LETTERA DI 10 EX CORRISPONDENTI DI GUERRA CONTRO LA PROPAGANDA DEI NOSTRI MEDIA

 

“Ecco perché sull’Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo”: lo sfogo degli ex inviati in una lettera aperta. “Basta con buoni e cattivi, in guerra i dubbi sono preziosi”

Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”. L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”. Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”

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Zar Vladimir

FONTE nuovAtlantide.org

 

di Franco Cardini – 18 marzo 2018

All right, Mister Trump! Chapeau, Monsieur Macron! Ausgezeichnet, Frau Merkel! La vostra tempestiva e coraggiosa discesa in campo al fianco della premier britannica contro il nuovo tiranno del Cremlino ha sortito il massimo successo. E difatti lui, Zar Vladimir, vi ha cavallerescamente presentato le armi ringraziandovi all’indomani del voto in Russia. Siete stati i suoi più efficaci agenti elettorali. Prolungando l’assurdo e insensato embargo antirusso, non farete altro che rafforzare la sua popolarità. Evidentemente, la reazione degli italiani alle “inique sanzioni” del ’35-’36 non vi ha insegnato nulla. Mala cosa, non saper un po’ di storia…

Non che nel nostro stesso paese, a proposito di Putin, ci siamo fatti mancar nulla, per carità! Alla vigilia, con qualche flebile e minoritaria eccezione, crucifige preelettorali, finissime previsioni d’insuccesso (alle urne non sarebbe andato quasi nessuno…) e ferme denunzie contro il despota moscovita erano moneta corrente nei nostri media. Valga l’autorevole e illustre esempio del “Corriere della Sera” di sabato 8 marzo scorso: dove a p. 1 Franco Venturini prevedeva che Putin “non avrà domani il coraggio politico di affrontare nelle urne una nascente opposizione” e che “i russi potrebbero decidere di punirlo, con un’affluenza tanto bassa da render fragile la sua scontata rielezione”; a p. 10 si mettevano alla gogna i “putiniani d’Italia”, banda trasversale da Salvini alla Meloni a Giulietto Chiesa (candidato alle nostre elezioni, si ricordava generosamente, con Ingroia, che ora sta passando i guai suoi a causa d’un’accusa di peculato), mentre Luigi Ippolito ribadiva che il ministro degli esteri britannico Johnson (che per ironia della sorte inalbera un arcirusso nome di battesimo, Boris) è certo che all’origine del pasticciaccio di Salisbury vi sia proprio lui, il despota…, e a p. 11 si tessevano le lodi della bella, brava, intelligente Ksenya Sobchak, ex vedette televisiva e concorrente del cattivo di turno.

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