Montanari: Una casa per la sinistra sommersa, ma senza Pd

di Tomaso Montanari – 25 luglio 2017

L’analisi di Massimo Giannini sulla sinistra divisa e minoritaria è, come sempre, impietosamente lucida. Eppure credo che non sia l’unica lettura possibile.

Essa appare, ed è, realistica, se diamo per scontato, come sempre si fa, un dato di fondo: e cioè che i rapporti di forza tra destra, sinistra e pentastellati siano, sul breve periodo, stabili. Ma se proviamo a pensare che cambi la base elettorale attiva, anche questo scenario può cambiare. In altre parole, Giannini fa quello che fanno i leaders di tutti i partiti: dà per scontato che continuerà a votare circa la metà del Paese. E che l’altra metà sia sostanzialmente perduta alla vita della democrazia italiana.

Quello che Anna Falcone ed io abbiamo provato a proporre è di cambiare occhiali: e di provare a svegliare quest’altra metà del Paese. Perché noi due, che non siamo politici, né tantomeno leaders? Perché durante la campagna referendaria del No abbiamo visto con i nostri occhi questa altra Italia, quella che non vota: l’abbiamo vista partecipare a riunioni e assemblee. E poi il 4 dicembre l’abbiamo ritrovata nelle urne.

Continua a leggere

Processo Sabr, in Italia esiste la schiavitù

fonte Sbilanciamoci

La sentenza dello scorso 13 luglio che ha riconosciuto il reato di riduzione in schiavitù a carico di alcuni imprenditori agricoli è il punto di arrivo di un cammino iniziato nel 2011, con lo sciopero dei braccianti alloggiati all’interno della masseria Boncuri a Nardò

In Italia ci sono uomini ridotti in schiavitù. Parte del lavoro agricolo stagionale del nostro paese, quello che fa crescere il nostro PIL, che permette l’esportazione e il consumo dei prodotti del made in Italy sulle tavole nostre e su quelle di mezza Europa, si basa anche su un lavoro “schiavile”. A sostenerlo non è uno dei tanti allarmi lanciati da qualche inchiesta giornalistica, non è la presa di posizione di una ONG o sigla sindacale. La riduzione in schiavitù è stata contestata come reato a 11 imputati dalla sentenza pronunciata il 13 luglio scorso dai giudici della Corte di Assise del Tribunale di Lecce nel processo nato dall’inchiesta Sabr, dal nome di uno dei caporali che organizzava buona parte del lavoro agricolo stagionale nel territorio di Nardò, in provincia di Lecce.

Lo sfruttamento lavorativo nel territorio di Nardò non è certo una novità: si registra ininterrottamente da oltre vent’anni, con un’intensità che nel tempo ha continuato a crescere, a seguito della modificazione di diversi fattori che hanno a che vedere tanto con la struttura produttiva, con le modificazioni delle colture agricole[1], quanto con elementi socio-economici più generali, vale a dire con le filiere produttive e distributive del settore, la crisi economica, che ha spinto verso l’agricoltura soggetti prima impiegati nel settore industriale e in quello dei servizi nelle città del centro-nord Italia, e le ricadute sociali delle politiche migratorie, con la conseguente riconfigurazione delle presenze migranti del territorio. Nelle campagne di Nardò, come nel resto del paese, è aumento in maniera consistente il numero di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di altre forme di protezione – alcuni ancora formalmente nel sistema di prima o seconda accoglienza italiana, altri che vi sono comunque transitati – impiegati nella raccolta stagionale. Era un rifugiato politico anche Abdullah Mohamed, morto il 20 luglio del 2015, a soli 47 anni, mentre raccoglieva pomodori in un campo di proprietà di uno degli imputati nel processo Sabr, ora condannati in primo grado. Continua a leggere

LES SYNDICATS LITUANIENS ET TCHÈQUES LANCENT DES PROGRAMMES D’AFFILIATION ANONYMES

FONTE ETUI.ORG

18 juillet 2017

Après la transition systémique en Europe centrale et orientale, rejoindre une organisation syndicale est devenue une entreprise risquée pour bon nombre de travailleurs. Les sociétés multinationales qui avaient investi dans la région après l’effondrement du socialisme ont hésité à accorder à leurs nouveaux salariés des droits importants en matière de participation et les entreprises locales étaient très majoritairement hostiles aux syndicats. Dans ces conditions, la peur de perdre son emploi ou d’être victime de mesures de rétorsion a souvent dissuadé les travailleurs d’établir ou d’adhérer à un syndicat au niveau de l’entreprise.

Pour remédier à la situation, les syndicats de certains pays d’Europe centrale et orientale ont encouragé les travailleurs à rejoindre leurs rangs sans qu’ils aient à révéler leur identité auprès des employeurs. En Lituanie, par exemple, l’adhésion anonyme existait déjà avant la récession, mais elle a connu un coup d’accélérateur entre 2008 et 2010 lorsque les entreprises ont rencontré des difficultés économiques et ont menacé leurs salariés de licenciement. Continua a leggere

Turchia: aumentano le pressioni internazionali per il rilascio dei difensori dei diritti umani

 FONTE PRESSENZA.COM

21.07.2017 Amnesty International

Turchia: aumentano le pressioni internazionali per il rilascio dei difensori dei diritti umani
Il flash mob di giovedì 20 luglio a Roma con gli attivisti di Amnesty simbolicamente ammanettati davanti al Colosseo (Foto di Amnesty International italia)
Pochi giorni dopo il rinvio in detenzione preventiva di sei difensori dei diritti umani in Turchia, la Commissione europea si è aggiunta ai governi e ai leader mondiali, tra cui Angela Merkel, per chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato.
 
Il 20 luglio un portavoce della Commissione europea ha chiesto il “rilascio immediato” dei sei difensori dei diritti umani, compresa Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia.
 
Un’analoga richiesta è stata fatta dai governi di Germania, Usa, Francia, Belgio, Irlanda e Austria.

Lettera aperta a Tito Boeri Presidente INPS sui pensionati residenti all’estero da Franco Di Giangirolamo….

 

Eg. Presidente Boeri,
leggo dalla Agenzia di Stampa Estera dell´incontro da lei tenuto con il Comitato Italiani nel mondo e Sistema Paese della Camera che il suo principale interesse, invece che per le annose problematiche che dovrebbero essere risolte dall´INPS, e´rivolto ai pensionati residenti all´estero, che godrebbero, a suo parere, di privilegi ingiustificati.
Gia´da tempo e con cadenza piuttosto regolare, lei conduce una campagna (non saprei come chiamarla diversamente) patriottico-giustizialista contro i pensionati che emigrano all´estero, forse per sostenere la sua idea di ricalcolo di tutte le pensioni su base contributiva, visto che i due argomenti sono sempre, strumentalmente e argutamente, appaiati.
Campagna che, lei lo sa e per questo motivo la conduce, ha facile presa su una opinione pubblica abituata ormai a vedere il nemico e il privilegiato nel proprio simile, sia esso profugo, lavoratore, pensionato e via discorrendo.
A tale proposito le invio, in allegato, una nota, dedicata alla mia rete relazionale, nella quale esterno la mia opinione.
Le scrivo perche´sono una delle incolpevoli vittime di questa campagna dissennata.
Sono un pensionato INPS trasferitosi per ricongiungimento familiare a Berlin, PAGO LE TASSE IN ITALIA (con trattenuta alla fonte dell´ente che lei presiede), posseggo un solo appartamento in Cento (FE), peraltro gravato ancora da mutuo ipotecario, dove risiedono ancora due dei miei quattro figli. Come lei sa, la L. 80/2014, all´ Art. 9 bis prevede che l´unico appartamento posseduto da pensionati italiani emigrati, sia classificato come seconda casa, facendo scattare immediatamente
– l´IMU seconda casa dovuta al comune
– l´impossibilita´di esentare dalla denuncia IRPEF gli interessi sul mutuo ipotecario
– l´impossibilita´di ottenere in sede fiscale i benefici per le ristrutturazioni dell´alloggio.
Questa assurda penalizzazione dei pensionati emigrati e´stata formulata dal Parlamento non solo sotto l´egida di valutazioni superficiali (con con l´allegato cerco di smontare) ma con tale rigidita´ e cinismo che si sono colpiti non solo i pochi che lei definirebbe antipatriottici approfittatori, ma anche tutti coloro che continuano ad essere fiscalmente fedeli alla patria.
Infatti, posto il quesito sulla ratio del provvedimento, dal Ministero delle Finanze fino alla amministrazione comunale di Cento, nessuno degli uffici e delle istituzioni competenti e´stato in grado di darmene ragione e hanno sostenuto che sono vittima di una ingiustizia, ma che lex, dura lex, sed lex.
Mi risulta, dall´unico parlamentare che ha avuto la gentilezza di rispondermi, che gli stessi che hanno votato la L. 80/2014 hanno ritenuto di dover avanzare una proposta di legge (n. 3619 del 18.2.2016) per modificare, seppure in modo non del tutto soddisfacente, l´Art. 9 bis, che non si sa quando verra´preso in considerazione.
Tutto cio´, mentre un pensionato che percepisce la pensione estera, indipendentemente dal patrimonio e dal reddito di cui dispone, viene esonerato dall´IMU.
Tre iniquita´in una sola legge:
– trattare tutti i pensionati emigrati allo stesso modo, indipendentemente dalle loro condizioni economiche
– trattare tutti i pensionati italiani emigrati come altrettanti furfanti
– trattare chi paga le tasse in Italia come chi non le paga, siano essi approfittatori o pensionati con pensione estera.
Sarebbe un capolavoro di stupidita´se non fosse che io credo poco al caso e molto meno alla neutralita´dell´ignoranza, mentre credo molto all´uso strumentale di questa normativa.
L´imbarazzo di gran parte delle istituzioni (a partire dalle Commissioni Finanze e Bilancio della Camera e del Senato), di fronte al mio quesito e´comprensibile, visto che dovrebbero difendere l´indifendibile, e rafforza la mia convinzione.
Per questa ragione mi interessa la sua opinione sui casi analoghi al mio che, emigrando, si sono sottoposti non solo ad una perdita di diritti notevole, ma a disagi, problemi e difficolta´ che chi non e´stato costretto all´emigrazione probabilmente ignora.
A proposito della sua battaglia contro la „revisione“ del principio di esportabilita´delle prestazioni non contributive, che non e´un problema ragionieristico, come lei ben sa, pur ponendolo come tale per motivi strumentali, la informo che, pur pagando le tasse in Italia, il sottoscritto mantiene solo il diritto ai servizi sanitari, mentre perde tutti i diritti socio assistenziali legati alla residenza. Altro che revisione del principio di esportabilita´!!!
Come sa meglio di me, questo e´un problema di carattere europeo, che non si puo´discutere come lei sta facendo, ma con tutte le sue complessita´, anche per evitare che la lotta contro il „turismo sociale“ si trasformi in barriere elevate per l´accesso ai diritti, che danneggiano, come sempre, i piu´ deboli.

Continua a leggere

F35 e TAP, la democrazia delle multinazionali

Fonte Sbilanciamoci 
Francesco Ciafaloni

17 luglio 2017 | Sezione: Alter, Italie, Società
Anche se ci illudiamo di essere un paese democratico tra paesi democratici subiamo gli effetti di decisioni importanti, prese non tanto da istituzioni politiche sovranazionali quanto da grandi aziende multinazionali

Anche se ci illudiamo di essere un paese democratico tra paesi democratici (in Occidente almeno), mentre polemizziamo e ci dividiamo su temi di bandiera, subiamo gli effetti di decisioni importanti, prese non tanto da istituzioni politiche sovranazionali, come l’Unione Europea, quanto da grandi aziende multinazionali. Di queste decisioni ci rendiamo conto solo quando sono già realizzate e ci colpiscono direttamente. Tra le aziende multinazionali che decidono per noi ce ne sono alcune, poche, della cui proprietà fanno parte anche capitalisti italiani o il governo italiano, come la Fca, già Fiat, o l’Eni e l’Enel, che sono state Enti nazionali, per gli idrocarburi e per l’energia elettrica, ma in cui il peso dello Stato italiano e dei lavoratori italiani è drasticamente diminuito. Le più importanti hanno il baricentro negli Stati Uniti o nelle potenze economiche, politiche e militari maggiori. La composizione della proprietà, però, cambia poco il modo di funzionare. Quando intorno ad un progetto si raccoglie una massa sufficiente di soldi e di potere, si avvia un processo di cooptazione, organizzazione, pubblicità – talora, ma non sempre, immagino, corruzione – che coinvolge l’opinione pubblica e trasforma una scelta arbitraria, talora dannosa, persino criminale in qualche sua parte, in una necessità oggettiva.

Due casi recenti di contestazioni in ritardo, considerate irrealistiche e provinciali (not in my backyard) dalla grande stampa, guardate un po’ da vicino, possono consentire di aggiungere qualche dettaglio alla considerazione generale.

F35. L’arma più costosa mai costruita
Continua a leggere

La memoria delle sparizioni in Argentina e la storia politica del “Nunca Más” nel libro di Emilio Crenzel

fonte CENTROTRAME

di Daniele Salerno

9788897826606_0_0_750_80Il 24 marzo ricorre il 41° anniversario del golpe che in Argentina portò al potere i militari. In questa giornata il paese sudamericano ricorda gli anni della dittatura e le vittime del terrorismo di stato. Tra queste i desaparecidos occupano un posto centrale e tragico. Nei sette anni della dittatura militare (1976-1983) migliaia di persone furono rapite, sequestrate nei centri clandestini del paese, uccise dai militari e i loro resti fatti sparire (per esempio nei tristemente noti voli della morte). È ormai comune parlare di circa trentamila omicidi: una cifra esibita in molte marce della memoria che il 24 marzo si tengono nel paese.

Al ritorno della democrazia in Argentina, il 10 dicembre 1983, la necessità di sapere la verità sulle sparizioni spinse il nuovo presidente eletto, Raúl Alfonsin, a nominare una commissione di notabili allo scopo di raccogliere, nello stretto giro di sei mesi, denunce e prove sulla sorte dei desaparecidos. Le denunce si sarebbero poi dovute consegnare alla giustizia mentre la commissione avrebbe dovuto elaborare una relazione finale da presentare al paese. La commissione, presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato, venne chiamata CONADEP-Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas. La “relazione finale”, lungi dal diventare un mero testo burocratico, verrà pubblicata con il titolo Nunca Más (mai più). Il volume raccoglie le storie dei desaparecidos, ricostruendole a partire dalle testimonianze di parenti e sopravvissuti. Il libro è oggi un testo fondativo per la democrazia argentina e il suo titolo è icona della memoria del paese.

Continua a leggere

Il governo turco cancella Darwin

erdogan-darwin-evoluzionismo-499

fonte MICROMEGA

di FRANCESCO SUMAN

La Turchia di Erdoğan annuncia di voler eliminare la teoria dell’evoluzione dal programma scolastico. Le forze conservatrici turche non sono nuove a iniziative contro l’evoluzionismo e la decisione del ministero dell’istruzione turco appare come il culmine di un processo di influenza culturale più profondo e preoccupante. Questa decisione oscurantista segna non solo un grave conflitto con le regole del gioco scientifico, ma anche con quelle del gioco democratico, in quanto viene condizionata fortemente la possibilità da parte dei cittadini turchi di godere del diritto fondamentale del libero pensiero.

La teoria dell’evoluzione non piace al governo turco. Il funzionario del ministero dell’istruzione turco Alpaslan Durmuş, a capo del dipartimento che si occupa dei programmi scolastici, ha annunciato, in un video1 pubblicato sul sito del ministero dell’Istruzione lo scorso 21 giugno, che la teoria dell’evoluzione di Darwin sarà esclusa dai programmi delle scuole superiori, a partire dal 2019. Incassato il parere positivo di Erdoğan, l’approvazione è attesa a fine giugno dopo la festa di conclusione del periodo di Ramadan.

“Pensiamo che questi argomenti non possano essere compresi dagli studenti” ha detto Durmuş. Il curriculum verrà “semplificato” perché l’educazione dei giovani deve essere in linea con i valori locali e nazionali.

Già lo scorso gennaio il ministero dell’istruzione turco aveva lanciato l’annuncio di un nuovo programma per le scuole secondarie che prevedeva la riduzione del carico dei compiti per casa, la riduzione di riferimenti a Atatürk, promotore di un processo di secolarizzazione in Turchia negli anni ’20 e ’30 del ‘900, e l’eliminazione di riferimenti alla teoria dell’evoluzione.

Continua a leggere

Emissioni zero: l’esempio della Svezia, i tentativi dell’Italia

FONTE UNIMONDO.ORG CHE RINGRAZIAMO

Mentre l’amministrazione Trump dopo l’addio all’Accordo di Parigi ha da poco annunciato che rinvierà di 2 anni anche l’applicazione del Waste Prevention Rule del Bureau of Land Management(Blm), che limita le emissioni di metano da parte delle compagnie petrolifere e del gas che lavorano su terre pubbliche federali e tribali, con 241 voti a favore e 45 contrari, la Svezia il 15 giugno ha reso giuridicamente vincolante la nuova legge sul clima annunciata in febbraio che porterà il Paese scandinavo a raggiungere le emissioni zero di gas serra entro il 2045. Si tratta di impegni ancora più ambiziosi di quelli sottoscritti con l’Accordo di Parigi, visto che la Svezia con questa Klimatreform diventerà “carbon neutral” 5 anni prima di quanto previsto, una sfida non impossibile visto che il Paese ha applicato una cabon tax già dagli anni ’90 e ha fortemente investito nell’eolico, nel solare e nell’ idroelettrico, tutte fonti cha assieme al nucleare (dal quale sta valutando il disimpegno) forniscono alla nazionale l’80% del fabbisogno energetico.

La nuova normativa è un esempio positivo di politiche a tutela dell’ambiente che mirano ad una maggiore diffusione della mobilità sostenibile e ad un’ulteriore trasformazione ecologica del settore dei trasporti, soprattutto tramite l’incentivo per auto elettriche e biofuel. A dire il vero la legge non prevede dopo il 2045 una riduzione completa della CO2 immessa in atmosfera, ma consente la compensazione di un 15% di emissioni da abbattere attraverso investimenti in progetti all’estero. Si tratta di operazioni che potrebbero contemplare il finanziamento della riduzione delle emissioni di gas serra in Paesi in via di sviluppo o l’utilizzo delle controverse tecnologie della “carbon capture and storage”, che stoccano nel sottosuolo le emissioni delle fabbriche e che mirano ad estrarre l’anidride carbonica dall’aria. Tutte tecnologie costose e ancora sperimentali, che non convincono molte associazioni ambientaliste, ma che per Gareth Redmond-King, responsabile clima ed energia del WWF svedese non squalifica la nuova legge perché “Con Donald Trump che ha intenzione di tirarsi fuori dall’Accordo di Parigi, ora più che mai abbiamo bisogno che il resto del mondo faccia la sua parte nella lotta contro il  cambiamento climatico. Questa legge è una vittoria importante, non solo per la Svezia, ma per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro ambiente”. Continua a leggere

Per una nuova teoria socio-ecologica del valore – di Salvo Torre

FONTE EFFIMERA

Il confronto tra le tematiche poste dal neo-operaismo e quelle dell’ecologia sociale permette di riflettere su ciò che in realtà è un percorso politico seguito negli ultimi anni da diversi movimenti, sostenuto da una riflessione teorica che potrebbe portare ad un nuovo capitolo della critica al sistema capitalistico.

Dal dibattito animato dal pensiero critico degli ultimi anni, è emerso chiaramente come il capitalismo debba essere considerato un regime ecologico, ovviamente come tutti i sistemi economici che lo hanno preceduto, ma con una diversa capacità di trasformazione del pianeta, per l’ampiezza dei mutamenti che produce e per i tempi in cui li produce. I sistemi economici sono stati anche forme di riorganizzazione della biosfera da parte delle comunità umane, ma finora nessuno di quelli che si sono succeduti era riuscito a portarci con tale forza di fronte al problema del limite della nostra azione. Ciò perché il capitalismo è un sistema che può produrre un serio ostacolo alla continuità della biosfera, quantomeno per come la conosciamo. L’intero dibattito proveniente dall’ecologia politica e dall’ecologia sociale ha chiarito ampiamente la questione.

Continua a leggere

Nuova Campagna internazionale per la liberazione di Milagro Sala

FONTE AGENZIA PRESSENZA.COM

03.07.2017 Redazione Italia

Quest’articolo è disponibile anche in: Francese

Nuova Campagna internazionale per la liberazione di Milagro Sala
(Foto di Magalí Buj)

Inizierà oggi, 3 luglio, alle 11 di mattina, ora di Buenos Aires, con una conferenza stampa di fronte alla Corte Suprema, la nuova campagna per chiedere a Mauricio Macri, dall’Argentina ma da anche da tutto il resto mondo, la liberazione di Milagro Sala e di tutti i dirigenti sociali della Tupac Amaru e di quelli delle altre organizzazioni incarcerati a Jujuy, a Mendoza e in varie province dell’Argentina. Alle 11 si lancerà la campagna di raccolta di firme digitali internazionali sul nuovo sito liberenamilagro.org

Contemporaneamente inizierà il “twiteazo” su Twitter con questi tweet suggeriti:

Basta de presos políticos en Argentina. Firmá la petición para pedir que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Frenemos la violación de derechos humanos en Argentina. Basta de presos políticos #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Presidente @MauricioMacri, basta de presos políticos en Argentina #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Hoy es Milagro. Mañana podés ser vos. Firmá la petición para que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Sumate a la campaña internacional para pedir que #LiberenAMilagro dirigente social argentina detenida ilegalmente http://www.liberenamilagro.com/
Con presos políticos no hay democracia. Firmá la petición para que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Firmá para exigir que #LiberenAMilagro y a todos los presos políticos en Argentina: http://www.liberenamilagro.com/
Milagro Sala, mujer, negra, indígena. Presa por luchar #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Exigimos a la @CorteSupremaAR poner fin a la violación de DDHH en Argentina #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
Milagro Sala está detenida ilegalmente desde hace mas de 500 días. Firmá para exigir que #LiberenAMilagro http://www.liberenamilagro.com/
PS: il sito per twitter cambia perché il sito .org è stato definito spam da Twitter.

La data è stata scelta in coincidenza delle sessioni straordinarie della CIDH, la Comisión Interamericana de Derechos Humanos, in corso da oggi a Lima.

G20 di Amburgo, Greenpeace: «Il “G19” isola Trump sul clima, ma ora si acceleri transizione verso rinnovabili»

FONTE PRESSENZA.COM

09.07.2017 Greenpeace Italia

G20 di Amburgo, Greenpeace: «Il “G19” isola Trump sul clima, ma ora si acceleri transizione verso rinnovabili»
Manifestazione in barca vicino al Municipio di Amburgo, cinque giorni prima del summit del G-20 in Germania. Le scritte sugli striscioni dicono: ‘Salvate il clima’ (al contrario), ‘Prima il Pianeta Terra’, ‘Un altro mondo è possibile”, (Foto di Frank Schwichtenberg, Creative Commons Share Alike 4 International)

Commentando quanto emerso dal G20 di Amburgo in fatto di lotta ai cambiamenti climatici, con una nuova spaccatura che vede gli Stati Uniti sempre più isolati, Luca Iacoboni, responsabile campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia, dichiara:

«In tema di clima, quello che ormai possiamo definire il “G19” ha mantenuto la posizione, definendo come irreversibile quanto sottoscritto nel 2015 durante la Cop21, nonostante la decisione di Trump di abbandonare l’Accordo di Parigi. Tutto questo è positivo, ma non è abbastanza. Il “G19” avrebbe dovuto accelerare la trasformazione del sistema energetico, puntando all’abbandono di carbone, petrolio e gas. Se Parigi è stato il punto di partenza, Amburgo deve essere il momento per far nascere nuove e più grandi ambizioni».

I milioni di persone che subiscono gli impatti dei cambiamenti climatici stanno chiedendo azioni urgenti per mettere fine all’era dei combustibili fossili. Per passare dalle parole ai fatti, secondo Greenpeace, il “G19” deve ora accelerare la transizione energetica e definire un’agenda rapida e ambiziosa di cambiamento.

«L’Italia, che attualmente ha la presidenza del G7 ed è Stato membro dell’UE, deve dimostrare più leadership e ambizione e il primo esame sarà la Strategia Energetica Nazionale, attualmente in fase di discussione», continua Iacoboni. «Il governo deve abbandonare il progetto di fare dell’Italia un hub del gas, prospettiva che rischia solamente di rallentare oltremodo la transizione energetica e puntare invece a trasformare il nostro paese in leader nel settore delle rinnovabili», conclude Iacoboni.

VITE DA NABABBI PER I PENSIONATI di Franco Di Giangirolamo

 

Negli ultimi anni ci si imbatte sempre piu´spesso in interviste televisive e radiofoniche, articoli sui giornali, video sui social attraverso i quali si propaganda, di fatto, una moderna corsa all´oro con immagini esotiche di pensionati goderecci, stravaccati su spiagge da sogno, finalmente felici in localita´dove la vita non costa niente e la si puo´sostenere con i soldi che il fisco in Italia ti avrebbe sottratto. Sono fiorite decine di agenzie specializzate nella organizzazione di queste fughe senili, centinaia di siti web dove ci si aiuta, organizzazioni piu´o meno solidali di „italiani in…..“. L´Eldorado pare sia stato trovato!!! Altro che lotte sindacali!!!
Premesso che ritengo assolutamente rispettabile la scelta dei pensionati, di andare dove vogliono e quando vogliono, vorrei ridimensionare il primo effetto di questo fenomeno tutt´altro che nuovo: l´eccesso di illusioni.
Naturalmente mi rivolgo a coloro che non hanno compreso bene l´insegnamento di Collodi sul Paese dei Balocchi!
Partiamo dalle cifre. Il numero delle pensioni pagate all´estero non corrisponde al numero dei pensionati italiani che hanno migrato all´estero. La confusione e´grave perche´ le prime ammontano negli ultimi dieci anni a circa 500.000, mentre i secondi ammontano a 36.578 nel periodo dal 2003 al 2014. Nello stesso periodo sono rientrati dall´estero 24.857 emigrati, per cui la catastrofe fiscale che questi scellerati migranti starebbero determinando, secondo alcuni patriottici commentatori e´una stupidaggine allo stato puro, se si pensa che il totale dei pensionati italiani erano nel 2014 la bellezza di oltre 16 milioni.

Continua a leggere

Il prezzo sociale ed economico del “low cost”

Il prezzo sociale ed economico del “low cost”
di Silvano Toppi

fonte AREA7.CH 

L’economia vive di modelli. Costruzioni matematiche con cui si semplifica la realtà rilevandone gli aspetti più importanti, sia per interpretare e rappresentare i fenomeni economici, sia per prevederne l’andamento futuro. Sono teorie, alle volte premiate con il Nobel, già origine di disastri perché la realtà risulterà un’altra. Ci sono però modelli economici, imposti e incarnati nella realtà quotidiana, dati per scontati o utili, all’origine invece di scelleratezze.

Continua a leggere

“Ecco perché questa legge sulla tortura non va bene”. Intervista a Luigi Manconi di Donatella Coccoli

FONTE CONTROLACRISI.ORG

Sì definitivo dell’Aula della Camera al disegno di legge che introduce nell’ordinamento italiano il reato di tortura. Il testo è stato approvato alla Camera con 198 voti a favore, 35 contrari e 104 astenuti. A favore del testo hanno votato Pd e Ap. Contro Fi, Cor, Fdi e Lega. Ad astenersi sono stati M5S, Si, Mdp, Scelta civica e Civici e innovatori. 

A 30 anni dalla convenzione Onu contro la tortura e a 16 anni dai fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto (per i quali l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo) arriva un testo controverso che lascia aperti ancora molti interrogativi. 

Vi proponiamo l’intervista al senatore Manconi pubblicata il 14 giugno scorso sul sito www.abuondiritto.it

Senatore Manconi, lei ha presentato il testo del disegno di legge il 15 marzo 2013. Che cosa è accaduto in questi 4 anni?
Si è messo subito in discussione il mio disegno di legge che si rifaceva nella sostanza alla Convenzione delle Nazioni unite. E soprattutto conteneva il senso più profondo che tutta la giurisprudenza e il diritto attribuiscono a un reato di tortura. Cioè il fatto che questo reato non sia misurabile sulla base dell’efferatezza, della crudeltà o dell’intensità delle sofferenze che infligge, bensì sulla sua origine. Questo è il nodo che nessuno vuol comprendere: non è un atto tra due individidui capace di produrre sofferenze fisiche o psichiche, ma è l’atto commesso e realizzato da chi detiene legalmente il potere di tenere sotto controllo un’altra persona. Questa parola “legalmente” è cruciale.

Mi faccia un esempio.
Spostiamoci su un campo meno abusato e parliamo di un caso classico di possibile tortura che ho seguito passo passo: la contenzione di 87 ore inflitta a Franco Mastrogiovanni ricoverato per un Tso. I medici e gli infermieri che avevano legato il maestro elementare ai quattro angoli del letto lo privavano della libertà legalmente. Oppure, per fare altri esempi, il poliziotto che porta in caserma il clochard lo fa legalmente, così come il poliziotto penitenziario che tiene in cella un detenuto. La tortura, quindi, nasce dall’abuso di potere legale. Se non si capisce questo, non si capisce nulla! La tortura, per intenderci, non è quella di Er Canaro contro l’usuraio, quella è un’altra roba.

Perché non si è capito tutto ciò in Senato?
Questa mia impostazione è stata sconfitta da un’alleanza, non così rara, tra componenti sinistriche e destriche. Le prime sono tornate a farsi sentire nel dibattito finale sostenendo testualmente che questo era più efficace come reato comune e non come reato proprio perché allarga il campo… Ma non è vero che se tu un reato lo puoi attribuire a più persone sia più figo! È una scemenza colossale. Dopo di che si rende ancora più impervia la possibibilità di identificarlo perché la Convenzione delle Nazioni unite parla di “ogni violenza” e qui diventano subito “le violenze”. Ancora: “le violenze” diventano “le violenze reiterate”. Quando nel luglio 2016 riuscimmo a far saltare quel “reiterate” salta anche la discussione. Quando riprende, al posto di “reiterate” troviamo le parole “più condotte”. Io ora arrivo a dire che “reiterate” sarebbe stato meglio di “più condotte” perché nel senso comune“reiterate” richiama una successione di violenze concentrate in uno stesso tempo che può essere più o meno lungo ma è lo stesso tempo. Invece, “più condotte” sembra persino estendere la violenza a più giorni, quindi la tortura c’è solo se e solo quando la condotta fatta oggi viene ripetuta.

Poi c’è la questione della violenza psichica.
Sì e questa cosa mi ha proprio turbato. Perché il trauma psichico, secondo la letteratura scientifica internazionale, non è qualcosa che si rileva con una tac, tanto più realizzata dopo tre anni. I processi di tortura si fanno dopo dieci, venti anni, ma cosa si può rilevare? Ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto che la roulette russa, forse la più famosa tortura sotto il profilo dell’immaginario e dell’iconografia, non è rilevabile clinicamente.

Nella sua analisi del percorso travagliato della legge lei ha definito la classe politica italiana subalterna alle forze dell’ordine.
La penso proprio così. Qui si lavora per stereotipi. Se tu proteggi la polizia da qualsiasi tipo di imputazione, la devi proteggere tutta, come corpo, come istituzione. Da questo punto di vista, la classe politica è più arretrata di quanto lo siano le forze dell’ordine. Ricordo che ho accompagnato Ilaria Cucchi in una visita molto importante dal comandante generale dell’arma dei carabinieri Tullio Del Sette. In quel colloquio il generale riconobbe ciò che io vo dicendo e ho scritto, e cioè che se noi sanzioniamo i responsabili di tortura salviamo l’onore di quelli che responsabili di tortura non sono.

La storia di una legge sul reato di tortura è lunga. Il primo a proporla fu un comunista, Nereo Battello, nel 1989.
Era un garantista, amico di Massimo Cacciari, un rappresentante di una bella cultura politica di quegli anni e in quelle regioni, dove i comunisti non erano reazionari.

La Corte europea dei diritti umani sostiene che l’assenza di un reato di tortura dipende da un “problema strutturale” dell’Italia. Ma una politica che non riconosce i diritti umani, che politica è? Non le sembra che così si vanifichi tutto il resto?
Non è vero! Lo sa perché? Quello di cui stiamo parlando io e lei alla stragrande maggioranza di quella “roba” che si chiama opinione pubblica di sinistra, interessa pochissimo. A quella larga parte di opinione pubblica, ripeto, che si definisce di sinistra, interessa solo il caso Minzolini. È tutto qui, glielo giuro.

Continua a leggere