Ammazza-ammazza

Enrico Peyretti
fonte fondazione serenoregis

Si ammazzano, si ammazzano. Per un pezzo di terra. Ammazza-ammazza. Per un orgasmo mentale della psicopatia di potenza. Ahimé, sono esseri para-umani, simil-umani, fermi al grado primitivo dell’evoluzione umanizzatrice. Ammazzano. Si ammazzano tra loro. Come tanti altri, tante altre volte, in tanti punti del mondo, anche oggi. Uno ha cominciato, un altro, prontamente, ha continuato. Per difendersi, ammazzano chi ammazza e diventano ammazzatori come lui. Offesi, offendono. Che fantasia microscopica! Tutti usano mezzi omicidi tremendi, scientifici, studiati da scienziati pazzi, freddi omicidi, tecnici della morte, anime di ghiaccio, menti morte. Non gli basta che le armi siano macchine tecnologiche ammazza-uomini: devono anche essere tormentose, bombe a grappolo, e cose simili, che moltiplicano la morte a pezzetti, che arriva in forma di gas, arriva a chi è ammazzato e a chi passa di lì, o vi passerà. Largheggiano, nell’ammazzare: prendono tutto, senza distinzioni. I bambini, i malati? Se sono lì, o passano di lì, negli ospedali, prendono anche loro, perché no? E’ la guerra, è ammazzare.

Si possono fare differenze, sembra all’inizio, poi diventano uguali. La morte da bomba è uguale per tutti. Chi ha tirato la bomba? Non importa. Dove arriva ammazza e abbatte le case, allo stesso modo, le case dove si vive, si ama, si dorme, si passa la vita, da bimbi a vecchi. Non voglio più sapere da chi viene l’ammazzare. Vedo su chi arriva: esseri umani ammazzati, esseri non umani ammazzatori, ammazzabili anche loro. Da tutte la parti ammazzatori. Forse i morti fanno la pace tra loro. Dove si trovano ora non si spara più.

Ci sono solo grandi larghe braccia, accoglienti come Emergency di Gino Strada, l’unico che non fa differenze, e adesso è là anche lui, come un santo, ad accoglierli tutti insieme, spogliati da divise, bandiere, armi e idee di guerra: pulitamente nudi, nelle mani del chirurgo guaritore. Ci sono anche quelli che combattere non volevano, mandati all’insaputa, con inganno, e non hanno avuto il tempo (ingenui, sprovveduti, imbambolati!) di disobbedire ai criminali comandanti. E poi ci sono quelli comandati, senza scelta. Ma, ragazzi, dovevate pensarci prima, quando vi hanno messo in mano un fucile e vi hanno detto che era lo strumento di lavoro per la vostra madre-patria, una maschia di ferro, con mammelle avvelenate, con un grembo di filo spinato, che dice di avervi partorito, ma in realtà le servite o da lavoratori sottopagati, o da morti sulle lapidi e sui monumenti. Stupidi soldati! Ma poveretti, per questo vi hanno istupidito, per usarvi come pedine spara-ammazza.

Va bene, mi dite che uno ha aggredito e l’altro si è difeso. È vero, non confondiamo la sfumatura nella tragedia degli ammazzamenti. Ma quelli che temono il vicino di casa, un  po’ alterato, si preparano solo armi e ne invocano da tutti gli altri vicini. Non sapete inventare altro che guerra alla guerra! E sareste dei politici? Ma la politica è il vivere insieme, buoni e meno buoni: non è la guerra! La guerra, ogni guerra, è la morte della politica. Non avete saputo per tempo inventare altro. Adesso siete nella merda e sangue.

Ci pensino anche gli altri stati: tante armi, più che scuole e vita! Voi vi preparate la fossa. Non avete idee migliori che ammazza-più-ammazza, armi più armi. E vivere, chi se lo ricorda? Non è il divertimento ignorante, nel tornare al mare, alla vita “normale”! Vivere è sentire, ragionare, cercare, è parlare, faticare, è l’arte costruttiva di mettere insieme le parole, le storie, i pensieri, i dolori e le speranze di un popolo e dell’altro, e quindi è potersi riconoscere come esseri uguali nel soffrire, nel godere, nello sperare, nel sapere che moriremo, e sarà meglio non morire come bestie.

Perché non vi siete parlati prima? Perché non avete provato ad ammorbidire la durezza di qualche comandante malato (nessuno ha diritto di comandare!), con proposte di intesa, di accordo, col concedere qualcosa tu e qualcosa lui, che è sempre la formula del vivere senza impazzire?

Ora, mentre vi ammazzate, parlate di vittoria. Ma sapete cosa dite? La vittoria è il premio per chi ammazza di più, e contiene la prossima guerra, la vendetta. Lo capiscono i bambini, lo capisco anche’io, nel mio piccolo, e non lo capite voi? La vera vittoria è del primo che smette di ammazzare e comincia a vivere. Non è facile vivere, ma è vivere! Avete altro oltre la vita, signori ammazzatori, schiavi della morte? Prenderà anche voi, e non ghignerete più sugli schermi, come fate ora, non abbaierete e non ringhierete come cani stupidi sulle frontiere che avete inventato.

Sarete morti, avrete perso una vita vissuta male, perché l’avete odiata e uccisa negli altri, cioè in voi stessi. Mi fate un’immensa pena, come le vostre vittime, nella vostra immensa stoltezza. Non sto con voi, se non nel dirvi queste cose della saggezza antica e di sempre, per aiutarvi (spero possibile, alla fine) a ridiventare umani.  Enrico (uno di quelli che provano a vivere, cioè condannano ogni guerra, senza concedere eccezioni).

LETTERA DI 10 EX CORRISPONDENTI DI GUERRA CONTRO LA PROPAGANDA DEI NOSTRI MEDIA

 

“Ecco perché sull’Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo”: lo sfogo degli ex inviati in una lettera aperta. “Basta con buoni e cattivi, in guerra i dubbi sono preziosi”

Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”. L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”. Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”

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Chernobyl and Zaporizhzhia power cuts: nervous wait as Ukraine nuclear power plants could start leaking radiation

New Safe Confinement structure at Chernobyl.
OLEG PETRASYUK/EPA-EFE

Lewis Blackburn, University of Sheffield

The catastrophic disaster at the Chernobyl Nuclear Power Plant in 1986 was caused by an explosion at the Reactor 4 Unit. This expelled a sizeable quantity of radioactive material into the surroundings, alongside a partial meltdown of the reactor core. The last few decades have seen substantial international efforts to safely contain and decontaminate the site, including the recent installation of the New Safe Confinement structure.

But Russian forces have now seized the site, along with the Zaporizhzhia nuclear power plant, as part of the ongoing conflict in Ukraine. Moreover, on March 9, Ukrainian authorities reported a power loss at Chernobyl, followed by a partial one at Zaporizhzhia.

Despite reassurances by the International Atomic Energy Agency (IAEA) that there is no imminent safety threat posed by the power isolation, it is important to understand the potential impact going forward.

When nuclear fuel is removed from the core of a reactor, it is redesignated as “spent” nuclear fuel and often treated as a waste product for disposal.

But fuel will continue to dissipate heat due to radioactive decay, even after being removed from the reactor core. It is therefore of foremost importance that the spent fuel material contained at the Chernobyl site is adequately and continuously cooled to prevent a release of radioactivity.

At Chernobyl, as well as other sites, standard procedures to safely handle such material involves placing the fuel into water-filled ponds, which shield the near-field environment from radiation. They also provide a medium for heat transfer from the fuel to the water via continuous circulation of fresh, cool water.

If circulation is compromised, such as the recent power shutdowns, the fuel will continue to emit heat. This can make the surrounding coolant water evaporate – leaving nothing to soak up the radiation from the fuel. It would therefore leak out to the surroundings.

In the case of Chernobyl, the spent fuel material has been out of the reactor for an adequate period of time and does not, therefore, require intensive cooling. However, the surrounding water could nevertheless be evaporated eventually if the power is not reinstated. This could, in turn, heighten the risk for an increased radiation dose uptake by the remaining site workers and beyond.

The remaining risks are mainly posed by the severely damaged Reactor 4 Unit, which contains sizeable quantities of a lava-like material, commonly referred to as “corium” (because it comes form the core). This is highly radioactive and its eventual disposal continues to present a substantial scientific and engineering challenge. It is therefore necessary that the continued operation of radiation monitoring and ventilation systems within the New Safe Confinement structure remain online.

At Zaporizhzhia, two out of six reactors are actually operating. The damaged power connection luckily affects a reactor that is currently shut down. This is undergoing repair – but it is difficult to get spare parts in the middle of the war.

Nervous wait

Despite assurances that there exist on-site reserves of diesel fuel that could feasibly provide back-up power for approximately 48 hours at Chernobyl, we don’t know how long the site will be without power. It should be reiterated, however, that IAEA have said there is no cause for immediate alarm. That’s because there is enough water in the spent fuel pools to avoid an accident. It may be months before the water is completely gone.

This is reassuring, but then the fighting in the region is reportedly already making it difficult to fix the power connection problem.

At Zaporizhzhia, the damaged power connection is undergoing repair – but it is difficult to get spare parts in the middle of a war. The fact that the reactor is shut down means it is not an immediate safety risk. But if power is cut to one of the operating reactors, paired with substantial damage to backup generators, this could result in meltdown in the worst case.

The safe dismantling, decontamination and decommissioning of the Chernobyl site is the collective aim of the global engineering community, yet estimates of completion range into the late 2060s. Clearly, the latest events events pose a serious threat to the ongoing decommissioning efforts in Ukraine.The Conversation

Lewis Blackburn, EPSRC Doctoral Prize Fellow in Materials Science, University of Sheffield

This article is republished from The Conversation under a Creative Commons license. Read the original article.

 


Interruzioni elettriche di Chernobyl e Zaporizhzhia: attesa nervosa perché le centrali nucleari ucraine potrebbero iniziare a perdere radiazioni

traduzione robotizzata dall’inglese con google translator

Il catastrofico disastro alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986 è stato causato da un’esplosione presso l’unità Reactor 4. Ciò ha espulso una notevole quantità di materiale radioattivo nell’ambiente circostante, insieme a una fusione parziale del nocciolo del reattore. Gli ultimi decenni hanno visto sostanziali sforzi internazionali per contenere e decontaminare in sicurezza il sito, inclusa la recente installazione della struttura New Safe Confinement .

Ma le forze russe hanno ora sequestrato il sito, insieme alla centrale nucleare di Zaporizhzhia , come parte del conflitto in corso in Ucraina. Inoltre, il 9 marzo, le autorità ucraine hanno segnalato una perdita di potenza a Chernobyl, seguita da una parziale a Zaporizhzhia .

Nonostante le rassicurazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) secondo cui non vi è alcuna minaccia imminente per la sicurezza rappresentata dall’isolamento dell’alimentazione, è importante comprendere il potenziale impatto in futuro.

Quando il combustibile nucleare viene rimosso dal nocciolo di un reattore, viene rinominato come combustibile nucleare “esaurito” e spesso trattato come un prodotto di scarto per lo smaltimento.

La nostra missione è condividere le conoscenze e prendere decisioni informate.

Ma il carburante continuerà a dissipare calore a causa del decadimento radioattivo, anche dopo essere stato rimosso dal nocciolo del reattore. È quindi della massima importanza che il materiale combustibile esaurito contenuto nel sito di Chernobyl sia adeguatamente e continuamente raffreddato per prevenire il rilascio di radioattività.

A Chernobyl, così come in altri siti, le procedure standard per manipolare in sicurezza tale materiale comportano il posizionamento del carburante in stagni pieni d’acqua, che proteggono l’ambiente del campo vicino dalle radiazioni. Forniscono anche un mezzo per il trasferimento di calore dal carburante all’acqua attraverso la circolazione continua di acqua fresca e fresca.

Se la circolazione è compromessa, come le recenti interruzioni di corrente, il combustibile continuerà a emettere calore. Ciò può far evaporare l’acqua di raffreddamento circostante, senza lasciare nulla per assorbire le radiazioni del carburante. Si diffonderebbe quindi nell’ambiente circostante.

Nel caso di Chernobyl, il materiale combustibile esaurito è rimasto fuori dal reattore per un periodo di tempo adeguato e, pertanto, non necessita di un raffreddamento intensivo. Tuttavia, l’acqua circostante potrebbe comunque evaporare alla fine se l’alimentazione non viene ripristinata. Ciò, a sua volta, potrebbe aumentare il rischio di un aumento dell’assorbimento della dose di radiazioni da parte dei restanti lavoratori del sito e oltre.

I restanti rischi sono principalmente posti dall’Unità Reactor 4, gravemente danneggiata, che contiene notevoli quantità di un materiale lavico , comunemente chiamato “corium” (perché proviene dal nucleo). Questo è altamente radioattivo e il suo eventuale smaltimento continua a rappresentare una sfida scientifica e ingegneristica sostanziale. È quindi necessario che il funzionamento continuato dei sistemi di monitoraggio delle radiazioni e ventilazione all’interno della struttura del Nuovo Confinamento Sicuro rimanga online.

A Zaporizhzhia, due reattori su sei sono effettivamente in funzione. Il collegamento di alimentazione danneggiato fortunatamente colpisce un reattore che è attualmente spento . Questo è in fase di riparazione, ma è difficile ottenere pezzi di ricambio nel mezzo della guerra.

Attesa nervosa

Nonostante le assicurazioni che esistono riserve in loco di carburante diesel che potrebbero fornire in modo fattibile alimentazione di riserva per circa 48 ore a Chernobyl, non sappiamo per quanto tempo il sito rimarrà senza alimentazione. Va ribadito, tuttavia, che l’AIEA ha affermato che non vi è motivo di allarme immediato. Questo perché c’è abbastanza acqua nelle piscine del combustibile esaurito per evitare un incidente. Potrebbero volerci mesi prima che l’acqua sia completamente sparita.

Questo è rassicurante, ma poi, secondo quanto riferito, i combattimenti nella regione stanno già rendendo difficile risolvere il problema della connessione elettrica.

A Zaporizhzhia, il collegamento elettrico danneggiato è in riparazione, ma è difficile ottenere pezzi di ricambio nel mezzo di una guerra. Il fatto che il reattore sia spento significa che non rappresenta un rischio immediato per la sicurezza. Ma se l’alimentazione viene interrotta a uno dei reattori in funzione, insieme a danni sostanziali ai generatori di riserva, ciò potrebbe causare una fusione nel peggiore dei casi.

Lo smantellamento, la decontaminazione e lo smantellamento in sicurezza del sito di Chernobyl è l’obiettivo collettivo della comunità ingegneristica globale, ma si stima che il completamento arrivi alla fine degli anni ’60. Chiaramente, gli eventi più recenti rappresentano una seria minaccia per gli sforzi di smantellamento in corso in Ucraina.