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Garment worker Ziasmin Sultana survived the Rana Plaza building collapse on 24 April 2013, but 1,298 of her peers have been killed in Bangladesh’s garment factories since 2012.

(Musfiq Tajwar)

Suite à l’effondrement du Rana Plaza, au Bangladesh, où 1134 travailleuses et travailleurs de l’habillement ont péri et des milliers d’autres ont été blessés, l’horreur de la tragédie a suscité une mobilisation internationale qui a conduit à des améliorations notables au plan de la sécurité dans la majorité des quelque 3000 fabriques et ateliers du secteur de l’habillement.

Cependant, d’après les organisateurs des travailleurs de l’habillement au Bangladesh, cinq ans après la tragédie du 24 avril 2013, une majorité d’employeurs font preuve de négligence en matière de sécurisation des sites de production. Toujours d’après eux, le gouvernement fait très peu pour assurer que les travailleuses et travailleurs de l’habillement soient libres de former des syndicats aux fins d’accéder à des conditions de travail sûres. Depuis l’incendie de l’usine Tazreen, où 112 personnes ont péri en 2012, il est estimé que 1298 travailleurs de l’habillement ont été tués et 3875 blessés dans des catastrophes dues à des incendies, d’après les données du Solidarity Center.

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fonte pressenza.com

30.01.2018 - eldiario.es

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Greco

Un gruppo di ospedali statunitensi produrrà farmaci generici per evitare la manipolazione del mercato farmaceutico
(Foto di Foto di IH vía eldiario.es)

Stanchi della scarsità dei farmaci e dei prezzi elevati, più di 450 ospedali negli Stati Uniti si sono uniti per creare un’azienda farmaceutica senza scopo di lucro.

Diverse società sono state indagate negli Stati Uniti e nell’Unione Europea a causa dei tentativi di manipolazione del mercato dei farmaci generici.

“È un’iniziativa molto importante e sarebbe interessante se potessimo copiarla anche in Spagna e in Unione europea”, spiega l’esperto di pianificazione della salute, Fernando Lamata.

Di Teguayco Pinto

La scorsa settimana, una rete di oltre 450 ospedali negli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di creare una società farmaceutica senza scopo di lucro per la produzione di farmaci generici, con l’obiettivo di combattere le carenze e gli alti prezzi imposti dall’industria. Con questo movimento, i gruppi ospedalieri intendono esercitare pressioni su alcune aziende che si sono dedicate all’acquisto di farmaci a basso costo e che poi hanno alzato drasticamente i prezzi, fatti che hanno generato grandi controversie e che hanno portato a diverse sanzioni e indagini sulle violazioni della concorrenza, sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea.

“La creazione di una società senza scopo di lucro per la produzione di farmaci generici mi sembra un’idea molto interessante e promettente”, ha detto l’esperto di pianificazione sanitaria, Fernando Lamata, a eldiario.es, “e penso che sia una reazione logica di un consumatore, come è un ospedale, di fronte ad un’escalation dei prezzi e alla carenza forzata imposta da parte di alcune aziende farmaceutiche”.

Durante l’ultimo decennio diverse società si sono dedicate ad acquistare vecchi farmaci che non hanno più un brevetto e che hanno un costo basso per poi aumentarne drasticamente i prezzi. Questa pratica viene solitamente messa in atto con farmaci per i quali non esiste una competizione a livello produttivo, come nel caso delle iniezioni di epinefrina, EpiPen, che ha aumentato il prezzo di cinque volte in soli 9 anni. ...continua a leggere "Un gruppo di ospedali statunitensi produrrà farmaci generici per evitare la manipolazione del mercato farmaceutico"

 

In mezzo alla giungla fiscale italiana, alla riduzione della progressività da tempo (diminuzione delle aliquote e del loro rendimento) e all'evasione massiccia, qualcuno chiede il passaggio (come in diversi paesi dell'Est) alla flat-tax proporzionale. Macron in Francia l'ha appena avviata per i redditi finanziari, tra l'altro per attirare i capitali in partenza dalla City causa Brexit. La flat-tax sarebbe una semplificazione del sistema fiscale. "Pagare poco per pagare tutti": gli evasori sarebbero incentivati a dichiarare tutti i loro redditi, perché poco tassati. L'aliquota unica però colpisce i meno abbienti al di sopra della no-tax area, può ridurre le entrate del fisco e non garantisce una riduzione effettiva dell'evasione, sempre più conveniente (se possibile senza troppi rischi) della flat-tax. Sarebbe una falsa-buona soluzione, che semplifica sì in apparenza, ma che potrebbe rivelarsi semplicistica.

Nel Welfare formativo, le rette universitarie alte "all'inglese" (da Cameron, 2010) con borse di studio sembrano una risposta all'osservazione sociologica classica: la formazione universitaria è seguita soprattutto da ragazzi di certi alti e medi, dunque possono pagarsela o fare un mutuo come negli Stati Uniti. Ma in molti Laender tedeschi o in Spagna non è proprio cosi e forse le rette ormai alte in Italia sono uno dei motivi della fuga di tanti giovani dall'Università. Una falsa-buona soluzione all'accesso selettivo e limitato all'Università?

Nel Welfare sociale, la graduatoria fiscale diventa oggi uno strumento di selezione importante: per esempio, l'accesso ai CRA bolognese (ex-RSA) dipende ovviamente dello stato di dipendenza della persona anziana o disabile, ma anche ormai fortemente del reddito tassabile, escludendo di fatto (con i tagli finanziari ancora in atto) persone bisognose, non poveri, ma non in grado di pagarsi una costosa casa di riposo privata..

Nella stessa logica,dal 2012 i tickets sanitaria "alla toscana" sono modulati secondo il reddito fiscale dichiarato ripartito in diverse aliquote: questa modulazione ovviamente sembra di rispondere a una logica di giustizia sociale e di semplicità. "Paga di più chi ha di più". Ma il ricorso crescente al settore privato per la diagnostica e la specialistica con tariffe spesso appena superiori al ticket e tempi d'attesa minori cosi come il rischio di demotivazione di assistiti provenienti da gruppi sociali mettono progressivamente in causa l'universalismo del sistema (Nerina Derindin, 2013). L'apparente soluzione semplice e "equa" non coincide dunque sempre con l'esigenza di giustizia e di coesione sociale, per non parlare di logiche economiche perverse, quando il risparmio iniziale sulla prevenzione e le cure primarie costa caro in fine alla finanza pubblica sotto forma di ricoveri ospedalieri. Il servizio si fa allora controllore fiscale a scopo di selettività con la possibilità di veder il "Welfare per poveri (diventare) un Welfare povero", degradato e stigmatizzante.

Invece, nel caso di una selezione di assistenza sociale, come l'ISEE (aggregando redditi familiari e patrimonio) per l'accesso agevolato al trasporto pubblico locale, alle rette di asilo nido, alle borse di studio...la logica selettiva ha la sua legittimità, in quanto permette l'accesso a servizi necessari.

Il rischio complessivo con una selettività fiscale-settoriale diventa quello della de-coesione sociale accompagnando la crescita accelerata delle disuguaglianze. Per evitare questa deriva crescente, certi propongono una riorganizzazione radicale del fisco generale e il nuovo indirizzo verso un Welfare universalistico (Elena Granaglia, 2018). E' stata la logica dell'allocazione alloggio studentesco in Francia ALE, che non riguardava il reddito della famiglia dello studente permettendo l'accesso all'autonomia dei giovani, ma contribuiva a rassicurare i proprietari immobiliari sugli affitti morosi. Più che le fakes news, spesso poco credibili, salvo per i lettori già convertiti, le false-buone soluzioni possono essere fonti di confusione e di eccessive semplificazioni nel dibattito pubblico: tra quelle cervellotiche e semplicistiche, c'è spesso una via articolata, complessa, che richiede tempo e sforzo di riflessione,e, ogni tanto, radicalità.

Jean-Olivier, Pisa, 31.1.2018

FONTE CONTROLACRISI.ORG

Nella legge di bilancio vengono ribaditi i tagli decisi l’anno scorso, con un progressivo definanziamento del sistema, che nell’ultimo decennio ha visto la perdita di 65 mila posti letto negli ospedali, la riduzione di 40 mila addetti in organico, dei quali 15 mila medici, oltre all’eliminazione di 35 mila precari, con l’età media del personale salita a 54 anni. A fronte di una situazione simile la Cgil ribadisce il suo giudizio negativo. Rossana Dettori, segretaria confederale Cgil, commentando le dichirazioni della ministra Lorenzin sottolinea che "i fondi attuali sono insufficienti e non sappiamo neanche se l’ipotesi d’aumento del costo delle sigarette per trovare 500 milioni in più passerà o meno".

Intanto, il superticket resta, e al massimo sarà rimodulato regione per regione, "finendo con l’accrescere le diseguaglianze nel nostro Paese. È una tassa ingiusta, che grava sulle persone malate e rende inesigibile il diritto alla salute dei cittadini, che è garantito dalla Costituzione. Per questo, continueremo imperterriti la mobilitazione e a gennaio decideremo con quali modalità", aggiunge Dettori. Oltre alla sanità, c’è il tema del sociale, "dove ci battiamo per l’approvazione di una legge sulla non autosufficienza. Alla base, c’è il fatto che non può essere il ministero dell’Economia a decidere le politiche sanitarie del Paese, ma deve farlo il governo”, ha detto la dirigente sindacale".Inoltre, torna a registrarsil’intasamento di pronto soccorso e ospedali. "Anziché avviare un piano di rimodulazione della rete sanitaria esistente, si è proceduto unicamente a tagliare posti letto e prestazioni - spiega Dettori - chiudendo e accorpando nosocomi sul territorio. Tutto ciò ha prodotto l’attuale caos, con file estenuanti cui vengono sottoposti i cittadini". Malgrado le carenze annose di personale e i carichi di lavoro sempre più gravosi, gli addetti rimasti riescono a garantire a prezzo di grossi sacrifici l’assistenza ai malati: basti pensare, che di media, l’orario di lavoro è salito da 36 (per contratto) a 44 ore settimanali, con gli straordinari diventati prassi quotidiana e spesso neanche più retribuiti per mancanza di risorse. Stante la situazione.

FONTE  EFFIMERA

Da due anni alla frontiera con la Francia si concentrano centinaia di persone, bloccate per le ripetute decisioni dei governi degli Stati della UE che di fatto, in quest’ambito, negano il riconoscimento dei diritti e doveri fondanti l’Unione Europea.

Dal punto di vista normativo, per quanto riguarda lo stato italiano, l’art. 32 della Costituzione è certamente di natura precettiva e non soltanto programmatica; dunque le istituzioni della Repubblica sono vincolate da un obbligo di tutela della salute, elevata al rango giuridico di fondamentale diritto dell’individuo. Nel nostro ordinamento vengono espressamente garantite cure gratuite agli indigenti, senza preclusioni o limiti.

La salute delle persone in sosta e transito a Ventimiglia è stata invece gravemente condizionata, oltre che dalla privazione di libertà di movimento (e qualche volta anche personale) o dalla mancanza di autodeterminazione, anche e soprattutto dalle carenze igienico sanitarie nei luoghi di transito o di stazionamento in cui queste donne, questi bambini e questi uomini sono ristretti o costretti.

A partire dal 2015 diversi sono gli insediamenti informali in cui più o meno temporaneamente le persone stazionano prima di tentare di proseguire il proprio viaggio, dove, come medici volontari e solidali, abbiamo tentato, con scarsi mezzi, di visitare e di curare. Sarebbe stato un dovere delle istituzioni, ma noi ed altri solidali abbiamo tentato di supplire alle colpevoli omissioni dell’apparato pubblico, degli organi comunali e regionali, utilizzando spesso l’ascolto e l’attenzione, magari fornendo indicazioni semplici di igiene, come quella di non bere l’acqua del fiume.

Da un campo informale all’altro, durante questi due anni (2015-2017) si è passati attraverso sgomberi successivi. Stravolgendo il significato reale dell’art. 32 della Costituzione le autorità hanno concepito la tutela della salute non soccorrendo i bisognosi di aiuto (gli indigenti senza mezzi), ma rimuovendoli e cancellandoli per evitare il contatto fisico con i residenti. La deportazione risulta essere stata l’unico provvedimento di carattere igienico sanitario; in mancanza di qualsiasi pianificazione rivolta a risolvere il problema permanente e legato a oggettive circostanze storico-politiche queste misure repressive hanno comportato, invece, un’ulteriore precarizzazione delle condizioni di vita dei soggetti presenti nel territorio. ...continua a leggere "Violazione del diritto alla salute, al confine con la Francia – di Amelia Chiara Trombetta, Antonio G. Curotto, Gianni Giovannelli"

FONTE : 03.11.2017 - Pressenza London

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Con 9 milioni di morti all’anno, l’inquinamento uccide più della guerra, del fumo e di varie altre malattie messe insieme
Panoramica dei principali effetti sulla salute umana di varie forme di inquinamento (Foto di Mikael Häggström, Wikimedia Commons)

La rivista Lancet mette in risalto che l’inquinamento è una “profonda e dilagante minaccia che colpisce molti aspetti del benessere e della salute umana.”
di Andrea Germanos, editorialista per Common Dreams

L’inquinamento, “una delle più grandi sfide esistenziali nell’epoca dell’Antropocene“, uccide 9 milioni di persone all’anno, più delle morti causate dal fumo, tre volte di più delle morti causate dall’AIDS, dalla tubercolosi e dalla malaria, e 15 volte di più delle morti causate dalla guerra e da altre forma di violenza.

I dati vengono dall’ultimo nuovo studio globale sull’inquinamento e salute pubblicato su Lancet, che chiede una mobilizzazione di risorse ed un’azione politica capace di affrontare una minaccia pesante e diffusa in tutto il mondo.

“L’inquinamento è molto di più di una sfida ambientale, è una minaccia profonda e pervasiva che coinvolge molti aspetti della salute e del benessere umano. Merita tutta l’attenzione dei leaders di tutto il mondo, della società civile, dei professionisti della salute e delle persone”, dichiara il professore Philip Landrigan, della Ichahn School of Medicine di Mount Sinai, co-direttore della Commissione Internazionale biennale di Lancet.

L’inquinamento dell’aria, sia esterna che domestica, gioca il ruolo più importante nelle morti causate da inquinamento (6,5 milioni nel 2015), ed è responsabile di malattie cardiovascolari, tumori polmonari e malattie polmonari ostruttive croniche (COPD).  Inoltre l’inquinamento dell’acqua, dei luoghi di lavoro (come l’esposizione all’asbesto) e l’inquinamento da piombo, aggiungono altre morti al bilancio totale, che secondo i ricercatori è sottostimato.

Se si osserva chi è maggiormente coinvolto, si può vedere che esiste una diffusa iniquità. La quantità di morti causate da inquinamento (92 percento) colpisce i paesi a basso o medio reddito. India e Cina registrano il più alto numero di morti, rispettivamente con 2,5 e 1,8 milioni. Inoltre i ricercatori rivelano che, globalmente, le morti sono prevalenti tra le minoranze e gli emarginati.

L’inquinamento è un problema estremamente costoso. Anche ignorando l’impatto economico e. guardando soltanto ai costi del welfare, si arriva a 4600 miliardi di dollari o al 6,2 percento del prodotto interno lordo mondiale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha applaudito alle nuove analisi. “L’inquinamento è il sintomo e una conseguenza non voluta di uno sviluppo malato e insostenibile” scrivono Maria Neira, Michaela Pfeiffer, Diarmid Campbell-Lendrum, e Annette Prüss-Ustün del Dipartimento dei Determinanti ambientali e sociali della Salute Pubblica.

“Se vogliamo ridurre in modo sostanziale il peso globale delle malattie dovute all’ambiente, abbiamo bisogno di agire a monte e affrontare gli elementi chiave e le fonti dell’inquinamento, così da assicurare che le politiche di sviluppo e gli investimenti siano sani e sostenibili e che le scelte che facciamo, a livello governativo, privato e individuale, possano coltivare un ambiente più sano e sicuro. In altre parole, abbiamo bisogno di andare verso l’approccio del “non fare danno” e assicurare che lo sviluppo migliori in maniera attiva ed esplicita le condizioni ambientali e sociali, che favoriscono e sono causa di malattie” essi aggiungono.

Secondo Pamela Das, editore esecutivo senior, e Richard Horton, capo-redattore di Lancet, questi nuovi dati dovrebbero essere “un tempestivo appello all’azione”.

“Ora è il momento di accelerare la nostra risposta collettiva. Le attuali e future generazioni meritano di vivere in un mondo senza inquinamento”, scrivono in un commento sui dati pubblicati.

 

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

fonte  Saluteinternazionale

Autore :  Gavino Maciocco

Avvicinandosi sempre di più la data delle elezioni, cresce l’ansia della ricerca del consenso.  Rimarranno come al solito in ombra le questioni che riguardano la vita delle persone e il futuro del paese, tra cui la più importante è la crescita delle diseguaglianze, anche nell’assistenza sanitaria, tra classi sociali e tra diverse aree del paese.  La sinistra e i sindacati si stanno rendendo complici di un disegno caro alla destra: la creazione di un pilastro assicurativo privato, di fatto alternativo al sistema sanitario pubblico, destinato a divenire una struttura residuale, a uso e consumo dei poveri e dei bisognosi.


Nell’editoriale di Repubblica di domenica 17 ottobre 2017, dal titolo “Renzi e la politica del neurologo”[1], Eugenio Scalfari si rivolge al segretario del PD dandogli dello psicopatico e invitandolo caldamente a curarsi.  Il motivo della severa e inusuale critica del fondatore di Repubblica, generalmente benevolo nei confronti dell’ex-premier, è il suo comportamento tenuto nella nota vicenda Bankitalia. Comportamento definito da Marco Meloni, deputato PD “un atto di teppismo parlamentare, che squassa l’equilibrio tra le istituzioni”[2].  “Per lucrare qualche migliaia di voti si distrugge un pezzo dello Stato”, commenta il costituzionalista Sabino Cassese[3]. Parere analogo quello di Ezio Mauro che scrive: “Più che la preoccupazione per la sicurezza di correntisti bancari e risparmiatori, nell’offensiva di Renzi contro il governatore di Bankitalia c’è un’evidente ansia da campagna elettorale”[4].

Purtroppo la cappa di ansia da campagna elettorale opprime l’Italia da alcuni mesi. A farne le spese soprattutto i migranti diventati improvvisamente “merce politica oltremodo appetibile, in un mercato dei partiti e dei leader stremato, asfittico, afasico; impossibilitati a essere soggetto politico in proprio, si trovano di colpo trasformati in oggetto della politica altrui, che vede qui, sui loro corpi reali e simbolici, le sue scorciatoie alla ricerca del consenso perduto”[5].

Stiamo assistendo semplicemente — e tragicamente — al contatto e all’incontro tra la domanda politica più spaventata e meno autonoma degli ultimi anni e un’offerta politica gregaria del senso comune dominante, opportunistica, indifferenziata. La prima – osserva E. Mauro – chiede tutela quasi soltanto attraverso l’esclusione, il respingimento, il “bando”, accontentandosi di non vedere il fenomeno purché le città che abita siano ripulite e i banditi finiscano altrove, non importa dove. L’altra asseconda gli istinti e rinuncia ai ragionamenti, sceneggiando prove di forza con i più deboli, alla ricerca di un lucro politico a breve, che mette fuori gioco ideali, storie, tradizioni, identità politiche, e cioè quella civiltà italiana dei nostri padri e delle nostre madri che si vorrebbe difendere”[5].  Così abbiamo dovuto assistere all’indecente competizione tra chi gettava più fango addosso alle organizzazioni umanitarie che salvavano le vite nel Mediterraneo, al blocco degli sbarchi nei porti italiani,  alla negazione dei più elementari diritti, del diritto d’asilo a quanti, costretti  alla fuga dalla guerra e dalla fame, non sono messi in condizione di raggiungere i paesi dove questo diritto possa essere esercitato, al rinvio sine die della legge sulla cittadinanza, detta Ius Soli (vedi Se il sentimento umanitario finisse in minoranza).

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Il 5 e 6 novembre si riunirà a Milano il G7 sulla salute; i potenti della terra discuteranno su come trarre ulteriore profitto dalla nostra salute e dalla devastazione del pianeta…

Decine di associazioni, da anni attive nella difesa della salute collettiva, hanno costituito il comitato “La salute senza padroni e senza confini” che, insieme al GUE/NGL – il gruppo della Sinistra Unita Europea al Parlamento europeo – e al gruppo consiliare “Milano in Comune”, organizza il “FORUM INTERNAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E ALL’ACCESSO ALLE CURE” che si svolgerà a Milano sabato 4 novembre c/o lo spazio ” BASE” in via Bergognone 34, dalle 9 alle 19.
Vi parteciperanno: scienziati, medici, ricercatori provenienti da tutta Europa, dalla Turchia e dall’India, europarlamentari ed esperti di sanità di Podemos e del Sinn Fein.
Tutte le informazioni del Forum sono disponibili ai link: Forum internazionale la salute è un diritto di tutti
Il programma è in allegato ed è consultabile anche al link: Programma , quando la pagina si apre è necessario scendere brevemente.
L’obiettivo è quello di elaborare proposte concrete e realizzabili sui medesimi temi sui quali la ministra Lorenzin ha convocato il G7: le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici e l’accesso ai farmaci.

Il giorno seguente, domenica 5 novembre, sempre a Milano, ma c/o il “Residence AldoDice26x1” in via Oglio 8, dalle 9 alle 17 si svolgerà l’incontro nazionale dei movimenti e delle associazioni impegnate nella difesa della salute..

FONTE POSSIBILE 

Diranno che gli stanziamenti per la sanità pubblica sono in rialzo. Diranno che si tratta di un miliardo in più dall’anno scorso. Diranno che loro, la spesa pubblica sanitaria, l’hanno aumentata. Diranno, e quelli che invece conoscono la reale portata dei numeri contenuti nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza del 2017, faranno una fatica immensa per farsi sentire.

Prima che cominci il chiasso delle dichiarazioni, lo scriviamo qui, per semplicità di ricerca: la spesa sanitaria, in rapporto al PIL Nominale, scenderà dal 6,6% del 2017 al 6,5% nel 2018, al 6,4% nel 2019, al 6,3% nel 2020. Non ci sono cifre indicate per il 2021 semplicemente perché è fuori del periodo di programmazione. Stiamo parlando di 114 miliardi di euro nel 2017, 115 nel 2018, 116 nel 2019 e forse 119 nel 2020.

Sebbene le previsioni di spesa siano in positivo, con aumento della dotazione di 5 miliardi nei tre anni della programmazione (+1 nel 2018, +1 nel 2019, +3 nel 2020), il livello della stessa rischia di essere drammaticamente al di sotto del limite indicato dall’OMS – il 6,5% del PIL – come soglia oltre la quale la qualità delle cure precipita. E il ricorso al privato potrebbe ulteriormente crescere. Nel 2016, a fronte dei 112 miliardi di euro di spesa pubblica sanitaria, le famiglie italiane hanno dovuto spendere ulteriori 33,9 miliardi nel settore privato, +0.38% rispetto all’anno precedente, +8% dal 2012.

Lo scenario che le statistiche disegnano del nostro paese è quello di un continuo invecchiamento della popolazione. All’inizio del 2017, i cittadini residenti hanno un’età media di 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (corrispondenti a circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007. Gli individui con più di 65 anni superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale. Erano 11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1% (cfr. ISTAT, Marzo 2017). La Ragioneria Generale dello Stato, nel Rapporto n. 18, ha prodotto una serie di valutazioni sulla base di differenti scenari. In uno di questi, definito Pure Ageing Scenario (si ipotizza una relazione diretta fra aumento dell’età media ed aumento dell’accesso alle cure e di conseguenza incremento della spesa pubblica), il rapporto fra spesa sanitaria e PIL, dopo esser sceso al 6,3% nel 2020 (come nella Nota di Aggiornamento del DEF 2017), dovrebbe giocoforza tornare a salire progressivamente sino a superare il 7% nel 2040 e a raggiungere il picco del 7,8% nel 2055. Ma sono previsioni che non tengono conto della decisione politica, ovviamente.

Una decisione politica che non risponde ai reali bisogni di salute della nostra popolazione.
L’auspicabile aumento dell’aspettativa di vita è, almeno in questa fase storica, inevitabilmente legato ad un aumento delle cronicità. In questo quadro, almeno nel breve termine, la spesa sanitaria non può che essere incrementale.

Per garantire il diritto alla salute di tutte e tutti, è necessario operare su tre fronti.
Nel lungo periodo è quindi necessario che le nostre politiche sanitarie siano basate sulla prevenzione e sugli interventi di “habitat”, quindi intervenire su ambiente (inteso anche come ambiente di lavoro), casa, reddito, che sono determinanti di salute di primaria importanza, imprescindibile per produrre ricchezza intesa come assenza di malattia.

Nel medio periodo è necessario mettere finalmente mano a quella riorganizzazione dei servizi che la stessa OMS ritiene indispensabile, quindi un’inversione di coefficienti di spesa tra territorio e ospedale a favore del primo (mentre in Italia è il contrario), e più in generale dare vita a politiche sanitarie fortemente basate sulle cure primarie e sulla presa in carico globale dei cittadini.

Nel breve termine, per rendere possibile tutto questo, è fondamentale rifinanziare il Sistema sanitario nazionale pubblico e universalistico, che non può subire tagli ulteriori. Anche i risparmi ottenuti dalla correzione di sprechi (che pure esistono e continuano ad esistere, indifferenti ai tagli lineari visti in questi anni) vanno reinvestiti nel Ssn.

Il diritto alla salute va garantito pienamente a tutte e tutti, tanto nell’interessa sociale della comunità quanto in quello del reale perseguimento di un equilibrio economico del nostro sistema. L’obiettivo del 6,5% è quindi una soglia minima che solo un governo irresponsabile può pensare di disattendere. Questo sì non possiamo permettercelo.

Davide Serafin
Francesco Foti

vaccini

 

FONTE SINISTRA.CH  CHE RINGRAZIAMO

in Editoriali/Opinione di

In questi giorni si sta molto dibattendo nella vicina Italia – e conseguentemente in parte anche in Ticino – sulle vaccinazioni, a seguito del decreto ministeriale relativo all’obbligo delle stesse. Si tratta di una decisione provocata dal calo della copertura vaccinale, dovuta a chi irresponsabilmente – preso da complottismi vari – arriva a giocare con la salute dei bambini. Premetto che non è mia intenzione analizzare il caso specifico italiano, ma piuttosto partire da lì per generalizzare il discorso.

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Autore Franco Cavalli
fonte area7.ch
Recentemente sono stato per quasi due settimane in quattro paesi del Centro America e poi a Cuba. Su tutto ciò riferirò più ampiamente nel prossimo numero dei Quaderni del Forum Alternativo e nelle pubblicazioni dell’Associazione per l’aiuto medico al Centro America (Amca), dato che lo scopo principale del mio viaggio era appunto quello di visitare i progetti di questa associazione. Qui mi limito a raccontare soltanto una delle impressioni forti vissute durante questo viaggio.

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Fonte: controlacrisi.org
Giovedì 1 giugno inizia il festival dell’economia numero 12 a Trento con un titolo “la salute diseguale” e Tito Boeri nel presentare il festival si dice “affascinato dal lavoro dei medici” nel tentativo di dare l’immagine di un festival attento ai problemi della salute, ma, se andiamo a guardare dentro il festival si possono intravvederne i contorni di classe e un invito velato alla privatizzazione della sanità e della tutela della salute.
Non “la salute diseguale” ma “la salute di classe” sarebbe il titolo più azzeccato di questo festival.

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Ospedali e sanità

di Ivan Cavicchi

Al dottor Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute Spa, che, su Qs del 21 aprile, senza mai nominarmi apertamente, mi ha rivolto un sacco di critiche, desidero rispondere come si dice “per le rime”, cioè lealmente e direttamente, eliminando i sottintesi, le ellissi e soprattutto l’indicativo generico tipo “qualcuno dice” o “si dice”.

Caro dottor Vecchietti lasciamo perdere i giochetti e le tecnicalità, i nominalismi, e soprattutto la smetta di mostrarsi come l’uomo buono e giusto che vuole salvare il mondo, mostrando gli altri che contrastano i suoi interessi finanziari, come dei rottami ideologici del passato. Pensa davvero che non conosca la differenza tra le diverse specie di mutue? Se parlo genericamente di “mutue” sappia prima di tutto che lo faccio per farmi capire nel modo più semplice e per far capire che gli interessi che lei legittimamente rappresenta stanno mettendo in pericolo i diritti che, come avrà capito, altrettanto legittimamente io difendo. Per cui, se crede, facciamo una discussione seria ma a carte scoperte.

L’ideale della giustizia

Comincerei con una domanda: quando parliamo di sanità, di mutue, di seconda gamba, di universalismo, qual è il l’ideale regolativo di partenza? Lo scopo dello scopo?

Per me è la giustizia che, per me, funziona come la verità rispetto ad un pensiero, l’interesse rispetto all’economia, il valore morale rispetto all’etica. J. Rawls, che non è un marxista e neanche l’ideologo del movimento 5 stelle e men che mai l’ispiratore della Leopolda (magari fosse), è un filosofo liberale probabilmente, a sentire Amartya Sen, il più lucido critico dell’utilitarismo (concezione filosofica che pone la ricerca dell’utile individuale come motivo fondamentale dell’agire umano). Egli è l’autore della teoria sicuramente più citata negli ultimi 40 anni quella della “giustizia come equità”.

Egli sostiene una cosa che, quando penso alle mutue del dottor Vecchietti, mi viene sempre in mente: le cose (leggi, istituzioni, mutue, incentivi, ecc.) se sono ingiuste, anche se fornissero un certo grado di benessere alla società o a parti di essa nel suo complesso, andrebbero cambiate.

E scrive “ogni persona possiede un’inviolabilità fondata sulla giustizia su cui neppure il benessere della società nel suo complesso può prevalere. Per questa ragione la giustizia nega che la perdita della libertà per qualcuno possa essere giustificata da maggiori benefici goduti da altri”, (Una teoria della giustizia, 1971).

Questa tesi ritiene quindi che, prima del valore degli interessi (utilitarismo), viene quello della giustizia (egualitarismo). Una società che pensasse ad esempio con le mutue, di poter controbilanciare i sacrifici imposti ai più deboli con una maggiore quantità di vantaggi goduti dai più forti, per Rawls, sarebbe una società ingiusta. E io, se penso alle mutue, sono d’accordo con lui.

Per “egualitarismo” si intende una concezione politico-sociale tendente a realizzare un’uguaglianza di fatto, fondata sull’equa ripartizione dei beni e delle ricchezze tra tutti i membri della collettività. La salute è un bene solo se è giusta. Il diritto alla salute senza giustizia diventa un privilegio di qualcuno contro qualcun altro. Le mutue alla fine sono tutele privilegiate. Ecco perché difendo e difenderò sempre l’universalismo.

Una sanità “bene-ordinata” (come la chiamerebbe Rawls) non è solo quella che promuove il bene salute, ma soprattutto è quella che redistribuisce questo bene in modo egualitario. Seguendo l’insegnamento di Rawls le mutue sarebbero giuste solo se producessero benefici maggiori in particolare per i membri meno avvantaggiati della società.

...continua a leggere "Le “nuove” mutue e quella “triste” nostalgia del parastato"

03.05.2017 - Comité pour l’abolition des dettes illégitimes (CADTM)

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

Clinica greca autogestita rifiuta premio del Parlamento Europeo

“Sarebbe del tutto ipocrita accettare un tale riconoscimento quando l’Europa finge di non vedere i bambini malnutriti, i malati di cancro non assicurati che muoiono, le famiglie che soffrono la fame e tutti quelli che vivono senza cibo, senza acqua ed elettricità”.

Di Fatima Martin (CADTM)

La clinica comunitaria metropolitana autogestita di Ellinikò ha rifiutato il Premio del Cittadino Europeo 2015 assegnato dal Parlamento Europeo. Lo stesso Parlamento il cui presidente, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, aveva minacciato i Greci di uscita dall’Eurozona se avessero votato ‘no’ al referendum, ha offerto questo riconoscimento al Centro che si prende in carico i pazienti che hanno perso la copertura sanitaria gratuita.

Un premio che i suoi membri hanno rigettato dichiarando: “Sarebbe del tutto ipocrita ricevere un tale riconoscimento quando l’Europa finge di non vedere i bambini malnutriti, i malati di cancro non assicurati che muoiono, le storie di famiglie che soffrono la fame e tutti quelli che vivono senza cibo, senza acqua ed elettricità per un altro anno”.

I membri della clinica hanno detto che avrebbero approfittato della loro visita a Bruxelles per cercare di fare una campagna contro il memorandum e le politiche di austerità imposte alla Grecia. Ma, dopo essere stata informata, la vicepresidente del Parlamento europeo, Sylvie Guillaume del Partito socialista francese, ha fatto cancellare i biglietti aerei e gli alloggi predisposti per la partecipazione dei rappresentanti del Centro alla cerimonia, prevista per il 15 ottobre 2015 a Bruxelles, dicendo che non trovava appropriata la loro partecipazione. “L’evento e la cerimonia sono un’occasione speciale per riconoscere tutti i vincitori e non dovrebbero essere utilizzati per altri scopi, e ciò non ha nulla a che vedere con la qualità del vostro operato”, ha detto.

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Il 29 aprile si è svolta a Berlino una manifestazione contro la fusione Bayer Monsanto. Una manifestazione piccola, non più di 500 giovani e ragazze, studenti universitari o delle scuole superiori.
I media affrontano la vicenda complessa delle trattive per la fusione soltanto dal punto di vista economicista. Non una parola viene spesa dai giornali e dai media per quanto riguarda i futuri impatti per l'ambiente e per la salute delle popolazioni.
Sugli aspetti di rischio per la salute rinviamo ad alcuni articoli in rete l'approfondimento. Riteniamo invece importante sottolineare che questo tema sollevato dai ragazzi e dalle ragazzine del corteo di ieri sia di grande rilevanza.

Elenchiamo alcuni articoli d'informazione ed approfondimento sul tema

Fusione Bayer-Monsanto, un disastro da evitare per l’agricoltura mondiale

PROTESTE A BRUXELLES CONTRO LA FUSIONE BAYER-MONSANTO

fonte saluteinternazionale.info

Autore : Gavino Maciocco

Per far prosperare il welfare aziendale e le assicurazioni private è necessario mettere in ginocchio il servizio sanitario pubblico. È quello che hanno fatto i governi in questi anni. Così si manda in soffitta l’universalismo perché la popolazione – secondo la mozione di Renzi alle Primarie –  è destinata a dividersi tra coloro (i più) che devono accontentarsi di un “pavimento” pubblico sempre più basso e più povero e coloro che – tramite il mercato assicurativo – possono salire ai piani più alti.


La Leopolda del 2011 (la seconda della serie, la prima nel 2010 aveva visto il sodalizio Renzi-Civati, poi sciolto) aveva come slogan “I dinosauri non si sono estinti da soli”. L’evento che si tenne a Firenze dal 28 al 30 ottobre aveva l’ambizioso obiettivo di lanciare 100 idee innovative che avrebbero rivoluzionato la vita del nostro rattrappito paese. Non mancavano le proposte per la sanità collocate, dal 39° al 44° punto, all’interno del capitolo intitolato “Far quadrare i conti per rilanciare la crescita”.

Dopo aver letto quelle proposte scrivemmo un post dal titolo “La sanità brontosaura di Renzi, dato che c’era ben poco d’innovativo in quelle proposte, per lo più vecchie e riciclate. Ma – come ci fece notare un lettore (Franco Carnevale, medico del lavoro) in un suo commento – c’era un’altra idea (la n. 29), al di fuori del paragrafo dedicato alla sanità, questa sì innovativa e sorprendente: una gagliarda proposta liberista, la privatizzazione dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali.

Va anche detto che di quelle idee (insignificanti o poco meditate) non ci sarà alcun seguito, non resterà traccia.  Le Primarie del 2013 per la Segreteria del PD furono stravinte da Matteo Renzi, che si presentò con una mozione dal titolo “Cambiare verso”, che non conteneva neppure un accenno alla sanità.  In quindici pagine di testo la parola “salute” era citata solo due volte, di cui una riferita alla salute del partito e l’altra al PIL.  Anche la parola “welfare” era usata pochissimo – due volte di sfuggita – mentre un intero paragrafo veniva dedicato al Terzo settore, con il significativo ed evocativo titolo: “Terzo settore, anzi il primo”.

Per le Primarie 2017, in programma tra pochi giorni, Matteo Renzi ha proposto una mozione molto più lunga (41 pagine), dal titolo “Avanti, insieme”, inutilmente ma volutamente prolissa, scritta per non essere letta. A differenza della mozione del 2013, questa volta a “Welfare e Salute” sono dedicate più di tre pagine (Capitolo 6). Tuttavia i lettori che cercheranno di appassionarsi alla loro lettura rimarranno delusi. Non una parola, una proposta sui temi più urgenti della sanità italiana: il peso crescente delle malattie croniche e la mancanza di interventi di prevenzione e di contrasto; i milioni di cittadini che rinunciano a curarsi; le diseguaglianze nella salute e nell’assistenza sanitaria che penalizzano soprattutto il Sud; il costo eccessivo dei farmaci innovativi e lo scandalo dei brevetti usati per speculazioni finanziarie, per lucrare sulle malattie (e sulla vita) dei pazienti. Neanche un accenno alla questione delle vaccinazioni e dei vaccini, che pure negli ultimi tempi è stato uno dei principali cavalli di battaglia di Renzi e dei renziani (soprattutto dopo la trasmissione di Report), a dimostrazione della strumentalità della polemica.

Per questo Piero Ignazi ha buone ragioni a denunciare – in un articolo su La Repubblica (dello scorso 23 aprile) dal titolo “PD, le primarie del nulla” –  lo sconcerto per “l’irrilevanza sostanziale dei temi in discussione”, arrivando alla conclusione che “l’ex-premier è rimasto padrone del campo, ma gli spettatori stanno ormai abbandonando gli spalti”.  Del resto non è possibile che la categoria degli “spettatori” progressisti possa digerire ciò che si afferma negli ultimi righi del Capitolo 6 della mozione renziana, che per comodità di esposizione suddividiamo in due parti.

“Tutto questo richiede di ripensare il welfare italiano, fare una scelta contro la categorialità e a favore dell’universalismo: tutti quanti sono in una determinata condizione di bisogno devono avere diritto a forme di protezione, indipendentemente dal fatto se siano lavoratori o lavoratrici dipendenti o autonomi, o se lavorino o meno”.

Ora è vero che Renzi aveva solo 3 anni di età quando nel 1978 il Parlamento approvava la legge 833, ma qualcuno dovrebbe ricordargli che quella legge, che istituisce il Servizio sanitario nazionale, afferma solennemente i principi dell’universalismo e del diritto alla salute (e non a generiche “forme di protezione”), così come recita l’art. 1 (tuttora in vigore):

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”.

Ma è proprio la rimozione più o meno consapevole di questo art.1 della L. 833/78 (che trae origine dall’art. 32 della Costituzione) che porta a negare l’universalismo.  Infatti – secondo la mozione di Renzi – la popolazione è destinata a dividersi tra coloro (i più) che devono accontentarsi di un “pavimento” pubblico sempre più povero e basso e coloro che – tramite il mercato assicurativo – possono salire ai piani più alti.

“Le trasformazioni dell’economia portano alla creazione di un pavimento di diritti sociali accessibili a tutti, sui quali si innestano poi diritti ulteriori, costruiti con la contribuzione, individuale o collettiva, cumulabili nel tempo, portabili tra stati occupazionali, trasferibili nelle fasi del ciclo di vita e utilizzabili per vari scopi a richiesta del cittadino (formazione, periodi di sabbatico, periodi di cura). Solo così saremo in grado di affrontare e governare i cambiamenti che ci attendono, prendendoci cura di ciascuno in base all’effettivo bisogno di protezione”.

L’idea di un secondo pilastro assicurativo, di tipo privato, si trova nel Libro Verde di Maurizio Sacconi del 2008 (IV Governo Berlusconi), ma ha acquistato una forza crescente negli ultimi anni, man mano che da una parte il servizio sanitario nazionale s’indeboliva e veniva reso sempre meno efficiente e accessibile, e dall’altra le forme alternative, private, individuali e collettive, di welfare – come le assicurazioni integrative aziendali – diventavano  sempre più appetibili mediante misure fiscali di vantaggio.

Il Pd, – scrive Ivan Cavicchi – fino a prova contraria, cioè salvo mozioni diverse, è ormaiil partito dell’anti-universalismo, delle mutue e della speculazione finanziaria”. E aggiunge “Renzi per favorire la speculazione finanziaria sta finanziando con soldi pubblici un sistema privato concorrente a quello pubblico, l’welfare aziendale, cioè un welfare sostitutivo di quello pubblico”[1].

Bibliografia

Cavicchi I. La sinistra deve fermare il Renzi-care. Il Manifesto, 31.03.2017