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Decine di militanti del partito di Matteo Salvini gli hanno urlato di tutto, e il servizio di sicurezza l'ha dovuto scortare al sicuro

Il giornalista Gad Lerner è stato pesantemente insultato da decine di militanti della Lega durante l’annuale raduno del partito in programma oggi a Pontida, in provincia di Bergamo. Secondo la testimonianza del giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli, Lerner è stato «ricoperto di insulti, grida e improperi» e successivamente «accerchiato» da alcuni militanti. Gli addetti alla sicurezza della Lega lo hanno poi dovuto scortare fino all’area riservata ai giornalisti, aggiunge Pucciarelli.

il video

Per leggere l'articolo completo vai alla fonte ILPOST.IT

Articolo di Nadia Urbinati

Pubblicato su Strisciarossa.it

 

L’Enciclopedia Treccani ci dà questa definizione di “stato di diritto”:
“Forma di Stato di matrice liberale, in cui viene perseguito il fine di controllare e limitare il potere statuale attraverso la posizione di norme giuridiche generali e astratte. L’esercizio arbitrario del potere viene contrastato con una progressiva regolazione dell’organizzazione e del funzionamento dei pubblici poteri, che ha come scopo sia la «diffusione» sia la «differenziazione» del potere, rispettivamente, attraverso istituti normativi (unicità e individualità del soggetto giuridico; eguaglianza giuridica dei soggetti individuali; certezza del diritto; riconoscimento costituzionale dei diritti soggettivi) e modalità istituzionali (delimitazione dell’ambito di esercizio del potere politico e di applicazione del diritto; separazione tra istituzioni legislative e amministrative; primato del potere legislativo, principio di legalità e riserva di legislazione; subordinazione del potere legislativo al rispetto dei diritti soggettivi costituzionalmente definiti; autonomia del potere giudiziario), comunemente considerati come parti integranti della nozione di Stato di diritto”. (Leggi quiApre in una nuova finestra la definizione completa)

Chi governa sta sotto la legge e non sopra

Nei paesi anglosassoni l’espressione è forse meglio resa: lo stato di diritto si chiama “the rule of law” – è la legge che governa; i governanti stanno “sotto” non sopra la legge e non la deturpano a loro piacere o secondo le loro convenienze di partito, di maggioranza o di audience. Il governo Lega-5stelle è parzialmente fuori dello stato di diritto, in violazione del governo della legge. Lo è non tanto per le esternazioni e i comportamente dei ministri – la dimensione della pubblicità li fa essere burattini e burattinai di un circo equestre: al mare a fare bacetti con la fidanzata o in spaggia a torso nudo genuflessi ad adorare la venere sotto un bichini (Salvini ama mostrarsi a torso nudo come Mussolini). Ma non è questa la dimensione da considerare quando vogliamo vedere in atto la violazione dello stato di diritto.

Verso uno stato di polizia

Andiamo al DL sicurezza bisApre in una nuova finestra su immigrazione e ordine pubblico, una falcata poderosa verso uno stato di polizia, che assegna al ministero degli Interni un ruolo preponderante nel decidere sulle libertà di tutti, cittadini e non. Il decreto prevede un’ulteriore criminalizzazione del soccorso in mare, la riforma del codice penale, maggiori finanziamenti per i rimpatri e l’estensione dei poteri delle forze di polizia. Litigiosi su quasi tutto, il MoVimento e la Lega si sono trovati in amorevole accordo su questo decreto proto-autoritario, che prevede multe per ogni persona soccorsa in mare e la sospensione o revoca della licenza di nagivazione, che toglie al ministero delle Infrastrutture tutte le pertinente della navigazione assegnando all’Interno il potere di vietare o limitare il transito o la sosta nelle acque territoriali per motivi di ordine pubblico.

...continua a leggere "Attenti al decreto sicurezza bis Salvini e Di Maio uniti nella lotta vogliono demolire lo stato di diritto"

 

FONTE AGENZIA  DIRE.IT  CHE RINGRAZIAMO 

“Vorrei da armatore fare un appello alle associazioni come Confitarma e Assarmatori, alle cooperative di pesca, a coloro che lavorano in mare", dice Metz

ROMA – “Come armatore del veliero Alex mi è stata notificata la sanzione amministrativa perché ha soccorso persone. È uno degli aspetti più odiosi del nuovo decreto sicurezza, perché ha come obiettivo chiaro quello di mandare un messaggio ai naviganti: se trovate qualcuno in mare, lasciatelo morire. Non salvatelo. Ed è un messaggio che non serve alle Ong”. Lo afferma Alessandro Metz, armatore sociale di Mediterranea Saving Humans.

“È ovvio infatti – prosegue- che per chi opera a difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, non sarà una multa, per quanto salatissima, a far indietreggiare: se una vita vale qualcosa, è certamente di più di qualsiasi somma di denaro. Il messaggio è invece per quelli che in mare ci lavorano, ci vivono, per gli armatori di compagnie di navigazione, per capitani di pescherecci, per la gente di mare. Quella straordinaria gente che ha salvato, in questi anni, decine di migliaia di vite senza riflettori puntati, e solo perché chi va in mare sa cos’è il mare. Sa come ci si comporta in mare, sa che ci si deve aiutare uno con l’altro”, conclude.

“Vorrei da armatore fare un appello alle associazioni come ConfitarmaAssarmatori, alle cooperative di pesca, a coloro che lavorano in mare: bisogna dare un segnale forte contro questa norma, che mette in pericolo tutte le vite in mare, non solo quelle dei migranti. Se passa il messaggio che in mare bisogna voltarsi dall’altra parte, – conclude Metz – può toccare a ognuno di noi la prossima volta, di chiedere aiuto e di non essere ascoltati.”

Riteniamo utile pubblicare questo articolo di Christian Raimo perchè analizza il fenomeno populista incarnato dalla Lega e propone alcune idee interessanti per combatterlo. Ringraziamo l'Autore e il Blog Minimaetmoralia.it

 

PERCHÉ SALVINI HA VINTO E COME COMBATTERLO. QUALCHE IDEA PER LE LOTTE CHE CI ASPETTANO.

di Christian Raimo

FONTE  MINIMAETMORALIA

Matteo Salvini nel giro di nemmeno un anno è diventato il soggetto pubblico sottinteso.

Se iniziamo un qualunque discorso con un soggetto sottinteso alla terza persona singolare – “Hai sentito cosa ha detto?”, “Poco fa ne ha sparata un’altra delle sue”, “Sembra crescere”, “Non mi piace” – è molto plausibile che ci riferiamo a lui. Una simile penetrazione nel linguaggio pubblico era accaduta a Berlusconi, e in misura minore a Renzi. La relativa velocità con cui l’ascesa di Salvini è avvenuta è anche un fattore non trascurabile.

Salvini (d’ora in poi S) è riuscito a inventarsi quella che Laclau chiamerebbe una ragione populista sfruttando tre debolezze della democrazia italiana. Il suo è un populismo triplice. Ha polarizzato il campo politico lungo tre fronti, costruendo un significante vuoto all’intersezione di ognuna di queste. Buonsenso vs intellettuali, italiani contro stranieri, virilismo contro “buonismo” e “femminilizzazione”. Gli altri due populismi che avevano presa negli ultimi anni – il renzismo e il grillismo – si sono sgonfiati nel momento stesso in cui la creazione del loro significante vuoto e la conseguente polarizzazione non sono state più convincenti. Il fumetto ‘Cittadini onesti contro casta corrotta’ era facilissimo che evaporasse nell’attimo in cui il Movimento Cinquestelle fosse andato al governo; ‘nuovo contro vecchio’ (il refrain populista renziano) era scontato che fosse una strategia controefficace sulla durata per il semplice scorrere del tempo. Il nuovo invecchiato è diventato lo stigma di Renzi. Berlusconi non è mai stato così cretino da presentarsi solo come il nuovo, ma sempre attraverso una simbologia eternizzante – l’amore contro l’odio, il miracolo contro la crisi… – e anche per quello nonostante l’aura grottesca che lo circonfonde è ancora lì.

In tutti e tre i fronti S ha sfruttato una spinta autonoma che si muove con le forme di un backlash nella società italiana, di un arretramento che è al tempo stesso un contrattacco: il risentimento non contro i ricchi o i corrotti ma contro chi ha accesso alla conoscenza di alto livello (le spinte irrazionalistiche che sono la materia psichica di cui sono fatte le fake news), la paura della globalizzazione, il backlash maschilista vero e proprio.

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Riteniamo utile e importante segnalare questo libro uscito da poco tempo nelle librerie italiane.

"… Chiedersi se Matteo Salvini sia fascista non è solo un esercizio inutile, è un grave errore. Perché vuol dire cercare quello che non c’è.
Il fascismo è finito con Mussolini. Quella che non si è mai spenta è la fiamma culturale e ideologica che lo ha alimentato.Una minaccia per la democrazia italiana viene semmai dall’influenza che esercitano i postnazisti nell’entourage e nel partito del ministro dell’Interno. A svelare storia e retroscena di quest’influenza è ora Claudio Gatti, autore di questo podcast e del libro-inchiesta da cui è tratto, “I Demoni di Salvini: i postnazisti e la Lega”, ora in libreria per i caratteri di Chiarelettere…."

Il Blog di Claudio Gatti, autore del libro.

 

 

FONTE  PRESSENZA.COM

 

Il “modello cileno”, mostrato all’estero come il più grande successo del neoliberismo, presenta una realtà molto diversa per milioni di famiglie cilene,” ha affermato Tomás Hirsch, deputato del Partito Umanista Cileno (Frente Amplio), in un intervista con ALAI. Questo si esprime nell’aumento della disparità di reddito e della concentrazione della ricchezza e nell’indebitamento soffocante in cui affonda la maggioranza dei lavoratori. Infatti, “tutti gli indicatori ci pongono come uno dei paesi più diseguali nell’OCSE, con i tassi peggiori di istruzione, sanità, pensioni, qualità delle abitazioni, aree verdi per abitante …”, aggiunge.

Questo “sistema profondamente inumano” non dà priorità alla qualità della vita. Di seguito, uno scambio sulle linee guida politiche del governo cileno, che mettono in discussione la sua qualità morale per poter criticare il Venezuela.

Deputato, il giudizio critico del Presidente Sebastián Piñera sul governo costituzionale di Nicolás Maduro in Venezuela è conosciuto, per quanto riguarda l’attacco da parte del gruppo di Lima e dell’OAS contro la Rivoluzione Boliviana. Vorremmo rivedere alcuni aspetti del vostro paese per verificare la coerenza nell’atteggiamento del governo cileno.

La posizione del presidente Piñera è di un’incoerenza che rasenta il surrealismo politico. Il Cile dev’essere l’unico paese al mondo che, 29 anni dopo la fine della dittatura, ha ancora una Costituzione generata durante la dittatura, scritta da un piccolo gruppo di uomini di estrema destra senza dibattito, “votata” senza registri elettorali, progettata per perpetuare un sistema profondamente antidemocratico. Tranne qualche piccolo aggiustamento, rimane la stessa che manteneva al potere il dittatore Augusto Pinochet. Per quasi 20 anni abbiamo avuto senatori selezionati puntando il dito e un sistema elettorale totalmente truccato. E poi vogliamo dare lezioni sulla democrazia?

Il Cile, pur vantandosi a livello internazionale del suo supposto successo economico, ha una delle peggiori distribuzioni di reddito del pianeta, con un salario minimo vergognoso che non è sufficiente per la sussistenza del milione di lavoratori che lo ricevono. E intendiamo dare lezioni sui diritti sociali? Il sistema pensionistico cileno, anch’esso creato in regime di dittatura e mantenuto dal potere degli affari sul mondo politico, fornisce pensioni misere, vicine al 25% del salario percepito al momento del pensionamento. È una vera e propria violazione dei diritti umani degli anziani. Allo stesso tempo, sanità e istruzione sono imprese e non diritti, definiti dallo stesso presidente come beni di consumo.

Il Cile è l’unico paese al mondo in cui l’acqua è privata al 100%. Le risorse di pesca sono state consegnate in forma perpetua dal primo governo di Piñera  a 7 famiglie, attraverso una legge che è stata pubblicamente riconosciuta come corrotta, approvata con tangenti a ministri e parlamentari. Rame, litio, foreste, energia, tutto, assolutamente tutto, è stato denazionalizzato e consegnato alle multinazionali, che ovviamente parlano molto bene del nostro paese.

...continua a leggere "Tomás Hirsch: Cile, un sistema profondamente inumano"

 

Il grande fiume delle notizie che scorre nel e dal web appare sempre più come avvolto in una nebbia che impregna ogni oggetto della comunicazione.
Le narrazioni, la creazione di nuovi contesti immaginari molto spesso basati su fake news, questi sono i prodotti di nuova generazione degli spin doctor che si avvalgono delle profilazioni di massa…
La manutenzione, la gestione e il rilancio delle paure è il nuovo "lavoro politico" degli specialisti del consenso.
Di solito questi lavori "sporchi" sono delegati a team di specialisti della manipolazione.
La paura dei migranti è la merce più gettonata, viene alimentata, c'è la preoccupazione che il calo dei flussi di naufraghi faccia crollare la tensione e le paure così importanti per la tenuta dell'audience.
Il fiume di merda che viene alimentato è troppo importante perchè si pensi alla soluzione dei problemi.
Un tempo la struttura organizzativa di un partito aveva un certo numero di persone addette alla stampa e propaganda, alla formazione quadri, ai dipartimenti tematici. Tutto questo ai post partiti non serve più. Le politiche economico sociali sono delegate alla elaborazione delle lobbies.
Ai post partitit servono comitati elettorali sostenuti da lobbies. La elaborazione dei programmi politici è data in outsourcing a think tank. Gli eventi formali, convention, raduni dei fans non hanno nulla a che fare coi tradizionali congressi, sono meeting di propaganda, momenti di sperimentazione del grado di consenso di certe parole d'ordine.
Certo può permanere una struttura di partito tradizionale ma nei fatti non conta quasi più nulla, ciò che conta è la retro cucina del consenso, con gli apparati di profilatori e gestori del consenso nei social .
Queste caratteristiche con profili organizzativi diversi sono proprie di partiti post-moderni come Lega di Salvini e Movimento Cinque Stelle.
Nulla avviene per caso: le stesse bizzarrie come quella del Salvini di portare sempre divise della Polizia di Stato o dei Carabinieri non sono frutto di una mania del leader leghista ma una scelta di comunicazione politica.
Le scene sono un pò penose: raduni di militanti che si autoesaltano durante i discorsi del capo che rilanciano gli items che sono parte intima delle convinzioni profonde recuperate dai loro stessi profili.
Per il Movimento 5 Stelle le dinamiche sono analoghe anche se meno grezze.
Per concludere: viviamo in un'epoca post democratica, le forme partito sono mutate profondamente. L'illusione della partecipazione copre forme di manipolazione profonda basata sui big data ricavati dalla profilazione di milioni di persone.
[ Continua ]

Editor

 

Di fronte ai rischi nell'affrontare un processo per la vicenda della nave Diciotti il coraggioso Capitano se la da a gambe.
Meglio non rischiare, sarebbe difficile spiegare le ragioni del sequestro dei naufraghi per giorni sulla nave della Guardia Costiera italiana.
L'ultima trovata per trovare uno straccio di giustificazione riguarda la presunta presenza di terroristi islamici nascosti tra i naufraghi. I n questo caso, a maggior ragione, il ministro doveva sbarcare immediatamente  e identificare con precisione i naufraghi in modo da identificare gli eventuali terroristi o spacciatori…
Dopo le eroiche dichiarazioni di qualche giorno fa nelle quali  il Comandante ribadiva  di volere andare a tutti i costi a  processo, che non intendeva sottrarsi in alcun modo al giudizio della magistratura,   ieri ha cambiato  improvvisamente idea. I consigli di consulenti legali di fiducia l'hanno dissuaso a fare lo sbruffone, verosimilmente la preoccupazione di una eventuale condanna hanno indotto il dietrofront e la richiesta di solidarietà a tutto il governo.
Questa giravolta ha messo nei guai i M5S . Ora il giochetto è scoperto: devono condividere tutte le responsabilità del ministro. Non si possono più nascondere: hanno anche loro una responsabilità rispetto alle nefandezze compiute dal ministro degli interni.
Per gli elettori in buona fede del M5S è giunto il momento per una serie riflessione sul vicolo cieco in cui si sono infilati con il Contratto. Il "sequestro" dei naufraghi della nave Diciotti non era previsto … nel Contratto…

G.R.

 

Lo scempio della nave SEA WATCH bloccata alla rada con 49 ostaggi-naufraghi a bordo, gli atti sempre più ossessivi del ministro degli interni sono la cifra di questa fine del mese di gennaio 2019.
Un argomento importante, la gestione dei flussi migratori,  per il momento non più prioritario, viene enfatizzato come fosse l'inizio e la fine di tutti i problemi di questo povero e disgraziato paese.
I dati dei flussi migratori sono crollati. Sulla enfatizzazione dei flussi migratori , " siamo invasi", si vuole continuare ad alimentare una tensione inautentica ed una polarizzazione dell'opinione pubblica utile per la campagna elettorale leghista per le elezioni europee del 26 maggio.
In questa rappresentazione delirante della realtà Salvini e Di Maio vorrebbero continuare fino maggio e forse oltre. Mentre si polarizza giustamente l'attenzione sullo scempio delle politiche del ministro dell'interno verso i migranti circa centomila ragazze e ragazzi se ne sono andate e andati dall'Italia per cercare opportunità di lavoro anche molto qualificate all'estero.
I provvedimenti del reddito di cittadinanza e quota 100 molto ridimensionati rispetto alle promesse elettorali saranno forse l'unico atto di governo nei prossimi mesi.
I cinque stelle perderanno molti consensi perchè la linea "governativa" di Di Maio ha svuotato l'impianto ideologico che in qualche misura aveva convinto fascie di elettorato non di destra a votarli, come atto di fiducioso "investimento".
Ora questo "investimento" si è volatilizzato per l'adattamento del M5S alle politiche salviniane.
Bisogna ricominciare a parlare dei problemi da risolvere nel breve e medio periodo.
Non voglio ripetere l'elenco: occupazione e nuovi lavori da sviluppare con investimenti strategici, riassetto ambientale, strategie di riorganizzazione del sistema dei pubblici servizi, ecc
L'imperativo è cominciare a rimettere in agenda queste priorità e mantenere al contempo una presenza forte per contrastare la deriva disumana delle politiche del ministro degli interni contro gli immigrati.

Gino Rubini, editor di Onde Corte

 

FONTE ARTICOLO21

Tagli! Tagli! Tagli! Tagli all’editoria! L’attuale Governo dice di aver raggiunto il suo obiettivo cercando di far credere ai cittadini che è un risparmio per le casse dello Stato. E’ tra le più grandi fakenews che esperti di mistificazione hanno impacchettato e servito come amaro regalo di Natale a 10mila persone che lavorano nelle 150 testate mirate e colpite da questa legge di bilancio già sbilanciata, a dir poco, nell’impostazione. Esultare per questo obiettivo raggiunto, invece, vuole dire danzare in modo macabro sulla pelle delle famiglie di 10mila persone. Vuol dire anche sottrarre occupazione ad un settore che garantisce pluralismo e democrazia, quello della libera editoria, appunto. Vuol dire attentare alla nostra Costituzione, in particolare all’articolo 21 sulla libertà di informazione.

...continua a leggere "ControCorrente: unico motivo dei tagli, imbavagliare l’informazione"

Fonte Alfabeta2

Heike DoeringCardiff UniversityGlenn MorganUniversity of Bristol, e Marcus GomesUniversity of Exeter

 Il Brasile ha appena vissuto una delle elezioni più importanti e divisivedalla fine della dittatura militare del paese dal 1964 al 1985. Le prime elezioni presidenziali dall’impeachment di Dilma Roussef nel 2016 hanno avuto luogo in uno scenario di instabilità politica ed economica. E questo si è rivelato terreno fertile per il vincitore – il conservatore populista di estrema destra, Jair Bolsonaro.

Molto è stato detto della retorica trumpiana anti-establishment di Bolsonaro e del palese disprezzo verso i diritti delle minoranze, che hanno avuto risonanza tra la popolazione sempre più disillusa dalla politica. Ma Bolsonaro ha anche vinto il sostegno dell’élite finanziaria del Brasile, che ha una lunga storia di influenza nella politica del paese. ...continua a leggere "Jair Bolsonaro: come le élite finanziarie lo hanno aiutato a prendere potere in Brasile – e perché potrebbero pentirsene"

FONTE : VITA.IT

AUTORE : RICCARDO BONACINA

Dopo quasi 2 anni dall’avvio della sua indagine, Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, nonostante non si sia mai negato a clamorose rivelazioni e chiacchiere e nonostante il dispendio di energie, di soldi pubblici, sino ad oggi non aveva combinato nulla. Sospetti tanti, criminalizzazioni a fiotti, ma nessun atto giudiziario. Nel giugno scorso, poi, un’altra procura siciliana aveva compromesso una volta per tutte il teorema zuccariano: la Procura Palermo aveva infatti stabilito l che non esiste nessun legame delle ong con i trafficanti libici di esseri umani né favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per il procuratore aggiunto Marzia Sabella, i sostituti Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Renza Cescon, "non deve stupire" che la Ong "abbia preferito effettuare lo sbarco verso le coste italiane: ciò rappresenta, anzi, una conseguenza logica e una corretta gestione delle operazioni di salvataggio".

Erano tutti convinti che lo Zuccaro si fosse chetato, un po' scornato, invece stamattina la clamorosa notizia: dopo due anni di indagini sulle presunte complicità tra le Ong e i trafficanti di uomini che non hanno portato ad alcun risultato, l'inchiesta della Procura di Catania ripiega sullo smaltimento illecito dei rifiuti da parte delle navi umanitarie nei porti siciliani. E con questa accusa che il gip di Catania Carlo Cannella, su richiesta del procuratore Carmelo Zuccaro, ha disposto il sequestro della nave Aquarius di Msf e Sos Mediterranee ferma da settimane nel porto di Marsiglia dopo il ritiro della bandiera da parte delle autorità panamensi.

Un atto d’accusa dalle venature persino razziste: “Scabbia, tubercolosi, meningite, Hiv, questo il variegato elenco di malattie infettive portate dai migranti soccorsi dalla Aquarius che non avrebbe smaltito come rifiuti pericolosi gli indumenti dismessi e i materiali utilizzati a bordo per il primo soccorso delle persone", queste le accuse secondo l'inchiesta della procura di Catania. In 44 sbarchi, negli ultimi due anni e mezzo, secondo il procuratore Zuccaro, sarebbero state smaltite illecitamente 24 tonnellate di rifiuti pericolosi, con un risparmio di costi di 460.000 euro, cifra per la quale è stata sequestrata la Aquarius. Ventiquattro le persone indagate che "avrebbero avuto la consapevolezza della pericolosità degli indumenti indossati dai migranti in quanto fonte di trasmissione di virus o agenti patogeni contratti durante il viaggio". E tra questi tutti i capimissione di Msf che si sono avvicendati alla guida degli equipaggi.

"Ho fatto bene a bloccare le navi delle Ong, ho fermato non solo il traffico di immigrati ma da quanto emerge anche quello di rifiuti. #Portichiusi", il commento del ministro dell'Interno Matteo Salvini tra il faceto e il divertitoMsf risponde gridando alla criminalizzazione dell'azione medico-umanitaria in mare. "Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini - è la dura replica - ora veniamo accusati di far parte di un'organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l'estremo inquietante e strumentale tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare", dice Karline Klejer, responsabile delle emergenze per Msf.

Anch’io trovo l’atto d’accusa inquietante, un pretesto buono a proseguire l’opera di criminalizzazione, solo un pretesto strumentale. Come tutti sanno a Catania la galera per chi non fa raccolta differenziata è la normalità!

FONTE PRESSENZA

14.11.2018 - Dublino - Gian Marco Moisé East Journal

UNGHERIA: Come distruggere una democrazia in 7 semplici mosse

Durante la prima conferenza dei giovani ricercatori d’Irlanda (IPRC 2018) tenutasi il 9 novembre alla Dublin City University, è intervenuta la parlamentare europea dei verdi Judith Sargentini, che nei mesi scorsi ha presentato il report sullo stato di diritto in Ungheria poi votato dalla maggioranza del Parlamento Europeo.

Le 7 mosse

La deputata olandese ha iniziato il suo intervento soffermandosi sulla pericolosità del populismo, che: “Suggerisce soluzioni molto semplici per problemi estremamente complessi”. I destini di un numero crescente di paesi risiedono nelle mani di uomini forti: dal presidente americano Donald Trump al neoeletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro fino al premier ungherese Viktor Orbán. Tuttavia, prosegue Sargentini: “Sebbene il popolo aspiri a un cambiamento, non è detto che questo cambiamento debba passare per la soppressione di diritti fondamentali, la fine del pluralismo informativo e della libertà di ricerca accademica”.

Ripercorrendo le misure più preoccupanti dei governi Orbán in Ungheria dal 2010 a oggi, Sargentini ha elencato le 7 semplici mosse con cui è possibile uccidere una democrazia:

  1. Cambiare gli arbitri. Qui Sargentini ha fatto riferimento alla norma che ha richiesto il pensionamento forzato dei giudici costituzionali non in linea con la maggioranza di governo, pratica promossa recentemente anche dal governo polacco.
  2. Prendere il controllo dei media: non è difficile farlo se hai un amico d’infanzia con i mezzi finanziari per comprare i principali giornali del paese, come nel caso di Lajos Simicska.
  3. Presentare una storia attraente, come quella di una nazione oppressa bisognosa di rivincita.
  4. Creare un nemico: che siano Bruxelles, Soros o i migranti, i nemici impediscono alla nazione di esprimersi al suo massimo potenziale.
  5. Cambiare la legge elettorale, come accaduto nel 2012.
  6. Trovare attori istituzionali che sostengano la tua azione. 
  7. Essere veloce: dal 2010 al 2018, Orbán ha trasformato l’Ungheria da democrazia europea a stato plebiscitario vicino all’autoritarismo.

Libertà accademica

Infine, ha concluso Sargentini, per fare in modo di restare al potere più a lungo possibile bisogna assicurarsi che non ci sia una possibile alternativa. Naturalmente, l’alternativa passa anche attraverso la libertà di ricerca universitaria. L’eurodeputata olandese ha spiegato come l’Ungheria abbia introdotto le figure di manager finanziari da affiancare ai rettori delle università per direzionare gli investimenti in ricerca negli ambiti più graditi al governo. Nella scrittura del suo report, Sargentini ha incontrato diversi professori dalle università ungheresi, ma non appena il suo report è stato reso noto, alcuni rettori le hanno inviato lettere in cui sostenevano di non averla mai incontrata. Sargentini ha interpretato queste lettere non come richieste di incontro, ma come una presa di distanza dal report. I rettori non volevano essere associati a lei in alcun modo, e questo, per Sargentini è un chiaro sintomo del clima di repressione vissuto nel paese.

Il professore della Central European University Mathias Möschel, giurista italiano specializzato in diritto costituzionale comparato, ha fatto eco alla Sargentini nel dibattito che è seguito: “Stiamo parlando di una storia più complessa”, ha detto Möschel. Il problema non risiede solo nella recente introduzione del bando agli studi di genere da parte del governo Orbán: “Sappiamo tutti quale sarà la prossima misura: vietare i diritti umani sostenendo che in Ungheria sono già ampiamente implementati. E il problema non è tanto per noi professori della CEU, che siamo tutto sommato in una posizione privilegiata. Il problema sorge per tutti i colleghi ungheresi che non avranno alternativa. Quello a cui assisteremo è un vero e proprio esilio scientifico”.

FONTE EFFIMERA.ORG

L’apartheid istituzionale si va rafforzando in Italia.

Il Sole 24 Ore ha pubblicato il 23 agosto i contenuti della bozza di decreto legge che il Ministero dell’Interno sta elaborando per quanto riguarda il diritto di asilo e i diritti delle persone richiedenti protezione internazionale in Italia[1].

I contenuti più rilevanti riguardano l’aumento del numero di mesi di detenzione nei centri di espulsione (da 3 a 6 mesi); l’allargamento della lista dei reati che abilitano al rifiuto o alla revoca dell’asilo; la drastica riduzione delle possibilità di ricorso nel caso di diniego della domanda di protezione; la riduzione delle possibilità di ottenere la protezione umanitaria; la limitazione dell’accoglienza negli Sprar solo ai beneficiari di protezione internazionale o sussidiaria; l’esclusione dalla possibilità di iscrizione all’anagrafe (cioè di ottenimento della residenza) per le persone richiedenti asilo, per le quali si prevede un documento di riconoscimento particolare; la proroga di un anno per scrivere un testo unico sull’asilo.

Con e oltre Minniti

Particolarmente serio è il cambiamento che verrebbe prodotto da tre misure: quella che nega la residenza, quella che riduce le possibilità di riconoscimento della protezione umanitaria, quella che limita le possibilità di ricorso alle decisioni avverse alle domande di asilo.

La prima, quella che nega la residenza, un diritto ad avere diritti come ricorda un recente report con toolkit della campagna LasciateCIEntrare[2], significherebbe per le persone richiedenti asilo, ad esempio, l’esclusione dalla possibilità di avere il medico di base e di usufruire, di fatto, del servizio sanitario nazionale.

La seconda, relativa al riconoscimento della protezione internazionale, mette in pericolo la divisione dei poteri tra esecutivo e giudiziario, in quanto interviene nell’autonomia del lavoro delle Commissioni territoriali che vagliano le domande di asilo o, in caso di ricorso, dei tribunali.

La terza, quella che limiterebbe le possibilità di ricorso, determinerebbe un trattamento speciale e penalizzante verso una specifica parte della popolazione (quella richiedente asilo) in virtù del suo status giuridico.

Se i contenuti della bozza saranno confermati saremo oltre il decreto Minniti-Orlando, che ha già ridotto i diritti delle persone richiedenti asilo, e si approfondirà in maniera ulteriore una condizione di apartheid e di razzismo istituzionale a danno di questa parte della popolazione. La separazione tra nazionali e non nazionali si aggraverebbe, dunque, in modo ulteriore e, con essa, la condizione di vulnerabilità e marginalità civile e sociale della popolazione immigrata.

Il circolo della repressione

Questo scenario è in realtà già anticipato da quanto sta accadendo con l’accelerazione e la moltiplicazione delle revoche di accoglienza e con l’ulteriore spinta del Ministero nei prossimi bandi verso centri di accoglienza di grandi dimensioni[3]. In particolare, diversi attivisti ed attiviste registrano già da alcuni mesi l’aumento dei controlli prefettizi punitivi contro i migranti (per esempio, sull’orario di presenza) che provocano revoche di accoglienza[4].

La tendenza è quella di approfondire l’attacco alle persone migranti e non alla malaccoglienza, dunque, indebolendo sempre più le condizioni di vita di parte della popolazione richiedente asilo, ma anche titolare di protezione. Si produce così un’umanità indebolita nei diritti e nelle condizioni di vita, da utilizzare poi, nel circuito della repressione in caso di commissione di reati (o, apparentemente in modo paradossale, anche se sottoposta a condizioni gravi di sfruttamento) a fini di propaganda, dicendo che i migranti sono un pericolo sociale in quanto criminali o lavoratori a buon mercato che abbassano i livelli salariali e di sicurezza degli italiani, per cui ci vogliono politiche sempre più di controllo e di contrasto: alimentando una logica che si muove così all’infinito.

Il Ministero dell’Interno, con questa strategia, produce il problema, peggiorando gravemente la vita di centinaia di migliaia di persone, per poi proporsi come risolutore. Ovviamente, il trucco è chiaro, ma non basta la critica della ricerca sociale o del ragionamento a metterlo in discussione.

La produzione di popolazione debole e con status giuridici differenziati e poveri serve ad una parte dell’economia nazionale per mantenere i profitti alti in settori a basso valore aggiunto (alcuni comparti dell’edilizia, dell’agricoltura, dei servizi alla persona, della prostituzione e del turismo, soprattutto) e serve ad un’altra parte, quella politica, per alimentare la propaganda e accrescere il consenso di una società nazionale sempre più razzista anche perché poco interessata (ancora, per ora) ad organizzarsi per lottare collettivamente per i propri diritti e bisogni e, quindi, incline a seguire chi le propone di essere forte con i deboli in quanto non riesce (non è interessata) ad esserlo con i forti.

È questo corto circuito che va messo in discussione e per questo sono necessari la proposta e la mobilitazione politica, concentrate sui bisogni reali della popolazione al di là delle appartenenze nazionali, in una logica meticcia, che rompe il quadro razzista che le istituzioni governative vanno rafforzando di giorno in giorno e che il decreto del Ministro dell’Interno aggraverebbe, se promulgato, in modo ulteriore.

 

[1]          http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-08-22/stretta-migranti—ecco-nuove-regole-bozza-decreto-salvini-220721.shtml?uuid=AEIo5odF

[2]          http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/357-diritti-on-line-il-toolkit-lasciatecientrare-per-l-iscrizione-anagrafica-di-stranieri-richiedenti-asilo-e-beneficiari-di-protezione-internazionale-una-guida-pratica-contro-discriminazioni-e-burocrazia

[3]          https://www.asgi.it/notizie/revoca-accoglienza-napoli/;https://altreconomia.it/accoglienza-bandi-prefetture/.

[4]           https://www.facebook.com/events/242142176503442/?notif_t=plan_user_invited&notif_id=1535196311399675

FONTE ARTICOLO21.ORG

La cosa più disarmante di tutta la vicenda della nave Diciotti è stato il quotidiano tentativo di rassicurare tutti sulle condizioni dei migranti costretti a restare a bordo. “Stanno tutti bene” ci hanno ripetuto ogni giorno, come in un ossessivo bollettino medico che pretendeva di mostrare l’umanità di chi impediva a quelle persone di scendere dalla nave. “Stanno tutti bene” ci hanno detto ogni giorno, fino all’ultimo giorno, anche dopo che lo sbarco, finalmente, è stato ultimato. Ce lo hanno detto imbarazzati parlamentari cinque stelle, ce lo ha ripetuto il ministro della paura, lo hanno recitato come un mantra i seguaci della linea “pugnodiferro” del ministro papà.

A vicenda conclusa, il Presidente del Consiglio ha scritto, tra l’altro, che: “abbiamo prestato loro continua assistenza sanitaria e fornito tutto il vitto necessario”. Ma a che serve questa nuova, paradossale versione di “buonismo” che dichiara di voler preservare il benessere di quegli uomini, donne e bambini seppure usati come ostaggi e lasciati per giorni sul ponte della nave della Guardia Costiera?

Le parole hanno sempre un senso. I messaggi che le parole rimandano contengono la sintesi di una progettualità politica, la stessa che il ministro della paura poco tempo fa chiamava “la retorica della tortura” e in un filmato, autoprodotto senza alcuna mediazione giornalistica, mostrava il modello “innocuo” di un centro di detenzione in Libia. La stessa logica che ha spinto il ministro della paura a chiamare “illegali” quei naufraghi a bordo del pattugliatore Diciotti, che, ad onor del vero, se gli fosse stato consentito chiedere asilo, avremmo scoperto che ne avevano formalmente diritto. Non esiste un migrante “illegale”, neanche se entra in modo irregolare in Italia può essere definito “illegale”. E in questo specifico caso, ovvero eritrei e somali, sono rifugiati, in fuga da una dittatura sanguinaria, dalla guerra, rifugiati altro che “illegali”.

“Stanno tutti bene”, ma quale tortura, ma quale sequestro, quale ricatto. Si ripete come un mantra quel messaggio rassicurante per negare l’evidenza, ed è maledettamente simile nel significato a quelle rassicuranti fotografie di altri sequestri quelle con il quotidiano del giorno che mostrava l’esistenza in vita del sequestrato e ribadiva la necessità di pagare il riscatto, ottenere il risultato. Un ricatto, certo, un ricatto all’Europa. È stato scritto con grande evidenza in questi giorni, un ricatto perpetrato dalle istituzioni che hanno dimenticato di aver giurato sulla costituzione.

Le parole hanno sempre un senso. Il vicepremier Di Maio dice che quelle del ministro della paura sono scelte politiche condivise da tutto il governo e non sono in contraddizione con il “contratto di governo”. La politica viene prima del diritto, dunque, prima della costituzione? Dice in tv Giulia Bongiorno, ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione: “se c’è una limitazione della libertà che in astratto può sembrare un sequestro, se viene posta in essere per adempiere un dovere, è come si scriminasse il reato. Il ministro Salvini in questo momento sta adempiendo al suo dovere di Ministro, e lo sta esercitando con delle scelte politiche, che possono non essere condivise, ma sono scelte di un ministro”.

Il professore ordinario di diritto costituzionale Roberto Bin le risponde che questo pensiero è fascismo: “Lo avrebbe potuto esprimere qualche tirapiedi di Mussolini, non già un ministro della Repubblica italiana, che ha giurato fedeltà alla Costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica. Perché la Costituzione è stata scritta proprio per questo, per mettere un argine al potere politico, imbrigliarlo in regole, procedure e limiti che servono a proteggere i nostri diritti e le nostre libertà. Il ministro che compie le sue scelte lo può e lo deve fare nell’ambito della Costituzione e delle leggi dello Stato. “In astratto può sembrare un sequestro di persona”: è un’affermazione gravissima, tanto più in bocca a un ministro e tanto più se il ministro è una donna di legge che, si deve ritenere, non parla a vanvera.”

...continua a leggere "Nave Diciotti. “Stanno tutti bene”, ma quale tortura, ma quale sequestro, quale ricatto…"

di Alessandra Daniele che ringraziamo

Ogni mattina Salvini si sveglia, e sa di dover twittare una stronzata più grossa di quella del giorno prima, ridicolizzando Di Maio.
Ogni mattina Di Maio non si sveglia.
Per più d’un decennio, il Movimento 5 Stelle s’è spacciato come argine al fascismo.
Alla prima occasione, gli ha consegnato il governo.
“O noi, o i fascisti” è diventato “Noi fascisti”.
Per più d’un decennio, il Movimento 5 Stelle s’è spacciato come antidoto alla politica clientelare.
Alla prima occasione, s’è dimostrato un comitato d’affari manovrato da faccendieri, legulei e palazzinari, nel quale gli eletti servono solo da stolido paravento.
Il Movimento 5 Stelle è la peggiore truffa dopo lo schema piramidale Ponzi, ma gli italiani ci metteranno un po’ ad accorgersene.
Per adesso sono distratti dal capro espiatorio della settimana. I Rom.
Dire che i Rom siano un bersaglio facile è un eufemismo.
Una manciata di superstiti, emarginati, perseguitati e sterminati da tutti i regimi della Storia, e che non riuscirebbero materialmente a rendersi colpevoli di tutti i crimini di cui vengono accusati nemmeno se avessero i superpoteri.
Questa settimana il Cazzaro dell’Interno li ha sfruttati per distrarre gli elettori italiani dal DEF, Documento di programmazione economica e finanziaria col quale Tria, ministro dell’Economia di Forza Italia, in collaborazione col predecessore Padoan del PD, e in ottemperanza alle direttive UE, s’è rimangiato tutte le mirabolanti promesse di elargizioni, sgravi e regalie con le quali la banda Grilloverde è arrivata al governo.
Mentre gli italiani venivano incitati a sfogare vigliaccamente tutta la loro rabbia contro il solito nemico immaginario, tornavano a essere realmente fottuti per l’ennesima volta dal branco di Cazzari che hanno incautamente eletto il 4 marzo.
Gli italiani che pretendono il censimento etnico dei Rom, presunti ladri su base genetica, hanno già i nomi di chi davvero li sta sistematicamente derubando di tutto, compresa la loro anima. Li conoscono, li acclamano, li votano.
L’odio però è una droga, ce ne vuole una dose sempre maggiore, perciò Salvini ha aggiunto ai Rom un altro paio di bersagli, Roberto Saviano, e un’altra nave di soccorso ONG – che il farsesco Toninelli ha definito “pirata” – nella speranza di replicare il successo mediatico dell’Aquarius.
Più di 400 dei profughi a bordo dell’Aquarius ci erano stati trasferiti dalle motovedette della Guardia Costiera italiana.
L’Aquarius è stata caricata come una pistola per sparare nel cervello dell’elettorato italiano un messaggio preciso: “Salvini protegge i confini”. “Salvini è l’eroe che ferma l’Uomo Nero, e ti salva dall’invasione”.
Assicurerà alle milizie libiche che i finanziamenti per i lager erogati da Marco Minniti continueranno ad arrivare.
Poi si accrediterà il merito del calo degli sbarchi dell’80% che è già in atto da un anno.
Salvini è come quei criminali imitatori che cercano di farsi attribuire gli omicidi commessi dal loro serial killer preferito.

“Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà” – Philip K. Dick
È per questo che la democrazia non può più funzionare. Può solo riprodurre in loop lo stesso errore di sistema all’infinito.
Ogni mattina Salvini si sveglia, e sa di dover twittare una stronzata più grossa di quella del giorno prima.
Il governo Grilloverde è uno schema piramidale, ma gli italiani ci metteranno un po’ ad ammetterlo.
Per adesso sono nella fase del rifiuto.
Poi verranno mercato, ira, depressione, accettazione.
E poi un’altra truffa piramidale.

 

Abbiamo un Ministro che ha sacrificato alla propaganda, con amabile crudeltà, centinaia di persone , lasciandole in mare in balia delle onde per giorni, fino a quando la nave Aquarius non è stata accolta nel porto di Valencia.
Con la stessa indifferenza alle sofferenze di uomini, donne e minori ora il Ministro lascia in mezzo al mare, sulla nave Lifeline, oltre 200 migranti e altri ancora su di una nave portacontainer. L'immagine di una Italia crudele e disumana si va diffondendo a livello internazionale e questo lo pagheremo con l'isolamento diplomatico, con danni che si ripercuoteranno in campi diversi, nel tempo.
Le picconate ai sistemi di relazioni con diversi paesi europei porteranno Germania Francia e Spagna a giocare nuove alleanze versus l'Italia che al massimo potrà "allearsi" con l'Ungheria di Orban o i paesi del Gruppo di Visegràd.
Come ci si può fidare, come persona, di un Ministro che gioca sulla pelle di umani con totale cinismo, come se queste centinaia di persone fossero le biglie da sacrificare in questa escalation di violenza e di disumanizzazione ? Nei suoi comportamenti il Ministro appare come una persona disturbata che fa tanta più paura in ragione dell'incarico di responsabilità che si trova ricoprire .
Se leggiamo le dichiarazioni in merito ai salvataggi di oggi:
"...Sono stati soccorsi dalla Guardia costiera libica i circa mille migranti che erano oggi alla deriva su sette gommoni al largo della Libia. Lo rende noto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Ringrazio di cuore, da ministro e da papà, le autorità e la Guardia Costiera Libica che oggi hanno salvato e riportato in Libia 820 immigrati, rendendo vano il 'lavoro' degli scafisti ed evitando interventi scorretti delle navi delle Ong" (Ansa.it) , ha detto il vicepremier.
Una dichiarazione agghiacciante e meschina: nessuno ignora che questi naufraghi verranno riportati nei lager dove sono stati imprigionati e poi fatti partire. Quali autorità libiche ringrazia Salvini, quelle di Tripoli ? O gli scafisti convertiti in carcerieri ? Il gioco terribile di spingere in mare con la violenza i migranti su gommoni di carta velina che naufragano dopo poche miglia e il relativo "salvataggio", quando viene fatto, da parte della Guardia Costiera libica, pare essere il set di una tragica sceneggiatura che verrà poi fatturata all'Italia con richieste di enormi risorse... Turchia Docet . Nel frattempo il personaggio in questione propone censimenti etnici per i rom e interviene a sproposito sui vaccini ...
Questo personaggio è stato eletto con il 17,7% dei voti e ora ha un peso spropositato nel governo anche per la dabbennaggine dei 5 stelle che lo lasciano fare...
Questo propagandista di destra, pronto a giocare sulla pelle di uomini donne e bambini inermi per mostrare il pugno forte di uno sgangherato nazionalismo isolazionista è ora l'inquietante inquilino del Viminale: non c'è da essere tranquilli.

Gino Rubini, editor di Onde Corte

di Alessandra Daniele che ringraziamo

“Questo è un governo Salvini, che farà di Di Maio il suo Alfano” – Vittorio Sgarbi

There can be only one. Ci può essere soltanto un Re Sòla, e Salvini lo sa bene. Sfruttando come sempre il fascismo endemico degli italiani, la paranoia, l’odio razziale, la patetica predilezione per l’Uomo Sòla al Comando, dopotutto sta avendo davvero gioco facile ad arrogarsi il trono, riducendo Di Maio al ruolo di velino, e i suoi toninelli penduli ad utili idioti della Lega. Conte ovviamente non è neanche in gara. Conte è un calzino.
In realtà Minniti aveva già ridotto gli sbarchi di profughi dell’80% finanziando i lager libici, e ha sulla coscienza finora molti, ma molti più migranti di quanti non ne abbia il suo petulante successore padano, ma come ha detto lo stesso Di Maio, i dati non contano, conta la percezione. Salvini è più bravo ad atteggiarsi a Difensore della Razza Bianca, quindi il popolo acclama lui.
Il M5S ha già perduto qualsiasi identità e dignità, il governo è di fatto un monocolore leghista. Una Mat-teocrazia.
Déjà vu, niente di nuovo sotto il Sòla. Periodicamente gli italiani s’invaghiscono d’un Cazzaro. La reincarnazione farsesca di Mussolini, già tragicamente farsesco di suo.
Saivini è l’erede diretto di Craxi, Berlusconi e Renzi, e il fatto che sia arrivato al potere anche grazie a Beppe Grillo è una nemesi beffarda.
Il vaffanculo è stato un boomerang.
Come ho già detto, non ho voglia di ricordare agli elettori grillini di sinistra la loro idiozia, anche perché in questi giorni tutto gliela ricorda continuamente. E non ho molta voglia neanche d’insultare Salvini, benché se lo meriti. Salvini non è più stronzo di Minniti o Macron, ci tiene a sembrarlo perché gli frutta voti. Non gli manifesterò contro accanto ai renziani, che ora sventolano la carta costituzionale che volevano rottamare. In mano a loro la Costruzione dovrebbe prendere fuoco come una Bibbia in mano a un vampiro.
Salvini non è la causa, è l’effetto.
E anche Salvini cadrà, come tutti i suoi predecessori. Travolto dalla sua stessa vanagloria, dalla sete di potere, dall’invidia vendicativa dei suoi vassalli, dalle manovre occulte dei suoi sponsor, dallo spread, forse dagli scandali, e sicuramente dalle promesse impossibili da mantenere.
E dopo quasi certamente arriverà un altro tetro curatore fallimentare. Un altro repossessore.
Memento Monti.
Stavolta cosa resterà di questo paese tragicamente farsesco?
Impareranno mai gli italiani a non affidarsi ogni volta a un arrogante cazzaro, il cui inevitabile fallimento dia la scusa ai nostri veri padroni di stringere ulteriormente il guinzaglio attorno al nostro collo?
Non ci resta che sperare che lo scioglimento dei ghiacciai alzi il livello del mare abbastanza da trasformare l’Italia in un arcipelago di isolotti indipendenti.
Dobbiamo augurarci la dissoluzione dello Stato italiano, non solo marxiana, ma proprio fisica.
Siamo un popolo di inutili idioti.
L’effetto serra è la nostra unica speranza.

 FONTE ASGI

Il comportamento del governo italiano nella vicenda Aquarius è gravissimo e l’intervento della Spagna non solleva l’Italia dalle sue responsabilità.  ASGI lancia l’allarme sul possibile imminente ripetersi di episodi analoghi.


English version


Mentre scriviamo ancora non è definitivamente conclusa la vicenda della nave Aquarius, che ci auguriamo possa trovare felice esito anche grazie all’intervento delle autorità spagnole e, comunque, oltre la gestione che ha avuto da parte del Governo italiano.

La scelta di solidarietà  fatta dal Governo spagnolo di fornire assistenza materiale e giuridica ai naufraghi salvati dalla nave Aquarius, infatti, non deve oscurare la gravi responsabilità del governo italiano nella conduzione complessiva di tutte le operazioni.

Va infatti ricordato che le operazioni di soccorso sono partite su impulso di un SOS diramato dall’MRCC (Comando generale del Corpo della Capitanerie di Porto) di Roma e che pertanto, in base al diritto internazionale – l’Italia è sempre stato il Paese giuridicamente responsabile del coordinamento dei soccorsi.

Solo in questo senso possono essere lette le principali Convenzioni internazionali pertinenti in materia e, tra esse:

 

– la Convenzione sulla salvaguardia della vita umana in mare (Convenzione SOLAS, firmata a Londra nel 1974 e ratificata dall’Italia con L. 313/1980);
– la Convenzione internazionale sulla ricerca ed il soccorso in mare (Convenzione SAR, firmata ad Amburgo nel 1979 e ratificata dall’Italia con L. 147/1989, da cui il Regolamento di attuazione D.P.R. 662/1994;
– la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convenzione CNUDM o UNCLOS, adottata a Montegobay nel 1982 e ratificata dall’Italia con L. 689/1994)

Fino al momento nel quale la Spagna non ha annunciato il suo intervento per ragioni umanitarie il centro di coordinamento dei soccorso italiano, competente e responsabile degli stessi, ha continuato a non indicare alcuna destinazione alla barca Aquarius, rendendosi completamente inadempiente verso precisi obblighi indicati dal diritto internazionale ed interno e ponendo a rischio la vita di centinaia di persone.

La situazione di pericolo e di estrema difficoltà, in cui si trovavano e si trovano tutt’ora i migranti, oltre ai membri dell’equipaggio, integra senza dubbio una situazione di pericolo che non fa ritenere legittima alcuna limitazione all’approdo in un porto italiano. Nel caso di specie doveva, infatti, immediatamente trovare applicazione l’art. 18, par. 2 della Convenzione UNCLOS, la quale prevede che lo Stato costiero non può invocare una violazione del diritto di passaggio inoffensivo né obbligare la nave straniera a riprendere il largo. Conseguentemente, lo Stato costiero, nel cui mare territoriale, o nelle vicinanze del quale, si trovi una nave in una situazione di pericolo è, infatti, il titolare primario dell’obbligo di portare soccorso ed è responsabile della conclusione del salvataggio. La nave che si trova quindi in una situazione di pericolo implicante una minaccia per la vita delle persone a bordo, qualsiasi sia lo status di questi passeggeri, gode di un “diritto” di accesso al porto.

...continua a leggere "ASGI : Gravi responsabilità dell’Italia nella vicenda Aquarius"

"Evidentemente alzare garbatamente la voce paga, cosa che l'Italia e il governo italiano non faceva da tempo immemore, da diversi anni". Così Matteo Salvini, ministro dell’Interno e segretario della Lega al termine del consiglio federale del partito in via Bellerio a Milano, commenta l'evoluzione del 'caso Aquarius', la nave con oltre 600 migranti che ora sarà accolta dalla Spagna. Salvini, parlando di un "primo segnale" per un'Italia che sul fronte dell'accoglienza "non può fare da sola", esprime "grande soddisfazione da vice premier, come ministro e come papà per come si va risolvendo" la questione dei migranti presenti su Aquarius, "questo ennesimo barcone, ennesimi soldi che escono dalle nostre tasche".
FONTE YAHOO NOTIZIE
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Commento

Questo personaggio rozzo e ignorante pensa di fare l'interesse dell'Italia "alzando la voce". Non ha la più pallida idea dei feedback negativi che il suo comportamento da gradasso produrrà nella politica internazionale. L'isolamento che subirà l'Italia sarà molto più costoso dell'accoglienza dei 600 migranti. La disumanità, l'immagine di un paese imbarbarito e plebeo le pagheremo in molti campi, da quello diplomatico a quello turistico commerciale. Il danno d'immagine dell'Italia dopo i fatti di oggi sono enormi, ma il ministro degli interni che si comporta come un bullo di periferia non ne ha la minima percezione. Queste sono le mani in cui siamo. Si sveglieranno gli elettori che hanno votato per protesta il M5S ?

 

Nel mese di marzo 1983, il presidente socialista François Mitterand, dopo il fallimento del piano economico keynesiano di rilancio, ha deciso di intraprendere una politica dell'offerta: meno vincoli sulle aziende e "moderazione salariale". Nella stessa logica di "désinflation compétitive", Mitterand ha appoggiato la scelta europeista di Jacques Delors, allora ministro francese delle Finanze, di accelerare l'integrazione europea: l'Atto Unico togliendo i dazi fu firmato a Milano nell'estate 1985. Da allora, si potrebbe affermare che, per i socialisti francesi, il progetto appunto socialista, fosse stato sostituito dal progetto europeo, e mai più ripristinato nei fatti. La contemporaneità e la complementarietà delle due decisioni strategiche è rimasta nell'immaginario francese. Assieme all'affermazione di una economia globalizzata e finanziarizzata, ai mutamenti sociali e culturali cosi generati e al progredire di una costruzione europea liberista, la coerenza di questa scelta da parte del partito socialista francese durante 35 anni non è stata però accompagnata di un aggiornamento esplicito come la Terza Via del NewLabour di Tony Blair o il Nuovo Centro della SPD di Gehrard Schroeder. Peggio: il vecchio blocco sociale di sinistra si è progressivamente sbricciolato a favore delle destre e dell'estrema destra, senza che l'aggregazione dei nuovi ceti medi agiati attorno ai diritti civili, a un ambientalismo moralistico e precisamente a presunti "valori democratici europei" possano contrastare con efficacio la defezione dei ceti popolari verso le destre e soprattutto l'astenzione.

Dal referendum del 1992, mentre già i ceti popolari hanno votato contro il Trattato di Maastricht, a quello del 2005, quando si sono aggiunte parti dei ceti medi contro il progetto di Trattato Costituzionale Europeo, molti elettori francesi hanno mostrato sfiducia nei confronti della costruzione europea.
Oggi, i limiti alla sovranità nazionale ripetuti in tante occasioni, dalla Grecia 2015 all'Italia 2018, contribuiscono alla diffidenza ancora diffusa in Francia. Dal "bisogna rispettare prima di tutto gli accordi firmati" (da precedenti governi) per Wofgang Schaeuble al "pilota automatico" di Mario Draghi, che corregge da se la rotta finanziaria ed economica, numerose sono le richiamate alla precedenza delle regole europee su quelle costituzionai e sul voto dei cittadini. Certo, quando c'era un deal tra costruzione europea e interessi economici della maggior parte della popolazione come negli anni 2000 (deal pericolo, come si è visto in Europa del Sud), lo scambio poteva sembrare vincente-vincente, ma oggi, quando l''"austerità espansiva" (tanto elogiata per esempio nel caso complesso della Spagna) vede l'espansione approfitare solo a una minoranza della popolazione e quando la vecchia teoria liberista dello sgocciolamento (dall'alto verso il basso) sembra più che mai una bugia, lo scambio appare ai più come una truffa. Ovviamente con conseguenze diverse secondo i Paesi e secondo i momenti.
Nella stampa mainstream e non solo in Francia, l'opposizione chiusura nazionale versus apertura europea è diventata un topos, uno schema ripetuto e spesso non più discusso. Ma allo stesso tempo sono in molti quelli che avvertono però che, nonostante la riduzione degli spazi di dibattito e la crescita dell'astensione, il livello nazionale rimane quasi l'unica area ampia di democrazia, mentre il livello europeo (comunitario o intergovernativo che sia) si afferma come in realtà ristretto, opaco ed permeabile solo alle grandi lobbies.

...continua a leggere "Sovranismo versus globalismo? Chiusura/apertura & altri schemi manichei di ordinaria diffusione."

 

FONTE FACEBOOK.COM

Destra, sinistra e nuove categorie
LA DISUGUAGLIANZA HA MILLE FACCE
Nadia Urbinati

Il segno più eclatante delle ultime consultazioni elettorali è stato da molti analisti sintetizzato così: la sinistra vince in centro e perde nelle periferie, dove vince il populismo nazionalistico o il gentismo anti-partitico. Il fenomeno non è solo italiano. Si è verificato con l’elezione di Trump, con Brexit e con l’arrivo di Macron all’Eliseo. Viene esaminato in relazione con la crescita delle diseguaglianze che hanno mutato la fisionomia del popolo sovrano, dividendolo in nuovi patrizi e nuova plebe. Per la prima volta da quando la democrazia è rinata, dopo la seconda guerra mondiale, l’andamento delle relazioni tra classi e forze politiche ha subito un mutamento profondo che cambia il significato dei termini “destra” e “sinistra”. Se fino agli anni ’ 80 il voto ai partiti di sinistra o centrosinistra era associato a basso tenore di vita, meno cultura e minor reddito, dalla fine del secolo si è sempre più associato alle élite con alta educazione e buoni redditi.

...continua a leggere "LA DISUGUAGLIANZA HA MILLE FACCE di Nadia Urbinati"

Dopo le pressioni della chiesa polacca, il partito di maggioranza conservatore ha messo in calendario l’estensione del divieto all’interruzione della gravidanza. Le donne polacche hanno ripreso la mobilitazione in tutto il paese e lanciato l’appello al movimento femminista globale

In Polonia torna la protesta delle “grucce”. Dopo la black monday protest che paralizzò il paese lo scorso 3 ottobre del 2016 con il primo sciopero delle donne contro il divieto di aborto si diede il via ad una lunga serie di mobilitazioni e scioperi che di fatto bloccò qualsiasi iniziativa restrittiva agita da parte della maggioranza governativa di estrema destra. Lo scorso 14 marzo la Conferenza Episcopale ha riaperto lo scontro, esortando ufficialmente i legislatori polacchi a procedere immediatamente verso il divieto di aborto nei casi di gravi malformazioni fetali.

...continua a leggere "In Polonia le donne tornano in piazza per l’aborto legale"

Fonte Primaonline

Riccardo Luna sta indagando su chi in Italia ha usato i servizi dì Cambridge Analytica e dice di essere “vicino alla soluzione”. Intanto ha fatto interessanti ricostruzioni su vecchi e nuovi protagonisti degli studi delle
Dinamiche Comportamentali che hanno l’obiettivo di studiare il funzionamento dei comportamenti di massa e come manipolarli.
Pubblichiamo qui di seguito il pezzo di Riccardo Luna uscito sull’Agi, di cui è direttore.

Il 17 marzo  Facebook ha deciso di oscurare sulla sua piattaforma Cambridge Analytica , la società dati britannica che ha aiutato il presidente Donald Trump durante le elezioni del 2016. La decisione e’ stata presa dopo gli articoli pubblicati sul New York Times e sul Guardian che raccontano della piu grande fuga di dati nella storia di Facebook che ha permesso a  Cambridge Analytica di sviluppare tecniche che hanno costituito la base del suo lavoro sulla campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE PRIMAONLINE

 

 

Nella notte in cui il PD affonda, Renzi è riuscito nel capolavoro di portare alla vittoria Pier Ferdinando Casini, democristiano DOC, contro Vasco Errani purosangue del riformismo emiliano. Casini che si è fatto fotografare in una casa del popolo avendo alle spalle le foto di Togliatti, Di Vittorio, Gramsci, Matteotti e al collo la sciarpa del Bologna: si potrebbe dire uno che ha la faccia come il c…ma nonostante il tetragono popolo del PD bolognese ha obbedito, votando come da ordini superiori Casini primo con oltre il 30%.

Errani invece cha a pieno titolo incarnava una continuità di buon governo attento anche alle classi subalterne, seppure sempre più tenue passando gli anni, si è fermato sotto il 10%.

Nel mezzo tra Errani e Casini si collocano la candidata del centrodestra Elisabetta Brunelli al 28%, e quella dei cinque stelle Michela Montevecchi attorno al 25%. Come dire: la ciliegina sulla torta. Forse i dirigenti del PD non se ne sono accorti ma c’è una paradossale perversione e una oscuratezza della ragione nella scelta di Casini come alfiere del riformismo nel corso del tempo prima socialista e comunista, quindi democratico, intessuto di cooperative, case del popolo, camere del lavoro, sindacati, movimenti più o meno di massa cui Pier Ferdinando è del tutto estraneo se non spesso ostile come qualunque bolognese sa e ricorda.

Questa scelta certifica in modo simbolico e insieme eclatante la vera e propria mutazione genetica del PD ormai compiuta che ha sciolto qualunque, sia pur vago, legame con le classi subalterne, per diventare compiutamente un partito coerente con gli interessi delle classi dominanti nella forma che già fu propria della Democrazia Cristiana. Soltanto che i modi dell’organizzazione capitalista sono nel frattempo cambiati in profondità e del PD per quanto succube alle logiche del mercato non sembra esserci gran bisogno per il governo in funzione del profitto.

Non a caso nell’intera Emilia Romagna collegio dopo collegio i candidati del PD sono in bilico o perdono, anche pezzi da novanta come il ministro Franceschini a Ferrara sconfitto dall’illustre sconosciuta Maura Tomasi candidata dal centrodestra. Lo stesso accade a Rimini o a Piacenza, e complessivamente in tutta l’Emilia il centrodestra ottiene più voti del centrosinistra, con la Lega che ovunque supera Forza Italia arrivando attorno al 20%. Un risultato ben oltre le previsioni di tutti gli osservatori. Insomma tra le tante cose che queste elezioni hanno fatto emergere, c’è anche la scomparsa dell’Emilia rossa, per circa un secolo o giù di lì fiore all’occhiello del riformismo progressista.

Se questo segni l’interruzione più o meno lunga oppure la fine di questa forma politica, è difficile dire. Certamente se ancora una dimensione di sinistra si vuole costruire nella società, ebbene bisognerà pensare un nuovo inizio, ricominciando da zero, nè più nè meno. Perchè come nel corso della notte ha detto una amica commentando i dati, “questa penso è una delle sconfitte più grandi che le menti più illuminate potessero darsi”.

FONTE FIOM.CGIL.IT 

 

 

Ecco a che punto siamo come pianeta nel 2018: dopo tutte le guerre, le rivoluzioni e i summit internazionali degli ultimi cento anni, viviamo in un mondo dove un gruppo minuscolo di individui incredibilmente ricchi può esercitare un controllo spropositato sulla vita economica e politica della comunità globale.

Nonostante sia difficile da capire, la verità è che le sei persone più ricche del mondo adesso possiedono più ricchezza della parte più povera della popolazione mondiale – 3,7 miliardi di persone. Inoltre, l’1% più benestante adesso ha più soldi del restante 99%. Nel frattempo, mentre i miliardari ostentano la loro ricchezza, quasi una persona su sette cerca di sopravvivere con meno di un dollaro e 25 al giorno e – orribile – circa 29.000 bambini muoiono ogni giorno per cause totalmente prevedibili come la diarrea, la malaria e la polmonite.

Al contempo, in tutto il mondo élite corrotte, oligarchi e monarchie anacronistiche spendono miliardi nelle stravaganze più assurde. […] In Medio Oriente, che vanta cinque dei dieci monarchi più ricchi al mondo, giovani reali fanno la bella vita in giro per il mondo mentre la regione soffre per il tasso di disoccupazione giovanile più alto del mondo e almeno 29 milioni di bambini vivono in povertà senza avere accesso ad alloggi decenti, acqua pulita e cibo nutriente. Inoltre, mentre centinaia di milioni di persone vivono in condizioni terribili, i mercanti d’armi diventano sempre più ricchi mentre i governi spendono migliaia di miliardi in armi.

...continua a leggere "Padroni del mondo di Bernie Sanders"

fonte nuovatlantide

di Raniero La Valle – 13 gennaio 2018

Nella campagna elettorale appena iniziata si pone un problema di verità, come si pose in occasione del recente referendum costituzionale. Si è dato per scontato, da giornalisti degli studi televisivi, col supporto del filosofo di studio, che “tutti” dicono bugie, perché la campagna elettorale sarebbe il luogo delle favole, non della realtà effettiva. Ma se “tutti” dicono bugie, non c’è ragione di sceglierne alcuno: dunque gettare il fango della menzogna su tutti i politici e su tutto il momento elettorale della politica, significa militare per l’antipolitica, stornare dal voto gli elettori di cui pure si lamenta l’astensione, incoraggiare i populismi e quindi in sostanza, ancora una volta licenziata la politica, conservare l’attuale dominio dei poteri qual è.
Non a caso la previsione-speranza che emerge da gran parte dei talk show televisivi è che, non potendosi dopo le elezioni mettere insieme una fiducia a un governo, resti a governare a tempo indeterminato (un precario in meno!) un governo senza fiducia, cioè in pratica quello che c’è.
Di questo deficit di verità, imputato ai politici, peraltro i giornalisti non sono esenti, anzi proprio per il loro ruolo molti di loro, nell’accanimento con cui cercano di promuovere uno e distruggere altri, sono gli officianti ministri della menzogna.
Per esempio è una bugia dire che tutti promettono di abbassare le tasse; non tutti lo fanno, e in ogni caso bisognerebbe spiegare che si parla di due cose diverse: una cosa è abbassare le imposte per tutti, e un’altra è abolire una tassa. Nel primo caso si tratta di togliere risorse alla fiscalità generale fino a promettere un’aliquota del 15 % per tutti, cosa impedita dalla sacrosanta progressività del sistema tributario, non a caso prevista dalla Costituzione all’art. 53 non nel titolo dei “rapporti economici” ma in quello dei “rapporti politici”, perché ne va della democrazia e della Repubblica; nel secondo caso si tratta di agire su una tassa di scopo, con cui si pagano dei servizi, che per altissimi motivi lo Stato può prendersi a carico, come fa per la sanità garantita a tutti i cittadini; sarebbe questo il caso dell’abolizione delle tasse universitarie per assicurare a tutti, ricchi o poveri che siano, il diritto allo studio fino ai gradi più alti.
Ma un problema di verità si pone anche quando l’ISTAT dà i numeri dell’aumento dell’occupazione, intendendo per occupazione anche un lavoro di un’ora alla settimana, e in realtà si sono perdute un miliardo e duecento milioni di ore lavorative; come c’è un problema di verità quando ci si gloria della riduzione dei flussi migratori, mentre in questo inizio di gennaio vi sono già quasi 200 migranti morti o dispersi nel Mediterraneo centrale, quando nell’intero mese di gennaio dell’anno scorso i morti furono 254.

FONTE INCHIESTAONLINE.IT

Dal Diario di Francesco Indovina dell’ 8 gennaio 2018: Giù le tasse. La sfrenata eccitazione dei politici

La campagna elettorale pare si stia organizzando al grido “giù le tasse”, niente di più populista. Chi non può essere d’accordo nel pagare meno tasse? Sulla base di questa banale ma anche insensata costatazione la campagna elettorale si gioca su chi la spara più grossa. Si si sa che sono promesse scritte sull’acqua, e se così non fosse sarebbero molto contenti quelli che più hanno e che meno avrebbero bisogno di pagare meno tasse.

Abbattimento dell’Irpef (aliquota unica) grida Berlusconi, ma anche, sempre lui, abbattimento dell’Ires (l’imposta sul reddito delle società)e ancora La flat-tax è la sintesi, a cui si accoda la Lega, ecc.

Di Maio non è da meno, promette drastica riduzione delle imposte a favore dell’impresa, semplificazione dell’Irpef (anche qui aliquota unica?), ecc.

Renzi non si tira indietro. Abolizione del canone Rai, e chi sa ancora cosa nelle prossime settimane.

...continua a leggere "Francesco Indovina: Perché è sbagliata la proposta di Liberi e Uguali di eliminare le tasse universitarie"

 

fonte workingclass.it

autopsy demparty

Un recente documento offre una bruciante autopsia delle elezioni 2016 – e propone un percorso per la riscossa.

 

Il Partito Democratico ha perso praticamente tutto il perdibile nel 2016, ma finora ha fornito solo espressioni di rammarico evasive e deboli scuse. Invece di prendere atto del pesante fallimento e dei madornali errori, i leaders del partito e i professionisti delle campagne elettorali si sono crogiolati in atteggiamenti di autocommiserazione e di sussiegosa indignazione. I veri colpevoli, hanno insistito, sono stati i vili Russi e l’odioso Donald Trump, che in combutta hanno violato il santuario della democrazia Americana e manomesso i risultati elettorali. Le indagini ufficiali sono tuttora in corso.

Mentre il paese attende il verdetto, una critica diversa e piuttosto provocatoria è stata formulata da un gruppo di attivisti orientati a sinistra, che indicano nello stesso Partito Democratico il responsabile di questa sconfitta epica. Il loro documento di 34 pagine “Un’autopsia: la crisi del partito Democratico” (https://democraticautopsy.org/) va letto più come una lucida messa in stato di accusa che come una diagnosi post-mortem.

E’ una fredda dissezione del perché i Democratici hanno così miserevolmente fallito, a un avvertimento che senza un cambiamento profondo, il partito resterà un perdente.

Leggendo i dettagli della critica, ho avuto l’impressione che probabilmente il partito ha avuto quello che si meritava nel 2016. Non voglio dire che Trump meritasse di vincere. In realtà, “Autopsia” menziona la campagna di Trump solo incidentalmente, e i Russi in un’unica occasione. La loro analisi propone la spiegazione che Trump sia diventato presidente principalmente perché la campagna dei democratici è stata inetta, malaccorta, autocompiaciuta e lontana dalla percezione degli orientamenti presenti nel paese.

Molti dettagli del rapporto erano già noti, almeno in parte. Ma le prove presentate in “Autopsy” hanno una forza e una efficacia molto maggiori. La task force che ha preparato questo documento critico era guidata dal giornalista ed esperto di critica dei media Norman Solomon, delegato alle Conventions democratiche nel 2008 e 2016; Karen Bernal, responsabile del Coordinamento Progressista del Partito Democratico della California; Pia Gallegos, storica avvocato e attivista nella difesa dei diritti civili nel New Mexico; e Sam McCann, uno specialista in comunicazione di New York esperto in giustizia internazionale. Gli estensori non supportano nessun candidato per il 2020, anche se ovviamente sono simpatizzanti di Bernie Sanders e della sua radicale agenda di riforme. Il loro obiettivo è in realtà quello di provocare un’esplicita resa dei conti nel Partito Democratico, fra l’establishment Clinton-Obama e la base, ferita e delusa.

L’establisment ha i soldi e il controllo del governo; i militanti di base la rabbia e le loro convinzioni forti. ...continua a leggere "Che cos’è che ha ammazzato il Partito Democratico? – William Greider, The Nation"

fonte Carmillaonline

Pubblicato il · in Schegge taglienti ·

di Alessandra Daniele

 

 

 

 

Nel 2018 cade il quarantennale dell’era Berlusconi, cominciata nel 1978 con l’acquisizione da parte di Fininvest e l’inaugurazione ufficiale di Tele Milano 58, che diventerà Canale 5 nel 1980, la prima pietra del piccolo impero mediatico-pubblicitario che frutterà al Canaro il titolo di Sua Emittenza.
Fra i personaggi di Tele Milano 58 fin dall’inizio Barbara d’Urso, Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Claudio Cecchetto, e Mike Bongiorno.
I veri ministri di Berlusconi.
Nel 1978 Beppe Grillo partecipava come comico alla sua prima edizione di Sanremo su Raiuno.

...continua a leggere "Il Cavaliere dell’Apocalisse"