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Rinasce l’archivio del Crd

Diego Alhaique

Una mattina di primavera del 1999 squillò molto presto il telefono di casa. Era Gastone Marri. Mi comunicava che l’archivio del Centro ricerche e documentazione rischi e danni da lavoro (Crd) stava per essere mandato al macero. Leader della Cgil nel periodo più ricco e intenso della partecipazione diretta dei lavoratori alle lotte di fabbrica contro la nocività delle condizioni di lavoro, Marri aveva ideato il Crd, l’aveva fortemente voluto e poi diretto, dalla sua costituzione nel 1974. Sapeva bene, quindi, l’immensa perdita di memoria storica che una tale evenienza avrebbe comportato. L’archivio giaceva abbandonato in quella che era stata la sua sede, a Roma, in viale Regina Margherita, in un appartamento al primo piano di un vecchio palazzo umbertino, in affitto al Centro unitario dei patronati, che però da lì a poco l’avrebbero lasciato. 

Claudio Stanzani, succeduto a Marri nella direzione del Crd dal 1981, si adoperò insieme a chi scrive per trovare una soluzione. Grazie alla sensibilità di Sergio Perticaroli – allora responsabile di un dipartimento dell’Istituto superiore per la salute e la sicurezza sul lavoro (Ispesl, sciolto nel 2010 e assorbito nell’Inail) nel cui ambito ricadeva la funzione documentazione – si rese disponibile a ospitare quella montagna di documenti presso il suo istituto. L’archivio del Crd, che negli anni di abbandono era stato già variamente saccheggiato, venne così sistemato in un centinaio di scatoloni e, insieme con la cassetta di legno che conteneva il prezioso soggettario, fu trasferito alla biblioteca dell’Ispesl a Monteporzio Catone (Roma). 

Il salvataggio era riuscito, ma l’archivio era ancora inaccessibile e inutilizzabile. 

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a cura di Gino Rubini
 
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