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FONTE CONTROLACRISI.ORG

Rifondazione Comunista denuncia in una nota che l'incendio a Marghera di un'azienda chimica che produce additivi e detersivi, la 3V Sigma Spa, non è un incidente "ma il prodotto di un contesto già ampiamente denunciato da lavoratori". Dalle prime notizie il bilancio è per ora di due feriti gravissimi.
I lavoratori avevano scioperato proprio per denunciare le condizioni di sfruttamento degli operai, contro l'obbligo di fare straordinari con turni di otto ore che diventavano anche di dodici e più. "Questa situazione derivante dalla volontà dell'azienda di non fare nuove assunzioni non poteva che produrre la massima insicurezza in una fabbrica chimica a due passi da un quartiere di Marghera i cui abitanti ancora una volta sono costretti a chiudersi in casa al suono delle sirene di allarme", continua il Prc. I sindacati avevano avanzato dei dubbi sulla regolarità degli stoccaggi e chiesto incontri chiarificatori che in realtà non sono mai arrivati. Sono due anni che denunciamo quanto stava avvenendo alla 3V Sigma, che ha 47 dipendenti. Cinque giorni fa abbiamo spedito all’azienda una richiesta urgente di incontro proprio sui temi della sicurezza. Ma due mesi fa siamo andati davanti al prefetto per spiegare che la situazione era insostenibile. Secondo le informazioni in possesso dei sindacati, in passato denunciati dalla ditta per un’intervista rilasciata a una testata giornalistica locale, l’azienda produce solventi e additivi per le plastiche, sostanze tossiche e nocive.

"Ancora una volta viene fuori che il vero problema del nostro paese - conclude il Prc - è l'irresponsabilità sociale di un padronato a cui i governi - destra o PD non fa molta differenza - hanno consentito da anni con "riforme" sciagurate di cancellare il potere contrattuale dei lavoratori. Ancora una volta si manifesta come sia pericolosa la presenza di produzioni chimiche nei pressi dei centri abitati. Da sempre diciamo che questo non è accettabile e che le produzioni vanno riconvertire per la salute delle cittadine/i per tutelare l'ambiente".

 

Garment worker Ziasmin Sultana survived the Rana Plaza building collapse on 24 April 2013, but 1,298 of her peers have been killed in Bangladesh’s garment factories since 2012.

(Musfiq Tajwar)

Suite à l’effondrement du Rana Plaza, au Bangladesh, où 1134 travailleuses et travailleurs de l’habillement ont péri et des milliers d’autres ont été blessés, l’horreur de la tragédie a suscité une mobilisation internationale qui a conduit à des améliorations notables au plan de la sécurité dans la majorité des quelque 3000 fabriques et ateliers du secteur de l’habillement.

Cependant, d’après les organisateurs des travailleurs de l’habillement au Bangladesh, cinq ans après la tragédie du 24 avril 2013, une majorité d’employeurs font preuve de négligence en matière de sécurisation des sites de production. Toujours d’après eux, le gouvernement fait très peu pour assurer que les travailleuses et travailleurs de l’habillement soient libres de former des syndicats aux fins d’accéder à des conditions de travail sûres. Depuis l’incendie de l’usine Tazreen, où 112 personnes ont péri en 2012, il est estimé que 1298 travailleurs de l’habillement ont été tués et 3875 blessés dans des catastrophes dues à des incendies, d’après les données du Solidarity Center.

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L'incontro tra i fattorini delle piattaforme di delivery e l'Amministrazione comunale

FONTE RADIOFUJIKO

di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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Un sit in di protesta dei riders bolognesi

I fattorini delle piattaforme di consegne a domicilio, riuniti sotto Riders Union Bologna, hanno incontrato il sindaco Virginio Merola e l'assessore Matteo Lepore, ai quali hanno chiesto di farsi parte attiva per un tavolo di confronto con le aziende per avere più tutele e impedire lo sfruttamento. Richiesta raccolta dall'Amministrazione, che punta anche a sensibilizzare i consumatori.

Il sindaco Virginio Merola e l’assessore all’Economia Matteo Lepore hanno incontrato una delegazione dell’organizzazione Riders Union Bologna, a seguito di una loro richiesta. L'incontro, spiega Palazzo D'Accursio in una nota, è servito a "verificare la fattibilità dell’apertura di un tavolo cittadino per la tutela del lavoro dei ciclofattorini e il miglioramento della mobilità ecologica e sostenibile".

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Fonte: controlacrisi.org
Giovedì 1 giugno inizia il festival dell’economia numero 12 a Trento con un titolo “la salute diseguale” e Tito Boeri nel presentare il festival si dice “affascinato dal lavoro dei medici” nel tentativo di dare l’immagine di un festival attento ai problemi della salute, ma, se andiamo a guardare dentro il festival si possono intravvederne i contorni di classe e un invito velato alla privatizzazione della sanità e della tutela della salute.
Non “la salute diseguale” ma “la salute di classe” sarebbe il titolo più azzeccato di questo festival.

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fonte CLAP

18 May 2017 |  Sandro Gianni

 

Seconda puntata della nostra rubrica “Narr-azioni”: una storia ironica e pungente che racconta un colloquio in grado di aprire infinite possibilità… e che si rivela la solita lotteria in cui perdono sempre i lavoratori. Se volete inviare la storia di un colloquio o un’esperienza lavorativa scrivete a info@clap-info.net.

:: A giudicare dagli annunci nei portali per la ricerca di lavoro, sembra che sul mercato esistano solo tre tipi di occupazioni disponibili: sistemista Java, dialogatore e operatore call-center. Se non conosci Java e hai zero voglia di vendere il tuo tempo per delle chiacchiere con degli sconosciuti, al telefono o dal vivo, la ricerca pare senza possibili sbocchi. Aggiungi che la percentuale di risposta ai curriculum inviati rasenta lo zero e che la laurea e/o i master di cui sei in possesso non sono particolarmente quotati nella borsa degli skills… il quadro si complica parecchio.

Perciò, quando qualcuno ha finalmente risposto alla mia “iscrizione a un’offerta di lavoro” ho provato una strana sensazione, di affetto quasi. Ho pensato di dover ricambiare, presentandomi al colloquio. Ho detto “qualcuno”, ma in realtà avrei dovuto dire “qualcosa”: un algoritmo, un dispositivo automatico di risposta alle mail, un bot del portale. Non posso saperlo, ma l’invito a comparire in un hotel nella zona di Tor Vergata è arrivato pochi millesimi di secondo dopo l’invio della mia iscrizione. Ciò esclude la mediazione umana e, dunque, una seppur minima selezione del curriculum, che avrebbe potuto equivalere a qualche decimale in più nella stima probabilistica di un’assunzione .

...continua a leggere "COLLOQUIO PER RYANAIR: RACCONTO SEMISERIO DI UNA GIORNATA DI ORDINARIA PRECARIETÀ"

28 Apr 2017, By

 

 

Every year more people are killed at work than in wars. Most don’t die in tragic “accidents”. They die because an employer decided their safety or health just wasn’t that important a priority. The total number of people whose lives are cut short because of an illness or injury that results from work is over 20,000. Most are cancers and lung diseases. Workers’ Memorial Day commemorates those workers.

Workers’ Memorial Day is held on 28 April every year. All over the world workers and their representatives conduct events, demonstrations, vigils and a whole host of other activities to mark the day, which is intended to serve as a rallying cry to “remember the dead, but fight for the living”.

This year International Workers Memorial Day will have the theme “Good health and safety for all workers whoever they are” and will focus on inequalities in occupational health and the role unions play in narrowing the inequalities gap.

This fits in well with what is happening in the UK with the rise of precarious and vulnerable employment, bogus self-employment and the growth of the GIG economy. All of these have the effect of depriving workers of their right to a safe workplace as employers deny responsibility for those who work for them or who operate “under the radar” of the diminishing number of health and safety inspectors and other regulators.

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Thema's

AUTOMOBILEAUDI

fonte saluteinternazionale.info

Autore : Gavino Maciocco

Per far prosperare il welfare aziendale e le assicurazioni private è necessario mettere in ginocchio il servizio sanitario pubblico. È quello che hanno fatto i governi in questi anni. Così si manda in soffitta l’universalismo perché la popolazione – secondo la mozione di Renzi alle Primarie –  è destinata a dividersi tra coloro (i più) che devono accontentarsi di un “pavimento” pubblico sempre più basso e più povero e coloro che – tramite il mercato assicurativo – possono salire ai piani più alti.


La Leopolda del 2011 (la seconda della serie, la prima nel 2010 aveva visto il sodalizio Renzi-Civati, poi sciolto) aveva come slogan “I dinosauri non si sono estinti da soli”. L’evento che si tenne a Firenze dal 28 al 30 ottobre aveva l’ambizioso obiettivo di lanciare 100 idee innovative che avrebbero rivoluzionato la vita del nostro rattrappito paese. Non mancavano le proposte per la sanità collocate, dal 39° al 44° punto, all’interno del capitolo intitolato “Far quadrare i conti per rilanciare la crescita”.

Dopo aver letto quelle proposte scrivemmo un post dal titolo “La sanità brontosaura di Renzi, dato che c’era ben poco d’innovativo in quelle proposte, per lo più vecchie e riciclate. Ma – come ci fece notare un lettore (Franco Carnevale, medico del lavoro) in un suo commento – c’era un’altra idea (la n. 29), al di fuori del paragrafo dedicato alla sanità, questa sì innovativa e sorprendente: una gagliarda proposta liberista, la privatizzazione dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali.

Va anche detto che di quelle idee (insignificanti o poco meditate) non ci sarà alcun seguito, non resterà traccia.  Le Primarie del 2013 per la Segreteria del PD furono stravinte da Matteo Renzi, che si presentò con una mozione dal titolo “Cambiare verso”, che non conteneva neppure un accenno alla sanità.  In quindici pagine di testo la parola “salute” era citata solo due volte, di cui una riferita alla salute del partito e l’altra al PIL.  Anche la parola “welfare” era usata pochissimo – due volte di sfuggita – mentre un intero paragrafo veniva dedicato al Terzo settore, con il significativo ed evocativo titolo: “Terzo settore, anzi il primo”.

Per le Primarie 2017, in programma tra pochi giorni, Matteo Renzi ha proposto una mozione molto più lunga (41 pagine), dal titolo “Avanti, insieme”, inutilmente ma volutamente prolissa, scritta per non essere letta. A differenza della mozione del 2013, questa volta a “Welfare e Salute” sono dedicate più di tre pagine (Capitolo 6). Tuttavia i lettori che cercheranno di appassionarsi alla loro lettura rimarranno delusi. Non una parola, una proposta sui temi più urgenti della sanità italiana: il peso crescente delle malattie croniche e la mancanza di interventi di prevenzione e di contrasto; i milioni di cittadini che rinunciano a curarsi; le diseguaglianze nella salute e nell’assistenza sanitaria che penalizzano soprattutto il Sud; il costo eccessivo dei farmaci innovativi e lo scandalo dei brevetti usati per speculazioni finanziarie, per lucrare sulle malattie (e sulla vita) dei pazienti. Neanche un accenno alla questione delle vaccinazioni e dei vaccini, che pure negli ultimi tempi è stato uno dei principali cavalli di battaglia di Renzi e dei renziani (soprattutto dopo la trasmissione di Report), a dimostrazione della strumentalità della polemica.

Per questo Piero Ignazi ha buone ragioni a denunciare – in un articolo su La Repubblica (dello scorso 23 aprile) dal titolo “PD, le primarie del nulla” –  lo sconcerto per “l’irrilevanza sostanziale dei temi in discussione”, arrivando alla conclusione che “l’ex-premier è rimasto padrone del campo, ma gli spettatori stanno ormai abbandonando gli spalti”.  Del resto non è possibile che la categoria degli “spettatori” progressisti possa digerire ciò che si afferma negli ultimi righi del Capitolo 6 della mozione renziana, che per comodità di esposizione suddividiamo in due parti.

“Tutto questo richiede di ripensare il welfare italiano, fare una scelta contro la categorialità e a favore dell’universalismo: tutti quanti sono in una determinata condizione di bisogno devono avere diritto a forme di protezione, indipendentemente dal fatto se siano lavoratori o lavoratrici dipendenti o autonomi, o se lavorino o meno”.

Ora è vero che Renzi aveva solo 3 anni di età quando nel 1978 il Parlamento approvava la legge 833, ma qualcuno dovrebbe ricordargli che quella legge, che istituisce il Servizio sanitario nazionale, afferma solennemente i principi dell’universalismo e del diritto alla salute (e non a generiche “forme di protezione”), così come recita l’art. 1 (tuttora in vigore):

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”.

Ma è proprio la rimozione più o meno consapevole di questo art.1 della L. 833/78 (che trae origine dall’art. 32 della Costituzione) che porta a negare l’universalismo.  Infatti – secondo la mozione di Renzi – la popolazione è destinata a dividersi tra coloro (i più) che devono accontentarsi di un “pavimento” pubblico sempre più povero e basso e coloro che – tramite il mercato assicurativo – possono salire ai piani più alti.

“Le trasformazioni dell’economia portano alla creazione di un pavimento di diritti sociali accessibili a tutti, sui quali si innestano poi diritti ulteriori, costruiti con la contribuzione, individuale o collettiva, cumulabili nel tempo, portabili tra stati occupazionali, trasferibili nelle fasi del ciclo di vita e utilizzabili per vari scopi a richiesta del cittadino (formazione, periodi di sabbatico, periodi di cura). Solo così saremo in grado di affrontare e governare i cambiamenti che ci attendono, prendendoci cura di ciascuno in base all’effettivo bisogno di protezione”.

L’idea di un secondo pilastro assicurativo, di tipo privato, si trova nel Libro Verde di Maurizio Sacconi del 2008 (IV Governo Berlusconi), ma ha acquistato una forza crescente negli ultimi anni, man mano che da una parte il servizio sanitario nazionale s’indeboliva e veniva reso sempre meno efficiente e accessibile, e dall’altra le forme alternative, private, individuali e collettive, di welfare – come le assicurazioni integrative aziendali – diventavano  sempre più appetibili mediante misure fiscali di vantaggio.

Il Pd, – scrive Ivan Cavicchi – fino a prova contraria, cioè salvo mozioni diverse, è ormaiil partito dell’anti-universalismo, delle mutue e della speculazione finanziaria”. E aggiunge “Renzi per favorire la speculazione finanziaria sta finanziando con soldi pubblici un sistema privato concorrente a quello pubblico, l’welfare aziendale, cioè un welfare sostitutivo di quello pubblico”[1].

Bibliografia

Cavicchi I. La sinistra deve fermare il Renzi-care. Il Manifesto, 31.03.2017

21 Apr 2017, By

fonte strongerunions.org 

As we approach the 4th anniversary of terrible tragedy at Rana Plaza in Bangladesh, it’s important to hold on to the sense of shock we all had when we heard that over a thousand workers, full aware that their building was unsafe, went to work as usual so they wouldn’t lose their jobs, and instead lost their lives.

It’s important to remember because it’s this reality that drives the campaigning from unions around the world for fundamental rights. The fact is, unions can save lives, as well as livelihoods, where workers have the right to join them.

It’s also important because the government of Bangladesh seems to need reminding.

In the aftermath of Rana Plaza, unions both on the ground in Bangladesh and internationally, were involved in the creation of the Bangladesh Accord on Fire and Safety, an agreement between brands sourcing from Bangladesh and trade unions to systematically drive improvements to working conditions, with democratically elected workers’ representatives a key part of the monitoring process and the right for workers to refuse to enter unsafe premises.

As Owen Tudor noted last week, unions and their members now have a stronger voice in confronting unsafe conditions, making Bangladesh safer for workers and a better investment for brands seeking suppliers free of the taint of human rights abuse.

Instead of being rewarded for this, this year Bangladesh’s unions have been persecuted. The government and the country’s employers spent the first few weeks of 2017 sweeping up trade union leaders and activists under a range of flimsy charges, clearly looking to break the growing influence of unions.

The good news is that it soon became clear that they had miscalculated. A concerted international campaign by unions, soon backed by key brands and a threatened boycott of a prestigious employer summit, spooked the government into releasing the trade unionists and pledging to drop the charges against them. It also meant, in order to fix the mess they’d got themselves into, the government found themselves sitting around table with Bangladesh unions, in the country’s first formal tripartite talks. Far from being crushed, the unions are now suddenly formal social partners.

The government, however, is slow to learn, and whispers suggest that it is keen to reduce the scope of the Accord when its remit comes up for review. The next battle will be to keep the full range of powers the Accord can wield in intervening in dangerous workplaces, and its contribution to protecting the role of trade unionists as whistle blowers.

This weekend, a new international effort – again backed by global unions – is launched, looking to make it easier for unions to work with companies to ensure that fundamental workers’ rights are respected in their supply chains. The Transparency Pledge looks to change the secretive and complex nature of international sourcing by persuading companies to publish details of where they get their products, just as those signed up the Accord do. So far 17 companies have agreed to the terms of the pledge, but there’s a long way to go.

However, it’s clear that for all that the government is keen to forget it, the haunting memory of Rana Plaza continues to be a stark reminder of why workers need unions.

His father worked in an asbestos company. As a result, both he and his mother now suffer from asbestos-related disease from secondary exposure.

Rajendra will speak out on behalf of the 107,000 people who die annually from asbestos-related disease. In May, the meeting of the Rotterdam Convention will take place in Geneva and Rajendra will face representatives from countries who are blocking asbestos from being added to the list of hazardous chemicals.

For the last ten years chrysotile asbestos has been recommended for listing onto the Rotterdam Convention which adds restrictions to its trade. But it's been blocked by a few countries who gain directly from its export. This must stop. 

Please take a moment to show that you stand in solidarity with Rajendra in calling for the ban:

http://www.labourstart.org/go/rajendra

And please share this message with your friends, family and fellow union members.

Thank you!

Mining: initial study shows trade unions save lives

fonte  INDUSTRIEALL

14.03.2017

The findings of a preliminary study have confirmed IndustriALL Global Union’s global campaign message on mine health and safety - trade unions save lives.

New research has found strong evidence that health and safety representatives supported by a trade union were more effective in getting important safety matters addressed and resolved than health and safety representatives acting on their own.

The comparative research project, led by Professor David Walters from Cardiff University, was based on the experiences of worker health and safety representatives in five countries: Australia, Canada, India, Indonesia and South Africa. The research involved interviews with trade unions nationally and regionally, miners, and government inspectors, as well as other key parties.

The research also showed that mine management is not playing its facilitation role, and as a result health and safety representatives are denied the benefits of that support.

“This welcome research reinforces our message that trade unions play a critical role in health and safety awareness and training. We believe that workers have rights, employers an obligation and governments a responsibility to improve safety in mining,” said IndustriALL’s Mining Director, Glen Mpufane.

The present global research report, which is the first of a two stage research project, represents an initial scoping study concerned with the role of worker representation in mines in a range of national economies and how that role is supported or constrained locally, nationally and globally.

The study seeks to determine how the four basic health and safety worker rights contained in International Labour Organziation’s (ILO) Convention 176 are encouraged or restricted. These four basic worker rights are:

  1. The right to refuse to do dangerous work.
  2. The right to education and training.
  3. The right to information.
  4. The right to representation and participation.

The authors of the research, Professor Walters, and Professor Richard Johnstone from the Faculty of Law at Queensland University of Technology/Australian National University delivered the preliminary findings at an FES funded workshop on 7 March held in Johannesburg, South Africa. The workshop, organized by the University of the Witwatersrand’s Centre for Sustainability in Mining and Industry, together with IndustriALL, was attended by health and safety representatives and officials from the National Union of Mineworkers (NUM), National Union of Metalworkers of South Africa (NUMSA), the ILO’s East and Southern Africa Office, the Chamber of Mines of South Africa, and health and safety training practitioners.

Fonte equaltimes.org  che ringraziamo

 

For decades, mining has formed the backbone of Zambia’s economy, accounting for 12 per cent of its GDP and 70 per cent of its export earnings. But however much Zambia earns in export revenues as Africa’s largest producer of copper and cobalt, for residents of the town of Kabwe, the cost is too much to bear.

Home to approximately 300,000 people in Zambia’s Central Province, the environmental damage that has been caused by lead mining in Kabwe has been nothing short of catastrophic. Ten years ago Time magazine named it alongside Chernobyl as one of “the world’s most polluted places” and experts say that millions of adults and children have been poisoned over the years.

Long-term exposure to lead – which enters the bloodstream and attacks the central nervous system – affects everything from fertility to birth weight to childhood development. It can result in high blood pressure, brain damage and even death. Children are particularly vulnerable to the affects of lead.

Zambia’s largest lead mine and smelter operated in Kabwe from 1902 until it closed operations in 1994. While it was operating, there were no regulations regarding emissions from the mine or the smelter plant. As a result, Kabwe’s soil, plants and air were all contaminated over a course of decades.

Today in Kabwe, the average levels of lead in the blood of its residents range from between 60 and 120 microgrammes (mg) per decilitre (dl), while lead concentrations of an astonishing 300 mg/dl have been recorded in local children – that figure should be no more than 15 mg/dl.

In addition, a World Bank study found that as much as 26,000 mg of lead can be found in the most polluted areas of the town, and that land as far as 14 kilometres away from Kabwe can no longer be used for agriculture.

“People get sick, the water is spoiled and fish die,” says Bernadette Mulamba, a local environmental activist for the Catholic Commission for Justice and Peace.

“[Lead] mining has stopped in Zambia, however, the blood levels of lead found in children can cause coughs, weak joints and stunted growth,” says Brian Wilson, an technical advisor in international lead poison management with Pure Earth, a global non-profit that has been working to clear up the environmental impact of lead mining in Zambia. “If lead residue is not thoroughly cleaned from the land and water, affected communities could see illnesses mutate into hard-to-treat strains of lung tuberculosis, for example.”

 

No choice but to work with poison

The misery that Kabwe’s residents face is compounded by their poverty.

Unemployed men, women and even children sometimes sneak into abandoned mine smelter dams or shafts to search for scrap quarry stones or metal which they can then resell.

Although this is illegal and dangerous (as they are exposed to water and dust infused with lead metal residue), they feel they have no other choice.

For 12 years, 69-year-old Angela Miyoba earned a living by collecting mud from the banks of the Lunsemfwa River – which was the source of hydro-electricity for the mines – to bake, burn and dry clay cooking pots which she then sold to other women in the town. But now she is too ill to work.

“Doctors say my lungs are full of fluid. They were damaged from inhaling the fumes of soil loaded with lead when I refine my pots on the fire,” Miyoba tells Equal Times. For the past two years she has also been unable to walk so she now spends her days sat in her compound, her limbs frozen by the pain caused by lead exposure.

“In 2016 we treated dozens of people affected by infertility, lung tissue damage and breathing difficulties arising from using poisoned water,” says Kabwe’s director of public health, Paul Mukuka. “You will see that the worst affected are the hungry poor. We give nutrients supplements such as amino acids for kids and sugar bars to offset the effects of lead.”

However, chelation therapy – where patients take oral medication until they excrete the lead in their urine – is not available in Kabwe. “We usually send those who are acutely sick with lead poisoning to larger hospitals in the capital Lusaka, but even to get a blood test is very expensive for the average resident in Kabwe,” says Mukaka.

 

Clearing up

Help to clear up decades of pollution is coming in the form of US$105.6 million from the World Bank.

The Zambian minister responsible for the Central Province, Chanda Kabwe, tellsEqual Times: “We acknowledge the damage done by mining waste. From 2016 to 2021 we are working with the World Bank to heal and restore land polluted by heavy metals in Kabwe and other towns.”

This is not the first such attempt. In 2003, the World Bank financed – through a combination of credit and grants – the US$40 million Copperbelt Environment Project. However, when an independent research team visited the city in 2014 it found surface soil lead concentrations ranging from 139 mg/kg to 62,142 mg/kg – in Zambia, officials say that figure should be 200 mg/kg.

The World Bank says its new project aims to pick up where the previous one left off in terms of assisting with the proper closure of the mines, remediation of contaminated hotspots and the improved enforcement of environmental regulations and monitoring.

“The goal is a 70 per cent reduction in toxic levels of lead in soil and water by 2021,” says Zambia’s World Bank Country manager, Ina-Marlene Ruthenburg.

Mukuka says that more than 60, 000 lives could be protected from the effects of lead when the project comes to an end in 2021. But until then, Kabwe’s residents will continue to pay the unfair price for decades of neglect and mismanagement

 

Per aggiornare la  direttiva sulla protezione dei lavoratori contro l'esposizione alle sostanze cancerogene che sono la causa ogni anno di 100.000 decessi, la Commissione ha deciso di fare riferimento ad esperti in maggioranza legati alle industrie multinazionali.

Un'intervista del quotidiano francese le Monde a Laurent Vogel di ETUI e ad altri esperti mette in evidenza la disinvoltura con la quale la Commissione affida nei fatti la redazione degli aggiornamenti della Direttiva su cancerogeni ad esperti che sono espressione delle multinazionali della chimica e del petrolio.
Il testo della Direttiva che costoro stanno preparando è una vergogna affermano diversi esperti: il valore proposto per il cromo esavalente, ad esempio, è venticinque volte superiore a quelli attualmente praticato in Francia.
"Valori limite molto elevati aprono la strada a veri e propri disastri, afferma Laurent Vogel. I lavoratori hanno l'illusione di essere protetti, in pratica questi valori limite si trasformano in una autorizzazione ad uccidere accordata alle imprese". a
Questo vale anche per il valore limite della silice cristallina che per i sindacati dovrebbe essere, sulla base di studi epidemiologici e d'igiene industriale USA, 0,05 mg/m3 mentre gli esperti della Commissione prevalentemente di parte padronale propongono 0,1 mg/m3.Il valore limite prop osto da ETUC salverebbe in Europa 100.000 vite nei prossimi 50 anni.
Molti di questi esperti sono professionisti che lavorano per le multinazionali che avranno grandi risparmi se dovessero divenire norma le loro proposte.
La Commissione di Monsieur Junker afferma, sempre con amabile disinvoltura, che questi "esperti" non risultano essere in palese conflitto d'interessi rispetto alle proposte che stanno avanzando di "aggiornamento" della Direttiva Cancerogeni.
Se dovessero passare queste proposte dovremo registrare nei prossimi anni un peggioramento delle condizioni di salute di migliaia di lavoratori: per davvero se si vuole salvare l'idea stessa d'Europa occorre allontanare dalle istituzioni europee i burocrati e i politici idioti che hanno costruito il contesto di questo panel di esperti filopadronali che hanno un'unica mission, fare "rispamiare" miliardi di euro alle imprese, esponendo i lavoratori a gravissimi rischi per la salute.

Il degrado culturale, scientifico e politico che emana da questa vicenda ancora una volta alimenterà il sentimento antieuropeo e offrirà ulteriori argomenti ai populisti  : complimenti Mister Junker, un vero capolavoro !  editor

( Una piccola nota: la stampa italiana presa dalle vicende borgatare del PD ha bucato completamente questa notizia che riguarda il patrimonio di salute di qualche milione di lavoratori e lavoratrici. Amen )

L'ARTICOLO LE MONDE 25 FEBBRAIO 2017

L'elezione di Trump a Presidente tra gli effetti collaterali allarma gli esperti in materia di salute e sicurezza nel lavoro. Trump in diverse occasioni  ha respinto le prove scientifiche di danni causati da amianto, sostenendo che l'amianto è "al 100 per cento sicuro, una volta applicato"...
L'avvicinamento al Presidente della Federazione Russa Putin da parte dell'Amministrazione USA a presidenza Trump  è in corso e tra breve, tra i cambiamenti di rotta, è prevedibile un intervento per rilanciare l'uso dell'amianto e la rimozione delle norme restrittive sul suo impiego.

La Russia è di gran lunga il più grande produttore ed esportatore di amianto in tutto il mondo e il governo russo sta conducendo una campagna aggressiva per continuare la spedizione di amianto per i paesi del Sud del mondo, in particolare in Asia. La Russia sta anche portando gli sforzi per bloccare la classificazione dell' amianto crisotilo come una sostanza pericolosa alle riunioni  della Convenzione di Rotterdam delle  Nazioni Unite. L'amianto crisotilo rappresenta il 100% del commercio globale dell'amianto.

Il supporto di Trump per l'amianto sarà accolto con grande interesse dal governo russo e dall'industria dell'amianto russa.

Segnaliamo i primi articoli in materia apparsi su riviste canadesi e usa

1) Russian scientist hopes that US President-elect Trump will “restore order in asbestos”

2) Donald Trump And The Art Of Asbestos
According to the Republican presidential nominee, the anti-asbestos movement is a conspiracy rigged by the mob. Yes, the mob.



LA NOTIZIA

Gravissimo incidente sul lavoro su una nave della Caronte & Tourist, ex Siremar, nel porto di Messina. Tre marinai sono morti e un altro è rimasto gravemente intossicato durante i lavori di manutenzione di una cisterna del traghetto Sansovino, mentre era attraccato al molo San Raineri. Uno dei marinai è morto sulla banchina, gli altri due all'ospedale Papardo e al Policlinico. Il quarto marittimo è stato ricoverato in condizioni disperate. Le tre vittime sono Gaetano D'Ambra, secondo ufficiale di coperta di Lipari, Christian Micalizzi, primo ufficiale di Messina; Santo Parisi, operaio di Terrasini. Il marittimo ricoverato in gravi condizioni si chiama Ferdinando Puccio. fonte repubblica.it

Una prima riflessione

Molti anni fa il 13 marzo 1987  13 lavoratori morirono nella stiva della motonave Elisabetta Montanari nel Porto di Ravenna. Lavoro irregolare allora , senza una gestione della sicurezza per il lavoro in ambienti confinati.
Ancora una volta la tragedia si ripete oggi  nel porto di Messina. Il lavoro in ambienti confinati richiede precise metodologie di gestione dei rischi, in particolare per le esalazioni da sostanze chimiche. 
Si può dire sin d'ora che qualcosa non ha funzionato nella valutazione preventiva e gestione dei rischi specifici di quella lavorazione svolta in ambiente confinato.Le conoscenze tecnico operative e i DPI appropriati  attuali a disposizione di qualsiasi azienda consentono, se forniti e applicati correttamente, di lavorare in sicurezza in qualsiasi tipologia di lavoro in ambiente confinato. Altro non vogliamo dire, in attesa delle indagini delle autorità preposte . Oltre al cordoglio e alle condoglianze per le famiglie delle vittime una profonda amarezza: trent'anni dalla tragedia Mecnavi e siamo ancora di nuovo al grado zero nella valutazione e gestione dei rischi negli ambienti di lavoro confinati?

Gino Rubini, editor di diario prevenzione