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Il 43 ° anniversario del peggior colpo della storia argentina sarà ricordato da milioni di persone in tutto il paese. La memoria sarà legata all'angoscia della crisi sociale di oggi in un anno elettorale determinante

Di Ailín Bullentini

Ancora una volta Plaza de Mayo ei suoi dintorni diventeranno i luoghi questa domenica per esercitare la memoria quando organizzazioni per i diritti umani, sopravvissuti e parenti, gruppi politici e sociali ma, soprattutto, madri, padri, figli e figlie, gruppi di amici , fratelli e compagni convergeranno a ricordare le vittime dell'ultima dittatura militare, 43 anni dopo il suo inizio. La convocazione del consiglio nazionale delle organizzazioni per i diritti umani cita tutto e tutti a 14 nei pressi del Plaza con lo slogan "Con memoria e unità lotta per la patria che ha sognato i 30 mila"; lì, dove convergeranno con l'Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, ore dopo leggeranno un documento. Il pomeriggio continuerà con la mobilitazione nello stesso luogo del Meeting della Memoria, Verità e giustizia e gruppi di sinistra. La Campora arriverà a Plaza de Mayo da La Esma.

"Non c'è modo di superare l'ipocrisia dei governi che voltano le spalle al popolo, non c'è modo di costruire la patria della giustizia sociale e una vita dignitosa per la quale i nostri figli e le nostre figlie hanno combattuto, senza essere uniti", riflette Nora Cortiñas. , una delle Madri di Plaza de Mayo della Linea Fondatrice che entrerà in Plaza de Mayo tenendo la bandiera con le foto di "tutti i nostri dispersi".

Il tavolo nazionale delle organizzazioni per i diritti umani chiede di partecipare alla Giornata nazionale della memoria per la verità e la giustizia a partire da 14. La bandiera blu con le foto delle vittime, mitico capo della marcia, sarà estesa a lungo l'Avenida de Mayo e avanzerà man mano che la strada si riempie di gente. "Memory" e "Unity" sono le due parole che suonano con forza nello slogan del convegno che hanno scelto per quest'anno. Sul concetto di "memoria", Cortiñas ha coinciso con il presidente delle nonne, un altro degli organi di convocazione, in cui "la memoria non può mancare". "La storia non è risolta. Perdere memoria significa permettere che le cose accadano di nuovo ", ha avvertito Carlotto durante le trasmissioni radiofoniche di ieri mattina.

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FONTE R/PROJECT

di Daniel Gatti

America latina: là dove i predicatori si impongono, l’egemonia é pentecostale

In guerra dichiarata contro qualsiasi movimento di emancipazione, l’evangelismo conservatore ha il vento in poppa sulla scena politica regionale. Capace di influire sull’agenda legislativa e sul dibattito politico attraverso tutto il continente, l’evangelismo non si limita a minacciare i diritti umani: é pure una sfida per una sinistra che non sa più rivolgersi alla sua propria base sociale.

“Esiste un nuovo intreccio tra il religioso ed il politico che la sinistra nel mondo e in modo particolare in America latina non sa cogliere. Il successo del neopentecostalismo conservatore é un esempio chiarissimo di questa nuova forma di intreccio che ha attecchito in modo assai importante nei settori popolari.” Per l’antropologo uruguayano Nicolàs Guigou, l’attuale successo di questi gruppi religiosi che si sono convertiti in poco tempo in protagonisti centrali della vita politica di tanti paesi di questa regione “é un fenomeno che dovrebbe interrogare a fondo i gruppi, le organizzazioni, i movimenti sociali che aspirano a cambiare le cose con la partecipazione dei settori popolari e di quelli più vulnerabili”. Lo stesso vale per il mondo accademico, “per esempio per i politologi”. La politica sta perdendo senso e significato in ampie frange della popolazione, dice Guigou a “Brecha”. “C’é un gran deficit del politico, un gran vuoto che, da qualche tempo in qua, i predicatori e le predicatrici pentecostali stanno colmando con il loro discorso”.

Non sono una novità, ma…

“La presenza di chiese evangeliche in America latina non é una novità. Ciò che é nuovo é il successo, il radicarsi della loro versione pentecostale conservatrice”, sostiene come tanti altri il sociologo boliviano Julio Còrdova Villazòn, specialista di questo ramo del protestantesimo. In un articolo apparso nel novembre del 2014 sulla rivista “Nueva Sociedad”, Còrdova segnala i cambiamenti intervenuti dall’inizio del secolo scorso. A quell’epoca, la loro “agenda” era liberale ed essenzialmente improntata sulla questione della separazione della chiesa cattolica e dello stato secondo il principio dell’artigliere che deve trovare lo spazio per esistere. Oggi invece, in fase di crescita e con un cattolicesimo in crisi, gli evangelici cercano di conquistare sempre più peso sulla scena politica tramite la creazione di partiti propri, grazie ad alleanze con altri, con lo sviluppo di una fittissima rete di mezzi di comunicazione e la moltiplicazione dei movimenti di difesa dei “valori morali cristiani”. Il tutto agevolato da consistenti, anche se poco santi, capitali.

Cordòva individua quattro tappe dell’espansione evangelica in America latina: “la lotta per la libertà di coscienza alla fine dell’ottocento ed agli albori del novecento; la polarizzazione ideologica durante gli anni 1960 e 1970; l’emergenza di partiti evangelici nei due decenni successivi; quella della ri-democratizzazione e, quale quarta fase, l’apparizione di movimenti in favore della famiglia con principi morali molto severi all’inizio del ventunesimo secolo”.

Durante la seconda di queste tappe, una parte molto minoritaria degli evangelici raggiunse i settori cattolici progressisti che stavano sviluppando la teologia della liberazione ed alcuni di loro parteciparono a dei movimenti di guerriglia di sinistra. “Però, sostiene il sociologo, la maggioranza assunse un atteggiamento passivo che finì per legittimare le dittature militari, considerate come la migliore delle opzioni”. ...continua a leggere "AMERICA LATINA: L’EGEMONIA E’ PENTECOSTALE"

Fonte Effimera.org

Il Brasile dopo l’omicidio di Marielle Franco – Intervista a Giuseppe Cocco

Ringraziamo Giuseppe Orlandini per la traduzione dal portoghese.

Cosa significa in termini politici l’esecuzione della consigliera di Rio de Janeiro Marielle Franco?

In base a ciò che è stato scoperto dalle prime investigazioni, ci sono sufficienti elementi per dire che non è stata solo “una” esecuzione, ma una esecuzione politica, un attentato. Si tratta di una esecuzione la cui dimensione politica ha almeno tre elementi: il primo è che Marielle era una militante del PSOL (Partito Socialismo e Libertá, una dissidenza di sinistra del PT, creato nel 2004), in particolare del PSOL di Rio; il secondo è che Marielle era espressione di una generazione di “giovani poveri, neri e nere di favela” che hanno cominciato a fare politica in prima persona, autonomamente; il terzo è che l’omicidio avviene nell’ambito dell’intervento federale a Rio, decretato dal presidente Temer.

Com’è ovvio, ci sono molti altri elementi, ma per un primo approccio penso sia necessario ordinarli a partire da qui.

1)     Marielle era del PSOL di Rio de Janeiro. Il PSOL di Rio è stato capace di uscire dal ghetto nel quale si trova il PSOL nazionale e costituirsi come una forza elettorale con peso e consistenza. É importante comprendere come il PSOL di Rio abbia ottenuto questo ruolo da protagonista, in termini sia di attivismo che elettorali. Senza pretendere di essere esaustivo, credo ci siano tre principali spiegazioni: il PSOL a Rio è diventata l’unica opposizione al consorzio politico-mafioso comandato a livello federale dal PT e a livello fluminense e carioca dai compari del PMDB: se a livello nazionale il marketing lulista riusciva a non rendere esplicite le negoziazioni infami alle quali si associava (quando non le promuoveva), a Rio tutto questo è evidente perlomeno dal 2010.

...continua a leggere "Il Brasile dopo l’omicidio di Marielle Franco – Intervista a Giuseppe Cocco"

FONTE PAGINA12.AR.COM

 

Violento operativo de Gendarmería tras una denuncia de Benetton
En Cushamen siguen los atropellos

A seis meses de la represión que derivó en la muerte de Santiago Maldonado, efectivos de la Gendarmería ingresaron esta mañana en la comunidad mapuche. Maniataron a varios de sus miembros e incautaron los caballos, que luego se llevaron en una camioneta propiedad del empresario Luciano Benetton. Denunciaron que el operativo fue ilegal y no descartan que haya sido para "plantar pruebas".

Integrantes de la comunidad mapuche Pu Lof en Resistencia Cushamen, en Esquel, denunciaron que esta mañana efectivos de la Gendarmería realizaron un nuevo allanamiento ordenado por la jueza Graciela Rodríguez y el fiscal Díaz Meyer tras una denuncia de la estancia Leleque, propiedad del magnate italiano Luciano Benetton. Según contaron los integrantes de la comunidad, los efectivos los maniataron con precintos durante el operativo y se llevaron incautados sus caballos, a los que subieron a una camioneta de la compañía Tierras del Sud, propiedad de Benetton. Hay una mujer herida, que debió ser trasladada al hospital. Ayer se cumplieron seis meses de la desaparición y muerte de Santiago Maldonado, víctima de la represión de la Gendarmería en esa misma comunidad.

El relato de los integrantes de la comunidad se difundió por medio de la Red de Apoyo a las Comunidades en Conflicto, donde relataron que los efectivos llegaron a la comunidad a primera hora de la mañana y “mantuvieron precintados a los miembros de la comunidad en el sector de la guardia sin dejarlos siquiera ir al baño”. Contaron que en el procedimiento los uniformados se llevaron incautados los caballos que había en la comunidad, que subieron a un camión de la compañía Tierras del Sud, propiedad de Benetton. Luego del operativo, una mujer llamada Vanesa Millañanco debió ser trasladada al hospital de Maitén y dese la comunidad sostuvieron que se desconoce cuál es su estado de salud.

“Denunciamos este nuevo atropello a Pu Lof Resistencia Cushamen como totalmente ilegal debido a que no se contó con testigos del procedimiento, es decir que las fuerzas represivas hicieron lo que quisieron durante el tiempo que estuvieron dentro de Pu Lof y no descartamos que puedan generar algún tipo de montaje para culpar a los miembros de la comunidad a través de implantar falsas pruebas”, sostuvieron desde la comunidad en el comunicado. Apuntaron también contra la ministra de Seguridad, Patricia Bullrich, como responsable de una “cacería contra el pueblo Mapuche y una campaña mediática de difamación verdaderamente sin escrúpulos”.

 

FONTE PRESSENZA.COM 

15.01.2018 - Redazione Italia

Milagro Sala, da due anni prigioniera politica: tuitazo internacional

 

 

Il 16 di gennaio saranno due anni che Milagro sala è ingiustamente e illegalmente detenuta dalla magistratura di Jujuy per ordine di Macri e Morales. Nonostante le richieste di liberazione e di poter affrontare i processi da libera cittadina la deputata del ParlaSur è stata prima in prigione e poi agli arresti domiciliari (prolungati di un altro anno recentemente) e questi ultimi nemmeno a casa sua. Oltre a questo sono stati arrestati altri membri della sua organizzazione, la Tupac Amaru.

Per questo e per l’assoluta mancanza di garanzie costituzionali e giuridiche il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala ha proposto per domani un tuitazo che in Argentina comincerà alle 9 ora locale e a cui si aggiungeranno tutti i Comitati nazionali che si sono formati in numerosi paesi del mondo end anche qui in Italia.

Gli hashtag sono:

#2AñosPresaPolítica
#LiberenAMilagro

 

e si consiglia di inviare copia a @mauriciomacri  e  @MoralesGerardo1

Il comitato prega di inviare il tweet anche a @ComitexMilagro

Qui di seguito esempi di tweet in spagnolo ma si suggerisce di scrivere nella propria lingua per far notare la solidarietà internazionale.

El Estado nacional sigue incumpliendo con las resoluciones de @ONU_es@CIDH y @CorteIDH entre otros organismos de derechos humanos #2AñosPresaPolítica #LiberenAMilagro

El Poder Judicial de Jujuy no solo incumple las resoluciones de organismos internacionales como @ONU_es @CIDH @CorteIDH y @amnesty, entre otros, sino también el fallo de @cortesupremaAR #2AñosPresaPolítica#LiberenAMilagro

Lo dijimos el primer día: “Hoy es Milagro, mañana podés ser vos”. Los presos políticos de @mauriciomacri son cada vez más. Exigimos el fin de la persecucion politica y la libertad de todxs lxs presxs politicxs. #2AñosPresaPolítica #LiberenAMilagro

La corporación judicial es cómplice de @MoralesGerardo1 que mantiene detenida ilegalmente a Milagro Sala #2AñosPresaPolítica #LiberenAMilagro

Milagro Sala está detenida ilegalmente por orden del gobernador @MoralesGerardo1 y del gobierno de @mauriomacri #2AñosPresaPolítica#LiberenAMilagro

Mounted police keeping guard on University students protesting against corruption in the education sector, in front of the National Congress in Asuncion (Paraguay).   (Santi Carneri)

fonte equaltime.org

Le 17 octobre, jour de commémoration annuel en Argentine de Juan Domingo Perón, fut repêché dans le fleuve Chubut le corps sans vie de Santiago Maldonado, un jeune artisan porté disparu 80 jours plus tôt et aperçu pour la dernière fois au cours d’un affrontement entre la communauté Mapuche et les forces de sécurité de l’État.

Ces faits s’inscrivaient dans le contexte d’un conflit territorial de longue durée qui oppose les Mapuche à la multinationale Benetton. La disparition de Maldonado avait tenu en haleine la société argentine tout entière pour laquelle le terme de « disparu » évoque les victimes de la dictature civile-militaire de 1976-1983 et incité des centaines de milliers de personnes à se concentrer dans la Plaza de Mayo de la capitale argentine, au même endroit où, 40 ans plus tôt, les Mères de la Plaza de Mayo avaient commencé à effectuer leurs rondes hebdomadaires pour interpeller les autorités sur le sort des membres de leur famille.

...continua a leggere "La contestation sociale réprimée en Amérique latine"

fonte PRESSENZA.COM

 

28.11.2017 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Anche la Corte Interamericana per i Diritti Umani chiede la scarcerazione di Milagro Sala
(Foto di L'Impronta L'Aquila)

Dopo le numerose prese di posizione di organismi internazionali, associazioni, personalità ora anche la Corte Interamericana per i Diritti Umani ha emesso una risoluzione in cui chiede che Milagro Sala esca dal carcere e sia assegnata, a casa sua e non altrove, agli arresti domiciliari.

La risoluzione è stata diffusa agli organi di stampa e alle autorità competenti nella giornata di ieri; chiede anche che lo Stato Argentino si preoccupi di assicurare assistenza medica e psicologica alla dirigente sociale; chiede al più tardi per il 15 dicembre un rapporto dettagliato sulla realizzazione degli arresti domiciliari e che vi sia un rapporto alla Corte ogni tre mesi; chiede infine ai rappresentanti legali di Milagro Sala di fare le opportune osservazioni sull’applicazione di queste risoluzioni.

FONTE  LAVOROCULTURALE

L’ultima volta che è stato visto vivo, il ventottenne Santiago Maldonado stava partecipando a una mobilitazione della comunità in resistenza di Cushamen – provincia di Chubut, Argentina.

Santiago Maldonado

«… e sì, noi siamo coscienti che se fossimo stati mapuche, invece di un giovane come Santiago, tutto questo non avrebbe avuto una ripercussione del genere. Santiago ha lanciato quel grido di cui noi avevamo bisogno. È molto triste che sia toccato a lui».

Ivana Huenelaf, attivista mapuche, commentava così, lo scorso settembre, la desaparición di Santiago Maldonado. Lei stessa, nel mese di gennaio, era stata vittima della repressione scatenata dalla gendarmeria argentina contro la comunità (Pu Lof) in resistenza di Cushamen. Insieme ad altre cinque persone, è stata trattenuta per diverse ore nel commissariato locale, ferita – dopo che i gendarmi le avevano fratturato un polso –, incappucciata e isolata dal resto del mondo. Durante il fermo, ha sentito alcuni agenti negare, alle attiviste e agli avvocati venuti a cercarla, di averla trattenuta, mentre altri gendarmi le dicevano «los vamos a hacer desaparecer»: vi faremo scomparire.

Santiago

L’ultima volta che è stato visto vivo, il ventottenne Santiago stava partecipando a una mobilitazione della comunità in resistenza di Cushamen – provincia di Chubut, Argentina – che protestava per l’arresto del proprio lonko[1] e per la minaccia di sgombero da parte delle autorità locali. La manifestazione è stata duramente repressa dalla Gendarmeria nazionale[2]e le tracce di Santiago si sono perse durante le violenze, quando un testimone ha visto che veniva costretto a salire su un veicolo dei gendarmi. Da quel momento, per 81 giorni, di lui non si è saputo più nulla, finché il suo corpo non è stato ritrovato il 18 ottobre nel Río Chibut, in una parte poco profonda del fiume già ripetutamente setacciata nelle settimane precedenti.

La gestione del caso di Santiago, su cui sono intervenute anche l’ONU e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, ha registrato numerose negligenze da parte dell’apparato statale argentino: dalla lentezza con cui si è investigato circa il coinvolgimento della Gendarmeria – i veicoli usati durante la repressione, ad esempio, sono stati analizzati parecchi giorni dopo i fatti, quando ormai erano già stati lavati –, all’apparente svista con cui Patricia Bullrich, Ministra della Sicurezza, ha rivelato in una conferenza stampa il nome di un testimone protetto coinvolto nell’inchiesta, che aveva denunciato come, alcuni giorni dopo la scomparsa di Santiago, qualcuno avesse risposto al telefono del giovane desaparecido. Apparenti sviste e negligenze che hanno portato anche alla ricusazione e sostituzione del giudice responsabile dell’inchiesta. ...continua a leggere "Il grido di Santiago per le comunità Mapuche"

fonte CENTROTRAME

di Daniele Salerno

9788897826606_0_0_750_80Il 24 marzo ricorre il 41° anniversario del golpe che in Argentina portò al potere i militari. In questa giornata il paese sudamericano ricorda gli anni della dittatura e le vittime del terrorismo di stato. Tra queste i desaparecidos occupano un posto centrale e tragico. Nei sette anni della dittatura militare (1976-1983) migliaia di persone furono rapite, sequestrate nei centri clandestini del paese, uccise dai militari e i loro resti fatti sparire (per esempio nei tristemente noti voli della morte). È ormai comune parlare di circa trentamila omicidi: una cifra esibita in molte marce della memoria che il 24 marzo si tengono nel paese.

Al ritorno della democrazia in Argentina, il 10 dicembre 1983, la necessità di sapere la verità sulle sparizioni spinse il nuovo presidente eletto, Raúl Alfonsin, a nominare una commissione di notabili allo scopo di raccogliere, nello stretto giro di sei mesi, denunce e prove sulla sorte dei desaparecidos. Le denunce si sarebbero poi dovute consegnare alla giustizia mentre la commissione avrebbe dovuto elaborare una relazione finale da presentare al paese. La commissione, presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato, venne chiamata CONADEP-Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas. La “relazione finale”, lungi dal diventare un mero testo burocratico, verrà pubblicata con il titolo Nunca Más (mai più). Il volume raccoglie le storie dei desaparecidos, ricostruendole a partire dalle testimonianze di parenti e sopravvissuti. Il libro è oggi un testo fondativo per la democrazia argentina e il suo titolo è icona della memoria del paese.

...continua a leggere "La memoria delle sparizioni in Argentina e la storia politica del “Nunca Más” nel libro di Emilio Crenzel"

FONTE AGENZIA PRESSENZA.COM

03.07.2017 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

Nuova Campagna internazionale per la liberazione di Milagro Sala
(Foto di Magalí Buj)

Inizierà oggi, 3 luglio, alle 11 di mattina, ora di Buenos Aires, con una conferenza stampa di fronte alla Corte Suprema, la nuova campagna per chiedere a Mauricio Macri, dall’Argentina ma da anche da tutto il resto mondo, la liberazione di Milagro Sala e di tutti i dirigenti sociali della Tupac Amaru e di quelli delle altre organizzazioni incarcerati a Jujuy, a Mendoza e in varie province dell’Argentina. Alle 11 si lancerà la campagna di raccolta di firme digitali internazionali sul nuovo sito liberenamilagro.org

Contemporaneamente inizierà il “twiteazo” su Twitter con questi tweet suggeriti:

Basta de presos políticos en Argentina. Firmá la petición para pedir que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Frenemos la violación de derechos humanos en Argentina. Basta de presos políticos #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Presidente @MauricioMacri, basta de presos políticos en Argentina #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Hoy es Milagro. Mañana podés ser vos. Firmá la petición para que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Sumate a la campaña internacional para pedir que #LiberenAMilagro dirigente social argentina detenida ilegalmente http://www.liberenamilagro.com/
Con presos políticos no hay democracia. Firmá la petición para que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Firmá para exigir que #LiberenAMilagro y a todos los presos políticos en Argentina: http://www.liberenamilagro.com/
Milagro Sala, mujer, negra, indígena. Presa por luchar #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Exigimos a la @CorteSupremaAR poner fin a la violación de DDHH en Argentina #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Milagro Sala está detenida ilegalmente desde hace mas de 500 días. Firmá para exigir que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
PS: il sito per twitter cambia perché il sito .org è stato definito spam da Twitter.

La data è stata scelta in coincidenza delle sessioni straordinarie della CIDH, la Comisión Interamericana de Derechos Humanos, in corso da oggi a Lima.

FONTE PRESSENZA.COM

11.06.2017 - Germania - Evelyn Rottengatter

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Perché formare un comitato tedesco per la libertà di Milagro Sala?

Nell’ambito della campagna internazionale che si impegna per la liberazione di Milagro Sala in Argentina, si è appena formato anche un comitato tedesco, che si aggiunge alla lista sempre crescente dei diversi comitati in tutto il mondo. Essi sono presenti oltre che in Argentina anche in Brasile, Perù, Messico, Canada, Italia, Spagna, Francia, Olanda e nel Regno Unito, e probabilmente anche in altri luoghi.

L’esigenza di questo comitato è dovuta in parte alle già note ragioni per le quali l’incarcerazione della deputata, che continua fino a oggi, va contestata e condannata. Tra queste ragioni ci sono l’arbitrarietà dell’arresto (confermato dal gruppo di lavoro ONU per l’arresto arbitrario) e anche il modo con cui si tenta di screditare e distruggere Sala e il movimento sociale Tupac Amaru, da lei stessa fondato. Ciò è avvenuto e continua ad avvenire ancora con delle imputazioni false, testimonianze comprate, intimidazione e repressione da parte delle forze di sicurezza statali.

Una vera e propria caccia alle streghe messa in atto dai media argentini e da una giustizia prevenuta, che non sembra proprio per nulla distanziarsi dalla scelta politica del governo neoliberale.

...continua a leggere "Perché formare un comitato tedesco per la libertà di Milagro Sala?"

Autore Franco Cavalli
fonte area7.ch
Recentemente sono stato per quasi due settimane in quattro paesi del Centro America e poi a Cuba. Su tutto ciò riferirò più ampiamente nel prossimo numero dei Quaderni del Forum Alternativo e nelle pubblicazioni dell’Associazione per l’aiuto medico al Centro America (Amca), dato che lo scopo principale del mio viaggio era appunto quello di visitare i progetti di questa associazione. Qui mi limito a raccontare soltanto una delle impressioni forti vissute durante questo viaggio.

...continua a leggere "Omicidi di stato sottaciuti dai media"

FONTE PRESSENZA.COM

24.05.2017 - Buenos Aires - Redacción Argentina

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

La CIDH sta prestando profonda attenzione al caso Milagro Sala

Questo pomeriggio, più di 10 mila persone si sono mobilitate presso l’Hotel Sheraton a Retiro, per ringraziare la Commissione Interamericana dei Diritti Umani della visita effettuata nel paese. La Segreteria Esecutiva, capitanata da Paulo Abrao, ha ricevuto una delegazione del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala, con cui si è intrattenuta per più di un’ora. La CIDH è stata una dei molti organismi che, nel dicembre dello scorso anno, ha imposto al governo di rispettare il mandato del Grupo de Trabajo de Detenciones Arbitrarias dell’ONU per “l’immediata liberazione” di Milagro Sala. Gli slogan della mobilitazione di massa sono stati: “Basta prigionieri politici in Argentina. Libertà ai prigionieri politici di Tupac a Jujuy e Mendoza”.

...continua a leggere "La CIDH sta prestando profonda attenzione al caso Milagro Sala"

 fonte  RACISMO AMBIENTAL

Traduzione di editor

Dieci operai agricoli sem-terra ( senza terra ) e una donna sono stati uccisi dalla Polizia Militare in Redencao. Le vittime facevano parte della Lega dei contadini poveri (LCP). L'informazione è stata confermata dalla Commissione Pastorale della Terra (CPT) che ha denunciato questo massacro a Brasilia.
Secondo le prime informazioni questi lavoratori agricoli avevano reagito ad un'azione violenta di sgombero della polizia militare  di un'area della Fazenda Santa Lucia, dove vivevano decine di famiglie.
Il massacro ha avuto luogo al mattino quando, a Brasilia, nel pomeriggio, è stata dichiarata l'occupazione della capitale da parte delle truppe dell'esercito, dopo una brutale repressione della manifestazione indetta dai sindacati contro Temer e le riforme; Nel frattempo, a Rio, c'era stata una forte repressione delle proteste dei dipendenti pubblici contro la demolizione dello stato e contro il passaggio di un disegno di legge in Assemblea legislativa per fare pagare ai dipendenti pubblici il conto del deficit della Previdenza

Massacre em Pau D’Arco (PA): dez mortos pela PM

Por Mauro Lopes, no Outras Palavras

Dez sem-terra -nove homens e uma mulher- foram mortos pela PM na manhã desta quarta (24) em Redenção (PA). Eles são ligados à Liga dos Camponeses Pobres (LCP). A informação foi confirmada pela Comissão Pastoral da Terra (CPT) da CNBB, que lançou ontem em Brasília, com mais 18 entidades, a Carta do ato denúncia – Por Direitos e contra a Violência no Campo.

Segundo as primeiras informações, os agricultores reagiram a uma ação violenta de desocupação de uma área da fazenda Santa Lúcia, onde viviam dezenas de famílias.

...continua a leggere "Brasile, massacro di dieci lavoratori dell’agricoltura SEM TERRA nello stato del Parà da parte della polizia militare"

FONTE PRESSENZA.COM

21.05.2017 - Francesco Cecchini

Milagro Sala: Mariano Miranda contro l’ONU

Mariano Miranda è il Procuratore Generale di Jujuy, in prima linea, assieme al Pubblico Ministero  Sergio Lello Sáncheza, nella repressione di Milagro Sala, leader della Tupac Amaru; tutto questo agli ordini del Governatore Gerardo Morales. Tutti e tre sono dirigenti locali della UCR (Unión Cívica Radical). Raul Alfonsin si starà rivoltando nella tomba.

Lo scorso 18 maggio in Buenos Aires, dopo una settimana di riunioni  e visite a diverse prigioni dell’ Argentina, il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie  della Commissione dei Diritti  Umani dell’ONU ha dichiarato che continua ad essere fermamente convinto che l’ imprigionamento di Milagro Sala sia arbitrario e ha inviato la sua opinione alle Autorità argentine, invitando alla sua liberazione.

Il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie aveva precedentemente visitato, ben due volte, la  prigione di Alto Comedero a Jujuy, intervistato  donne detenute e incontrato  Milagro Sala e le altre militanti Tupac Amaru che sono in stato di detenzione preventiva. Ha ascoltato da parte di Milagro e  di tutte le detenute gravi accuse di seri maltrattamenti ricevuti da autorità e da carcerieri che si sono comportati in maniera criminale.

...continua a leggere "Milagro Sala: Mariano Miranda contro l’ONU"

In questo numero:

Di sinistra, forte e rossoverde
di Enrico Rossi

O nuova lista a sinistra del Pd o rosatellum.
Di due l’una. Le due cose insieme generano sospetti.
di Roberto Mapelli

La “madre di tutte le bombe” serviva a sdoganare la guerra nucleare?
di Mario Agostinelli

Venezuela, la stampa internazionale ha deciso: Maduro va destituito
di Fabio Marcelli

Lo potete scaricare qui:
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n86-s.pdf
Buona lettura e diffondete!

FONTE PRESSENZA.COM

12.05.2017 - Redacción Argentina  di Pressenza.com 

Il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie ha incontrato Milagro Sala
(Foto di Tupac Amaru)

Ieri, 11 Maggio, nel corso del primo giorno della sua  permanenza a Jujuy, una delegazione del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie dell’ONU ha visitato il carcere femminile di Alto Comedero e si è riunito con  Milagro Sala. Più tardi, in una riunione con membri della società civile, il presidente Sedonji Roland Adjovi ha confermato che l’Opinione 31 del 27 Ottobre 2016, che ordina allo Stato Argentino l’immediata liberazione della deputata del  Parlasur, non è soggetta a revisione e che è una risoluzione presa e che lo scopo del viaggio è quello di valutarne il compimento da parte del governo.

Nell’incontro con le detenute si sono denunciate le torture, l’utilizzo di celle di punizione e la perenne persecuzione di cui è oggetto Milagro Sala. Anche Mirta Aizama, Gladys Diaz, Mirta Guerrero e Graciela Lopez hanno denunciato le condizioni di detenzione facendo vedere ai membri della commissione come siano stati cambiati i materassi a tutte le detenute proprio ieri, prima della visita.

...continua a leggere "Il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie ha incontrato Milagro Sala"

FONTE PRESSENZA.COM

09.05.2017 - Roma - Redazione Italia

Milagro Sala: interpellanza Martelli e risposta del governo
(Foto di streaming Camera dei Deputati)
L’Onorevole Giovanna Martelli del gruppo Articolo 1 MDP ha svolto oggi in aula l’interpellanza volta a chiarire la posizione italiana sulla detenzione della leader sociale argentina Milagro Sala che è stata ritenuta arbitraria dalle Nazioni Unite. In particolare l’interpellanza, firmata anche dagli onorevoli Nicchi, Melilla, Palazzotto, Fratoianni, Ricciatti, Duranti, Pannarale, Scotto, Galli,  Kronbichler e Bordo, ha chiesto al Governo quali siano i motivi del ritardo nel prendere coscienza della vicenda e nel sostenere le risoluzioni che difendono i diritti umani richiedendo al Presidente Macrì l’immediato rilascio di Milagro Sala affinché possa difendersi da persona libera e quali iniziative di competenza abbia intrapreso o intenda intraprendere affinché i diritti umani, quelli delle donne e dei più poveri siano rispettati e difesi in Argentina.

FONTE PRESSENZA.COM

05.05.2017 - Olivier Turquet

Argentina, torna l’impunità per i militari degli anni ’70
(Foto di Milenio)

Con una sentenza che ha già suscitato diffuse proteste in tutto il paese, la Corte suprema argentina ha equiparato i delitti di lesa umanità ai crimini comuni, concedendo il beneficio del cosiddetto 2 per 1. Tale misura consente di ridurre la pena considerando doppi gli anni trascorsi in prigione prima della sentenza definitiva. In questo modo molti genocidi potrebbero uscire dal carcere. La norma era stata derogata nel 2001.

LE ABUELAS de Plaza de Mayo hanno convocato d’urgenza una conferenza stampa e dichiarato insieme a Taty Almeida, di Madres di Plaza de Mayo, Horacio Verbitsky, del Centro de Estudios Legales y Sociales e altri organismi di diritti umani, il loro ripudio alla misura che potrebbe trasformarsi a breve in un’amnistia verso i militari responsabili del terrorismo di stato nell’ultima dittatura (1976-1983).

«QUESTA SENTENZA conferma il cambio di paradigma che si vive nel paese da quando si è insediato Mauricio Macri e apre alla possibilità d’incontrarsi per strada con gli assassini dei nostri genitori. Noi non lo consentiremo», ha dichiarato Carlos Pisoni, rappresentante di Hijos, i figli dei desaparecidos.

...continua a leggere "Argentina, torna l’impunità per i militari degli anni ’70"

Commento
Senza limiti, questa classe dirigente argentina non si ferma davanti a nulla: la cessione di beni comuni indisponibili è il primo passo verso il baratro. A quando la vendita degli umani in eccedenza come schiavi ??  editor
FONTE PAGINA12
RIQUEZAS NATURALES OFRECIDAS COMO AVAL DE LA DEUDA EXTERNA. RENUNCIA A LA INMUNIDAD SOBERANA
Denuncian a Macri por abuso de garantías
Por dos decretos de este año, el Ejecutivo habilitó a que las riquezas y recursos naturales puedan ser considerados como garantía del pago de la deuda externa. Tres letrados denunciaron al Presidente por defraudación y abuso de autoridad.Los recursos hidrocarburíferos, el litio, otros recursos minerales estratégicos y las empresas del Estado quedaron fuera de la protección de inmunidad soberana contemplada en las emisiones de deuda externa y, por lo tanto, pasaron a ser pasibles de embargo y ejecución en una hipotética disputa legal con acreedores externos. Los abogados Eduardo Barcesat, Jorge Cholvis y Arístides Corti sostienen que esa posibilidad quedó habilitada por los decretos 29 y 231 de 2017. “Son precisamente esos recursos y riquezas naturales los que resultan la garantía del pago de la deuda externa que se contrae por los decretos impugnados, traicionando la manda de la Ley Suprema de la Nación”, advierten los letrados en el texto de la denuncia que realizaron contra el presidente Macri por defraudación contra la administración pública y abuso de autoridad. La demanda, que recayó en el Juzgado Federal Nº1 a cargo de María Romilda Servini de Cubría, también alcanza al jefe de Gabinete, Marcos Peña, y el titular de Finanzas, Luis Caputo. “Ni la dictadura se atrevió a tanto”, advirtió el bloque de diputados del Frente para la Victoria ayer a través de un comunicado. 

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Diritti Umani: dall’Italia un ponte verso l’Argentina

fonte PRESSENZA.OM

20.04.2017 - Federico Palumbo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Diritti Umani: dall’Italia un ponte verso l’Argentina
(Foto di Manuela Pita)

Parte il corso di formazione per Osservatori dei Diritti Umani

A seguito dell’aggravarsi della situazione dei Diritti Umani in Argentina, con l’arresto di militanti dell’organizzazione Tupac Amaru a Mendoza e le ulteriori accuse rivolte alla loro leader indigena Milagro Sala, partirà a Roma un corso di formazione per osservatori di Diritti Umani con il fine di formare un gruppo di lavoro e dar vita ad alcune missioni in Argentina coordinando il lavoro con le organizzazioni locali impegnate sul fronte dei Diritti Umani.

L’iniziativa è sorta durante le riprese del documentario sulla Tupac Amaru “Welcome to the Cantri” girate lo scorso febbraio in Argentina per opera di un gruppo di attivisti del Nuovo Umanesimo.

I realizzatori, insieme al Comitato italiano per la Liberazione di Milagro Sala, promuovono così un corso aperto a tutti gli interessati che si svolgerà ogni lunedì dalle 18 alle 20 in Via degli Equi 45 (San Lorenzo, Roma), presso la sede di Energia per i Diritti Umani.

Durante il corso sono previsti interventi di esperti e giornalisti per i Diritti Umani e la collaborazione dell’agenzia stampa internazionale Pressenza. Verrà presentato il contesto argentino e la sua critica situazione in merito al rispetto dei diritti. Ci saranno anche delle lezioni e degli approfondimenti sulla lingua spagnola e anche della formazione ai partecipanti per muoversi in situazione di conflitto sociale.

L’invio di osservatori dei Diritti Umani in Argentina è quanto mai urgente considerando che organizzazioni come Amnesty International, Human Right Watch e anche il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’ONU sono intervenute ripetutamente sulla questione.

Per partecipare: fedepalu2@gmail.com – Tel. 3891494050 – Facebook: welcometothecantri

“I Diritti Umani non appartengono al passato, stanno nel futuro attraendo l’intenzionalità, alimentando una lotta che si ravviva ad ogni nuova violazione del destino dell’essere umano. Pertanto, qualunque rivendicazione di tali diritti è sempre valida giacché mostra che gli attuali poteri non sono onnipotenti e che non controllano il futuro…”  (Silo)

E' uscito il numero 82 del Settimanale di Punto Rosso-Lavoro21

Lo potete scaricare qui:
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n82-s.pdf

In questo numero:

Giorni di festa ma non per tutti. L’illusione del commercio senza limiti
di Enrico Rossi

Pensioni in Brasile
a cura di Teresa Isenburg

“Il mondo al tempo dei quanti”. Perché il futuro non è più quello di una volta
Recensione del libro di Mario Agostinelli e Debora Rizzuto di Luigi Mosca,
direttore laboratorio Fisica delle Particelle di Modane (France)

FONTE PAGINA12  CHE RINGRAZIAMO

La media cara de Milagro Sala que circula por este país y el mundo –se la pudo ver en las calles de Roma, Madrid, París, y Amsterdam esta semana– fue hace siete años la cara completa de una dirigente social de rasgos coyas, la cara morena y latinoamericana que el relato de la Argentina “normal” había desplazado y reemplazado por otros rasgos étnicos, fabricando la falsedad de que los argentinos somos un subderivado europeo en una región donde el hedor de América, como entendió Rodolfo Kusch, está controlado, disciplinado y colocado en el altar subterráneo del vencido.

Esa cara completa es la que el fotógrafo Seba Miquel retrató en Rosario, en 2010, cuando dos columnas de diversos antiguos pueblos se encontraban y fundían en el recorrido de lo que fue la Marcha de los Pueblos Originarios, que el 10 de mayo de aquel año cubrió la Plaza de Mayo de un paisaje sobrecogedor. Miquel ya había llevado a cabo su ensayo sobre la Tupac Amaru, AbyaYala, Los hijos de la tierra. Pude ver ese magnífico trabajo cuando unos meses después se expuso en el Palais de Glace. Yo venía de trabajar en el libro Jallalla, que se publicó ese mismo año, y lo primero que me estremeció fue el blanco y negro. Porque en esas fotos sobre Milagro y sobre los oficios de los tupaqueros, sobre su modo de vida comunitaria y su mística política que hace confluir al Che, a Evita y a Tupac Amaru, Miquel hacía que el blanco y negro funcionara además en otro plano agregado a los que sostienen al blanco y negro como una posición estética.

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fonte PREESSENZA.COM

Più di un centinaio di intellettuali, artisti difensori dei Diritti Umani, comunicatori e personalità politiche e associative di tutto il mondo aderiscono alla dichiarazione in cui manifestano “la pienissima e totale solidarietà al popolo argentino, che si trova ad affrontare le politiche neoliberali del governo di Mauricio Macri”.

Tra i primi a firmare il documento spicca il filosofo statunitense Noam Chomsky, la colombiana Piedad Córdoba, attivista per i Diritti Umani, l’attore nordamericano Danny Glover, il giornalista brasiliano Emir Sader, il filosofo italiano Domenico Losurdo e, tra gli altri, l’eminente professore dell’Università del Sussex, István Mészáros.

Nel documento i firmatari sottolineano che “l’Argentina è balzata agli onori della cronaca internazionale per diversi casi di corruzione in cui sono indagati il presidente e ciò che lo vede implicato: Panamá Papers, Odebrecht, Avianca, Correo Argentino”.  Successivamente, si contesta la detenzione di Milagro Sala, sottolineando leprese di posizione dell’ONU, del Parlasur, dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e di Amnesty, in relazione “all’arbitraria” incarcerazione.

“Dall’inizio del mandato di Macri, in Argentina vi sono un milione e mezzo di nuovi poveri, il che dimostra in cifre la gravità della situazione,” dicono, manifestando la propria solidarietà anche all’ex presidentessa Cristina Fernández de Kirchner, che “sta affrontando un’aggressione giuridica e mediatica ogni volta sempre più marcata, che finisce per delineare un quadro di grave aggressione alla democrazia”.

I firmatari rappresentano una ventina di paesi: Stati Uniti, Canada, Italia, Svizzera, Francia, Regno Unito, Portogallo, Cile, Messico, Colombia, Perù, Venezuela, Cuba, Bolivia, Puerto Rico, Paraguay, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Uruguay e Brasile. Al termine del comunicato, affermano che “contro gli abusi del governo di Macri, diciamo: il mondo sta a fianco dell’Argentina”.

COMUNICATO COMPLETO

CONTRO GLI ABUSI DI MACRI
IL MONDO STA A FIANCO DELL ‘ARGENTINA

I firmatari e le firmatarie che seguono, intellettuali, artisti, difensori dei Diritti Umani, comunicatori e personalità politiche e associative di tutto il mondo, vogliono manifestare la piena e totale solidarietà al popolo argentino che si trova ad affrontare le politiche neoliberali del governo di Mauricio Macri.

In appena quindici mesi, Macri ha licenziato migliaia di persone, sia nel pubblico che nel privato, ha svalutato la moneta, ha eliminato i diritti dei lavoratori con la nuova legge dell’ART, ha eliminato il diritto dei pensionati alle cure gratuite e ha cercato di mettere un tetto ai reclami salariali di fronte a un’inflazione che non diminuisce. La profonda caduta dell’attività economica, in particolare dell’industria, è evidenziata dal profondo depauperamento sociale: in Argentina vi sono un milione e mezzo di nuovi poveri, il che dimostra in cifre la gravità della situazione.

In questi mesi, l’Argentina è balzata agli onori della cronaca internazionale per diversi casi di corruzione in cui sono indagati il presidente e ciò che lo vede implicato: Panamá Papers, Odebrecht, Avianca, Correo Argentino, tra i tanti. A questo, si aggiunge l’ingiusta detenzione della dirigente sociale Milagro Sala, nella provincia di Jujuy; fatto, questo, che ha portato diverse organizzazioni internazionali (ONU, Parlasur, OEA, Amnesty, tra le altre) a qualificare come “arbitraria”, la detenzione, chiedendo l’immediata scarcerazione della parlamentare di Mercosur.

Manifestiamo, al tempo stesso, la nostra piena e totale solidarietà con l’ex presidentessa Cristina Fernández de Kirchner, che sta affrontando un’aggressione giuridica e della comunicazione ogni volta sempre più marcato, che finisce per delineare un quadro di grave aggressione alla democrazia.

Contro gli abusi del governo di Macri, diciamo: il mondo sta a fianco dell’Argentina.

Primi Firmatari:

Noam Chomsky (Filosofo, USA); István Mészáros (Filosofo. Università del Sussex, Regno Unito); Danny Glover (Attore, USA); Roberto Fernández Retamar (Presidente Casa de las Américas, Cuba); Domenico Losurdo (Filosofo, Italia); Atilio Boron (REDH Argentina); Piedad Córdoba (Poder Ciudadano, Colombia); Emir Sader (Giornalista, Brasile); Miguel d’Escoto Brockmann (ex Cancelliere del Nicaragua); Paulo Pimenta (Deputato PT, Brasile); Roy Chaderton Matos (Diplomatico, Venezuela); Carmen Bohórquez (REDH Venezuela); Ángel Guerra (REDH Messico); Fernando Buen Abad (Fiosofo Messico); Gilberto López y Rivas (La Jornada, Messico); Stella Calloni (Giornalista, Argentina); Luis Britto García (Scrittore, Venezuela); Alfredo Serrano Mancilla (Direttore CELAG); Juliana Marino (Ex Ambasciatrice dell’Argentina a Cuba); Telma Luzzani (Giornalista, Argentina); Fernando Rendón (Poeta, Colombia); Katu Arkonada (REDH Bolivia); Alicia Castro (Ex Ambasciatrice dell’Argentina nel Regno Unito); Vilma Soto Bermúdez (MINH Puerto Rico); Omar González (REDH Cuba); Gayle McLaughlin (Consigliere di Richmond, California, USA); Hugo Urquijo (Psichiatra, Argentina); Rosario Cardenas (Coreografa, Cuba); Horacio López (CCC, Argentina); Aurelio Alonso (Casa de las Américas, Cuba); Juan Manuel Karg (REDH Argentina); Paula Klachko (Undav, Argentina); Wilma Jung (Giornalista, Svizzera); Luis Cuello (Otra Prensa, Chile); Winston Orrillo (Premio Nacional de Cultura, Perù); Ammar Jabour (Venezuela); Volker Hermsdorf (Giornalista, Germania); Alicia Jrapko (REDH USA); Ricardo Canese (Parlamentare Parlasur, Paraguay); José Steinsleger (Giornalista, Messico); Homero Saltalamacchia (UNTREF, Argentina); Márgara Millán (UNAM México); Saúl Ibargoyen (Poeta, Uruguay); Francisco José Lacayo (REDH Nicaragua); Liliana Duering (Pittrice, Messico); Pablo Vilas (Segretario Política Internacional La Cámpora, Argentina); Bruce Franklin (Scrittore, USA); Cristina Steffen (UAM, Messico); Marta de Cea (Promotrice cultura, Messico); Luigino Bracci Roa (Comunicatore, Venezuela); Pablo Imen (CCC, Argentina); Modesto López (Documentarista, México); Antonio Eduardo Soarez (Portogallo); Rino Muscato (Italia); Pedro Véliz Martínez (Presidente Sociedad Cubana de Medicina, Cuba); Sofia M. Clark d’Escoto (Politologa, Nicaragua); Jane Franklin (Storiografa, USA); Judith Valencia (Economista, Venezuela); Joan Brown Campbell (Ex Segretaria General de Consejo Nacional de Iglesias, USA); Graylan Hagler (Pastore Congregación de Iglesias Unidas de Cristo, Washington, USA); Luis Suárez Salazar (Instituto Superior de Relaciones Internacionales, Cuba); Gonzalo Gosalvez Sologuren (Economista, Bolivia); Arturo Corcuera (Premio Poesia Casa de las Américas, Perú); Hildebrando Pérez Grande (Premio Poesia Casa de las Américas, Perú); Iván Padilla Bravo (Giornalista, Venezuela); Diana Conti (Deputata, Argentina); Jorge Barrón (Direttore Videoteca Barbarroja, Bolivia); Julio Escalona (Scrittore, Venezuela); Chiqui Vicioso (Scrittrice, República Dominicana); Ariana López (REDH Cuba); Hernando Calvo Ospina (Scrittore, Francia); Farruco Sesto (Professore, Venezuela); Jorge Ángel Hernandez (Cuba); Pedro Calzadilla (Ex Ministro dell’Istruzione, Venezuela); Vicente Otta (Sociologo, Perù); Bruno Portuguez (Pittore, Perù); Juan Cristobal (Premio Nacional de Poesía, Perù); Alirio Contreras (Scrittore, Venezuela); Carlos Aznarez (Giornalista, Argentina); María do Socorro Gomes Coelho (Presidente Consejo Mundial de la Paz); Jorge Drkos (Ex Senatore Argentina, FPV); Néstor Francia (Comunicatore, Venezuela); Verónica González (Consigliere Río Grande, Tierra del Fuego, Argentina); Roger Landa (REDH, Venezuela); Alejandro Dausá (Teologo, Bolivia); Liliana Franco (Disegnatrice, Uruguay); Reynaldo Naranjo (Poeta, Perù); Ana María Intili (Poeta, Perù); Rosina Valcárcel (Poeta, Perú); Fanny Palacios Izquierdo (Poeta, Perù); Jorge Luis Roncal (Editore, Perù); Julio Dagnino (Educatore, Perù); Feliciano Atoche (Architetto, Perù).

 

fonte pressenza.com

Milagro Sala e la perseverante ostilità dello Stato argentino – intervista a Paola García Rey di Amnesty International

Amnesty International Argentina è stata una tra le primissime organizzazioni di Diritti Umani a interessarsi del caso di Milagro Sala e ad agire con determinazione e risolutezza per richiedere da un lato la sua immediata scarcerazione e dall’altro per denunciare la criminalizzazione della protesta e della libertà di espressione portate avanti sistematicamente dal governo di Gerardo Morales nelle provincia di Jujuy.

Contestualmente, insieme al CELS (Centro de Estudios Legales y Sociales) e a ANDHES (Abogados y Abogadas del Noroeste Argentino en Derechos Humanos y Estudios Sociales), Amnesty ha reso possibile l’internazionalizzazione della vicenda di Sala grazie alle istanze presentate alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH). La convergenza di tali forze ha così permesso che le Nazioni Unite si esprimessero molto nettamente in merito alla vicenda sollecitando lo Stato argentino all’immediata liberazione di Milagro Sala.

La sua detenzione e la grave situazione di violazione dei diritti umani diventano sempre più tristemente note su scala mondiale e permettono di tenere alta l’attenzione e la pressione sul governo di Mauricio Macri. Ma con che risultati? E quali sono le azioni e le misure prese più recentemente da Amnesty International?

Nell’intervista rilasciataci da Paola García Rey, direttrice di Protezione e Promozione dei Diritti Umani di Amnesty Argentina, abbiamo ripercorso la vicenda di Milagro e fatto un punto sulla situazione ad oggi.

Tra attese, speranze e pressioni nazionali e internazionali sia il governo di Jujuy che quello nazionale di Mauricio Macri non solo sembrano sordi e indifferenti, ma perseverano in comportamenti di ostilità nei confronti degli organismi dei diritti umani

L'intervista a Paola García Rey di Amnesty International

Fonte pagina12.ar.com  che ringraziamo

A través de sus abogados, Milagro Sala presentó una denuncia penal en los Tribunales Federale S de Retiro contra el gobernador de Jujuy, Gerardo Morales, el representante de Cancillería para los Derechos Humanos, Leandro Despouy y la presidenta del Superior Tribunal de Justicia de Jujuy, Clara Langhe de Falcone, entre otros. La denuncia es por los correos electrónicos que se enviaron el 9 de enero para coordinar la preparación de testigos y engañar a la Comisión Interamericana de Derechos Humanos en su próxima visita prevista para mayo. Los mails que fueron denunciados y publicados por Horacio Verbistky en este diario el 15 de enero pedían “aprovechar todos los recursos disponibles” para justificar la prisión preventiva de Milagro Sala. La abogada de la dirigente social, Elizabeth Gómez Alcorta, acompañó la presentación con una copia de los correos y pidió la declaración del periodista. “Esta ausencia total de división de poderes evidencia que el Estado Derecho se encuentra mutilado en la provincia de Jujuy, por obra de sus máximas autoridades”, señaló.

La presentación fue realizada ayer por la mañana y recayó en el juzgado federal de Julián Ercolini. Alcanza, además, al Fiscal de Estado de Jujuy, Mariano Miranda y al apoderado de Morales, Federico Wagner. El escrito fue acompañado por un artículo de Infobae con declaraciones de Miranda en las que reconoce la existencia de los correos. ...continua a leggere "MILAGRO SALA DENUNCIÓ A GERARDO MORALES POR CONSPIRAR CON LA JUSTICIA"

 

Fonte Pressenza.com

Quello che sta accadendo a Jujuy, quello che sta accadendo alla Tupac Amaru, a Milagro Sala non è un fenomeno isolato; è parte di un laboratorio politico con cui il nuovo neoliberismo vuole mettere in silenzio le organizzazioni sociali”.

“Le organizzazioni sociali, Tupac Amaru in argentina come i Sim Terra in Brasiele sono state la risposta sociale alla crisi della politica istituzionale; organizzazioni che hanno ridato dignità ai popoli, alle frange discriminate della società. Questo risulta intollerabile ai grandi poteri trnsazionali, al neoliberismo attuale, diverso da quello degli anni ’90”.

“In questo laboratorio ci sono tre pilastri: un potere politico corrotto, una magistratura senza indipendenza e la grande concentrazione dei media che cerca di stabilire un pensiero unico; il giornalismo come lo abbiamo conosciuto non esiste più, c’è solo la verità della propaganda del potere”.

Questi alcuni dei topici dell’incontro con Sandra Russo che si è svolto a Roma alla Città dell’Altra Economia . La giornalista argentina, ha coinvolto un pubblico attento e pieno di domande in una conversazione collettiva in cui si sono coinvolti anche i membri del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala presenti che, insieme a Pressenza, erano gli organizzatori dell’incontro.

Alla fine l’ormai tradizionale selfie di protesta e solidarietà.

#LiberenAMilagro

Sito del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala

Macri tuvo que dar explicaciones en España
El precio de tener presa a Milagro Sala
Como en cada lugar al que va, el Presidente se vio obligado a responder por la detención de la dirigente social. Insistió en que el caso "está en manos de la Justicia de Jujuy", a la que consideró "un Poder independiente". Macri no contestó el petitorio de Podemos en favor de la líder de la Tupac Amaru.

(Imagen: DyN)

En su visita a España Mauricio Macri sigue pagando un alto precio por mantener presa a Milagro Sala. Además de los reclamos de la oposición española y las protestas que hubo en Madrid por la liberación de la dirigente social, el Presidente se vio obligado hoy a dar explicaciones durante la conferencia de prensa conjunta que brindó con el primer ministro de ese país, Mariano Rajoy. "Es un tema que está en manos de la Justicia de Jujuy, que es un poder independiente", recurrió a su habitual latiguillo para tratar de quitarle toda connotación política a la detención de la líder de la Tupac Amaru. Eso sí, cuando le preguntaron por el venezolano Leopoldo López, afirmó que es un preso "político" y que en Venezuela "no se respetan las garantías individuales", y hasta llegó a decir que la defensa de los derechos humanos es una de "las banderas en las que creemos".

Por segundo día consecutivo, el tema de la detención de Sala se coló en la agenda de la visita de Macri a Madrid y no de la mejor manera. Ayer el Presidente no tuvo la mejor de las recepciones en el Congreso de los Diputados de España.  Algunos legisladores lucieron allí una remera con la inscripción “Liberen a Milagro” en la sesión especial en la que dio su mensaje y diputados del bloque le entregaron una carta en la cual le pidieron una reunión para que informe sobre la situación de la dirigente social que lleva más de un año presa a pesar de las resoluciones de la ONU y de la OEA a favor de su liberación.

Macri no tuvo que lidiar sólo con el reclamo por la liberación de Sala, sino también con la denuncia que la cúpula de la fuerza progresista Podemos hizo en el Parlamento español sobre los ajustes, despidos masivos y persecución política impulsados durante su gestión. “En vez de combatir la pobreza, combate a los pobres”, advirtió el diputado y secretario de esa fuerza, Iñigo Errejón.

La conferencia de prensa con Rajoy le deparó otro mal trago. “El único ruido que tenemos es que nos saquen sistemáticamente los mejores jugadores y entrenadores de fútbol”, arrancó Macri con una de sus ya recurrentes apelaciones futboleras, en referencia a la relación con España, pero a poco de andar se enfrentó a la pregunta sobre la situación de Sala. Es algo que le pasa en cada lugar al que va desde que la ONU instaló en caso en el plano internacional al advertir en una resolución que el arresto de la dirigente social jujeña es “arbitrario” y que debe ser puesta en libertad.

Del reclamo de Podemos por Sala, Macri se limitó a decir que “me entregó una petición un integrante del partido muy educadamente en un sobre”. Pasó por alto que no contestó esa petición, como reveló en diálogo con la AM 750 el eurodiputado de esa fuerza Xabier Benito Ziluaga, quien remarcó que “la mejor respuesta que puede dar es la liberación de Milagro Sala”.

Macri tampoco respondió la pregunta sobre Sala que le hicieron en la conferencia. O mejor dicho, contestó lo de siempre: “Es un tema que está en manos de la Justicia de Jujuy, que es un poder independiente, que por suerte ha tramitado una apelación, y se la han concedido, a la Corte Suprema de Justicia de la Nación, mientras se tramitan una cantidad de juicios y denuncias que tiene la señora Milagro Sala.”

Sin apartarse de su libreto habitual, el Presidente explicó que “también hemos invitado a organizaciones de derechos humanos que tenían dudas a que vengan” que “han aceptado y van a venir en mayo”. “Se reunirán con las autoridades judiciales de Jujuy y mirarán ellos con sus propios ojos qué es lo que se está haciendo”, agregó Macri y, en una primera persona que se contrapone con la declamada independencia de la Justicia jujeña, remató: “Espero que todas estas cosas que hemos hecho den tranquilidad de que en la Argentina la Justicia funciona y en forma independiente.”

Venezuela

Macri, en cambio, consideró sin tapujos que Leopoldo López es un preso “político”.  Fue cuando preguntaron si con Rajoy habían hablado de que el Mercosur le aplique la “cláusula democrática” a Venezuela. “Hemos compartido la enorme preocupación de lo que está sufriendo el pueblo venezolano, que cada día las cosas están peor. No se respetan los derechos humanos, las libertades individuales, como hemos visto con la condena a Leopoldo López y tantos otros presos políticos”, manifestó el Presidente.  “Seguiremos batallando para intentar defender el legítimo derecho que tiene el pueblo venezolano para elegir a sus autoridades”, prometió luego, como si en Venezuela no hubiera elecciones, y añadió: “Esperamos seguir intentando levantar las banderas en las cuales creemos, de los derechos humanos y la libertad, que hoy en Venezuela han sido cercenadas.”

Paritarias

A horas de la reunión paritaria entre las autoridades y los docentes bonaerenses, Macri defendió la propuesta de aumento del 18 por ciento que hizo la gobernadora María Eugenia Vidal. “Es un punto arriba de la meta del Banco Central”, argumentó.

Macri explicó que “el Banco Central se ha comprometido con metas de entre el 12 y el 17 por ciento para este año”. Aseguró que “las paritarias son libres y cada uno acordará en su sector lo que decida”, pero no dejó de señalar: “Yo les digo a todos tengamos en cuenta esas metas.”

A propósito de metas, esta vez no fijó una semestral –como aquella de que a partir del segundo semestre del 2016 pasado todo sería mejor- sino a dos décadas. “Todos tenemos que ayudar a reducir el déficit fiscal. Ese es el camino que nos va a llevar a crecer durante 20 años. Si crecemos durante 20 años ahí realmente vamos a estar cerca de terminar con los argentinos que estén en la exclusión e incluirlos dentro de un sistema que dé oportunidades de progreso para todos”, planteó. Lo de la pobreza cero que prometió en campaña quedará entonces para más allá del 2037.

fonte pagina12.ar.com

fonte PRESSENZA.COM 

Applicano la Legge Bavaglio a manifestanti pacifici, che denunciavano Macri

22.02.2017 - Redacción Madrid

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Applicano la Legge Bavaglio a manifestanti pacifici, che denunciavano Macri
(Foto di Pressenza)

Il governo spagnolo riceve Mauricio Macri con tutti gli onori, mentre i deputati di En Comú Podemos eprimono la loro protesta non applaudendo il presidente argentino, e gli consegnano una lettera in cui si chiedono spiegazioni sul caso di Milagro Sala. Nel frattempo in strada, a un piccolo gruppo di manifestanti vengono chiesti i documenti e vengono identificati in base alla legge bavaglio.

Il presidente Macri ha iniziato oggi la sua visita ufficiale a Madrid. Mentre veniva ricevuto al Congresso dei Deputati con tutti gli onori, Irene Montero, portavoce di Podemos, indossava una maglietta che chiedeva la liberazione di Milagro Sala. Contemporaneamente il suo gruppo parlamentare ha fatto pervenire a Mauricio Macri una lettera, inviata anche all’ambasciata di Argentina di Madrid, in cui si chiedono spiegazioni circa il rispetto dei diritti umani in Argentina e l’attuazione delle risoluzioni dei diversi organismi che esigono la liberazione della leader della Tupac Amaru e dei suoi compagni detenuti.

Come gesto di fronte alla politica di austerità e di mancato rispetto dei diritti umani del governo di Macri, i deputati di En Comú Podemos non hanno applaudito il presidente argentino.

In strada, intanto, un piccolo gruppo di manifestanti che chiedeva la libertà di Milagro Sala e tutti i prigionieri politici argentini, sono stati identificati e dispersi dalla polizia,nonostante si fossero spostati in una vicina piazza secondo le indicazioni di altri agenti. Si tratta ancora una volta dell’applicazione della cosiddetta Legge Bavaglio.

“Il gioco è tra governi che danno priorità agli amici anziché difendere il proprio popolo”,  ci ha spiegato uno dei manifestanti.

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

Aziende di Morales dietro l’arresto di Milagro Sala
06.02.2017 - Redazione Italia

Aziende di Morales dietro l’arresto di Milagro Sala
(Foto di ideasGraves via Flickr.com)
di Horacio Verbitsky per Pagina12 – Traduzione di Pressenza

Il potente segretario generale del governatorato Freddy Morales e undici legislatori (sette radicali, tre peronisti e un conservatore popolare) hanno acquistato 150 ettari di terreno dalla Banca di Jujuy per 720 mila pesos e alcuni mesi dopo li hanno rivenduti al governo provinciale per un programma di costruzione di alloggi a 30 milioni. Gerardo Morales fa autorizzare le lottizzazioni al suo vice. Per coloro che traggono profitto dalla speculazione edilizia l’opera sociale di Milagro Sala è un esempio intollerabile che deve essere punito.

Milagro Sala è conosciuta in tutto il paese per la costruzione di alloggi sociali nel quartiere di Alto Comedero, lo stesso sobborgo di San Salvador nel cui penitenziario, in maniera illegale, è privata della sua libertà da un anno. Molto vicino a lì, nello stesso Alto Comedero, l’uomo forte del governo di Jujuy, Freddy Morales, insieme a sette dirigenti dell’Unione Civica Radicale, a tre del peronismo e a uno del populismo jujeño dell’ex governatore Horacio Guzman e di sua figlia Maria Cristina, ha realizzato un grande affare immobiliare. La prigionia di Sala e gli affari di Morales e dei suoi soci sono un’eccellente espressione del sistema politico di Jujuy, il cui asse resta la Ingenio Ledesma, che è il principale proprietario terriero nel NOA.

Servizio comunitario

L’organizzazione di quartiere Tupac Amaru ha costruito unità popolari a basso costo grazie al lavoro in cooperativa di chi avrebbe occupato gli alloggi. Dei fondi ricevuti per il Programma Federale di Emergenza Abitativa (PFEH), una parte si assegnava all’acquisto di materiali e infrastruttura, un’altra a fornire reddito ai lavoratori della cooperativa e un residuo si reinvestiva in infrastrutture per il quartiere e in opere sociali: un parco acquatico delle dimensioni del Parco Nord di Buenos Aires e piscine affinché i bambini potessero intravedere che una vita degna è possibile; una piscina coperta climatizzata con attrezzatura che consente l’accesso a disabili in sedia a rotelle; scuole dei tre livelli di insegnamento, centri sanitari, fabbriche e anche luoghi cerimoniali come una replica del tempio del Tiahuanaco boliviano, dove statue di Tupac Amaru e di Micaela Bastidas presiedono le cerimonie spirituali dei popoli originari. La riduzione dei tempi di costruzione e l’economia sui materiali grazie all’acquisto all’ingrosso hanno generato eccedenze che i contratti firmati dalle cooperative permettevano di disporne ad altri scopi. Nel caso delle cooperative della Tupac, quelle eccedenze furono destinate alle infrastrutture del quartiere e alla fornitura di servizi di base ad accesso libero per tutta la sua popolazione. In queste opere, che non erano contemplate nei programmi nazionali, provinciali e municipali di alloggi assunti dalle cooperative, sono state riversate le risorse che il contabile Gerardo Morales pretende essere state “rubate” da Milagro e dall’organizzazione di quartiere Tupac Amaru. Il governo provinciale ha abbandonato e lasciato al degrado queste opere, finché il confronto con il revanscismo dei generali del ’55, che ha riempito di cemento le piscine della Fondazione Eva Perón, lo ha indotto a cambiare tattica, riabilitarne alcune e utilizzarle per la propria propaganda politica.

In contrasto con questa concezione comunitaria della Tupac, l’imprenditorialità di Freddy Morales e dei suoi soci politici ostenta le caratteristiche della tradizionale speculazione immobiliare, in cui terreni pubblici vengono acquistati da dirigenti politici a prezzi irrisori e poi rivenduti allo stesso Stato a prezzi astronomici, o lottizzata per costruire abitazioni di alto livello. Questa differenza concettuale, organizzativa ed etica è alla base dell’esasperata persecuzione contro Milagro Sala, venuta a sconvolgere affari sicuri realizzati dal potere alle spalle delle necessità popolari, vera ragione per la quale si trova in carcere.

Nel 2009, con la richiesta di rapporto nella quale dichiarò guerra a Milagro Sala, l’allora senatore Morales la accusò di “mettere nell’agenda pubblica della provincia di Jujuy la legge di riforma edilizia, anche con il rifiuto dell’allora governatore e delle organizzazioni dei professionisti del settore”. Questa legge, alla quale si sono opposti l’UCR e il Fronte di Rinnovamento che oggi governano Jujuy, ha aperto alle cooperative di lavoratori la riserva chiusa dei grandi costruttori che ora la recuperano, con il terzo fratello, Walter Morales, a capo dell’Istituto per le abitazioni e l’urbanizzazione provinciale, IVUJ.

Dove c’è una necessità

Il 21 luglio 2011, durante la classica Marcia del Apagón che commemora i sequestri e gli assassnii del 1976 all’Ingenio Ledesma, 3.500 persone guidate dalla Corrente Classista Combattiva occuparono 15 ettari di terra dell’Ingenio Ledesma, il principale proprietario terriero della provincia con 157.556 ettari. Dopo dieci giorni di tensione due giudici provinciali ordinarono la repressione e la polizia locale, insieme alle forze di sicurezza private dell’Ingenio, aprirono il fuoco sugli occupanti. Quando già si contavano quattro morti e 50 feriti, Milagro Sala e la Rete delle Organizzazioni Sociali fecero un giro persuadendo gli occupanti a ritirarsi e chiedendo al governo una soluzione razionale.Il governatore peronista Walter Barrionuevo creò, con decreto-accordo 9190-H-11 del 7 agosto 2011, il piano “Un lotto per ogni famiglia che ne ha bisogno”, per il cui fine autorizzò l’espropriazione o l’acquisto diretto di terre. Questa emergenza fu un’opportunità su misura per Freddy Morales e una dozzina di dirigenti radicali, peronisti e appartenenti all’estinto Movimento Popolare di Jujuy, che avevano accumulato centinaia di ettari in attesa di un’occasione. Quelle terre avevano acquistato valore grazie alla loro prossimità con il quartiere El Cantri della Tupac Amaru, che aveva realizzato complesse opere di ingegneria civile per stabilizzare un terreno dalla base mobile prima di procedere alla sua urbanizzazione.

Il decreto n. 9861 che il governatore Barrionuevo firmò tre mesi dopo, il 22 novembre 2011, dice che il dirigente radicale René Jesús El Jadue e il populista jujeño Martín Durbal Jorge offrirono “in vendita una frazione di ripartizione dei beni posseduti in comproprietà individuati come Anagrafe A-96881, Matricola A-73230, Lotto 1156, Circ. 5, Sez. 2, del dipartimento Dr. Manuel Belgrano” e che la Corte di Valutazione l’aveva stimata in 240 mila pesos per ettaro, nelle condizioni in cui si trovava. Il governo provinciale gli propose quindi l’acquisto di 150 ettari divisi da quella comproprietà, “individuati come Circ. 5, Sez. 2, Lotto 1170, Anagrafe A-98566”. Ma invece dei 240 mila pesos per ettaro della valutazione, la provincia ne offrì 200 mila e la trattativa si chiuse per un totale di 30 milioni di pesos. I venditori erano gli ex legislatori provinciali Freddy Morales, Miguel Angel Giubergia, Facundo René Giubergia (tramite la moglie Teresa Sadir), Carlos Alberto Toconas, Hugo Daniel Zamar, Raul Alberto García Goyena, Mario Ramón Puig e René Jesús El Jadue (tutti radicali, diversi dei quali testimoni nella causa contro Milagro Sala, funzionari del governo nazionale di Maurizio Macrì, di quello provinciale di Gerardo Morales o giudici); Pedro Teófilo Lozano, Luis de la Zerda e Daniel Almirón (peronisti di diverse linee) e Martín Durbal Jorge (del Movimento Popolare Jujeño dei Guzmán). Ma li avevano acquistati nove mesi prima per 727.540 pesos dal contabile Luis Miguel Jiménez, come registrato nell’atto pubblico n. 26 del registro del Notaio C.R. Frías, datato 15 febbraio 2011, e come rilevato nel blog El Disenso dai giornalisti Mariana Escalada e Agustín Ronconi. Nessun affare decente consente un guadagno superiore al 4000 per cento in nove mesi.

Ma come sono arrivati al possesso di quelle terre i dodici apostoli legislativi e chi è il contabile Jiménez? La versione che è sempre circolata tra i politici di Jujuy è che avevano fatto causa alla provincia per una questione salariale, dato che non gli era stato pagato un aumento a causa della crisi finanziaria cronica della provincia. Il Banco residuale di Jujuy (un ente provinciale rappresentato dall’allora vice governatore e senatore Guillermo Jenefes, che amministrava i contenziosi dopo la privatizzazione del 1998 a favore del Banco Macro di Jorge Brito) decise di confiscare 350 ettari che erano stati ipotecati da un’impresa fallita con la banca della provincia di Jujuy e con questi pagare il debito ai legislatori. Questa indulgente versione nasconde una storia più interessante.

Per essere Franco

Il 20 ottobre 2013 il giornalista Franco Mizrahi citò, in un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Tiempo Argentino, il procedimento A-61817/92, cominciato presso la 7° Corte Civile e Commerciale di San Salvador de Jujuy dall’allora giudice María González de Prada. Un’azienda della famiglia Bustamante Pérez offrì un terreno ubicato in Alto Comedero, Los Alisos, a garanzia di un prestito del Banco di Jujuy. Quando l’azienza di famiglia fallì, le terre ipotecate cambiarono di mano. Secondo la documentazione della causa, che Mizrahi mi ha gentilmente concesso, il 29 maggio 1997 i Bustamante Pérez firmano un contratto di acquisto con il commercialista Luis Miguel Jiménez in base al quale “vendono, cedono e trasferiscono al compratore una frazione rurale di trecento cinquanta ettari (350 Hs), parte del lotto rurale n. 48-I1 con Anagrafe A-53849, ubicato nel distretto Los Alisos del dipartimento Dr. Manuel Belgrano”. Il mese successivo, il 2 giugno 1997, la giudice María González de Prada, tramite la segreteria di Marisa Rondón de Dupont (che oggi sono state elevate, rispettivamente, al ruolo di membro della Camera e a giudice civile e commerciale) autorizzò la vendita pattuita con il commercialista Jiménez, che a pagina 471 di quel procedimento viene citato come “prestanome”. Cioè non agiva per proprio conto bensì in nome di uno o di vari clienti fino ad allora non identificati.

Mizrahai, nel suo articolo del 2013, aggiunse che Jiménez cedette i diritti e le azioni su quelle terre ai legislatori perché la legge di etica pubblica provinciale gli proibiva di fare affari con lo Stato. Altre fonti sostengono che Jiménez acquistò anche delle terre vicine alle stesse eccezionali condizioni. Terre che si vendono a nuovi progetti immobiliari nella misura in cui si valorizzano e cresce la domanda.

Secondo la documentazione del Registro Immobiliare della Direzione Provinciale degli Immobili, la proprietà originale, identificata con il citato Anagrafe A-53849, era costituita da 849,6 ettari. Nel 2005 venne suddivisa in altri lotti, di 385 e 463 ettari. Uno di questi, identificato con la matricola A-73230, è quello che poi originerà i 305,3 ettari della matricola A-76611, lotto 1254, Anagrafe A-98960, che appare nella dichiarazione giurata del Fratello Freddy. Nel Registro compare la comproprietà dei dirigenti del bipartitismo jujeño, grazie all’acquisto da Jiménez per 727.540,97 pesos, realizzato il 15 febbraio 2011, “a perfezionamento del contratto preliminare del 29.05.97”. E’ notevole che un contratto preliminare di compravendita sia perfezionato appena 14 anni più tardi, proprio quando appare la possibilità di guadagno speculativo, grazie alle necessità insoddisfatte di migliaia di persone senza alloggio, l’aumento di valore della zona grazie all’azione dei tupaqueros e alla generosità dello stato con i legislatori. Nel caso di Freddy il registro dice che la sua partecipazione ha avuto origine come “PAGAMENTO A SALDO PART. INDIV. $70.000- EP N. 30, datato 16/02/2011” (il giorno successivo alla compravendita degli altri undici), con iscrizione definitiva il 15/4/2011. Inoltre appaiono come comproprietari vari membri delle famiglie Palomares e Abud, storici compagni e amici del Fratello Freddy durante i suoi vari periodi nella Ragioneria Generale della Provincia.

Firmerò e guadagneranno Millone

L’acquisto da Jiménez passò senza scandalo, ma la rivendita al governo provinciale fu contestata dal Procuratore dello Stato, invocando l’art. 64 della Costituzione Provinciale che proibisce a “ogni pubblico ufficiale di ricevere, direttamente o indirettamente, vantaggi originati da contratti, concessioni, franchigie o assegnazioni posseduti o concessi dallo Stato”. Nel gennaio 2012 neppure il Consigliere contabile della Corte dei Conti, René Barrionuevo, approvò la vendita. Invece la Consigliera legale Mariana Bernal (sorella dell’allora deputata nazionale del PJ María E. Bernal), diede l’interpretazione secondo cui il vantaggio citato dalla Costituzione non sussisteva perché la terra era stata venduta a 200 mila pesos per ettaro anziché a 240 mila. Omette però che lo stesso anno dell’operazione quello stesso ettaro era stato pagato 4.850 pesos. Lo spareggio venne fatto dalla presidente della Corte dei Conti nominata dal governatore Eduardo Fellner, Nora Millone Juncos. Secondo il quotidiano “El Libertario”, che intitolava il suo articolo del 3 febbraio 2012 “Affari immobiliari dei deputati di Jujuy”, per Millone Juncos “la Costituzione non proibisce al funzionario di commerciare con lo Stato” se i venditori non ottengono benefici attraverso l’operazione. Hanno accettato di guadagnare solo 41 volte quello che avevano pagato. Se questo non è un vantaggio bisognerebbe ridefinire il vocabolo. Millone venne riconfermata in carica dal governatore Gerardo Morales, che inoltre mise a libretto paga l’opportuno commercialista Jiménez come Segretario della Spesa Pubblica.

L’anno scorso il governatore Morales ha annunciato che il piano “Un lotto per ogni famiglia jujeña che ne ha bisogno” si sarebbe chiamato “Jujuy Habitat”, e che i lotti sarebbero stati aggiudicati tramite sorteggio a coloro che si fossero iscritti a partire dal 2011. Il processo di aggiudicazione è gestito dall’Istituto di Abitazione e Urbanesimo di Jujuy, il cui titolare è Walter Morales, il fratello di Gerardo e Freddy. Il ministro delle infrastrutture, Jorge Rizzotti, ha affermato di aver “disarticolato gli affari di intermediari senza scrupoli che cercano di trarre profitto dallo stato e dalle necessità dei cittadini”. Ottimo.

Lottizzazioni all’Alba

Il decreto di acquisto del terreno dei legislatori è stato firmato il 22 novembre 2011. Il 4 agosto, Freddy Morales aveva registrato, insieme a sua moglie Patricia Reyna, il marchio “L’Alba” presso l’Istituto Nazionale della Proprietà Industriale, all’interno della classe 36, che consente, tra le altre cose, la realizzazione di affari finanziari e immobiliari. Ma questa relazione non risultò evidente perché il decreto del governatore Barrionuevo venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo nel maggio 2012, un lasso di tempo meno dilatato dei 14 anni intercorsi tra il contratto preliminare e la scrittura, ma in ogni caso fuori dal comune.

Quell’articolo di Tiempo Argentino elencava quattro immobili iscritti da Freddy Morales nel Registro della Proprietà di Jujuy, secondo le sue stesse dichiarazioni giurate.

– Anagrafe 57033; matricola 48844.

– Anagrafe 98962; matricola 76613.

– Anagrafe 82973; matricola 59939 (in comproprietà con la moglie).

– Anagrafe 98960; matricola 76611.

I colleghi de “El Disenso” hanno pubblicato il decreto 1234-ISPTYvV/2016, del 11 maggio 2016, che approva la misura e il progetto preliminare di lottizzazione dell’ultimo di quei terreni, lo stesso che comprarono e vendettero i legislatori, su richiesta del procuratore Miguel Giubergia, attuale segretario del Comitato Nazionale della UCR (Unione Civica Radicale), direttore dell’Ente Nazionale di Comunicazioni che ha sostituito l’AFSCA (Autorità Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva) una volta abrogato per decreto la legge audiovisiva, e uno dei testimoni offerti da Gerardo Morales nel giudizio contro Milagro Sala. Un’ulteriore curiosità è che il decreto che autorizza la lottizzazione non è stato firmato da Morales, bensì dal suo vicegovernatore Carlos Guillermo Haquim. In questo modo è stata rispettata la formalità per cui non fosse direttamente Gerardo ad autorizzare l’affare di Freddy, cosa che ha tranquillizzato il selettivo ufficio anticorruzione dell’ex deputata macrista Laura Alonso. La sorella del vice, Susana Haquim, è la segretaria dei Diritti Umani di Morales, che ha giustificato la detenzione di Milagro Sala di fronte agli organismi nazionali che le hanno fatto visita.

Cosa vi serve ancora per convincervi che è una ladra? – gli ha chiesto infastidita.
Una condanna certa e un giudizio con garanzie del dovuto processo – hanno risposto.
Due culture incompatibili, tra cui il dialogo è improbabile.

“El Disenso” continua con una domanda retorica: “Sapete chi si sta dedicando a commercializzare lotti a Los Alisos? Si… indovinato”, e continua con il logo de L’Alba, tanto reminescente da identificare l’IVUJ di Walter Morales. L’offerta del Progetto Alba nel Quartiere Alto Comedero dice che le abitazioni saranno appaiate e/o duplex con due camere da letto, cucina, stanza da pranzo e bagno, tra i 45 e i 50 mq e un’“eccellente qualità nei materiali e nel disegno costruttivo”. Aggiunge che usufruiranno di acqua potabile, servizi igienici, gas naturale, energia elettrica, illuminazione pubblica, strade asfaltate, spazi verdi, spazi pubblici e centro commerciale. Alba Solidale è una cooperativa con sede a Balcarce 128, lo stesso ufficio in cui operano altre aziende di Freddy Morales, come Viaggi del Capricorno Srl o VC Turismo, un’ovvia facciata per altre attività: quando Mizrahi ha chiesto informazioni su un tour a Purmamarca, non hanno saputo dirgli se fosse possibile e gli hanno chiesto di ritornare in un altro momento.

Colpi e minacce

L’articolo di Mizrahi è stato pubblicato il 20 ottobre 2013. Lunedì 21, un atto del Fronte Unito e Organizzato per la Sovranità Popolare (FUYO), con cui Milagro Sala si presentò per la prima volta alle elezioni legislative di quell’anno e ottenne il 14 per cento dei voti, venne attaccato con colpi di arma da fuoco in un’imboscata che il procuratore Aldo Hernán Lozano qualificò come un tentativo di omicidio contro Milagro Sala. Secondo l’avvocato della Tupac, Luis Paz, “i militanti fecero da scudo a Milagro” e due dei suoi membri furono feriti dalle pallottole. Uno degli aggressori, Cristian Mario Llanes, era un impiegato del municipio, già nelle mani dell’UCR. Nell’ottobre 2015 venne condannato a cinque anni e mezzo di prigione, per la stessa ragione, Alejandro Sequeiros, cognato dell’ex deputata radicale Natalia Sarapura, che organizzò le cerimonie alla Pachamama per Morales e Macrì a Humahuaca e a Purmamarca, e oggi è Segretaria delle Questioni Indigene di Jujuy. Martedì 22 ottobre 2013 Freddy Morales pubblicò una dichiarazione sulla stampa jujeña, nella quale qualificò l’articolo di Mizrahi come “diffamatorio, malintenzionato e chiaramente supportato da informazioni false”. Aggiunse che aveva “incaricato i suoi legali affinché procedessero a intentare le azioni legali e penali necessarie a chiarire ciascuna delle ingiurie e delle calunnie sostenute nell’articolo citato”. A quanto pare non gli interessava perché quattro anni dopo né Morales né i suoi undici soci nell’affare del traffico di terre pubbliche hanno iniziato alcuna azione legale contro Mizrahi, o spiegato quali fossero le informazioni false, le calunnie o le ingiurie.

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Aziende di Morales dietro l’arresto di Milagro Sala