“Oggi l’ignoranza è chic, non conoscere Capitali e Paesi e non usare i congiuntivi pare sinonimo di originalità”. L’ironica denuncia di Emma Bonino: “l’unico scudo contro le fake news è la conoscenza”

Fonte PrimaComunicazione che ringraziamo 

 

“Pare che oggi non conoscere le Capitali europee e del mondo, confondere i Paesi, non conoscere i congiuntivi, sia considerato chic, sinonimo di originalità. Mentre usare un linguaggio minimamente corretto profuma di antico”. Esordisce così Emma Bonino, oggi a Milano dal palco della Conferenza mondiale ‘Science for Peace’, dedicata quest’anno al tema delle post-verità.

Emma Bonino

Emma Bonino

Per Bonino l’unico scudo contro le fake news è la conoscenza. “Siamo tutti chiamati a tornare a difendere un principio basilare del sistema democratico che oggi è messo in discussione: quello del conoscere per deliberare – spiega – Se conosci solo bufale, le deliberazioni non saranno brillanti o adeguate. Oggi vediamo che si crea un corto circuito dove le bufale che circolano in Rete si rinforzano, vengono rilanciate dalla carta stampata, ed entrano nel senso comune e nella politica. Ma non la politica del buon senso, piuttosto quella del senso comune che segue soluzioni semplicistiche”.

Ed ecco perché Bonino si rivolge direttamente ai ragazzi con un invito: “Fate il vostro mestiere, studiate. E sarete più resistenti alle bufale e agli imbonitori che sfruttano la paura, uno strumento di
campagna elettorale che va fortissimo”. Quella contro le post-verità è”una battaglia civile che possiamo e dobbiamo vincere. Ciascuno di noi può essere strumento. Possiamo smettere di passare il tempo su Internet fra like e post” e leggere “un buon libro, recuperare il piacere di scrivere a mano. Se studiate, voi ragazzi sarete attori protagonisti e responsabili”. (AdnKronos)

Lettera di Milagro Sala ai giudici

FONTE PRESSENZA.COM

16.11.2017 – San Salvador de Jujuy Redacción Argentina

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lettera di Milagro Sala ai giudici

 

Ai giudici e pubblici ministeri di Jujuy:

Oggi voglio scrivere quello che già tutti voi sapete, ma che credo sia necessario dire .

Voi sapete che sono una perseguitata politica. Anche se dite pubblicamente il contrario, sapete che sono una perseguitata politica.

Sapete che il mio arresto e la successiva detenzione sono state decise dal governatore Gerardo Morales.

Sapete che le cause intentate contro di me sono state decise nel palazzo del governatore. Sapete anche che voi avete obbedito e siete stati, e siete, strumenti di persecuzione politica.

Sapete che il giudice Pullen Llermanos ha proposto più volte ai detenuti di scambiare la loro libertà per una dichiarazione contro di me. Lo sapete e sapete che Pullen Llermanos rispetta i patti. Chi testimonia contro Milagro Sala ha libertà e assoluzione, chi non accetta può aspettarsi una pena detentiva indefinita.

Sapete ogni passo giudiziario che ha luogo nelle cause viene consultato e deciso nel palazzo del governatore.

Voi, giudici e pubblici ministeri, siete quelli che chiedono e obbediscono, lasciando da parte i principi del diritto che avete studiato all’università e che avete giurato di difendere.

Sapete che la persecuzione non è solo contro di me, ma contro la mia famiglia e i compagni e le compagne della Tupac che non hanno tradito la verità né le loro convinzioni.

Sapete che la persecuzione è anche contro i miei avvocati, che sono stati puniti più volte.

Non tentate solo di metterci in galera per molti anni, volete anche distruggerci come persone e cercare di sotterrare tutto il lavoro sociale e popolare che la Tupac Amaru ha fatto.

Voi sapete, e lo so anch’io, che verrò condannata, poiché questa è la decisione di Morales e voi gli obbedite.

Sappiate anche che la storia non si ferma e che un giorno dovrete dar conto, con tutte le garanzie legali che vi spettano, di queste persecuzioni.

Sappiate, inoltre, che le differenze politiche non si risolvono con la reclusione degli avversari. Quelli che lo fanno finiscono per essere mercenari del potere politico autoritario.

Con le mie convinzioni intatte.

Milagro Sala
Prigioniera Politica.

Le peripezie del Comune – di Marco Fama

 FONTE EFFIMERA

Il tema del comune come modo di produzione è oramai entrato nel dibattito teorico neo-operaista. Il prossimo week-end a Napoli si svolgerà una tre giorni di discussione sui beni comuni al tempo della crisi tra mutualismo e autoproduzione culturale, del rapporto tra la loro gestione e l’economia della rendita e dell’austerity, diritto alla città e pratiche di autodeterminazione. Non si parlerà solo di beni comuni ma anche di “comune” in quanto ambito conflittuale di valorizzazione contemporanea. Come contributo a questo dibattito, pubblichiamo la recensione di Marco Fama al volume di  Carlo Vercellone, Francesco Brancaccio, Alfonso Giuliani e Pierluigi Vattimo: “Il comune come modo di produzione”, Ombre Corte, Verona, 2017. 

 

Per pensare a nuove forme di organizzazione della vita sociale – non rispondenti alle logiche competitive del mercato, né a quelle “mostruosamente gelide” della burocrazia statale – occorre fare ricorso alla memoria, prima ancora che all’immaginazione. Bisogna calarsi nella materialità della storia e riportare alla mente tutte le sopraffazioni su cui la nostra modernità ha edificato il proprio avvenire, sia per riuscire ad attingere dalla potenza creativa che sempre scaturisce dall’indignazione, che per iniziare a smontare l’impianto discorsivo attraverso cui l’ordine vigente continua a nutrire il tarlo della propria legittimità.

Da questo fondamentale atto di rimemorazione si dipana “Il comune come modo di produzione” (ombre corte, pp. 230), un nuovo prezioso volume – scritto a più mani da Carlo Vercellone, Francesco Brancaccio, Alfonso Giuliani e Pierluigi Vattimo – che interviene in maniera originale all’interno del dibattito sul tema dei commons.

La “tragedia dei beni comuni” viene svelata per quello che effettivamente è: una storia davvero triste, non certo per le fallaci ragioni addotte da Garrett Hardin[1], ma poiché narra della sistematica disintegrazione delle risorse, delle consuetudini e delle forme di cooperazione su cui si è a lungo retta la riproduzione delle classi subalterne.

Accantonando una volta per tutte la visione astorica e naturalistica dei commonspropugnata dall’economia neoclassica, da cui neppure la critica ostromiana[2] ha saputo smarcarsi completamente, gli autori volgono lo sguardo in direzione dei processi storici, dei rapporti di forza, delle strutture da cui, in ultima istanza, dipende la concreta possibilità di costruire forme altre di organizzazione sociale.

Da ciò, l’invito a parlare di Comune al singolare, e non già di beni comuni, emancipandoci dalle catalogazioni oziose che spesso ricorrono nella letteratura economica. Come chiarito dagli autori, “nessun bene è infatti destinato, per le sue qualità intrinseche, a diventare, ipso facto, oggetto di un modo di gestione in particolare”[3]. Ed anzi, mentre, da un lato, “nessun valore d’uso sfugge in quanto tale alla sfera della produzione mercantile e del profitto”[4], dall’altro, non vi è bene, sia esso scarso o meno, la cui gestione non possa per natura essere improntata a dei criteri, magari frutto di specifici processi di partecipazione e di condivisione, differenti da quelli imposti dalle logiche dell’angusto binomio pubblico-privato. Leggi tutto “Le peripezie del Comune – di Marco Fama”

Il mondo in marcia per salvare la terra

FONTE COMUNE.INFO

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di Alberto Zoratti*

C’è una conseguenza imprevista dell’Accordo di Parigi che nelle immediate vicinanze della sua approvazione non era percepibile. Al di là della sua contraddizione interna (per tenere tutti a bordo, o quasi, rimane vincolante la struttura dell’Accordo, ma i suoi contenuti non prevedono sanzioni per gli inadempienti), la nascita delle National Determined Contributions (NDCs) che inducono i Governi a proporre una propria strategia climatica da inserire nella cornice globale condivisa dalla Convenzione quadro, apre ampi spazi di azione per i movimenti e per le comunità locali. Il Governo nazionale diventa uno dei principali interlocutori in vista delle COP. Ma c’è di più, Parigi apre le porte a tutto il mondo dei cosiddetti “Non State Actors” creando le condizioni per dei processi che fino a un po’ di anni fa sarebbero stati di nicchia.

Nasce la piattaforma dei popoli indigeni e delle comunità locali, che unirà politiche di adattamento e mitigazione con le conoscenze tradizionali e le alternative che nascono sui territori. Oggi è uno spazio formale ma domani, alla Cop24 di Katowice nel 2018, potrà avere gambe istituzionali per poter incidere in modo sostanziale. Leggi tutto “Il mondo in marcia per salvare la terra”

Abbiamo fatto fuori questo Varoufakis – Toni Ferigo

fonte WORKINGCLASS.IT

Il professore è uno scrittore prolifico. Oltre a testi e saggi di economia ,analisi politiche, pubblica anche riflessioni personali : “ pensieri di un marxista immaginario”, “ l’economia insegnata a mia figlia”. L’ultima in ordine di tempo è un diario sulla sua esperienza di ministro nel confronto con le istituzioni della “troika”, EU, IMF, Banca Europea in riunioni incontri, pour parler, dichiarazioni, etc.. Incontrò anche Matteo Renzi che pensò bene, dopo le sue dimissioni,di aprire un consiglio dei ministri italiano con un poco educato, “abbiamo fatto fuori questo Varoufakis”.

Yanis Varoufakis, professore d’economia alla università del Texas ,è stato il ministro delle finanze del governo greco nella trattativa sul debito con l’UE. Sei mesi drammatici. La conclusione è nota. La UE impose alla Grecia l’accettazione delle sue condizioni riassumibili in “ più austerità “. Varufakis , messo in minoranza nella direzione del Partito Siriza si dimise. Oggi è tra i promotori di un movimento europeo DEM25.

La memoria è titolata “adulti nella stanza”. Un titolo un po’ criptico. Chi sono gli adulti e quale la stanza ? La risposta è semplice. In una sua critica a eterodossi oppositori del piano prestito greco Martine Lagarde, presidente del FMI parlò di “ ragazzini nella stanza”. Era parte dell’attacco mediatico a Varufakis e i suoi collaboratori e sostenitori. Rafforzava un immagine fatta di incompetenza, superficialità ed esibizionismo.

Con l’augurio che sia presto tradotto e pubblicato in italiano il diario politico di Varufakis si presta da subito a considerazioni che vanno al di là della cronaca dei fatti. Va collocato entro l’intera storia , lo scenario di fondo su cui si svolse la rappresentazione. Ne tentiamo una sintesi anche con l’aiuto di altre fonti. Le parti in corsivo son tratte dal libro.

Quando Varufakis divenne ministro nel Gennaio 2015 l’economia greca era in condizioni disastrose. E’ bene precisare che l’economista accademico, non era nuovo alla politica, come è stato spesso raffigurato, sino a descriverlo come un apprendista politico, intellettualoide, narcisista benestante. Era membro del parlamento greco. La sua attività in passato non era stata solo accademica ma anche politica. Nel 2010 scrisse in collaborazione con Stuard Holland , figura storica della sinistra inglese, un libretto dal titolo significativo, “modesta proposta per risolvere il problema del debito europeo”. Una impostazione ,allora considerata keynesiana , per questo discutibile dagli ortodossi del tempo. Oggi sarebbe criticata come non realistica , troppo radicale. E’ stato anche consigliere economico del primo ministro Papandreu. Ruolo da cui si dimise dopo due anni di inascoltati consigli.

Leggi tutto “Abbiamo fatto fuori questo Varoufakis – Toni Ferigo”

E’ uscito il numero 101 del Settimanale di Punto Rosso-Lavoro21

Lo potete scaricare qui: 
http://www.puntorosso.it/uploads/1/7/0/3/17033228/lav21-sett-n101-s.pdf

In questo numero:

La verità sul sindacato e sulle tessere
di Mimmo Carrieri

Besostri: “Anche il Rosatellum è incostituzionale. Il voto non è libero, uguale e personale””
di Silvio Buzzanca

Rosatellum bis: la nuova legge elettorale. Ecco come funziona (la scheda)
di Alessio Sgherza

Intervista a Lee Carter. Il socialismo in America con Bernie Sanders
di Sara Ligutti

Buona lettura e diffondete!

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Sul SITO di PUNTO ROSSO
puoi scaricare il dibattito “Dove va il Brasile? E la sinistra brasiliana?”
con Armando Boito (Università di San Paolo) che si è svolto l’11 ottobre 2017
http://www.puntorosso.it/dibattiti.html

Gli “schiavi” della carne in protesta davanti a Fico

fonte radiofujico che ringraziamo

di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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I lavoratori della Castelfrigo di Modena protestano contro i licenziamenti e le storture degli appalti davanti a Fico. Caporalato e schiavismo sono problemi anche nella filiera della carne di alta qualità. Franciosi (Flai Cgil): “Dalle istituzioni vogliamo soluzioni a problemi generati dal Jobs Act. Dalle aziende vogliamo responsabilità sociale”.

Ci sono buone ragioni se a Fico, inaugurato ieri a Bologna, la macellazione non viene riprodotta nella filiera simulata nel parco agroalimentare.
Nella “Disneyland del cibo”, infatti, troviamo campi coltivati, stalle con veri animali, laboratori dove si fa il formaggio, si macina il grano, si fa l’olio, fino alla vendita, vero cuore di Eataly World.
I maiali, però, non vengono sgozzati: non sarebbe commercialmente producente. A questo, però, si aggiungono le condizioni di vero e proprio schiavismo che si registrano nel comparto della lavorazione delle carni.

Nel primo giorno di apertura, i lavoratori della Castelfrigo di Modena hanno tenuto un presidio proprio davanti a Fico. Da tempo, infatti, è aperta una vertenza contro il licenziamento collettivo di 127 lavoratori sulla carta. “In realtà l’obiettivo delle imprese appaltatrici – spiega Umberto Franciosi, segretario della Flai Cgil dell’Emilia Romagna – è quello di liberarsi di una cinquantina di lavoratori che, dal febbraio scorso, hanno alzato la testa, rivendicando diritti, perfino la possibilità di andare in bagno, e l’applicazione del contratto”.

Il problema, come nel settore della logistica, risiede sempre nel sistema degli appalti, con cooperative spurie che sfruttano i lavoratori fino a ridurli in vera e propria schiavitù.
Turni fino a quattordici ore di lavoro al giorno, pause quasi inesistenti, movimenti ripetitivi e continuativi, al punto che dopo pochi anni i lavoratori manifestano malattia muscolo-scheletriche. A quel punto, l’azienda se ne disfa per assumere qualcun’altro.

Secondo Franciosi, queste situazioni sono state aggravate dal Jobs Act e dalle leggi dell’attuale governo: “Hanno abolito la somministrazione fraudolenta di manodopera e depenalizzato la somministrazione irregolare“.
Proprio a politici e istituzioni, che in questi giorni si sono spesi in parole di sostegno e solidarietà ai lavoratori in lotta, ora gli stessi lavoratori chiedono atti concreti, interventi che portino ad una soluzione.

Non è solo la politica ad avere responsabilità o poter portare delle soluzioni. Il senso della manifestazione davanti a Fico risiede proprio in questo aspetto.
“I lavoratori della Castelfrigo – osserva il sindacalista – producono una serie di carni semi-lavorate che sono di fondamentale importanza per le eccellenze che qui vengono vendute. Bisogna che anche chi è proprietario di quei marchi si ponga il problema della responsabilità sociale. Non basta il rispetto delle regole solo nelle loro aziendine, occorre guardare anche se all’interno della propria filiera di fornitura le regole vengono rispettate”.

In questo modo, dunque, Franciosi risponde direttamente a Oscar Farinetti, che ieri durante l’inaugurazione ha ringraziato i migranti per il loro contributo fondamentale in agricoltura.
Quegli stessi migranti che spesso vengono schiavizzati e sono vittime di caporalato. Fenomeno che la sola importante legge contro il caporalato non può risolvere. Occorre, appunto, l’impegno e la responsabilità sociale delle imprese.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD UMBERTO FRANCIOSI:

Noami Klein: La sinistra deve fare una vera rivoluzione morale

 

 

 

Diffondiamo da Il manifesto.it il testo di Noami Klein estratto dal discorso pronunciato il 26 settembre scorso alla conferenza del partito laburista di Brighton

 

La situazione là fuori è desolante. Come descrivere un mondo capovolto? Capi di stato che twittano minacce di distruzione nucleare, intere regioni sconvolte dai cambiamenti climatici, migliaia di migranti che affogano lungo le coste dell’Europa e partiti apertamente razzisti che guadagnano terreno, nel caso più recente – e allarmante – in Germania.

Faccio solo un esempio, i Caraibi e gli Stati Uniti del Sud sono nel pieno di una stagione degli uragani senza precedenti. Porto Rico è completamente senza energia elettrica, e potrebbe restarlo per mesi, il suo sistema idrico e quello di comunicazione sono gravemente compromessi. Su quell’isola, tre milioni e mezzo di cittadini americani hanno un disperato bisogno dell’aiuto del loro governo. Ma, come durante l’uragano Katrina, la cavalleria stenta ad arrivare. Donald Trump è troppo impegnato a cercare di far licenziare atleti neri, colpevoli di aver osato attirare l’attenzione sulla violenza razzista.

Per quanto sia incredibile, non è ancora stato annunciato un pacchetto federale di aiuti per Porto Rico. Secondo alcune analisi, sono già stati spesi più soldi per rendere sicuri i viaggi presidenziali a Mar-a-Lago. E se tutto questo non fosse già abbastanza, hanno anche cominciato a spuntare gli avvoltoi: la stampa economica ribolle di articoli che spiegano come l’unico modo per far tornare la luce a Porto Rico sia vendere il loro sistema energetico nazionale. Magari anche le loro strade e i loro ponti. Ho soprannominato questo fenomeno la «Dottrina dello Shock»: lo sfruttamento di crisi strazianti per approvare politiche che erodono la sfera pubblica e arricchiscono ulteriormente una ristretta èlite.

Leggi tutto “Noami Klein: La sinistra deve fare una vera rivoluzione morale”

Sea Watch, il volontario italiano: “Siamo tutti colpevoli, con i nostri soldi si finanzia la Libia”

fonte video.repubblica.it

Sea Watch, il volontario italiano: “Siamo tutti colpevoli, con i nostri soldi si finanzia la Libia”
Gennaro Giudetti è il volontario italiano che il 6 novembre scorso si trovava sulla nave della Ong tedesca Sea-Watch e che ha assistito, dopo l’incidente con la Guarda costiera libica, al naufragio in cui 5 migranti hanno perso la vita e in cui più di cinquanta persone risultano disperse. Durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati a Roma in compagnia di Giuseppe Civati, leader di Possibile e del giornalista di Vita Daniele Biella, ha raccontato la sua esperienza

Antifascismo e anticapitalismo nell’Italia di oggi. Note sul conflitto surrogato e quello vero

Ringraziamo Wu Ming 1 per questo lavoro di riflessione e di proposta di un punto di vista non banale sui fenomeni della emersione di manifestazioni fasciste o nazi sempre più frequenti. 

antifascismo

[Un’anticipazione del capitolo 6 di Predappio Toxic Waste Blues. Fa parte della terza e ultima puntata, che uscirà mercoledì 15 novembre, ma è leggibile autonomamente. Le prime due puntate sono qui. Buona lettura.]

di Wu Ming 1

È orribile doversi occupare dei fascisti, di chi li sdogana, di chi li corteggia, di chi ci beve lo spritz assieme. Si vivrebbe meglio, senza tutti costoro, senza doverne scrivere. Negli anni scorsi, in effetti, molti hanno proposto di ignorarli: non ragioniam di lor ma guarda e passa, «non abbassiamoci al loro livello», «se li contesti gli fai pubblicità» ecc. Una fallacia logica dietro l’altra, per una linea di condotta nefasta.

«Non mi abbasso al loro livello». Come i bimbi che si coprono gli occhi e credono che, così facendo, il mondo intorno scompaia. Mentre non si ragionava di lor, i fascisti suonavano il piffero e si tiravano dietro la gente. Lasciando fare i fascisti  o addirittura isolando chi li contrastava, magari ripetendo, senza capirla minimamente, una frase di Pasolini sul «fascismo degli antifascisti»  si è permesso loro di allargarsi e conquistare spazi.

Quanto alla «pubblicità», non gliel’hanno fatta i contestatori. Al contrario, contestando i fascisti si è spesso riusciti a privarli di agibilità, tribune e riflettori, a far saltare iniziative, anche a spingerli verso grottesche figure di merda. Visibilità pure quella, certo, ma non quella che si erano auspicati.

Anfitrione di neofascistiNo, a far loro pubblicità, ad amplificarne i messaggi a dismisura, a renderli glamorous è stata la televisione, sono stati i talk show. Quelli di tutte le reti, ma soprattutto quelli de La 7, che negli ultimi anni è diventata un bivacco di manipoli. Bivacco diurno e serale, ospitale e confortevole. A stendere il tappeto sono stati i conduttori criptofascisti, ma anche quelli «democratici», che hanno accolto nei loro salotti duci e ducetti dell’ultradestra, capicenturia del razzismo «civico» organizzato, führer del fascioleghismo, “dialogando” con loro, e mentre “dialogavano”, ogni loro gesto, ogni mossetta, ogni espressione diceva: «Ammiratemi, guardate come sono aperto e liberale, guardate fin dove mi spingo nel confronto democratico», e al tempo stesso: «Non cambiate canale, guardate che razza di freak vi sto mostrando, tra poco dirà qualcosa di oltraggioso, s’alzerà un polverone, stasera faccio uno share della madonna, per commentare usate il solito hashtag».

Ma col tempo i freak sembrano sempre più «normali», e i polveroni non s’alzano più ma gravano sui discorsi e non vanno via, sono perenni, come cappe di smog. Ospitare fascisti diviene consueto, la loro presenza si adagia nella sfera dell’ordinario e così anche i loro discorsi sono potenzialmente accettabili. Ovvero: criticabili, ma legittimi.

Dumini, il capo della squadraccia che uccise Giacomo Matteotti.

E no, questo lugubre spettacolo non può difendersi invocando il «diritto di cronaca», o l’«inchiesta». Se fossero esistiti i talk-show nei giorni del delitto Matteotti, avrebbero invitato Dumini e diviso gli ospiti tra pro e “contro” l’omicidio. Non è «diritto di cronaca», non è giornalismo, è (absit iniuria) teatro. E, da che mondo è mondo, quando a teatro lo spettacolo fa schifo, si lanciano i pomodori. O peggio.

Intanto, fuori da quei salotti, i camerati aggrediscono, accoltellano, talvolta uccidono. Centinaia di aggressioni negli ultimi anni, e sono solo quelle denunciate, quelle che hanno meritato perlomeno un trafiletto, un titolo di giornale locale. Storie che nei talk-show non ci arrivano, e se arrivano, passano fugacemente, in un “servizio”, poi si dà di nuovo la parola al ducetto di turno, assiso in studio, per consentirgli di svicolare, cambiare argomento, imporre la sua agenda.

Non contrastare i fascisti; lasciarli parlare; citare una frase di Voltaire che Voltaire non ha mai scritto… Una linea non solo nefasta, ma gretta, perché da privilegiati, da inabili alla solidarietà: molte persone, infatti, non possono permettersi di «ignorare» il fascismo, perché è il fascismo a non ignorarle, le va a cercare, le colpisce. Soprattutto lorovivrebbero meglio, senza i fascisti e i loro reggimoccolo.

È orribile, è schifoso doversi occupare dei fascisti. Non conosco nessuno che lo faccia volentieri. Se non ci fossero i fascisti, avremmo più tempo, più concentrazione per affrontare altre urgenze. Urgenze enormi, mondiali: lo sconvolgimento climatico già in corso, le siccità e carestie, la crisi idrica globale, l’esaurimento delle risorse, la devastazione del territorio, le guerre e gli esodi che tutto questo provocherà… Tutti disastri causati dal capitalismo, il modo di produzione più cieco, predatorio e di corto respiro che sia mai esistito sul pianeta. Leggi tutto “Antifascismo e anticapitalismo nell’Italia di oggi. Note sul conflitto surrogato e quello vero”

Depositato il ricorso di ASGI contro lo sviamento di 2,5 milioni di euro dal Fondo Africa

FONTE  14.11.2017 ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

Depositato il ricorso di ASGI contro lo sviamento di 2,5 milioni di euro dal Fondo Africa
(Foto di Medici senza Frontiere)

Il 14 novembre 2017, per il tramite delle avvocate Giulia Crescini e Cristina Laura Cecchini, l’ASGI ha impugnato davanti al Tribunale Amministrativo del Lazio  il Decreto 4110/47 con il quale il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha accordato al Ministero dell’Interno un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro per la rimessa in efficienza di 4 motovedette, la fornitura di mezzi di ricambio e la formazione dell’equipaggio. Tutte attrezzature ed attività da destinare alle autorità libiche. Leggi tutto “Depositato il ricorso di ASGI contro lo sviamento di 2,5 milioni di euro dal Fondo Africa”

Migranti, il Viminale a nervi scoperti: «Ong e Caritas dicono stupidaggini»

fonte ildubbio

Il capo di gabinetto del ministero Mario Morcone nega ogni responsabilità italiana nei respingimenti, poi attacca Amnesty e il Consiglio d’Europa

«Io non seguo le stupidaggini che dice Amnesty international né il responsabile dei diritti umani europeo, ancora devono trovare i manganelli elettrici che avremmo utilizzato negli hotspot e ancora mi devono dare la prova dei respingimenti di migranti in Libia da parte dell’Italia. Stiamo discutendo di un paese che sta cercando di ritrovare una sua stabilità, di un governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Se poi mettiamo in discussione una istituzione riconosciuta dalle Nazioni unite, il discorso è diverso».

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Les syndicats britanniques prônent le désinvestissement dans les énergies fossiles

 

 

En septembre 2017, le mouvement syndical britannique a pris la décision historique de soutenir une campagne visant à mettre fin aux investissements des caisses de retraite des travailleurs dans les combustibles fossiles, ce qui représente plusieurs millions de livres sterling.

Pendant les trois jours de la conférence annuelle de la Confédération des syndicats britanniques (TUC), les militants syndicaux ont discuté des principales questions à débattre. Même si la couverture médiatique de la conférence s’est essentiellement focalisée sur le Brexit et sur la rémunération dans le secteur public, qui ont fait les gros titres récemment, les représentants des plus grands syndicats du pays ont adopté une résolution ferme sur le changement climatique.

Suite aux inondations dévastatrices survenues au Royaume-Uni et face au projet du président Trump de se retirer de l’Accord de Paris sur le climat, la résolution préconise la renationalisation du « système énergétique truqué » du Royaume-Uni et son retour sous le contrôle démocratique. Elle recommande également un grand programme d’efficacité énergétique pour les foyers britanniques et les bâtiments publics, ainsi qu’une « transition juste » pour les travailleurs concernés par les changements du secteur de l’énergie.

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Il grido di Santiago per le comunità Mapuche

FONTE  LAVOROCULTURALE

L’ultima volta che è stato visto vivo, il ventottenne Santiago Maldonado stava partecipando a una mobilitazione della comunità in resistenza di Cushamen – provincia di Chubut, Argentina.

Santiago Maldonado

«… e sì, noi siamo coscienti che se fossimo stati mapuche, invece di un giovane come Santiago, tutto questo non avrebbe avuto una ripercussione del genere. Santiago ha lanciato quel grido di cui noi avevamo bisogno. È molto triste che sia toccato a lui».

Ivana Huenelaf, attivista mapuche, commentava così, lo scorso settembre, la desaparición di Santiago Maldonado. Lei stessa, nel mese di gennaio, era stata vittima della repressione scatenata dalla gendarmeria argentina contro la comunità (Pu Lof) in resistenza di Cushamen. Insieme ad altre cinque persone, è stata trattenuta per diverse ore nel commissariato locale, ferita – dopo che i gendarmi le avevano fratturato un polso –, incappucciata e isolata dal resto del mondo. Durante il fermo, ha sentito alcuni agenti negare, alle attiviste e agli avvocati venuti a cercarla, di averla trattenuta, mentre altri gendarmi le dicevano «los vamos a hacer desaparecer»: vi faremo scomparire.

Santiago

L’ultima volta che è stato visto vivo, il ventottenne Santiago stava partecipando a una mobilitazione della comunità in resistenza di Cushamen – provincia di Chubut, Argentina – che protestava per l’arresto del proprio lonko[1] e per la minaccia di sgombero da parte delle autorità locali. La manifestazione è stata duramente repressa dalla Gendarmeria nazionale[2]e le tracce di Santiago si sono perse durante le violenze, quando un testimone ha visto che veniva costretto a salire su un veicolo dei gendarmi. Da quel momento, per 81 giorni, di lui non si è saputo più nulla, finché il suo corpo non è stato ritrovato il 18 ottobre nel Río Chibut, in una parte poco profonda del fiume già ripetutamente setacciata nelle settimane precedenti.

La gestione del caso di Santiago, su cui sono intervenute anche l’ONU e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, ha registrato numerose negligenze da parte dell’apparato statale argentino: dalla lentezza con cui si è investigato circa il coinvolgimento della Gendarmeria – i veicoli usati durante la repressione, ad esempio, sono stati analizzati parecchi giorni dopo i fatti, quando ormai erano già stati lavati –, all’apparente svista con cui Patricia Bullrich, Ministra della Sicurezza, ha rivelato in una conferenza stampa il nome di un testimone protetto coinvolto nell’inchiesta, che aveva denunciato come, alcuni giorni dopo la scomparsa di Santiago, qualcuno avesse risposto al telefono del giovane desaparecido. Apparenti sviste e negligenze che hanno portato anche alla ricusazione e sostituzione del giudice responsabile dell’inchiesta. Leggi tutto “Il grido di Santiago per le comunità Mapuche”

Naomi Klein – Ada Colau: resistere alla dottrina dello shock

fonte PRESSENZA.COM

11.11.2017 – Barcellona Raquel Paricio

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Naomi Klein – Ada Colau: resistere alla dottrina dello shock

La sindaca di Barcellona Ada Colau e la scrittrice Naomi Klein sono state le protagoniste di un dibattito dal titolo: “Opporsi alle politiche della confusione e della paura: la giustizia sociale come sfida globale”. Hanno affrontato i temi più roventi del momento, riferendosi sia al processo che Barcellona sta vivendo fin dagli attentati di agosto e all’attuale barbarie politica, sia a fenomeni mondiali che evidenziano quella che Klein chiama la “dottrina dello shock”.

Entrambe scelgono il Sí, l’”empowerment” per superare lo shock. Nel caso di Colau, si tratta di un sí nato dalla base della cittadinanza, nella lotta, che corrisponde all’analisi di Klein nelle sue ultime teorie sulla resistenza davanti allo shock. Il dibattito punta a definire strategie per affrontare le politiche che mettono in pericolo i diritti dei cittadini, fa ben sperare in una possibilità di cambiamento evolutivo e si propone di generare una narrativa comune per opporsi all’indebolimento.

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