Ventimiglia: pensieri su testimonianza e sovraesposizione – di Marta Menghi, Amelia Chiara Trombetta e Antonio Curotto

 FONTE EFFIMERA.ORG

Ti offro questi dati perché niente muoia, né i morti di ieri, né i resuscitati di oggi. Voglio brutale la mia voce, non la voglio bella, non pura, non voglio si diverta, perché parlo infine dell’uomo e del suo rifiuto, del suo marcio quotidiano, della sua spaventosa rinuncia. Voglio che tu racconti. Fanon, Lettera a un francese

 

Dall’inizio del 2016, siamo stati a Ventimiglia regolarmente e tutte le volte abbiamo voluto scrivere e condividere ciò che abbiamo visto e vissuto.

Ci muoveva la convinzione dell’importanza di descrivere gli eventi di cui eravamo testimoni.

Un forte movimento politico e umano tentava di rovesciare la visione dominante e di condividere spazi politici con chi viaggiava, nonostante la repressione delle istituzioni.

Da allora abbiamo osservato e cercato di delineare ciò che accadeva sul nostro territorio: gli effetti della privazione della libertà di movimento, basata sulla provenienza geografica e sul colore della pelle, costringevano un grande numero di persone a vivere in uno spazio artefatto, in condizioni di difficoltà estrema.

Negare l’esistenza di esseri umani, arbitrariamente, in un determinato tempo e luogo, costituisce il presupposto per politiche con cui le istituzioni non solo rifiutano qualsiasi supporto, ma addirittura appaiono tendere all’annientamento della vita stessa.

Riteniamo che, per non cadere nella complessa macchinazione fondata sulla disumanizzazione dei (s)oggetti delle politiche e di noi spettatori, il primo passo sia la conoscenza di ciò che concretamente e quotidianamente accade intorno alla recentemente rinforzata frontiera – delle donne, degli uomini, delle bambine e dei bambini che tentano di attraversarla e che forzosamente si trovano a vivere nelle sue vicinanze.

Come medici, siamo da sempre politicamente impegnati nella direzione dell’accesso alla salute per tutte e tutti.

Continua a leggere “Ventimiglia: pensieri su testimonianza e sovraesposizione – di Marta Menghi, Amelia Chiara Trombetta e Antonio Curotto”

DIETRO AGLI ANNUNCI, L’ENNESIMO TAGLIO ALLA SANITÀ

FONTE POSSIBILE 

Diranno che gli stanziamenti per la sanità pubblica sono in rialzo. Diranno che si tratta di un miliardo in più dall’anno scorso. Diranno che loro, la spesa pubblica sanitaria, l’hanno aumentata. Diranno, e quelli che invece conoscono la reale portata dei numeri contenuti nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza del 2017, faranno una fatica immensa per farsi sentire.

Prima che cominci il chiasso delle dichiarazioni, lo scriviamo qui, per semplicità di ricerca: la spesa sanitaria, in rapporto al PIL Nominale, scenderà dal 6,6% del 2017 al 6,5% nel 2018, al 6,4% nel 2019, al 6,3% nel 2020. Non ci sono cifre indicate per il 2021 semplicemente perché è fuori del periodo di programmazione. Stiamo parlando di 114 miliardi di euro nel 2017, 115 nel 2018, 116 nel 2019 e forse 119 nel 2020.

Sebbene le previsioni di spesa siano in positivo, con aumento della dotazione di 5 miliardi nei tre anni della programmazione (+1 nel 2018, +1 nel 2019, +3 nel 2020), il livello della stessa rischia di essere drammaticamente al di sotto del limite indicato dall’OMS – il 6,5% del PIL – come soglia oltre la quale la qualità delle cure precipita. E il ricorso al privato potrebbe ulteriormente crescere. Nel 2016, a fronte dei 112 miliardi di euro di spesa pubblica sanitaria, le famiglie italiane hanno dovuto spendere ulteriori 33,9 miliardi nel settore privato, +0.38% rispetto all’anno precedente, +8% dal 2012.

Lo scenario che le statistiche disegnano del nostro paese è quello di un continuo invecchiamento della popolazione. All’inizio del 2017, i cittadini residenti hanno un’età media di 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (corrispondenti a circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007. Gli individui con più di 65 anni superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale. Erano 11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1% (cfr. ISTAT, Marzo 2017). La Ragioneria Generale dello Stato, nel Rapporto n. 18, ha prodotto una serie di valutazioni sulla base di differenti scenari. In uno di questi, definito Pure Ageing Scenario (si ipotizza una relazione diretta fra aumento dell’età media ed aumento dell’accesso alle cure e di conseguenza incremento della spesa pubblica), il rapporto fra spesa sanitaria e PIL, dopo esser sceso al 6,3% nel 2020 (come nella Nota di Aggiornamento del DEF 2017), dovrebbe giocoforza tornare a salire progressivamente sino a superare il 7% nel 2040 e a raggiungere il picco del 7,8% nel 2055. Ma sono previsioni che non tengono conto della decisione politica, ovviamente.

Una decisione politica che non risponde ai reali bisogni di salute della nostra popolazione.
L’auspicabile aumento dell’aspettativa di vita è, almeno in questa fase storica, inevitabilmente legato ad un aumento delle cronicità. In questo quadro, almeno nel breve termine, la spesa sanitaria non può che essere incrementale.

Per garantire il diritto alla salute di tutte e tutti, è necessario operare su tre fronti.
Nel lungo periodo è quindi necessario che le nostre politiche sanitarie siano basate sulla prevenzione e sugli interventi di “habitat”, quindi intervenire su ambiente (inteso anche come ambiente di lavoro), casa, reddito, che sono determinanti di salute di primaria importanza, imprescindibile per produrre ricchezza intesa come assenza di malattia.

Nel medio periodo è necessario mettere finalmente mano a quella riorganizzazione dei servizi che la stessa OMS ritiene indispensabile, quindi un’inversione di coefficienti di spesa tra territorio e ospedale a favore del primo (mentre in Italia è il contrario), e più in generale dare vita a politiche sanitarie fortemente basate sulle cure primarie e sulla presa in carico globale dei cittadini.

Nel breve termine, per rendere possibile tutto questo, è fondamentale rifinanziare il Sistema sanitario nazionale pubblico e universalistico, che non può subire tagli ulteriori. Anche i risparmi ottenuti dalla correzione di sprechi (che pure esistono e continuano ad esistere, indifferenti ai tagli lineari visti in questi anni) vanno reinvestiti nel Ssn.

Il diritto alla salute va garantito pienamente a tutte e tutti, tanto nell’interessa sociale della comunità quanto in quello del reale perseguimento di un equilibrio economico del nostro sistema. L’obiettivo del 6,5% è quindi una soglia minima che solo un governo irresponsabile può pensare di disattendere. Questo sì non possiamo permettercelo.

Davide Serafin
Francesco Foti

Contro le case farmaceutiche o contro la scienza? Cosa fa la sinistra?

vaccini

 

FONTE SINISTRA.CH  CHE RINGRAZIAMO

in Editoriali/Opinione di

In questi giorni si sta molto dibattendo nella vicina Italia – e conseguentemente in parte anche in Ticino – sulle vaccinazioni, a seguito del decreto ministeriale relativo all’obbligo delle stesse. Si tratta di una decisione provocata dal calo della copertura vaccinale, dovuta a chi irresponsabilmente – preso da complottismi vari – arriva a giocare con la salute dei bambini. Premetto che non è mia intenzione analizzare il caso specifico italiano, ma piuttosto partire da lì per generalizzare il discorso.

Continua a leggere “Contro le case farmaceutiche o contro la scienza? Cosa fa la sinistra?”

El feliz mundo neoliberal La homogeneización de los criterios de normalidad, salud y enfermedad en función de intereses económicos y sociales

FONTE PAGINA12.AR.COM
La autora advierte que, al igual que en la novela de Huxley, el neoliberalismo instala el ideal de felicidad a través del disciplinamiento y plantea una sociedad medicalizada, fundada en un supuesto funcionamiento normal y regimentado que homogeneiza.
 

Un mundo feliz, la novela del escritor británico Aldous Huxley publicada en 1932, narra la realización de un experimento consistente en producir una organización social feliz a través de la medicalización y la hipnopedia. Quienes dirigen la investigación administran, calculan y controlan procedimientos químicos sobre cultivos humanos que se producen en botellas. Luego adoctrinan a través de la “hipnopedia”, método de manipulación basado en la repetición de frases cortas, que se graban en el cerebro de los niños al nacer y mientras se duerme, para que la gente crea ciertas “verdades”. Se fabricaba un narcótico llamado Soma, droga que se suministraba a los deprimidos para que se evadan de la realidad y “curar” sus penas. El Estado era el encargado del reparto de esta sustancia, una especie de elixir de la felicidad, a fin de controlar las emociones y mantener a las personas contentas, factor necesario para no poner en peligro la estabilidad de la Metrópolis (nombre de la ciudad).

Para el mejor funcionamiento del sistema los seres humanos se dividían en castas: Alfas, Betas, Gammas, Deltas y Epsilons. Los Alfas eran inteligentes, altos y musculosos; los Epsilons bajos, tontos y feos. Ese mundo decidió que los de las castas inferiores se cultivarían por lotes de copias exactas, continuando de por vida siendo tontos e inferiores, para lo cual se agregaban ciertas sustancias en el tubo de ensayo, condenando a estos seres inferiores a un destino “natural” e inamovible.

Continua a leggere “El feliz mundo neoliberal La homogeneización de los criterios de normalidad, salud y enfermedad en función de intereses económicos y sociales”

“Ma di quale sanità si parlerà al festival dell’Economia di Trento?”. Intervento di Ezio Casagranda

Fonte: controlacrisi.org
Giovedì 1 giugno inizia il festival dell’economia numero 12 a Trento con un titolo “la salute diseguale” e Tito Boeri nel presentare il festival si dice “affascinato dal lavoro dei medici” nel tentativo di dare l’immagine di un festival attento ai problemi della salute, ma, se andiamo a guardare dentro il festival si possono intravvederne i contorni di classe e un invito velato alla privatizzazione della sanità e della tutela della salute.
Non “la salute diseguale” ma “la salute di classe” sarebbe il titolo più azzeccato di questo festival.

Continua a leggere ““Ma di quale sanità si parlerà al festival dell’Economia di Trento?”. Intervento di Ezio Casagranda”

La libertà ai tempi del morbillo di Giovanni Iozzoli

 fonte Carmillaonline.info

Pubblicato il · in Interventi ·

di Giovanni Iozzoli

Cosa c’entra la questione vaccini con la crisi dell’Alitalia? Niente. O forse molto. Dipende dalla capacità di leggere nessi forse nemmeno tanto nascosti.

Da ormai due anni è in atto una forsennata campagna di allarmismo terroristico nei confronti dell’opinione pubblica basata sulla necessità di incrementare le vaccinazioni di massa, giudicate in leggera flessione statistica.

Non questo o quel vaccino in particolare: ma tutti, sempre, per qualunque problema. Si è partiti con articoli e interviste allarmanti sulle epidemie prossime venture (inesistenti picchi di meningite e pandemie di morbillo), si è continuato con lettere intimidatorie delle ASL a casa dei genitori riluttanti, si arriva al capitolo finale, con una legge in incubazione che vieterà l’ingresso a scuola ai non vaccinati e, quindi, obbligherà di fatto, l’intera popolazione giovanile ad adempiere al diktat.

Ok, ma l’Alitalia? Ci arriviamo.

Il fatto che molte famiglie abbiano scelto in questi anni di non vaccinare i figli e si ostinino a difendere la loro scelta, nonostante il dispiegamento di questa feroce campagna (senza precedenti), è solo un’altra manifestazione di quella diffusa “sfiducia nelle élite”, che è un dato costante e caratteristico di questa epoca.

Una volta, il camice bianco, lo scienziato, il “dottore” (figura archetipale della Conoscenzaoscura e salvifica), con il solo carisma della funzione e del titolo di studio, esercitavano un’indiscussa egemonia sul popolino, che ne riconosceva acriticamente l’autorità specialistica. Idem per le altre figure preposte alla direzione della società: il politico-amministratore, il banchiere, il dirigente di polizia, il giudice.

Continua a leggere “La libertà ai tempi del morbillo di Giovanni Iozzoli”