VITE DA NABABBI PER I PENSIONATI di Franco Di Giangirolamo

 

Negli ultimi anni ci si imbatte sempre piu´spesso in interviste televisive e radiofoniche, articoli sui giornali, video sui social attraverso i quali si propaganda, di fatto, una moderna corsa all´oro con immagini esotiche di pensionati goderecci, stravaccati su spiagge da sogno, finalmente felici in localita´dove la vita non costa niente e la si puo´sostenere con i soldi che il fisco in Italia ti avrebbe sottratto. Sono fiorite decine di agenzie specializzate nella organizzazione di queste fughe senili, centinaia di siti web dove ci si aiuta, organizzazioni piu´o meno solidali di „italiani in…..“. L´Eldorado pare sia stato trovato!!! Altro che lotte sindacali!!!
Premesso che ritengo assolutamente rispettabile la scelta dei pensionati, di andare dove vogliono e quando vogliono, vorrei ridimensionare il primo effetto di questo fenomeno tutt´altro che nuovo: l´eccesso di illusioni.
Naturalmente mi rivolgo a coloro che non hanno compreso bene l´insegnamento di Collodi sul Paese dei Balocchi!
Partiamo dalle cifre. Il numero delle pensioni pagate all´estero non corrisponde al numero dei pensionati italiani che hanno migrato all´estero. La confusione e´grave perche´ le prime ammontano negli ultimi dieci anni a circa 500.000, mentre i secondi ammontano a 36.578 nel periodo dal 2003 al 2014. Nello stesso periodo sono rientrati dall´estero 24.857 emigrati, per cui la catastrofe fiscale che questi scellerati migranti starebbero determinando, secondo alcuni patriottici commentatori e´una stupidaggine allo stato puro, se si pensa che il totale dei pensionati italiani erano nel 2014 la bellezza di oltre 16 milioni.

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INVECCHIAMENTO E LAVORO, INTERVISTA AUDIO AL DOTT. RINALDO GHERSI, MEDICO DEL LAVORO ED ERGONOMO


Intervista al Dott. Rinaldo Ghersi sul tema dell’invecchiamento e lavoro. L’innalzamento delle aspettative di vita e le modifiche delle norme previdenziali costringono al lavoro centinaia di migliaia di persone in condizioni lavorative pesanti che richiedono spesso performances che sono adatte a persone più giovani.

Dal lavoratore edile ultrasessantenne che deve ancora salire sui ponteggi, all’infermiera anziana che deve fare i turni di notte, al macchinista maturo che deve portare con concentrazione un treno a più di 200 chilometri all’ora, all’operaia metalmeccanica alla linea di montaggio…. Potremmo continuare con molti altri esempi di lavori che per lavoratori e lavoratrici anziani divengono ogni giorno sempre più penosi e diviene sempre più difficile per loro  fare fronte alle richieste di performaces che divengono insostenibili.

Il problema dell’invecchiamento dei lavoratori non è solo italiano, è una criticità presente in tutta Europa e da tempo è oggetto di studi e di programmi per consentire la permanenza al lavoro dei lavoratori anziani utilizzando in modo intelligente  e umano le “residual capabilities”.
Per realizzare un vero  cambiamento occorrerà ripensare l’organizzazione del lavoro, l’organizzazione sociale e nuove forme di ammortizzatori sociali, un percorso comunque abbastanza lungo per affrontare problemi di penosità del lavoro che già vengono vissuti con sofferenza oggi….
In questa intervista il Dott. Rinaldo Ghersi, coordinatore del Gruppo di Lavoro su Invecchiamento e Lavoro costituito presso la Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione, fa il punto sullo stato dell’arte dei lavori e sulle iniziative che si stanno mettendo in cantiere per orientare un approccio corretto a questo tema.
Il coinvolgimento nei lavoro di ricerca e studio  di una pluralità di soggetti e di professionisti dovrebbe permettere un sostanziale passo in avanti nelle modalità di gestione di questa problematica.
I documenti, le relazioni e i report sui lavori del Gruppo sono consultabili sul sito della C.I.I.P

L’INTERVISTA AUDIO A RINALDO GHERSI 
( 33 MINUTI – formato wav )

Documentazione

Invecchiamento e lavoro, aggiornamenti 2014

Ciip, Consulta interassociativa italiana per la Prevenzione presenta nel convegno aggiornamenti di esperti in medicina del lavoro e previdenza con gli elaborati del proprio gruppo di lavoro sul tema, ormai attuale e di rilevanza crescente. Si promuove un confronto tra esperienze e punti di vista di lavoratori, RLS, imprenditori, addetti alla sicurezza, medici ed igienisti del lavoro, ergonomi, esperti di assistenza e previdenza su bisogni e soluzioni per fronteggiare i nodi e le risorse dell’invecchiamento della popolazione lavorativa, tenendo conto di proposte e modifiche legislative sulle pensioni.

LE RELAZIONI AL CONVEGNO

Gli effetti della crisi sulla salute dei lavoratori. Immigrazione, precariato, stress lavoro correlato ed emarginazione : le azioni di prevenzione per il consumo delle bevande alcoliche.

Gli effetti della crisi sulla salute dei lavoratori. Immigrazione, precariato, stress lavoro correlato ed emarginazione : le azioni di prevenzione per il consumo delle bevande alcoliche.
La lotta all’alcolismo tra i lavoratori risale alla fine ‘800. Le prime leghe sindacali nella fase costituente incontrarono tra gli ostacoli l’abitudine dei lavoratori all’alcol, il loro dissipare il salario nelle osterie.
La prima grande opera di prevenzione fu quella del sorgere delle coalizioni di lavoratori che rivendicavano autonomia e dignità del lavoro. La prima grande opera di contrasto all’abuso dell’alcol, in quell’epoca, fu fatta dai movimenti caratterizzati da un forte protagonismo femminile che individuarono nella lotta all’alcolismo di cui erano vittime i bredwinners una priorità per salvaguardare condizioni di esistenza tollerabili nelle famiglie.

E’ da questo aspetto che scelgo di partire per sviluppare una serie di riflessioni sul tema.
Come sindacalista ho maturato un’esperienza lunga di situazioni di crisi, di gruppi di persone che da un certo momento vivono la destrutturazione del loro essere sociale, della loro identità e autostima derivante dalla perdita del lavoro sia al livello di gruppo sia a livello individuale.

In quest’epoca di crisi prolungata , di trasformazione della società e del lavoro, si moltiplicano le situazioni di vulnerabilità, migliaia di persone che avevano raggiunto un certo equilibrio e una condizione di vita decorosa si trovano, finita la CIG e i pochi altri strumenti di protezione sociale all’improvviso proiettate nel “vuoto” dell’incertezza rispetto al loro futuro, senza un paracadute.

Questo avviene peraltro in una società che in larga parte ha interiorizzato e accettato la cultura della rottamazione non solo degli oggetti ma anche degli umani non adatti o non più adatti in nome dell’efficienza del sistema azienda e del ricambio generazionale che si sta realizzando senza la mediazione di un patto di alleanza tra le generazioni.

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