui sostenevano di non averla mai incontrata. Sargentini ha interpretato queste lettere non come richieste di incontro, ma come una presa di distanza dal report. I rettori non volevano essere associati a lei in alcun modo, e questo, per Sargentini è un chiaro sintomo del clima di repressione vissuto nel paese.

Il professore della Central European University Mathias Möschel, giurista italiano specializzato in diritto costituzionale comparato, ha fatto eco alla Sargentini nel dibattito che è seguito: “Stiamo parlando di una storia più complessa”, ha detto Möschel. Il problema non risiede solo nella recente introduzione del bando agli studi di genere da parte del governo Orbán: “Sappiamo tutti quale sarà la prossima misura: vietare i diritti umani sostenendo che in Ungheria sono già ampiamente implementati. E il problema non è tanto per noi professori della CEU, che siamo tutto sommato in una posizione privilegiata. Il problema sorge per tutti i colleghi ungheresi che non avranno alternativa. Quello a cui assisteremo è un vero e proprio esilio scientifico”.

Ungheria, cresce il movimento degli studenti contro Orban: il 18 giugno la prossima mobilitazione

fonte CONTROLACRISI.ORG

Domenica 21 maggio davanti la Műszaki Egyetem, la storica Universitá di Ingegneria e Tecnologia di Budapest, da dove partirono i moti studenteschi del 1956, si sono riunite decine di migliaia di persone per continuare le proteste contro il governo Orbán.

Le motivazioni, gli slogan e la composizione dei manifestanti e dell’organizzazione era sempre la stessa sebbene stavolta gli organizzatori e gli oratori erano differenti. Orbán all’inizio della primavera ha fatto presentare e votare lo stesso giorno un decreto di legge in base al quale le universitá private in mano straniera siano impossibilitate a proseguire le loro attivitá didattiche. Chiaro riferimento alla CEU, la Central European University finanziata dal magnate ungaro-statunitense György Soros, la cui persona, stando alla propaganda filo-governativa, anzi, direttamente governativa, influenza di non poco le vicende politiche ungheresi finanziando movimenti, ONG e partiti per organizzare il cambio del governo.

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